Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Tutta colpa dei libri

Post n°1010 pubblicato il 19 Ottobre 2019 da fedechiara
 

E' tutta colpa di un libro che sto rileggendo proprio in questi giorni. 
Mi spiego: il mio propendere odierno per auspicate soluzioni d'ordine e di vero governo sulla desolata e catastrofica scena globale è forse colpa di Frank J. Tipler e del suo libro 'La fisica dell'immortalità'. 
Un libro che illude i suoi lettori che il caos sia governabile in tutte le sue maledette manifestazioni e perfino le leggi fondamentali che regolano l'espansione e/o la ritrazione dell'universo possano essere governate dall'uomo, espressione massima di quella che lui chiama 'la vita'. 
Ed è talmente consolatoria quella sua esposizione di scienziato 'cosmologo' e della fisica quantistica da far pensare che davvero l'umanità sia avviata sulla via di 'magnifiche sorti e progressive', malgrado le sciagure della presente guerra in Siria, le trentamila mail nascoste e la disastrosa azione geopolitica in qualità di ex segretario di stato e i sotterfugi vergognosi della Clinton che, malgrado ciò, si avvia a conquistare la presidenza degli Stati Uniti d'America e del mondo - e l'Imbonitore fiorentino che impazza da noi con le sue pretese 'riforme' e le pentole senza coperchio che riesce a rifilare con destrezza agli italiani distratti e disinformati e 'buonisti' per pia propensione degli animi vistosamente carenti del necessario sostegno razionale.

E l'immagine di semidei che Frank. J. Tipler costruisce intorno agli uomini e le donne del futuro - di cui noi siamo i preistorici progenitori -capaci di governare le leggi fondamentali degli universi fa a pugni con tutto quanto di caotico e informe e desolante ci consegnano le quotidiane cronache giornalistiche: di guerre e di popoli delle religioni 'del Libro' gli uni contro gli altri armati proprio come nel Medioevo delle Crociate e nelle 'guerre dei trent'anni' di cui narrano gli storici.

E cadono le braccia, ogni mattina che Dio manda in terra, al pensiero di essere costretti a vivere in questo presente preistorico che ci nasconde gli orizzonti di quel futuro magnifico e 'divino' di cui parla il libro di Tipler. E scuotiamo la testa increduli delle resurrezioni da lui evocate e dette credibili e predicibili e ottenibili concretamente per via di scienza e conoscenza - mica le ubbie religiose e leggende di tombe scoperchiate e sedicenti profeti levitanti e i suoi apostoli avviati per le vie d'Europa a predicare 'la lieta novella', che tanti morti e disastri ha provocato nel suo feroce affermarsi e imperare contro gli opposti credi.

Non desta meraviglia, per tutto ciò esposto, che il mio animo di oggi veda di buon grado l'aprirsi di un orizzonte di futuro all'insegna di 'legge e ordine' e di autorevole governo del caos che ci affanna e il ritorno delle menti degli uomini e delle donne ai buoni e sani insegnamenti dei nonni che ci recitavano gli adagi ragionevoli e sensati de 'ogni cosa al suo posto' e 'tempo al tempo' che abbiamo dimenticato a favore delle disastrose libertà universali che non sappiamo governare – come Faust gli spiriti furiosi che esso stesso aveva liberato.

L'immagine può contenere: notte

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'aperto

 
 
 

Barboni e punkabestia d'oltr'alpe

Post n°1009 pubblicato il 18 Ottobre 2019 da fedechiara
 


04/10/2009 la 'popolarità' del terzo millennio

Limoges


Affascina e repelle questa nuova 'popolarità' nonchalante e, forse, un po' troppo 'volgare' come si mostra anche qui, nel centro di Limoges. Che 'non è granchè', in effetti, come mi diceva il rude contadino di Chauselles stamane, e tuttavia è cittadina ridente e graziosa e solo un po' troppo 'popolare' - stando alle facce da patibolo (oops!) che girano intorno alla mia macchina parcheggiata appena fuori del centro pedonale. Stanno in attesa e mi guardano con evidente disprezzo perchè riordino meticolosamente l'abitacolo e aspetto che se ne vadano prima di abbandonare la postazione, deciso a cercare un altro parcheggio più sicuro, eventualmente.

Ogni epoca ha le sue popolarità e non vi è dubbio che, se invertissimo la freccia del tempo e viaggiassimo nel passato, saremo spaventati dell'abiezione di vera e irrimediabile miseria che si osservava nelle strade in tempi pre rivoluzionari. 
Oggi, invece, i punkabestia (parecchi qui a Limoges) stanno seduti con i loro cani e cuccioli dolcemente addormentati sulle ginocchia (li drogano?) e ti chiedono sfrontati sigarette e soldi e se li scansi e non li curi ti lanciano contro i loro privati anatemi e ti insultano bellamente col tradizionale e consolidato finale in 'me.r.de'. 
E' evidente il gravissimo guasto che causò Maria Antonietta con il suggerimento lezioso di 'distribuite loro les brioches'. Questi che osservo devono essere i pro-pro-nipoti di quelli che le prendevano al volo sotto le finestre del palazzo reale (le brioches), - sottraendole ai più deboli e meno aggressivi degli 'aventi diritto' ivi convenuti anche con le minacce.
Alcuni di questi moderni 'barboni ideologici' chiamati 'punkabestia' ti mostrano uno sguardo di sfida, se si accorgono di essere osservati: hanno l'aria di dire 'caxxo vuoi?' e davvero è curiosa questa loro scelta 'dura e pura' di non partecipare alla normale competizione sociale per avere un lavoro, formare una famiglia e via elencando delle 'borghesi cose' che abborriscono e contestano colla loro scelta di vita scandalosa. Alcuni si drogano, è vero, ma altri no - semplicemente ne fanno uno 'stile di vita' e mi incuriosisce molto sapere dove vanno a dormire e come fanno a mettere qualcosa nello stomaco. Ma forse i 'pellegrini' d'antan che viaggiavano verso Santiago de Compostela non vivevano diversamente e anch'essi mendicavano e, certo, da allora qualcosa è cambiato nella comune concezione della carità e dell'umana compassione.

Scopro eleganti scorci di palazzi 'Renaissance', nel corso del mio vagare a casaccio di campanile in campanile e osservo le porcellane nelle vetrine dei negozi chiusi (è domenica), alcune molto belle davvero e all'altezza della fama delle botteghe artigiane che ancora esistono in città e le producono.
Quando torno alla macchina i 'barboni' sono ancora là, ma non hanno toccato nulla. E' stato tutto un sogno, una mia suggestione, una 'percezione di insicurezza' come quella che ha mandato le destre al governo nel mio paese'.

Hanno altro per la testa, qui in Francia. Perfino i barboni e i punkabestia.

 
 
 

Gli gnomi e l'etica protestante

Post n°1008 pubblicato il 18 Ottobre 2019 da fedechiara
 

 

Gli gnomi e l'etica protestante

Chissà se esistono ancora gli 'gnomi' di Zurigo. A giudicare dalla deferenza con cui si è rivolto il farmacista di Munsterplatz a un tale entrato dopo di me - come se io fossi scomparso per incanto dalla sua vista e ha interrotto di brutto il dialogo che intratteneva con me in merito ad un farmaco - direi proprio di si. 
Gnomi o giganti della finanza - gente che cade, quando cade, sempre in piedi malgrado la crisi delle banche che ha cancellato storiche istituzioni e mandato sul lastrico gli azionisti; ma loro no - loro hanno lucrato buone uscite milionarie alla facciaccia loro e forse vostra.
Gente che proteggeva i Sindona del vasto mondo e i loro capitali sporchi e ne usciva pulita e omaggiata perchè, da sempre, pecunia non olet - e aver a che fare coi soldi a mucchi e quintali solo gli stupidi o i mistici vanesi e vaneggianti non si costruiscono le belle ville immerse nel parchi coloratissimi che fronteggiano e circondano il museo etnografico di Rietberg.
E di ricchezza apparentemente ben gestita parlano i grandi palazzi del centro intorno a Munsterplatz: quello della Usb banca, quello del Credit suisse e della Banca Nazionale. E passano, una via l'altra, una Ferrari verde marcio , una Porsche Carrera rosa confetto guidata da una sosia di Melania Trump e una Corvette gialla - giusto per dire che l'esibizione sfrontata della ricchezza qui non è un problema e, da noi, invece, gliele avrebbero rigate da far pena o peggio. 
E chissà se esiste ancora l'etica protestante - quel rigore nell'amministrare gli affari che ha visto un Fugger diventare ricco come dieci nababbi e tuttavia finanziare la costruzione di famose chiese e commissionare pale d'altare a pittori famosissimi in barba al dettato evangelico che vuole un ricco impossibilitato a passare per la cruna di un ago e un cammello entrare in paradiso. Aggiustatemela voi che oggi sunt un pocket dislessico.

L'immagine può contenere: auto e spazio all'aperto

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto
 
 
 

Solo a te sola

Post n°1007 pubblicato il 17 Ottobre 2019 da fedechiara
 



05-06/10/2009 

Chatelalion plage

La locuzione è di D'annunzio, che molto la amava. Per dire quanta fascinazione è contenuta in un incontro a due, atteso o inatteso. Perchè siamo universi sonosciuti e ogni conoscenza è speciale, agli occhi delle menti più aperte - non solo quella riservata agli amanti possibili o conclamati.
Arrivo sul bordo dell'Atlantico che il sole non accenna a tramontare e mancano pochi minuti alle sette. Una sera atlantica calda come quelle che abbiamo alle spalle di un estate che dura oltre le sue colonne d'Ercole.
Chatelalion plage è cittadina di charme oceanico elegante e un po' snob con le sue villette nuove ben allineate lungo la costa e le romantiche casuole di inizio secolo - ciascuna nominata con nome di donna o di vento o di luoghi amati o alberi e fiori.
La mia ospite è alla finestra, al telefono con una amica, forse preoccupata di quest' arrivo misterioso e incerto. L'ultimo avviso del mio arrivare, infatti, era contenuto in una laconica mail di qualche giorno fa e nessun contatto telefonico successivo e di cose ne possono succedere lungo 1400 km in macchina, ma eccomi alfine.
La saluto con un sorriso. Congeda la sua interlocutrice di là del filo e mi dice che le stava giusto confidando che di me non sapeva nulla: chi fossi, che età avessi, nè a a che ora le sarei arrivato in casa. Forse è un larvato rimprovero, non so.
'Me voilà', risolvo, 'le viel ours.' Già perchè era questa l'immagine che si era costruita di me: di un vecchio orso, mi confiderà un'ora più tardi seduti al tavolo di un ristorantino fronte oceano.
Dice che, nel corso del laconico carteggio in cui abbiamo concordato le scambio delle case, io davo risposte secche, tecniche, essenziali, niente di personale, niente foto, nessuna anticipazione o confidenza. Echhè, mica ci dovevamo sposare, le rispondo faceto. 
Il fatto è che in questo genere di cose niente è dato come prefissato: nessun galateo, nessuna convenzione o forse è vero che sto virando in 'vecchio orso' in questa mia lenta discesa verso il traguardo finale, che ci posso fare.
D'altronde le prime volte di ogni cosa sono sempre strane e causano disagio. 
Ricordo il mio primo colloquio di lavoro: che ci faccio qui, mi chiedevo e la stranezza di ipotizzare una dipendenza da quel tale che mi interrogava a lungo e la mia voglia malcelata di rispondergli: 'Ma chi ti autorizza a chiedermi tutto questo, chi sei?'. Un datore di lavoro, era la risposta e i rapporti di forza erano quelli e toccava sottostare e mettersela via, in mancanza del capitale per intraprendere alcunchè e del genio artigiano o altro talento. 
C'è un po' di imbarazzo tra di noi ed è comprensibile. Scambiare una casa di abitazione è quasi come denudarsi per un abbraccio asetticamente concordato, una immaginazione che non corrisponde quasi mai. Chi siamo, cosa vogliamo. Una giornalista lo paragonava allo 'scambismo' dei 'privè' e il paragone è forte, ma azzeccato perchè si fa come quei tali che la prima mezz'ora chiacchierano diffusamente del più e del meno per trovare un agio difficile da identificare.
Per la verità, il luogo che lei mi ha destinato per il lungo soggiorno atlantico è un cottage che affitta d'estate, costruito all'interno del suo ampio giardino e con comodo di colazione e pranzi all'esterno, perdurando l'estate, ma, prima di andarsene, l'indomani, si deciderà a consegnarmi le chiavi della sua casa, per ogni evenienza o in un soprassalto di guadagnata fiducia, non so.
Ci raccontiamo un po' delle nostre vite, e di che altro dovremmo parlare, di Sarkozy e della Carlà? ma poi è una discesa confidenziale e lei mi dirà quasi tutto della sua vita di donna forte, fortissima, malgrado sia piccolina e apparentemente fragile. Solo a te sola. 
Funzionano così gli universi umani: veloce conoscenza degli interni meandri neuronali e le pieghe del proprio vivere dove si rannicchia il dolore - e l'amore che è diventato a un tratto nemico e perfino i figli la osteggiavano nel doloroso divorzio. Poi la volontaria segregazione tra le dolci colline del Courège, il restauro di una vecchia 'ferme'e la sua trasformazione in un 'chambre d'hotes' tra le stelle di una campagna infinita, profonda e infine l'approdo sulle sponde dell'Atlantico per sfuggire a una solitudine intollerabile nei mesi del lungo inverno, ma che ci insegue ostinata... (segue)
solo a te sola (part two)

....'Una odissea al femminile che dovresti mettere su carta.', le dico mentre mi passano accanto vassoi di gigantesche ostriche aperte e che ancora si muovono - pronte ad essere immolate nel buio degli altari degli stomaci voraci. 
Risponde che lo farà, che ci sta pensando e la sfida di scrivere è una delle molte cose che credeva di non saper fare ed ha fatto, invece. Come quella di scolpire e dipingere e ho visto le sue opere e mi hanno stupito le sue pitture e sculture, una in particolare: un nudo di donna accucciata classicissima e di forme eleganti da dietro ma, sollevata e vista da sotto, invece, un insetto: l'informe che restiamo quando gli eventi e i sentimenti e i pensieri non ci sbozzano, non ci danno forma compiuta e restiamo imprigionati nella materia nostra bruta e chiediamo aiuto ma nessuno risponde.

Dunque scriverà della sua vita : per elaborare un lutto, dice e ne ha ben donde e mi trovo a riflettere su questa cosa strana che sono le vite di ognuno e tutti: alcune felici, allegre, solari altre irrimediabilmente tristi e segnate da eventi catastrofici e dall'apparizione di un nemico, di un 'cattivo' che le condanna e per lei è stato il secondo marito e per altri è il padre, la madre, l'amante o l'amico che tradisce e alcuni soccombono in silenzio, si lasciano morire, altri reagiscono, come questa donna incredibile che ha attraversato indenne la solitudine come una salamandra il fuoco e ancora guarda il mondo con occhi di commozione e lo descrive come un mondo abitabile e bello e a guardare il crepuscolo fuori dalle vetrate sembra essere davvero così: l'Atlantico risplende di un turchese che si fa vieppiù cupo e un tocco di rosso del tramonto che non è più sconvolge il piatto nitore ed è subito notte e buio e la prossima angoscia dei sogni cattivi che ci tolgono il respiro e ognora combattiamo colla speranza che si faccia presto mattino.

Solo a te sola.

 
 
 

Incanti poco reclamizzati

Post n°1006 pubblicato il 17 Ottobre 2019 da fedechiara
 

Incanti poco reclamizzati

Ci sono incanti poco reclamizzati e visitati qui in città. La mostra 'Sguardi incrociati a Venezia', allestita negli spazi della 'maison' Louis Vuitton, ex libreria Mondadori, ex cinema san Marco, ci racconta le suggestioni fotografiche, note, notissime, di Mariano Fortuny, che questa città adorava perché perfetto contenitore delle sue passioni archeologiche e di raccoglitore di meraviglie, - e fece del suo palazzo una gigantesca 'Wunderkammer' di natura ed arte - qui posto a contrasto e stralunata comparazione con lo sguardo arioso e solare di Jiro Taniguchi, disegnatore di 'manga' giapponesi e pittore di freschi acquarelli di una città non meno immaginaria di quella di Fortuny.

Ed è lo scrigno del passato, il primo Novecento, a dircela 'immaginaria', questa città, perché il Tempo che tutto muta e dilava e cancella e nasconde nelle fotografie panoramiche, quasi ad occhio di pesce', ci consegna una città priva di motori e rumori – e vediamo correre un vaporetto old style capace di contenere meglio degli attuali le quantità di visitatori e li distribuisce equamente a prua, al centro e a poppa; e vediamo le antiche 'caorline' e le 'peate' - e tutto sembra sospeso in un altrove di diverso pianeta e diverso spazio-tempo quantico. E così è per gli abiti delle persone: così pudiche le donne coi cappellini e le velette e le bambine che 'vestivamo alla marinara' e così accattivanti e niente affatto aggressive e spudorate le affissioni e la cartellonistica pubblicitaria.

E siamo così presi da quel viaggio spazio-temporale di paesaggi e genti diverse, da non accorgerci (ce lo dice la gentile hostess) che, in una foto del molo e della 'piazza', manca 'el paron de casa', mozzato alla base dopo l'implosione del 1902 e rimasto mozzo e tronco fino al 1912 - per dire delle stranezze del funzionamento dei meccanismi della nostra attenzione: che danno per scontato ed esistente ciò che, da sempre, abbiamo saputo esserci e campeggiare, e persiste nella mente come l'impressione 'fisica' di chi è monco di un braccio o di una gamba; e gli resta e si agita nel cervello la sua viva esistenza perchè il corpo non sa rinunciare alla sua integrità.

E il 'viaggio nel Tempo' continua, poco distante, nella sede espositiva della Biennale: puntuale e documentatissimo archivio di Eventi che ci appaiono straordinari, in quel bianco e nero astratto e poeticissimo delle fotografie che ci mostrano Julian Beck e Judith Malina ieratici nei loro movimenti teatrali e nei cortei del loro ingenuo 'teatro di piazza' che muoveva dalla 'piazza' e concludeva un rito esorcistico davanti alla sede dei 'morti viventi': la Borsa - per coloro l'espressione massima di tutte le cattiverie sociali e le insolenze e diseguaglianze sociali. 
Ma questa è un'altra storia e Tempo e fantasie che abbiamo attraversato di cui diremo più avanti.

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