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La guaina dell'imbecillitÓ collettiva e le guerre del perdono.

Post n°3141 pubblicato il 20 Aprile 2024 da fedechiara
 

La guaina dell'imbecillità collettiva che tutti ci contiene in questo scorcio di millennio entrante mette in scena il secondo atto della guerra-non guerra tra Israele e i guerrieri teocratici inturbantati dell'Iran 'rivoluzionario'.
'Droni? Chi ha detto droni? Non so, non ho visto, se c'ero dormivo.'
Con la variante della 'voce dal sen fuggita' degli altri pretoni e 'pasdaran' che si affannano a dire al mondo. 'Non risponderemo. Per noi la cosa finisce qua.' Ma dai!
Qualcosa di simile all'evangelico 'Porgi l'altra guancia'. O 'perdona sette volte sette'.
Ma Israele è ben poco evangelica, si sa, e potrebbe divertirsi a lanciare attacchi ripetuti ogni secondo giorno e/o festeggiare ricorrentemente il compleanno di qualche pretone in carica giusto 'per vedere l'effetto che fa' - e divertirsi a stuzzicare il serpente sciita fino al momento in cui quello scatta in avanti a fauci aperte e con il veleno stillante dagli incisivi.
Così vanno le guerre nel presente delle 'guerre per procura' infinite e delle sconfitte annunciate.
E la guaina della imbecillità collettiva contiene già il futuro dei rinnovati armamenti all'Ucraina che moltiplicheranno i bombardamenti dei Russi sulle città nei prossimi mesi ed anni.
Con il lardo dell'atomica megatonica dei pulsanti rossi sempre nei pressi dello zampino della gatta morta Nato che non vuole darsi per vinta - e la pace la farà senza la Russia, bensì con l'Azerbaigian o con i Kashmiri, che lo diranno agli Indiani, che avviseranno i Cinesi ed i Mongoli siberiani che al mercato mio padre incontrò...
Angelo Branduardi - Alla Fiera dell' est...
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Angelo Branduardi - Alla Fiera dell' est...

 
 
 

Del 'dare un nome'.

Post n°3140 pubblicato il 20 Aprile 2024 da fedechiara
 

Non chiamatele 'sostituzioni'. 20 aprile 2023

Non chiamiamola 'sostituzione etnica', non è carino.
Però un nome glielo dobbiamo dare a quel fenomeno corposo, corposissimo, quasi asfissiante che riempie le cronache giornalistiche e televisive tutti i giorni che Dio manda in terra da oltre vent'anni a questa parte: di un assalto alla diligenza, un inseguimento al treno di banditi a cavallo (versione 'western'), un arrembare inarrestabile sulle nostre libere coste, un criminale organizzare, con cifre salatissime pagate ai maledetti trafficanti di vite umane, il proprio naufragio servo assistito dalle solerti o.n.g. che vanno a prenderli, pietose, perfino a poche miglia nautiche dai luoghi di partenza.
'Salvataggi in mare' li dicono, sordi e ciechi quei tassisti, e non intendono le ragioni opposte e l'anomalia rivoltante di un commercio di vite umane da osteggiare e fermare in qualche modo perché così come avviene è l'orrore dei lager, così sono gli annegamenti annunciati e il folle messaggio di 'venite tutti, c'è posto per tutti' lanciato al vento virtuale dell'Africa sub sahariana.
Che nome vogliamo dare allora a questo strano fenomeno sociale e politico, a questo curioso e arrischiatissimo (e organizzato con perfetta coscienza del crimine e della violazione di legalità che si va a commettere) 'naufragare in questo mare' dell'azzardo del poeta dell'Infinito - con conclusione quasi sempre certa a carico del contribuente italiano ed europeo?
La chiamano 'accoglienza', dalle parti del pd e buonisti e 'no borders' associati, con mirabile lancio in alto e abile e furbo rivoltare la frittata politica. Chef politici che fanno un baffo ai più noti televisivi e ci costano molto più cari in quel loro, indigeribile, menù quotidiano.
In realtà quel che si osserva con disincanto e non per partito preso è un disordine sociale in perenne ed esponenziale aumento – come l'entropia degli universi che ci affligge dalla notte dei tempi.
Se volete vi assemblo, dalle emeroteche, una elevata quantità di articoli di giornale che ci descrivono la presenza dei nostri ospiti 'accolti' nelle principali stazioni, nelle case occupate delle periferie urbane e nelle 'piazze dello spaccio' e mendichi fuori dalle porte di ogni supermercato, ma credo che ne abbiate contezza di vostro.
Vogliamo chiamarla, invece, invasione? Se vogliamo stare dalla parte della Elly e dei suoi adoratori pd e buonisti associati anche questa è una parola 'forte' una parola di troppo, da stigmatizzare e sanzionare politicamente, però resta il dato – più forte di tutti – dei 5.1 milioni di immigrati stimati sul suolo patrio, a dire di un 'affluire', di un asfissiante 'migrare' e caotico 'accogliere' (integrare è un parola grossa, grossissima, il sogno di una notte di pieno inverno).
Il dato clamoroso di 'accogliere', dicevo, tutta questa gente di etnie diverse, culture diverse (alcune rancorose e revansciste nei confronti dell'Occidente ospitale), abitudini diverse e nemiche di una serena convivenza.
Per la qual cosa un quartiere cittadino a prevalenza extra comunitaria subisce un picco al ribasso dei valori immobiliari e una fuga a razzo conseguente degli indigeni ai quali si chiede una indigeribile, evangelica coesistenza pacifica. Sentitevi con i consulenti delle agenzie e fatevi dire il valore a metro quadro di questo o quel quartiere.
'Gente che ci è entrata in casa, nel bene e nel male.' scriveva un Gad Lerner d'annata in un suo articolo. Come dire: 'non possiamo farci niente' e subire è d'uopo.
Invasione? No? Troppo forte e fuori misura?
E da tutto ciò esposto scaturisce la 'Soumission' - raccontata pianamente da Houellebecq, noto scrittore francese, nel suo bel libro. Dove si narra di equilibri politici delicatissimi che vengono cambiati d'emblè proprio da quel numero altissimo dei milioni di immigrati che 'ci sono entrati in casa' per il tramite del maledetto grimaldello di una malintesa pietas rivolta ai naufragi organizzati e agli ingressi clandestini e al criminale commercio di vite umane che ne deriva.
Ipotizza Houellebecq che perfino l'approvazione per via parlamentare della 'Sharia' nelle enclaves a prevalenza islamica potrebbe non essere più un tabù, in un futuro prossimo – nello scambio della politica malata di una Francia che ognora si coalizza disordinatamente nell'agone elettorale al fine di arginare un trionfo della Le Pen e dei suoi 'populisti'.
Correva l'anno...
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Mostre gioiose

Post n°3139 pubblicato il 19 Aprile 2024 da fedechiara
 

18 aprile 2015

E' gioioso l'approccio iniziale che si ha con quel Grande Vecchio che è Martial Raysse. Grande Vecchio perché ancora bambino dentro e capace di magie e laboriose fantasie che sintetizzano artisticamente il mondo intero e ne correggono i molti aspetti grotteschi e mortiferi e lo trasfigurano e rivitalizzano.
Un artista, Raysse, che non conoscevo affatto, nel vasto panorama dell'Arte contemporanea, e già il fatto che abbia scelto di vivere in Dordogna, come si legge nella sua biografia, aggiunge gioia a gioia. Perché ti fa venire in mente il gran naso dello spadaccino innamorato di Bergerac - quello de: '...e giusto al fin della licenza io tocco.' - e il fluire di quel fiume dolce che dà il nome alla regione, sulle cui sponde affacciano e si specchiano i meravigliosi villaggi della 'douce France' dei nostri sogni di una vita altra e diversa, delle molte che abbiamo immaginato e ci sono sfuggite tra le dita.
E già all'ingresso, nella corte interna del palazzo che ospita la sua mostra (M.a.r.t.i.a.l R.a.y.s.s.e - Palazzo Grassi – Venezia), ti aggiri tra le teche di un immaginario museo della Conoscenza e della Fantasia dove le statuette di antichi satiri e deità si confondono con i funghetti colorati e le capre e i contadini-ushabti che menano una strana carriola, e con gli altri sogni infantili buffi e grotteschi e le fiabe trasposte in sculture arcane di un Bimbo Meraviglioso capace di proporsi quale Fautore del Mondo Nuovo che tutti abbiamo inseguito da bambini, ma è durato poco, ahinoi e solo ne serbiamo brandelli e sfilacci nella memoria.
E ti colpisce quella statuetta di un tale che cerca di uscire dalla sua scatola angusta aperta a fatica - e dentro si mostra la luce di un inferno da cui cerca di scappare, ma fuori è tutto un fiorire di luce e galli-eroi ritti nelle loro piume che tirano con l'arco e bambini divini che eruttano fontane luminose.
E se un corpo nudo giace sulla pira della sua vita sofferta - che sembra un eroe troiano a cui è stata negata la meta di una Nuova Città da fondare - nella stessa teca gli fanno consolatoria compagnia i funghetti colorati della rigenerazione e trasformazione della materia e un satiro cornuto che porta sulle spalle una divinità gioiosa e un'altra bianca divinità della pace, più in là, con in testa la piccola colomba simbolica del Volo a cui tutti aspiriamo - o Resurrezione, che verrà qualche millennio più avanti.
E sembrano davvero le teche di un museo dell'archeologia minoica, ma rivitalizzato dal Buffo della fantasia infantile che non trascura la meticolosità nella riproduzione delle sculture e statuette e oggettini correlati - e Raysse è autorevole, autorevolissimo nel coinvolgerci in quel suo mondo di fiaba e cento fiabe della Storia e delle odissee e delle eneidi e le dice vere, più vere del vero, e se il mondo fuori dal palazzo è altra cosa e più avvilente e piatto, beh è un nostro problema, di noi che artisti non siamo e la Fantasia che abbiamo avuto in dono è raggrinzita in un angolo delle nostre menti e spaventata e raggrumata – come quel grumo arboreo che si mangia il corpo di una figuretta di donna e viene in mente Dafne e Apollo e il Laurus Nobilis dalle foglie intensamente profumate....

 
 
 

Chiavi di volta, guaine contenitive e armate invincibili.

Post n°3138 pubblicato il 19 Aprile 2024 da fedechiara
 

Chiavi di volta, guaine contenitive e armate invincibili.

Ho un suggerimento da darvi – che potrebbe aiutarvi a decifrare il mondo in cui viviamo e ad assumere i 'giusti' comportamenti conseguenti. Consideratelo un 'chiave di volta' dei tempi grami che ci sono dati in sorte in questo scorcio di millennio entrante, l'asse portante di tutte ed ogni considerazione su quanto avviene e perché e ne avrete la consolazione filosofica (De consolatione philosophiae di S. Boezio) necessaria a tollerare le cronache di imbecillità diffusa che leggiamo ogni giorno sui giornali e vengono recitate in tivù.
Ecco l'ho detto. L'asse portante e chiave di volta di cui parlo è il pensiero che viviamo, obtorto collo, in un mondo di imbecillità diffusa e che permea come una elastica guaina contenitiva ogni cosa che ci viene proposta come meditazione sul senso delle cose.
Prendete la guerra a cui assistiamo – che ci cresce tra le mani a botte di incursioni notturne 'telegrafate' (ci dicono serissimi i telegiornalisti) perché non facciano troppi danni e il nemico che si vuole abbattere e ferire e/o annichilire (l'Ebreo stanziale colonizzante) sia avvertito e prenda le sue sacrosante contromisure.
Milioni di euro di armamenti sofisticatissimi e potenzialmente iper esplosivi vengono sprecati da decrepiti guerrieri teocratici tuttora in servizio effettivo per 'dimostrare' che ne hanno in serbo di maggiori e capaci di metter fine, finalmente, all'odiata presenza dell'invasore in terra di Palestina.
Imbecillità? Giudicate voi.
La contro risposta bellica dell'odiato nemico non è meno ardua da decifrare e definire. Aerei e missili di altissima tecnologia volano di notte e mirano una base militare iraniana ma, ci dicono i guerrieri teocratici iper vetusti, 'non hanno fatto alcun danno'.
Che spreco di costosissimi armamenti e, di più, di senso delle cose.
Un po' come se in una rissa feroce ci producessimo in sapienti gesti mimici alla Bruce Lee, con salti spettacolari e sciabolate delle braccia laterali avendo cura di arrivare a non più di due centimetri dal capo e dalla gola del nostro co protagonista belligerante per fargli sapere di cosa siamo capaci se solo lo vogliamo. Lo vogliono?
O è il copione di un film strano, un b-movie da proiettare ai posteri divertiti sui divani a dimostrazione di quale miracolosa guaina di imbecillità diffusa indossiamo noi presenti e vivi in questo millennio di buffi triboli ed affanni? O, in alternativa, una propedeutica bellica dei nostri Stranamore occidentali per abituarci agli scoppi maggiori che verranno? Tipo: 'Come imparai ad amare la Bomba e a tirare la vita con i denti all'interno dei rifugi anti atomici.'
E, passando dal Medio Oriente in fiamme cinematografiche all'Ucraina delle nostre nostre neuro infiammazioni europee filo Nato come giudicare la proposta di un tale che afferma sereno che la trattativa di pace che verrà (verra?) non dovrà vedere seduto al tavolo nessun rappresentante della Russia? La pace, di questi tempi, non si fa più con il nemico belligerante, la combiniamo furbescamente tra di noi opposti e neanche glielo telegrafiamo, non gli mandiamo corrieri o colombi viaggiatori ai cattivoni russi.
Sarà una pace virtuale, concordata fra di noi vincitori altrettanto virtuali – e se udrete ancora gli scoppi dei missili ipersonici russi trasvolanti sopra Kiev e vi racconteranno dei soldati ucraini morti nelle trincee di una guerra che continua non fateci caso, non prestategli fede: è una insensatezza programmata, un 'baco' della intelligenza artificiale.
Non c'è nessuna guerra in corso perché noi filo Nato abbiamo dichiarato unilateralmente la pace e i Russi sono diventati, perciò, gli abitanti di un altro pianeta dove non si indossa la mitica guaina di noi occidentali cazzuti e tanto tanto furbi da dichiarare, a futura memoria, che la nostra guerra per procura è solo l'applicazione di una 'cintura difensiva' di paesi democraticissimi e invincibili, olè!
Bibliografia: 'Storia della Invencible Armada Nato' – tuttora in fase di scrittura
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I Bastioni del Tempo.

Post n°3137 pubblicato il 16 Aprile 2024 da fedechiara
 

Oltre i Bastioni del Tempo. 16 aprile 2023

E' vero che 'ho visto cose che voi umani...' No, non 'navi da combattimento in fiamme al largo dei Bastioni di Orione', bensì il cigolare da film dell'orrore delle piccole ruote di un carrello improvvisato, una semplice tavola su ruote che avanzava verso di me alle quattro del mattino di una notte afosissima fuori dell'aeroporto di New Delhi e, sopra, quel che restava del corpo di un uomo magrissimo – l'immagine di un 'fachiro' quale ci rappresentiamo noi qui in Occidente.
E quell'uomo dimezzato, un Visconte dell'immensa miseria dell'India, aveva mozzate entrambe le gambe all'altezza delle natiche e si spingeva in avanti, vestito del solo suo 'dhoti', incredulo (tanto quanto lo ero io) di quella arcana, solitaria presenza in abito turistico che gli consentiva di tendere la mano pietosa e di ottenere una banconota da un dollaro – per lui il dono di una impensata ricchezza di quel suo giorno nuovo e meraviglioso che si aprì di lì a poco con un'alba di straordinario fulgore.
E ho conosciuto, in un paesuolo nascosto del nostro Friuli - fitto di foreste e di frazioni di case abbandonate alla loro struggente solitudine dai bis nipoti degli antichi costruttori – un tale Romeo, parrucchiere in quel di Padova, che aveva lasciato grasso e pingue la casa e la moglie (anni più tardi si ricongiunsero per l'incombere della sua malattia) per andare a vivere di poco e di nulla a mezzo servizio in una cooperativa agricola di mezza montagna e ivi si era rigenerato e dimagrito e i muscoli avevano ripreso a guizzare sotto la pelle e i capelli gli erano diventati lunghi e disordinati (lui, un parrucchiere!) come quelli del nostro Corona televisivo.
E quando vi rimisi piedi ormai vecchio, in quel paradiso terrestre della mia prima maturità dove mia figlia di anni quattro sguazzava in una larga pozza del torrente insieme alle altre bambine del luogo, mi condussero alla sua tomba e mi raccontarono di un suo tristissimo declino alcolico e della malattia che ne consegue e della moglie che lo raggiunse e lo consolò e morì qualche mese dopo di lui - e giacciono accanto in quel cimitero di Spoon river che visitavo con sguardo desolato, riconoscendo le lapidi di altra gente conosciuta e degli abitanti del luogo miei coetanei e la Parca mi teneva la mano e mi sorrideva, sempiterna giovinetta, come per un transito annunciato negli anni in questa mia 'recherche' che lentamente incede come un autunno fatale 'e lentamente ci dice addio'.
Lacrime che si confondono con la pioggia del Tempo sui vetri opachi della memoria.

 
 
 
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