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Uccelli e dinosauri

Post n°34 pubblicato il 26 Luglio 2005 da Nannim

Proprio ora che sembrano definitivamente risolti i dubbi su cosa abbia provocato l’estinzione dei dinosauri, se un meteorite o una serie di eruzioni vulcaniche, un cambiamento climatico o l’affermarsi dei mammiferi, nuovi interrogativi si affacciano a rimettere in discussione tutto; si sono davvero estinti, i dinosauri, o sono ancora tra noi? Li si è immaginati su isole sperdute o in vallate misteriose o al centro di foreste inesplorate, ma potrebbero essere molto, ma molto, più vicini. Gli è che i primi fossili di uccello, quelli di archaeopterix, somigliano straordinariamente a quelli di un piccolo dinosauro, chiamato compsognatus. E’ successo a fossili di compsognatus di essere riclassificati come archaeopterix, quando qualche attento ricercatore è riuscito a scorgere l’ombra del contorno delle penne intorno allo scheletro. Tanto che il criterio, alla fine, era questo: se un fossile ha le penne è un uccello, se no è un dinosauro. Ma le penne non sempre fossilizzano. Poi si è scoperto che alcuni dinosauri che sicuramente non volavano, bestie di parecchie tonnellate, avevano le penne. Le somiglianze cominciano ad essere troppe, alcune delle caratteristiche più tipiche degli uccelli sono comuni ai  dinosauri, per esempio le ossa cave. Per esempio l’omotermia. In sostanza quando l’asteroide assassino di Xixulub cadde al largo dello Yucatan, causando una spaventosa tempesta di fuoco che avvolse il mondo, chi poteva alzarsi in volo, tra i dinosauri, sopravvisse. Il clima prese ad oscillare tra caldo e freddo ma chi era in grado di volare poteva seguire gli spostamenti delle zone abitabili, chi non poteva no. Così a sopravvivere furono solo i dinosauri con le ali. Non gli pterodattili, che non erano veri dinosauri, ma gli uccelli. Che invece dinosauri lo sono davvero. Così oggi qualcuno sta pensando di riformare la tassonomia riunendo uccelli e dinosauri in un vasto ordine avulso da quello dei rettili. E quando ammiriamo l’impudenza di un passerotto che si pavoneggia sulla ringhiera del terrazzo, riflettiamo sui suoi antenati. Avevano denti affilati, lunghe code ed artigli, e alcuni erano grandi, molto grandi, ma gli somigliavano molto. Come lui costruivano nidi e covavano le uova, si muovevano con gli stessi movimenti scattosi, ti guardavano con gli stessi occhi folli. E i loro geni sono ancora in lui, per la maggior parte.

 
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