Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
 

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La vittoria dimezzata

Post n°879 pubblicato il 27 Maggio 2019 da fedechiara
 

Questa Europa-gruviera che abbiamo sognato di poter rivoltare come un calzino bucato.

Abbiamo vinto, d'accordo, in modo netto e tale da mettere fine ad ogni sterile discussione, ma più agli stupidi insulti di 'fascismo/leghismo/razzismo' di cui si sono riempiti le bocche gli anti fascisti da un tanto al chilo - con, alla loro testa, la redazione di Repubblica, rainews24 e gli esaltati, e soli e veri fascisti, dei centri sociali di ogni manifestazione violenta degli ultimi mesi, che pretendevano di zittire gli aventi diritto di parola e di comizio iscritti nelle liste elettorali.

Però speravamo di più. Speravamo che l'onda di protesta 'sovranista' (per usare un termine inadeguato a dire l'identità e i valori dei popoli europei che monta – troppo lentamente - e pretende riconoscimento), l'onda, dicevo, arrivasse al quaranta e più per cento - omogeneamente distribuita su tutto il continente del nostro scontento. Sopratutto in quella Svezia che è l'avamposto europeo più a rischio della guerra intestina che ci hanno dichiarato le serpi in seno che abbiamo accolto a milioni in questa Europa lassa e priva di difese e di giuste frontiere – e nelle enclaves islamiche nemiche vige e impera il verbo ostile degli imam delle moschee e la polizia fatica ad entrare per imporre la sola legge e l'ordine che riconosciamo: la legge e l'ordine repubblicani.

Abbiamo vinto, d'accordo, ed è la quinta, forte botta in testa a quelle zucche piene del vento di sterile austerità - e i mercati e lo spread quotidianamente aizzati contro di noi - che hanno s-governato l'Europa fino a qui. La quinta botta dopo la Brexit, dopo Trump, dopo la caduta della Merkel che voleva accogliere un milione di siriani e oltre e dopo l'ignominia della caduta rovinosa di Renzi-l'imbonitore; e ce ne rallegriamo, e speriamo di poter 'dettare l'agenda' a un parlamento che mantiene, però, la maledetta maggioranza di prima, annettendo i molli liberali e i verdi, chissà, a fare ulteriori danni.

Il maledetto moderatismo e le sciocche cautele degli 'elettori responsabili' – sommersi dall'ondata di piena delle parole a noi ostili e dalle previsioni catastrofiste che venivano dalle redazioni dei grandi quotidiani europei e dalle televisioni – ha impedito che la vittoria dei sovranisti fosse piena e solare, l'Ungheria a parte, dove Orban totalizza il 56 per cento del consenso, ma la speranza che abbiamo è di poter 'dettare l'agenda' all'Europa intera e che il corpo molle di un parlamento europeo in sostanziale fotocopia assuma quei provvedimenti di 'legge ed ordine' necessari a riportare il continente sotto controllo – a partire dalle sue frontiere - e che la mitica 'integrazione' degli immigrati che ci chiedono cittadinanza diventi puntigliosa e attenta e severa e ci eviti la nefasta 'radicalizzazione sul web' che ha riempito le cronache degli assassinii nell'orrendo biennio 2015/16.

Chi vivrà vedrà. Ad maiora.

Proprio così.

Informazioni su questo sito web
ILFATTOQUOTIDIANO.IT
Siamo arrivati alla vigilia del ribaltamento politico europeo, elezioni che cambieranno non solo la composizione del parlamento europeo ma l’anima dell’Unione. unione eurIronia della sorte vuole che anche il Regno Unito, che da due anni cerca di uscire dall’Ue, si ritrovi di fronte ad un cambi...
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Si stava meglio quando si stava peggio?

Post n°878 pubblicato il 26 Maggio 2019 da fedechiara
 

Correva l'anno....

Era l'epoca che 'i tuoi baci non son semplici baci' e uno solo ne valeva almeno tre (e per questo, bambina, tu mi piaci) e indossavamo i pantaloni a zampa d'elefante, ma non eravamo per questo meno belli o intelligenti e 'fichi'. 
E non usava, allora, l'Isis delle orribili decollazioni di innocenti e i monumenti dell'antico demoliti col martello pneumatico o colla dinamite – tutt'al più ci si lamentava perché le periferie industriali si mangiavano i prati della 'via Gluck'.
E non c'erano neanche i barconi degli arrembaggi quotidiani di migliaia di profughi e/o 'migranti economici' – che, per la verità, visto che 'non eravamo in Europa' ci saremmo potuto permettere anche i milioni di euro mensili dei costi dei 'salvataggi', (si fa per dire: basta una telefonata satellitare e Marina e Guardia Costiera corrono a raccoglierli appena si distaccano dalle rive libiche), ci saremmo potuto permettere, dicevo, ogni esborso milionario e generosa 'accoglienza', tanto andava tutto nel conto del futuro dei figli - col debito pubblico che lievitava a dismisura; e ci avrebbero pensato poi Monti e Renzi a ricondurlo 'al tre per cento dei P.i.l.' a botte di tagli, ritagli e frattaglie sociali.

E non usavano ancora 'le badanti' - perché la 'cintura di ferro' dell'U.r.s.s e il prodigioso 'muro di Berlino' facevano il loro sporco lavoro e contenevano un mondo che, poi, sarebbe andato a pezzi e cominciò la maledetta 'globalizzazione' e l'esodo facile e incontrollato di tutti verso ogni dove.

Un'epoca d'oro, insomma, dove usava ancora il 'posto fisso' e le pensioni si facevano col 'sistema retributivo' e si pre-pensionava facile ad ogni fabbrica che chiudeva – ma chi poteva immaginare, allora, che il lavoro italico avrebbe lasciato il posto ai 'cinesi' - e che 'il tessile di Prato' avrebbe cambiato faccia e si sarebbe rinchiuso nei capannoni-fantasma dove centinaia di nuovi schiavi lavorano quattordici ore al giorno e solo qualche incendio, di quando in quando, ci rivela la presenza di quelle formiche dagli occhi a mandorla che hanno cambiato la nostra percezione di futuro?

Correva l'anno......

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Il Lampione e la rana a testa in giù

Post n°877 pubblicato il 25 Maggio 2019 da fedechiara
 

25 maggio 2013

La nostra mente è un sistema fragile e complesso che ha bisogno di continue rassicurazioni e conferme per non 'andare in tilt'.
E ci alziamo dal letto la mattina, - dopo aver lasciato andare il cervello per gli sconosciuti sentieri del sonno e dei sogni e ancora in preda alle sottili angosce che da quel disordine notturno ci derivano – cercando con gli occhi gli oggetti di sempre e le persone di sempre e i dialoghi, forse noiosi, ma rassicuranti che ci confermano che il mondo ha ancora una sua riconoscibilità e praticabilità pur nelle mille quotidiane mutazioni.

E ieri ci è stato restituito lo storico Lampione di Punta della Dogana, nostra fioca luce nelle nebbie lagunari e nei crepuscoli che ci rassicurava, magrittianamente, che una luce sempre si accende prima della notte ed è barlume che ci rassicura che ancora, noi esseri umani, dominiamo gli eventi di natura e nessuna notte mai scenderà sui nostri occhi, come l'Ultima che ci impaura - e contro le sue angosce abbiamo inventato le leggende della Luce delle anime nel Tempo che sempre ritorna circolare.

E non ne potevamo più di quel biancore arrogante del ragazzo troppo cresciuto che ci beffava colla sua rana tenuta per la zampa a testa in giù - ed era attrazione turistica che ci confermava che tutto ormai, a Venezia, si fa per 'stupire i borghesi'; e ci inventiamo i tristi Carnevali fitti di 'eventi' triti e ritriti pur di riempire oltremisura questo piccolo arcipelago tenuto insieme da ponti fragili e animato da chiese che si riempiono di 'fedeli' solo in occasione di un funerale.

Città di fantasmi e ammuffiti gabbiani, Venezia è una sfida alla storia e alla storia dell'arte. Cambia tutto perché nulla cambi e tutto il suo vecchio di palazzi e campanili e chiese è teatro biennale del nuovo delle menti degli artisti che sono vecchi e 'classici', già alla prova della Biennale che verrà.

Però quel Lampione storico lo abbiamo fortemente voluto al suo posto, dopo lo scippo degli arroganti sindaco e assessori 'novatori', ed è, forse, la sola 'cosa nuova' che ha fatto questo sindaco e la sua amministrazione in tanto vecchio andare di tempi grami e visioni indecorose di una città che, anno dopo anno, diciamo sempre meno nostra. Di residui e afasici cittadini, intendo.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, cielo e spazio all'aperto

 
 
 

Il futuro che nasce dagli occhi delle menti aperte.

Post n°876 pubblicato il 24 Maggio 2019 da fedechiara
 

 

Nei momenti di crisi, tempi di temperature politiche e sociali che si surriscaldano, succede quel che succede nella fisica quantistica: le particelle vanno in subbuglio e saltellano impazzite, l'acqua per la pasta quotidiana ribolle e a toccarla ci si scotta e bisogna mettersi in un canto e osservare con serenità quel che avviene, come si fa nelle comunità degli scienziati nei campus universitari.

E, nell'informazione, si nota l'impazzimento e l'inverosimiglianza delle cose dette per partito preso, per appartenenza attiva o passiva alla fazione di destra, sinistra, centro e anche lì occorre trovare un punto di osservazione defilato, se l'intento è di capire invece che di appartenere.

Perciò, in questi ultimi giorni di campagna elettorale impazzita, guardo più spesso i programmi di rai scuola, invece di rai news 24 - che è la trincea dei giornalisti sinistri (in senso lato) feriti nell'onore politico e che sparano a palle incatenate e lanciafiamme e bazooka le loro fake news di fazione contro la Lega, il governo giallo-verde e le prospettive economiche che ne derivano, a loro infiammato parere. 
A sentire quei faziosi nell'ordine: nubi di cavallette all'orizzonte, carestie, guerre e fame a causa dei populisti, pensioni tagliate e pensionati alla fame e assalto ai forni e sangue che scende dal cielo come pioggia, fascismi e squadrismi e camice nere alle porte e via divinando delle loro rabbie e frustrazioni un tantino esagerate, se mi è concessa la chiosa.

E su rai scuola, invece, passano i programmi di storia della scienza e mi gusto le adorabili querelles tra Einstein e Nils Bohr che disputavano sulle correlazioni spettrali delle particelle lontane tra loro e sul fatto che le cose esistono e agiscono solo nel momento in cui le si osserva. Come dire: il mondo inizia dalla mia personale osservazione, oppure, io sono il mondo e le cose che vi si assommano quando apro gli occhi della mente.

E, di seguito, passano i programmi relativi al multiculturalismo nelle metropoli di Toronto e Los Angeles – e il punto di vista del documentarista è quello di osservare il 'dopo' della immissione degli immigrati nel tessuto di quelle città e la loro creatività che finalmente vi si dispiega e si fa 'cittadinanza' e vera 'integrazione' e 'comunanza' di interessi e attività economiche varie e diverse.

Ed è il paradiso della convivenza possibile, quello che ci auguriamo tutti, sopratutto noi 'leghisti/fascisti/razzisti', che avvenga nei tempi più brevi possibili, - passato il momento caotico dell'afflusso impetuoso e non governato che ha creato i campi-profughi diffusi e l'accoglienza confusa e perciò rigettata e la clandestinità e la piccola criminalità che fanno seguito a questo s-governo delle cose e della vita associata degli uomini e delle donne. Insomma tutto il dibattere che si fa, in questi giorni di campagna elettorale, su ciò che siamo e non vogliamo o, come scriveva Montale: '...ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.'

Depositate nell'urna, domenica prossima, queste pacate osservazioni e i vostri punti di vista su un mondo che ri-nasce dagli occhi della vostra mente, cari e-lettori/trici, ne va del futuro della convivenza possibile e auspicata.

 

NATIONALGEOGRAPHIC.IT
Un fascio laser "tocca" un oggetto; un altro, a lunghezza d'onda diversa, scatta una fotografia: un esperimento sfrutta il misterioso effetto quantistico dell' entanglement

 
 
 

Le urne del nostro scontento

Post n°875 pubblicato il 23 Maggio 2019 da fedechiara
 

 

Ezio Mauro, su 'la Repubblica' usa una titolazione soft - com'è nel suo stile – ma che si infila dritta in quel tunnel mentale senza uscita che caratterizza gli uomini e le donne della sinistra in questo frangente critico della loro vita politica e sociale. 
La 'post democrazia', titola il suo articolo di oggi il buon Ezio, - papa repubblicano destituito, come Benedetto XIII, per lasciar spazio alle geremiadi globaliste di Francesco il Misericordioso' – ma un ex direttore é sempre utile per il cannoneggiamento mediatico dell'ultima ora dei grossi calibri contro la barbarie dei 'populismi/sovranismi' (aita, aita!) che rischiano di mandare gambe all'aria l'Europa del nostro scontento.

E un altro 'giornalone' manda in stampa una serie di libri che ci parlano delle dittature trascorse – come a dire agli scarsi lettori loro rimasti: 'Occhio che ci siamo quasi' - perché tutti questi sedicenti intellettuali e giornalisti di grido hanno la fissa e soffrono della sindrome de: 'Al lupo, al lupo!' del fascismo incombente. 
E sarà bene che li leggiamo bene quei libri in uscita – e sarà un boomerang per quei direttori di giornale 'embedded' della sinistra al lumicino – li leggeremo con la massima attenzione, promesso, e salterà all'occhio del lettore attento che nessun fascismo/nazismo è alle porte che somigli anche lontanamente con gli eventi del maledetto 'secolo breve': il Novecento violento e assassino delle due guerre mondiali scoppiate a pochi decenni l'una dall'altra – e ancora ci domandiamo come abbiano potuto i genitori e i bis nonni sopravvivere a quel micidiale 'uno-due' che ha mandato al tappeto l'idea stessa di umanità e di 'magnifiche sorti e progressive', e si è concluso con l'atomica sopra Hiroshima e Nagasaki.

Cambiare questa Europa e dotarla di ferrei strumenti di controllo del grande disordine importato dai partiti di s-governo ppe e pse con le immense migrazioni e le enclaves islamiche nemiche cresciute nel cuore delle grandi metropoli europee è urgenza assoluta e vero e solo schermo ad ogni insorgere di fascismi futuri – se lo ficchino bene in testa quegli intellettuali e giornalisti 'embedded' che ci hanno propinato il globalismo e il melting pot universale quale panacea di ogni male. 
E il solo risultato di quelle illusorie predicazioni che abbiamo sotto gli occhi sono le vite blindate che viviamo e gli allerta arancione e rossi che scattano ad ogni attentato annunciato dei maledetti assassini jiahdisti. Alle urne, alle urne!

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REP.REPUBBLICA.IT
(Non sei ancora abbonato a Rep:? Leggi la preview e decidi se abbonarti) Domenica andiamo alle urne per stabilire se un'altra Europa, che rinunci ai principi liberal-democratici, è possibile

 
 
 
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