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L'Arte quale orizzonte di futuro gramo.

Post n°4155 pubblicato il 02 Giugno 2026 da fedechiara
 

02/06/2013 ...che poi il fascino dell'arte di oggi sta tutto nel suo 'prendere posizione' nei confronti di tutto quanto è vita e movimento e/o stasi del vivere, nel suo farsi 'politica' e proposta di cambiamento radicale di tutto il marcio e il cattivo e lo stagnante che abbiamo sotto gli occhi; e chi sente il bisogno o accetta di 'prendere posizione' di fronte allo status quo non può poi sottrarsi alla polemica anche forte – o al rifiuto radicale di molti di considerare 'arte' (ma cos'è arte e cosa no? Ah! Il vecchio tormentone di sempre!) certe 'opere' o 'performances' schierate sul fronte dell'impegno politico radicale.
E se Marinetti invitava a 'uccidere il chiaro di luna' in questa città di gondole e gondolete e serenate e indicava il movimentismo estremo e il 'tirare dritto' mussoliniano quale solo orizzonte di futuro condivisibile – e finì collo schierarsi a favore dell'interventismo bellico e ne seguì il 'cupio dissolvi' della guerra nel fango delle trincee e le mitragliatrici che ne falciavano a centinaia ogni giorno, oggi abbiamo quel tale, americano, che la guerra aborrisce ed effigiava Ronald Reagan col naso della lunghezza di un fallo: un po 'testa di c....', un po Pinocchio beccato dalla fatina a mentire spudoratamente. O le straordinarie raffigurazioni miniaturizzate dei due fratelli geniali che allestiscono gigantesche teche fitte di calvari e croci e ordinari orti di gestsemani dove soldati atroci colla divisa delle SS tagliano teste e sbudellano e impiccano e fanno le orrende cose che hanno fatto nella Storia recente -ed è finita con il massacro spaventoso di Hiroshima e il bombardamento di Dresda che ne ha uccisi oltre 200000 in tre giorni.
E ricordo il padiglione messicano di due anni fa in cui l'artista designata lavava con acqua e sangue i pavimenti delle stanze per ricordarci l'orrore delle centinaia di morti ammazzati dalla criminalità senza limiti di massacro dei 'narcos' e la notissima artista balcanica che pietosamente 'carezzava le ossa' dei morti in una sua mai dimenticata performance.
E l'incredibile caos di eventi che contraddistingue la nostra epoca presente non può non partorire mostri e mostricciattoli artistici e le pretensiose insignificanze insieme ai 'mille fiori' che indicava Mao ai tempi suoi – e oggi sono mille e mille i cinesi che invadono gli spazi di questa biennale e città e ci gridano nelle orecchie che 'la Cina è vicina', ahinoi! Ecchè non ce n'eravamo accorti? con tutti i bar e i negozi e i ristoranti 'dei cinesi' che incocciamo ad ogni passo e fondamenta e campo e ancora ci domandiamo come mai nei cimiteri indigeni non si vede una lapide con il loro nome e l'effigie.

 
 
 

L'arte ancella - 02 giugno 2015

Post n°4154 pubblicato il 02 Giugno 2026 da fedechiara

E l'Arte sembra voler essere ancella della Scienza e della Letteratura, a giudicare da certe mostre e installazioni 'site-specific' della Biennale - 'pensate e fatte sul luogo', non vi spaventate per i troppi inglesismi che troverete e il vizietto di scrivere le didascalie e le spiegazioni e le biografie degli artisti solo in inglese, ignorando la buona regola della cortesia dovuta al paese ospitante.

E l'Azerbaigian - paese di cui conosciamo poco o nulla, figurarsi i suoi artisti -, la fa da padrone, in questa Biennale 2015, con ben tre sedi espositive e di prestigio (Palazzo Barbaro, Ca' Garzoni e palazzo Lezze in campo S. Stefano, la sua storica base di partenza), tutte degne di nota e di visita e diversissime tra loro per l'offerta artistica e magnifiche le invenzioni, le informazioni su quanto ci accade mediate dall'arte e le vere e proprie storie di vita che vi si narrano.
E mi ha colpito 'l'Unione del Fuoco e dell'Acqua' a palazzo Barbaro – dove si narra la strana storia di un magnate del petrolio che visitò Venezia con la sua amata e rimase così colpito dalla bellezza dei suoi palazzi e le ogive gotiche da voler costruirne uno simile a Baku, la capitale (che già l'aristocratico veneziano Barbaro, ambasciatore, visitò nel Quattrocento nel corso di quei loro magnifici viaggi che duravano quattro e più anni e, quando tornavi, tutto era mutato e vivevi un'altra vita). E la storia di quel magnate e della sua amata è struggente e finisce in tragedia, la tragedia dei Soviet, e il resto andate a vedervelo, ne vale davvero la pena.
E a Ca' Garzoni, invece, l'Arte sposa la Scienza riferita all'ambiente nostro degradato e inquinatissimo e le meravigliose sale restaurate di recente ospitano invenzioni artistiche davvero belle e bravi gli artisti e le loro figurazioni d'incanto, ma non trascurate di soffermarvi a lungo nel laboratorio-antro de' moderni maghi della scienza dove si dà conto del problema (già sollevato da molti, ma da troppi governi e persone trascurato) delle immense estensioni di nuove isole e veri e propri territori (alcuni grandi più del Texas) fatti di plastiche raggrumate dai vortici oceanici i cui vari e diversi frammenti, sulle spiagge, si mostrano nella postmoderna forma di polimeri rocciosi: minerali di nuovo e postmoderno conio con cui i nostri nipoti dovranno convivere e i bis-nipoti forse riusciranno a trasformare e plasmare ed elaborare in nuovi materiali buoni per l'architettura futura e oggetti di uso comune.
E gli artisti ospitati ci mostrano da par loro le paure e gli incubi che ci tormentano, ma anche le invenzioni geniali che trasformano le statistiche scientifiche in quadri 'alla Mondrian' che occupano scenograficamente intere pareti e questo uso dell'Arte e i suoi luminosi apparentamenti finalmente ci con-vincono che non tutto di quanto abbiamo visto e vedremo nei mesi a venire è asfittica ed enigmatica 'conceptual-art', bensì chiara esposizione e illuminazione per le quali ci diciamo ammirati - e ci auguriamo che 'mille di queste esposizioni' scalzino, in futuro, quelle opere astruse di troppi sedicenti 'artisti' che, interrogate dal muto e perplesso visitatore, sprezzantemente non rispondono.
Forse perché non hanno nulla da dire?
 
 
 

Cittadino di questa repubblica.

Post n°4153 pubblicato il 01 Giugno 2026 da fedechiara
 

Ho la stessa età della repubblica, anno più anno meno, e non me ne vanto. Per la verità 'sento' (il sentimento della repubblica dovrebbe essere più importante della sua rappresentazione razionale) di avere avuto una lunga storia con questa strana 'cosa pubblica' (res publica) e questa storia – come quasi tutte le storie – è controversa, drammatica e di respiro corto, come per un ansia genetica refrattaria ad ogni cura.

E' vero che tra la monarchia e la repubblica – tiriamo il fiato, qualcuno parla ancora di brogli che ne inficiano la legalità – avrei scelto anch'io la repubblica, se avessi avuto l'età per votare, ma più per una congenita antipatia per l'istituto monarchico in sé e per l'assurdo privilegio che viene conferito alla nascita ad un singolo ed alla sua dinastia.

Va da sé che, se per una qualche ventura della Storia quella singolarità e quella dinastia fossero state le mie, avrei lottato con le unghie e con i denti per mantenerne i privilegi regali - anche a costo di violente repressioni ad esercito schierato contro le folle dei lazzaroni repubblicani scesi in piazza per contrastarmi e destituirmi. 'Io sono il re e voi non siete un cazzo.' 'A casa, tutti a casa e lavorare sodo e niente ubbie velleitarie.' conoscete gli adagi.

 

Ma le ragioni di un sentimento confuso e delle molte recriminazioni risiedono anche nella storia successiva alla detronizzazione di un re travicello che consentì alla presa del potere del fascismo e non schierò l'esercito contro i quattro gatti (sorci neri, in verità) della 'marcia su Roma' e non li fece bastonare a dovere con il randello chiodato quando ne ebbe l'opportunità – e oggi siamo costretti ad ascoltare, un giorno si e l'altro pure, le litanie dei professionisti dell'antifascismo da tre palle un soldo e all'inerziale levarsi dell'inno post resistenziale di 'bella ciao' ad ogni alito di vento politico avverso, ahinoi. Per non parlare delle 'pastasciutte antifasciste' (sic) che ci ammosciano tutto l'ammosciabile e ci fanno sorgere il dubbio se una cugina di secondo grado di Elisabetta Seconda non ci avrebbe salvato da tanta ignominia.

 

E' seguita la 'notte della repubblica', per chi ha ricordo sufficientemente lungo di quegli eventi lontani, ma la repubblica in sé non ha colpa, in verità, solo ci dice la fragilità della sua ossatura politica e come la malattia mentale di pochi esaltati può insidiarne la salute. Ogni tempo unicamente viene ed ha il suo vaso di Pandora di eventi tragici che malamente elaboriamo. https://it.wikipedia.org/wiki/La_notte_della_Repubblica

 

E, nel novero delle disgrazie e delle resurrezioni, ci mettiamo anche la rivoluzione giudiziaria di 'Mani pulite' – per dire di una corruzione capillare devastante e insidiosa come una metastasi – che portò alla dissoluzione della 'prima repubblica' dei voracissimi partiti- arpie, la democrazia cristiana in testa che defunse e risorse sotto mentite spoglie.

https://www.studenti.it/prima-repubblica-italiana-storia-cronologia-protagonisti.html

 

Vorrete scusarmi se, per tutto ciò esposto, il mio sentimento repubblicano è confuso ed ha necessità di un excursus meditato per capire se ancora vive e si agita dentro di me, cittadino per nascita di questa repubblica. Una repubblica che, per una aggiunta di infamia, si è consegnata mani e piedi legati alla superfetazione politica europea che mi ricorda tanto il terzo canto dell'Inferno dantesco ed nel suo parlamento si può ascoltare l'equivalente dei noti versi danteschi:

Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai.


Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
.

Per tacere dell'ignominia politica di cui alla presente 'guerra di Ucraina' (errori politici marchiani uno via l'altro come per una malata compulsione) giocata sullo sfondo di un disastroso conflitto termonucleare.

Temo di non aver nulla da festeggiare il 2 di giugno di ogni anno nuovo.

 
 
 

Dialoghi socratici e droni 'false flag'

Post n°4152 pubblicato il 01 Giugno 2026 da fedechiara
 

Non c'è solo il suggerimento dello scrittore e filosofo Umberto Eco su qual'è il modo più accorto e furbo di prepararsi alla morte: '... mano a mano che ti avvicini all'età fatale convinciti che il mondo è fitto di 'coglioni' e di gente suonata così che il rimpianto di vita aggiuntiva venga mangiato dall'avvilimento che consegue a questa convinzione (libera citazione).
In verità non c'è bisogno di abilmente circuire la propria mente e piegarne artificiosamente le sinapsi e ingannarla per arrivare alla conclusione di cui sopra. La coglionaggine umana è un po' come la 'frociaggine' che denunciava il buon Francesco ormai prossimo alla sua fine: salta agli occhi è nei comportamenti e in piena evidenza nei fatti di cronaca e nelle dichiarazioni televisive di troppi dei nostri politici e genia similare.
Prendete il caso del battage di stampa che si è fatto e si fa sulla questione del 'drone russo' caduto sopra un condominio in una cittadina rumena di confine. Come un sol uomo, televisioni e stampa mainstream hanno accreditato la tesi, tutta da dimostrare, che il marchigegno alato fosse russo e, di risulta, che la Russia sia il nemico di Europa sempre pronta all'aggressione suicida contro la Nato (che, di contro, sembra fremere dal Baltico ai Balcani e avere i convulsi per un casus belli che ne giustifichi l'intervento). https://sviluppo2024.tag24.it/1351075-drone-russo-in....
Di casi di operazioni furbesche (false flag) dell'intelligence ucraina è piena la cronaca di questa guerra – che ha al suo attivo la clamorosa distruzione del gasdotto sub acqueo Nordstream e non vede l'ora di provocare l'incidente fatale che manderà in frantumi il fragilissimo diaframma che ci divide dall'orrore di una entrata in guerra di tutta la Nato e l'immediato ricorso al nucleare che ne consegue.
Ma se ascoltate le dichiarazioni di quasi tutti i nostri politici e quelle dei donchisciotte e napoleoni europei è un profluvio di accuse apodittiche (e senza uno straccio di prova) alla Russia e nessuna considerazione prudenziale per le aperte smentite che vengono dal Cremlino in proposito.
No davvero. Non c'è bisogno di filosofia e di artifici dialettici per convincersi che viviamo in un mondo di follia e di coglionaggine dilagante.

 
 
 

I mercatini di natale ed i minareti prossimi venturi.

Post n°4151 pubblicato il 26 Maggio 2026 da fedechiara
 

Beatrice Venezi no e la moschea dei bengalesi si? Forse non è questa la giusta domanda per capire una città che al 52 per cento dei suoi elettori ha votato Venturini, del centrodestra, e per altri cinque anni 'ciao-ciao'.
Forse è sbagliato immaginare il finale di 'Prova d'orchestra' di Fellini applicato a Venezia: di un direttore denegato che torna sul palco e, dopo il crollo della sala delle prove e non ancora diradato il fumo delle macerie, redarguisce i 'professori' fancazzisti con richiami secchi e sonorità del Ventennio famigerato.
Dove hanno sbagliato quei tali ed il consesso dei fedeli abbonati a corona? E si poteva fare meglio e con minore spocchia da sopravvissuti di riserva indiana? Ai posteri.
La brava Beatrice ha in corso una class action per diffamazione e sarà interessante seguirne il percorso. C'è sempre 'un giudice a Berlino' – magari quello di Venezia regge il confronto e le attese, chissà.
Diverso il caso dei pulmini degli elettori 'bangla' portati al seggio con tanto di occhiute spiegazioni sui simboli sulla scheda, chi sono quei partiti e quali programmi hanno, come hanno riportato alcuni giornali. Informare e partecipare è giusto, ma per la moschea si vedrà – magari se ne incaricherà il Venturini sindaco dopo attento esame sull'area di edificazione e sullo sky line inquietante che ne potrebbe derivare. Il minareto e il canto del muezzin a metà notte? Parliamone. Magari via skipe: preghiera silente e personalizzata.
Perché, vedete, eravamo ancora freschi di predizione pd che dobbiamo morire islamizzati – e questa storia proprio non ci andava giù dal gozzo, dopo un settantennio di onorato servizio indigeno 'a casa nostra' - e i mercatini di Natale da visitare nella Pusteria, un anno si e l'altro pure.
E se è vero che il mondo cambia (oh se cambia!) diamogli una calmata politica, rallentiamo un poco, suvvia! I diritti non sono come i fagioli secchi della tombola, devono maturare e ingrossare sulla pianta secondo le stagioni con la dovuta lentezza di natura, se li vogliamo di qualità.
Già ce lo ricordava lo scrittore francese Houellebecq, in una intervista rilasciata al seguito delle polemiche suscitate in Francia dal suo libro 'Soumission', che la cosa più difficile da elaborare dei popoli all'inizio del terzo millennio è lo stress da cambiamento ravvicinato ed a tamburo battente.
Tamburo immigrazionista a numeri altissimi di arrembaggi quotidiani ed i problemi conseguenti. L'affanno di Europa-l'accogliente ad oltranza.
Abbiamo bisogno di più tempo per le eventuali metabolizzazioni, miei cari, più tempo e molta ponderazione. Guardate quello che succede nelle periferie islamizzate dei 'radicalizzati sul web di seconda e terza generazione di immigrati - che sbroccano a decine e sognano di fare i 'lupi solitari' e vengono inquisiti e messi sotto sorveglianza delle intelligence, nel migliore dei casi.
Serve tempo. E gli opportuni provvedimenti preventivi di ordine pubblico, se del caso.

 
 
 
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