Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Se sia più nobile...

Post n°793 pubblicato il 16 Febbraio 2019 da fedechiara
 

15 febbraio 2014

C'è chi ne fa una questione 'muscolare' - e invita chi di dovere a: 'Portiamo a casa i nostri marò!' con lenzuolate di altri slogans anti tasse e gazebo permanenti orribili a vedersi eretti nelle piazze a fianco di una antica torre. E c'è la diplomazia furbetta della Farnesina – che combatte vanamente la sua battaglia in punta di fioretto giuridico e 'internazionalizzazione' del conflitto fra India e Italia.

'(…) s’egli sia più nobile soffrire nell’animo le frombole e i dardi dell’oltraggiosa Fortuna, o prender armi contro un mare di guai, e contrastandoli por fine ad essi.' si interrogava da par suo il principe Amleto nel notissimo monologo. 
Ma poiché di 'prender armi' non è questione in tanta vicenda di eventi misteriosi e di verità negate e/o mai accertate e di Stati e giurisdizioni in conflitto, forse sarebbe meglio ricorrere alle armi della 'verità' giudiziaria che accerti e ci racconti, come dovrebbe, quel che è effettivamente accaduto in quella maledetta giornata di sole tropicale nelle acque dell'Oceano Indiano in cui esplose - questo è certo - uno scontro a fuoco tra i nostri fanti di Marina in servizio di difesa della nave che li ospitava e un peschereccio di poveri pescatori chissà come e perché scambiato per una barca di aggressivi pirati.

Non credo di essere il solo a provare noia e fastidio nell'ascoltare i resoconti quotidiani della controversia indo-italiana che girano a vuoto intorno alla verità dei fatti e tentano di sfuggire al cappio di quella 'giustizia' senza altri aggettivi che noi stessi invocheremmo e applicheremmo a parti rovesciate. Se, cioè, i pescatori uccisi fossero stati siciliani e gli uccisori soldati di un'altra nazione imbarcati in una loro nave.

'Verità vo' cercando ch'è si cara al mio core.' recitava il poeta e mai aspirazione fu più attuale. E con tanto valido e aggressivo 'giornalismo di inchiesta' che si mostra in tivù e leggiamo sulle pagine di stampa mai abbiamo letto un reportage e ascoltato le interviste ai pescatori sopravvissuti e ai marinai e al capitano imbarcati sulla nave in questione che ci raccontino la loro verità comparata e della quale abbiamo fame ed è la sola cosa che conti.

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L'amicizia al tempi di f/b

Post n°792 pubblicato il 16 Febbraio 2019 da fedechiara
 

Facebook ha fatto anche cose buone, ammettiamolo. Ha riunito il mondo in un libro delle facce che possiamo sfogliare pigramente con dei 'click' - e possiamo riempirci di 'amici' che mai avremmo conosciuto e 'seguito' in altri tempi e che mai conosceremo di persona, mannaggia. A me, ad esempio, ha chiesto l'amicizia una coppia di famosissimi ballerini di tango, nientemeno, - ma sospetto che abbiano usato un algoritmo che ha evidenziato un potenziale allievo dei corsi di tango che patrocinano in zona.
Per tacere il fatto che ci ricorda i genetliaci di tutti coloro che adorano festeggiarli - e le ricette della nonna Angelina di Taranto o dell'amica tunisina che balla la danza del ventre e ha sperimentato con successo, in una riunione condominiale, un suo cous-cous anatra e mandorle e uvette che ha messo tutti d'accordo.
E pazienza se, passato un mese o un anno, di tutte quelle amicizie voracemente collezionate d'impulso resta la cenere di un fuoco che si è spento perché, lo dice l'Ecclesiaste sulla sua 'pagina facebook' (punto com): 'C'è un tempo per collezionare e un tempo per cancellare.', gli amici che in tanti si sono affollati sui nostri profili, defilandosi poi, una volta capito chi siamo e di quale zampa andiamo zoppi.
E Zuckenberg ha, oggi, le sue belle gatte da pelare con tutti gli s-governi mondiali, di destra e di sinistra, che gli chiedono di cancellare le famigerate 'fake news' – e non è facile evidenziare le fonti di ogni notizia e la loro credibilità e affidabilità – e gli chiedono di bannare gli 'odiatori', mantenendo, nel contempo, l'apparenza di un portale che rispetta le libertà di pensiero e di scritto di ognuno e tutti.
Ma è il tempo, il nemico di Zuckenberg e della sua prodigiosa creatura, che così tanti soldini ha infilato nel suo salvadanaio virtuale. Il tempo che tutto ossida e neglige e, sopra tutto, stende la sua fastidiosa patina di oblio. C'è un tempo per gli entusiasmi e le passioni e un tempo per le ricorrenze. Visitate la pagina facebook dell'Ecclesiaste.com. e chiedetegli l'amicizia. 
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Guerra per bande

Post n°791 pubblicato il 15 Febbraio 2019 da fedechiara
 

Storiche migrazioni e rivolte sociali

E' mia abitudine controllare le fonti dei films che si ispirano alla Storia dei popoli e delle nazioni, e se si tratta di pura fiction o se compare, nella co-scrittura cinematografica, il nome di uno storico che rende quella narrazione 'verosimile'. E dobbiamo accontentarci, della verosimiglianza, e dirla grasso che cola perché la verità piena e solare dei fatti e degli eventi è sogno lungo i giorni della nostra vita e già il giorno dopo sulle 'scene del crimine' - lo sanno bene i 'detective' e i pubblici ministeri - comincia ad sollevarsi una maledetta nebbia che sfuma i contorni e rende le facce delle persone incriminate e dei testimoni 'impressionistiche', come nei quadri dei pittori omonimi.

E anche quando parliamo di immigrazioni, presenti e passate, facciamo esplicito commercio di approssimazioni e abbiamo in mente dei quadri impressionisti di ciò a cui ci riferiamo, id est la romantica ricostruzione storica di 'quando anche noi eravamo immigrati' – che è il passepartout del verbo buonista e misericordioso che pretende il doversi rendere ai migranti di oggi ciò che avremmo ricevuto, a sentir loro, in qualità di migranti di ieri.

E quegli infiammati buonisti dovrebbero ri-guardarsi e lungamente meditare sul film di Scorsese, passato nei giorni scorsi sugli schermi televisivi, 'Gangs of New York' per capire, da quella verosimile ricostruzione storica, che ben poco di romantico era contenuto nelle migrazioni di ieri e che un argine al troppo che stroppia e un deciso governo del fenomeno migratorio è necessario, se si vuole evitare la tragedia finale descritta nel film - effettivamente accaduta – dei quattro giorni di rivolta repressa nel sangue per ordine di Abramo Lincoln. 
Leggetevi la sezione 'Accuratezza storica', su Wikipedia, in fondo alla pagina dedicata al film in questione.

IT.WIKIPEDIA.ORG
Ispirato a The Gangs of New York: An Informal History of the Underworld, un trattato del 1928 sulle varie gang armate che popolavano il quartiere newyorkese dei Five Points nell'XIX secolo, il film è scritto da Jay Cocks, Kenneth Lonergan e Steven Zaillian. Nel film, ambientato durante lo svolgimen...

 
 
 

Dubbi filosofici e teologici

Post n°790 pubblicato il 15 Febbraio 2019 da fedechiara
 

Di dogmi, adozioni e riti folcloristici 15/02/2016

La buona notizia è che i filosofi e i teologi qualche dubbio ce l'hanno su chi sia Dio e se sia il solo Dio e quale religione - rivelata o meno - ne contenga la Parola e la Verità. E l'atto dello stirare la biancheria la mattina di una domenica piovosa è una buona occupazione perché consente di ascoltare con attenzione trasmissioni 'filosofiche' e 'teologiche' che, se diversamente occupati, mai ci sogneremmo di ascoltare.
E veniamo a sapere dal quel filosofo che, stamattina in trasmissione, discuteva di un suo libro che Dio è altra cosa dal Dio dei miei Cinquanta – il Dio delle tante prediche dei predicatori degli 'esercizi spirituali' che ogni anno facevamo (giorni e giorni di assoluto silenzio e preghiera, aiuto!) i quali tuonavano contro il Peccato e i maledetti peccatori di ogni genere e risma (di più i peccati legati al sesso) e prefiguravano scenari infernali da brivido che condizionarono le nostre fragili menti giovinette tanto da faticare, oggi, fatti adulti e vecchietti, che sia quello lo stesso Dio della misericordia di Francesco: che tutto comprende e assolve e perdona, perfino quei tali delle 'step adoptions' della famigerata legge Cirinnà-trullalà-eccoci qua.

E, prima di quella trasmissione filosofica, nel dibattito che fa seguito a 'Prima pagina', un paio di ascoltatori sono intervenuti sollevando il dubbio e il vespaio che l'avercela con la la legge Cirinnà - sul punto delle fatidiche ed esiziali 'step adoptions' - per troppa maledetta gente (ignorante e stupida, a sentir loro, i due 'illuminati') fosse il portato di un pregiudizio negativissimo sulla sessualità 'sporca' di quei tali omosessuali che oggi pretendono la parità su tutto, famiglia con figli compresa. 
E, in verità vi dico, quei due non avevano tutti i torti a sollevare quel dubbio e il vespaio conseguente, considerate le prediche che abbiamo ascoltato quand'eravamo bambini e adolescenti e le narrazioni violente del racconto biblico su Sodoma e Gomorra distrutte dal fuoco.
Ci sarà bisogno di tempo, prima che quei condizionamenti e i pregiudizi conseguenti scompaiano, forse il trapasso a miglior vita di tutta la generazione che ha subito quel lavaggio del cervello biblico ed evangelico che poco si curava della francescana 'misericordia' e dello strascicato e lamentoso distico mediatico di Francesco che diceva davanti ai microfoni e alle telecamere urbi et orbi: 'Chi sono io per giudicare?', relativamente ai gay e alle molte questioni che solleva l'averli biblicamente perdonati e finalmente inclusi nel tessuto civile dei matrimoni e delle adozioni.

A quando la cancellazione del dogma dell'infallibilità papale e l'introduzione del 'legittimo sospetto' che molte delle prediche che abbiamo ascoltato e ascoltiamo nelle chiese siano solo un modesto parere tra i tanti di cittadini in tonaca amanti di riti ecclesiastici vetusti e un tantino folcloristici?

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Apocalissi controllate e governate.

Post n°789 pubblicato il 12 Febbraio 2019 da fedechiara
 

12 febbraio 2018

Li dovreste leggere i reportages di Domenico Quirico. Perché non è un semplice reporter e il suo non è solo pedissequo giornalismo di inchiesta bensì un inno lirico, un panegirico e una ispirata elegia della miseria e, insieme, un formidabile, violento 'j'accuse' lanciato contro il maledetto Occidente e gli occidentali responsabili di tutti i mali dell'Africa e del Medio Oriente - e che oggi rifiutano perfino di espiare le loro storiche malefatte, i malnati, cercando di chiudere le vie dei migranti manu militari.

Domenico Quirico, nel suo scritto di oggi, un vertice assoluto della sua appassionata prosa lirica, ci manda a dire che noi occidentali siamo dei fantasmi se ambiamo a frenare e/o bloccare le migrazioni e nessuno ordinamento del caos immigratorio è possibile, anzi! 
Ed è talmente dentro la sua parte in causa di difensore degli oppressi – per lui il sale della terra, il luminoso futuro del mondo – da avvisarci che: '...i giovani del Sahel, specchiandosi nella tragedia della migrazione, hanno preso coscienza delle loro ingiustizie e non le accettano più. I migranti come miccia, come lievito di rivoluzione, i ragazzi, quando scenderanno in piazza, avranno con sé ogni diritto.'

Bisogna ri-andare alle prose liriche dei giornalisti degli anni Venti innamorati della rivoluzione russa per trovare parole così ispirate, impeti lirici così ricchi di pathos. John Reed era un arido contabile, al confronto, quando scrisse 'I dieci giorni che sconvolsero il mondo'.
San Domenico, nel suo scritto di oggi sulla Stampa, fa predizioni di catastrofi imminenti e inevitabili e irrefrenabili e di prese dei palazzi africani - dove alloggiano i cleptocrati che privatizzano i fondi europei destinati a fermare i flussi di migranti – e il suo sembra a noi allibiti lettori un auspicio, un peana di battaglia a cui, forse, egli, novello profeta, parteciperebbe volentieri con il turbante di un tuareg sulla testa per meglio immedesimarsi. Lui sta dalla parte dei miseri 'senza se e senza ma' – infiammatissimo buonista e 'no borders' a cui schifano come maledette bestemmie le attività di addestramento dei nostri militari e dei francesi e degli americani per fermare e arginare la tratta degli schiavi e l'abominevole commercio di esseri umani tra il Niger e la Libia.
Incarnato mistico di una misericordia senza limiti, il nostro inviato scrive: 'Prima di questo viaggio pensavo che il problema fosse che abbiamo cessato di dare. Ai poveri, ai migranti. Torno convinto che non sappiamo più dare. Ed è peggio.' E aggiunge il suo apodittico, spaventoso e irrimediabile 'j'accuse' : 'E' chiaro che noi occidentali siamo qui a combattere per i nostri soli interessi. Questa parte del mondo perde le proprie povere viscere. (…) Costoro sono condannati. Ma noi spediamo inutili soldati e paghiamo i grandi ladri vestiti di eleganti boubou.'

Segue una descrizione accurata di come i 'passeur' locali, gli schiavisti che ingrassano sulla pelle dei migranti, riescono ad aggirare coi loro camions rigurgitanti di miserabili i blocchi militari e trovano piste nuove nel deserto per raggiungere la Libia - e si sente, nel racconto che ne fa san Domenico assai poco savio, una viva e sentita partecipazione e malcelata solidarietà a quei 'passeurs', a quei miserabili schiavisti che lui nobilita e descrive quali strani missionari di una causa nobile: quella di consentire il rinnovato 'viaggio della speranza'; violare a centinaia di migliaia ogni semestre le frontiere europee col grimaldello della pietas dovuta ai naufraghi - per molti concluso da morte per affogamento e per l'Europa tutta un lavoro enorme e difficilissimo di contrasto attivo e 'suasion' diplomatica e milioni di euro di noi contribuenti gettati al vento dei corrotti governi africani.

L'Europa come novello Atlante che regge sulla schiena il peso dell'Africa e dell'intero Medio Oriente in perenne affanno di guerre e miserie e carestie e chissà quale altro maledetto destino di tragedia di cui, secondo il vangelo di san Domenico-poco-savio, noi occidentali dovremmo sentirci colpevoli e spregevoli affamatori – e, oggi, crudeli invasori manu militari col maledetto scopo di arginare la marea umana che si raduna incessantemente nei lager nigerini e libici.

Cronache di follia e di infiammazioni neuroniche buoniste del terzo millennio che ha elevato la misericordia a nuovo imperativo categorico morale assoluto e indiscutibile - e che si fottano i difficilissimi equilibri economici e sociali pericolosamente scossi dai milioni di migranti già in loco e da quelli in arrivo, e non ci frega nulla delle cronache di integrazioni impossibili nelle enclaves islamiche nemiche delle periferie urbane di ogni metropoli. 
Per tacere delle cronache delle stragi di Nizza, Berlino, Parigi e Bruxelles e gli stupri e lo spaccio e la 'microcriminalità' tollerata e impunità e le cronache di miseria diffusa davanti ai supermercati e per le strade - e le occupazioni abusive e tutto il resto del vistoso disordine e degrado delle città italiche per il quale attendiamo il 4 di marzo come un giorno di liberazione nazionale e continentale.

Liberazione da questa inguaribile follia buonista che pretende che dobbiamo mettercela via, accettare il disordine assassino come un castigo divino e le migrazioni disordinate e non governate come biblica piaga delle locuste. La migrazione universale delle genti miserabili per questi infiammati buonisti di ogni ordine, grado e professione è un castigo che ci meritiamo, noi vergognosi occidentali colpevoli di ogni nefandezza coloniale e post.

Il 4 di marzo mandiamoli tutti a casa con la massima ignominia elettorale. 
Il pd sotto al venti per cento è un sogno possibile. Diciamo loro un sonorissimo 'Via! Basta! Avete distrutto il paese! Pretesi antifascisti dei nostri stivali.' 
E restateci, nel cono d'ombra della vostra infamia politica, per altri tre lustri perlomeno. 
Parce sepulto. Ve la siete cercata con pervicacia davvero degna di miglior causa, Alfano, Renzi e Gentiloni. A mai più risentirvi e rinominarvi nelle televisioni e sui giornali del nostro scontento.

https://www.lastampa.it/2019/01/09/speciali/buon-anno-africa-il-miracolo-la-gente-ma-i-dittatori-restano-55OsQEUt3cKQM4FHoeb6sK/premium.html?fbclid=IwAR0vHFHlB0YcptrPPpUq_he05AGMdxue5byZIus3UMnWcha9c8lhnmQflGw#acquistaregistraaccedi

 

Libia, un barcone alla deriva: Tripoli salva i migranti a bordo
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