Erano anni strani… Ogni anno faceva un poco più caldo del precedente… Riscaldamento globale, lo chiamavamo già allora. E che riscaldamento! Il mare risaliva divorando le coste, i ghiacci si ritiravano anno dopo anno verso nord e verso le montagne, lasciando scoperte ampie valli sassose che subito si ricoprivano di erba buona per il pascolo. Al seguito dei ghicci si ritirava un piccolo fiore simile ad una margherita, il driass, questo era il suo nome. Allora io frequentavo il Nord America, le grandi pianure. Un fiume enorme scaricava le acque di un lago glaciale su al nord. Un lago che raccoglieva le acque gelide della calotta glaciale e si andava gradualmente estendendo verso ovest, verso est e, ma più lentamente, verso nord. A sud la prateria di driass tagliata a metà da un corso d’acqua che, già all’origine, era così largo da parere un mare. Più avanti nel suo corso cedeva il suo gelo, era infatti freddissimo, all’aria più calda che risaliva dall’odierno golfo del Messico. Ne risultavano nebbie fittissime che gravano per tutto l’anno. Queste nebbie sembravano favorire anomali accoppiamenti al buio. Lo si poteva intuire dai risultati, animali che non avevo mai visto da nessun’altra parte: bradipi e pangolini grandi come orsi, cammelli dalle lunghe gambe ed il collo da giraffa e gatti di tutte le dimensioni: da quelle di un coniglio a quelle di un bufalo. I più grossi avevano denti che sporgevano dalla mascella inferiore per almeno un decimetro, ed era meglio restarne lontani. E poi cervi, bisonti, alci e caribou con la più sfrenata varietà di corna che si possa immaginare, comprese quelle “in linea” dei rinoceronti lanosi, sicuramente ibridizzati con le pecore, ma non così pacifici come quelle.
Stufo di tanta umida e perlacea oscurità mi spostai verso il grande lago al nord, lì le cose andavano ancora in modo abbastanza ordinario, salvo qualche mammuth ritardatario e conservatore che barriva sotto le aurore boreali. Ma il ghiaccio non era stabile, c’erano terremoti, o meglio: ghiacciomoti ad ogni momento e c’erano dei punti da cui si poteva ammirare da una parte il lago e dall’altra, verso est e in basso, l’Atlantico, a sua volta nebbioso, ma per via della sua temperatura piuttosto elevata per quelle latitudini. Certo che erano vicini, molto vicini, li separava una lingua di ghiaccio sempre più sottile, continuamente erosa da una parte e dall’altra. Poi una scossa più violenta delle altre dovette spezzare quella lingua e il lago si riversò nell’oceano. Per fortuna ero abbastanza lontano, ma sentii il fragore della neonata cascata fin da dov’ero.
Il fiume che attraversava in diagonale le pianure fino al golfo del Messico si ridusse a più modeste dimensioni, sparirono le nebbie, i bizzarri animali che nelle nebbie vivevano cominciarono a soffrire la sete e a morire, ma successe anche di peggio: la grande primavera terminò di colpo, gli inverni si fecero freddi, aridi, le estati appena tollerabili. Si era interrotta la corrente calda che risaliva nell'Atlantico riscaldando Nord America ed Europa. E’ finita, pensai. Questo interglaciale è stato davvero breve… Il driass riprese la sua marcia verso sud precedendo i ghicciai. Sarebbe durata altri duemila anni… Solo duemila anni, una piccola glaciazione a cui demmo il nome di Driass in onore della piccola margherita della morte fredda, poi sarebbe tornata la primavera, ma le bizzarre bestie nate dalla nebbia non le avrei riviste mai più…
Inviato da: stefania.lovati
il 13/09/2005 alle 16:45
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il 27/07/2005 alle 23:49
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il 27/07/2005 alle 23:43
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il 18/07/2005 alle 02:15
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il 18/07/2005 alle 01:26