Creato da fedechiara il 14/11/2014
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L'Europa che non siamo e che non vogliamo

Post n°1040 pubblicato il 18 Novembre 2019 da fedechiara
 

Quella maggioranza di 'citoyens' chiusi nelle case del loro scontento. 18/11/2015

Mi ha colpito il racconto che ha fatto A.B. Yehoshua alla stampa: di quand'era in ospedale per una piccola operazione e un'infermiera palestinese gli chiede di parlargli e gli confida la sua verità su le masse arabe spaventate - una larga maggioranza a suo avviso - che se ne restano chiuse in casa mentre a tenere la scena dei telegiornali di tutto il mondo sono i visi di quegli altri: quelli che scendono in piazza e gridano rabbiosi le loro oscenità ideologiche contro gli Stati dell'Occidente e bruciano le bandiere americana e francese e britannica, secondo che a bombardare i loro territori con maggiore determinazione sia questa o quella nazione.

Dunque, secondo quell'infermiera, una maggioranza di 'islamici moderati' esiste, alleluia! E dobbiamo solo convincerla a uscire di casa e conquistarsi la scena sulle piazze e gridare: 'Vive la France e l'Occident de notre libertè, egalité, fraternité' che ci ha pietosamente accolto e sfamato e regalato uno status di cittadini, - perfino a quei rinnegati 'francesi' di seconda e terza generazione che, istruiti nelle carceri della loro manovalanza malavitosa, impugnano i kalashnikov e sparano su vittime inermi e si dicono vittoriosi per la riuscita della loro vigliacca strage contro gente disarmata e ignara della 'drole de guerre' che quegli infami ci hanno dichiarato.

Attendiamo fiduciosi, nei prossimi giorni e mesi, che quella maggioranza si mostri, finalmente! ed espunga dai quartieri arabi delle metropoli europee (le famigerate 'banlieues' e il quartiere di Mollenbeek, in Belgio: veri e propri mostri urbanistici da ripensare radicalmente ai fini di una vera integrazione) quei figli degeneri e rimbecilliti dalla predicazione dell'odio coranico che hanno il torto di dirceli tutti schierati, gli islamici, dietro il velo medioevale di quella religione non ancora 'laicizzata' e ridotta a più miti consigli - com'é stata laicizzata la nostra religione cattolica e ridotta a un ruolo di testimonianza e nessuna pretesa di imporre i suoi diktat medioevali sulla società tutta.

Battete uno o più colpi, se davvero ci siete e volete liberarvi della paura e dell'odio scatenato dagli assassini di Charlie Hebdo e da quelli del venerdi nero del novembre parigino.

 

Bibliografia essenziale

 
 
 

Recitazione della controversia italica (2)

Post n°1039 pubblicato il 17 Novembre 2019 da fedechiara
 

Buonisti. L'etimo e l'etica.

(https://it.wiktionary.org/wiki/buonismo )

Sappiamo che il termine non piace a Gianfranco Bettin (suo articolo su 'La Nuova' di ieri) che ce lo rinfaccia e, per ritorsione, - così negando l'appartenenza alla categoria 'buonista'- ci dice 'cattivisti'. E sia; d'altronde il 'cattivismo' nella satira è cosa e definizione ormai datata e con Fracchia e Fantozzi è stato consacrato ed iscritto negli annali.
Possiamo tornare alle originali diciture da cui deriva: 'buoni' e 'cattivi', ma non avrebbero lo stesso significato e, se è stato annoverato fra i lemmi del Devoto-Oli e di altri dizionari, significa che è ormai parte dell'evoluzione del linguaggio post moderno e degli eventi e delle persone che quell'evoluzione hanno determinato.
Il Bettin, inoltre, se la prende, cattivissimo lui, con 'le fogne di internet' dove allignerebbe, a sentir lui, il 'peggio del peggio' del nostro essere cittadini incazzati e indignati e delusi dalla politica (in ispecie la politica della sinistra di s-governo) e, se in parte è vero e certi eccessi e toni e linguaggi disturbano, nondimeno ci diremo seguaci di Voltaire (o chi per lui) e sosterremo, sempre e a viso aperto, che: 'Non condivido ciò che dici (o scrivi), ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo (e scriverlo).'

E questo assunto volterriano e democratico pare non sia parte della cultura di quei terroristi 'francesi' di seconda generazione che stecchiscono nelle redazioni di Charlie Hebdo e nelle strade e nei ristoranti e nei teatri e stadi di Francia quegli altri francesi (francesi di molte generazioni) diversi di fede e dai costumi e modi di vita occidentali - e usano dei loro passaporti e nazionalità amabilmente consegnati loro dalle nostre molli e accoglienti democrazie europee per andare in Siria ad addestrarsi militarmente e tornare in patria per compiere le sante stragi che 'così vuole Allah' e il truce profeta. 

Tempi grami di una Babele di lingue e appartenenze politiche che si torcono tra cattivismo e buonismo in politica e questi ultimi sono per le frontiere tutte aperte (e le stragi conseguenti) e i primi, invece, per frontiere chiuse e controllate e accoglienze 'cum grano salis' e numeri ragionevoli e controlli stretti di polizia ed esercito per non trovarci poi con la polizia e le teste di cuoio francesi e belghe che stringono d'assedio il quartiere di Molenbeeck, in Belgio, dove pare si siano asserragliati molti terroristi, e lì, tra i mitici 'islamici moderati', nel corso di questi anni tormentati, hanno trovato il loro 'brodo di coltura' e le protezioni. 

E delle loro identità acquisite di belgi e/o francesi quei tardi figli di allah resipiscenti non sanno che farsene e si fanno terroristi per spirito di appartenenza atavico e severa e univoca interpretazione delle pagine del Corano e ci portano la guerra in casa e dobbiamo combatterla - come dice Hollande in affanno mediatico e con colpevole ritardo - e tutti invochiamo gli 'islamici moderati' che ci diano un segno: di esserci e di condividere i valori dell'Occidente dove sono emigrati a milioni e continuano a premere alle frontiere. 

Nella speranza che non siano figli dell'araba fenice: 'Che vi sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.'

 
 
 

Recitazione della controversia italica

Post n°1038 pubblicato il 17 Novembre 2019 da fedechiara
 

I prossimi decenni delle nostre vite - 16 novembre 2014

E' interessante l'affermazione di Burlando versus Renzi e i maledetti governi responsabili degli scempi conseguenti ai condoni edilizi che: 'Se dovessimo mettere in sicurezza il Bisagno, dovremmo evacuare diecimila genovesi.' Affermazione che dice meglio di cento studi urbanistici e sociologici la densità della popolazione italiana in un territorio stretto e lungo peninsulare che non ha uguali in Europa (per densità) e forse nel mondo – e se prendete Venezia e i suoi vaporetti, apriti cielo! Beate le sardine nelle loro scatole, che almeno l'olio di girasole o di oliva facilita i micro aggiustamenti all'interno.

E che si sia costruito sulle pendici dell'Etna e del Vesuvio (una sua eruzione improvvisa ne cancellerebbe a decine di migliaia) la dice lunga sulla costrizione tutta italica di espandersi e mettere radici 'dovunque e quantunque e sebbene', ad onta degli allarmi decennali degli esperti e degli 'avvisi ai naviganti', pardon: residenti, sui rischi che corrono.

E, ciò malgrado, si continua a stipare, in questo disgraziatissimo paese, oltre lo stipabile - e ci sono persone indifferenti all'impatto sociale del fenomeno 'immigrazione selvaggia' e incontrollata (i cosiddetti 'buonisti'), che non si curano delle conseguenze e dei fatti e degli eventi accaduti a Tor Sapienza e tuttora dicono, impavidi, che: 'Han torto i residenti, tutti razzisti e intolleranti e 'di destra'.

Così, in questa trista e tragica recitazione della controversia italica, con i noti eventi e i pogroms che si ripeteranno a breve in quegli stessi luoghi o altrove, trascorre il breve tempo delle vite nostre, tra crisi economiche che non demordono e lavoro che non c'è, ma domani chissà.

Attrezziamoci: è qui che dovremo trascorrere i prossimi decenni della vita nostra.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
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A novembre.

Post n°1037 pubblicato il 16 Novembre 2019 da fedechiara
 

 

E sarà colpa di Novembre, mese maledetto in cui il cielo piange tutte le sue lacrime e l'acqua scende a cataratte e mastelli rovesciati sulla terra, sciogliendola in frane e torrenti di fango urlanti e maree impazzite che tutto ricoprono delle vane opere umane poggiate su suoli ballerini e che si sgretolano sotto l'azione devastante di Ganga, la terribile dea delle tracimazioni dei fiumi indiani.

Sarà per le foglie che cadono e ci rammemorano le nostre fragilità corporee e i venti maledetti dello Scirocco gonfi di piogge che tutto quanto avviene attorno a noi e trova echi catastrofici in tivù e sui giornali ci pare come un transito di zombies, morti che camminano sulle scene avvilenti della politica nazionale sempre conflittuale e inconcludente - e intanto chiudono le storiche fabbriche dell'acciaio fitte di morti cancerosi e le eleganti hostesses dell'Alitalia e gli stewards sfilano eleganti fuori dagli aeroporti per recarsi al funerale della loro azienda decotta, i cui salvataggi ci sono costati milioni di euro bruciati sugli altari della 'italianità'?

E la partita del lavoro che non c'è e, quando c'è, naufraga nelle aule dei tribunali per gli inutili contenziosi che lasceranno a casa gli operai e diranno vane e stupide le presenti dichiarazioni infiammate degli attori politici e dei tristi comprimari sindacali dalle voci fesse ci da l'impressione di un paese-ospedale, un paese di sciancati e mutilati, che si avvia alle tristi celebrazioni natalizie con la mestizia dei parenti che si recano a far visita ai congiunti nei nosocomi fingendo i sorrisi.

Ha da passà a nuttata, si dice in 'Napoli milionaria', la nottata di un paese che frana sotto il peso della pochezza del suo ceto politico e dello s-governo presente dei velleitari attori 'giallo-rossi': nati per salvare le poltrone parlamentari incollate al sedere, ma che temono di non farcela ad arrivare al mattino di Gennaio 2020 in cui i medici-elettori emiliani li diranno 'terminali' o li grazieranno per qualche altro mese di tristissima agonia politica. Sipario. Triste e solitario (o era 'binario'?).

L'immagine può contenere: incendio e candele

 
 
 

Rospi di ieri e di oggi

Post n°1036 pubblicato il 15 Novembre 2019 da fedechiara
 

Piovono rospi 15 novembre 2014

Mi ha colpito la frase di quei tredici migranti di Tor Sapienza (nome nobile, ma di faticosa coniugazione con le notizie che ci vengono da quel quartiere) che sono tornati nelle case da cui sono stati cacciati dai residenti storici in plateale rivolta. 
'Questa è la nostra casa.', pare abbiano affermato. Casa loro, già. Come tutte quelle assegnate in tutti quegli altri centri della Penisola dove sono stati stipati i cento ventimila e più migranti (pochissimi i 'rifugiati' aventi diritto) sbarcati sulle nostre coste grazie alla brillantissima operazione detta 'Mare Nostrum': un tam tam di chiamata a raccolta e fortissimo incentivo a 'provarci' che ben dieci paesi europei ci hanno rimproverato a muso duro.

La nozione di 'diritto', in questo paese, si succhia già dal latte materno e fin dal primo toccare terra dei migranti che accogliamo ('accogliere' è parola grossa, a giudicare dalle notizie in cronaca). Meno facile è elaborare mentalmente il suo corrispettivo: 'Il dovere'. Dovere di rispettare le leggi vigenti, a cominciare da quelle che sono state scritte a difesa delle frontiere di terra e di mare e che i nostri migranti storici nelle Americhe rispettavano, a quanto mi costa, fin da quando si imbarcavano sulle navi a Livorno, Genova, Civitavecchia. 
Perché il fenomeno migratorio va governato e regolato e non subìto – come accade da noi che non sappiamo a che santo votarci e siamo il solo paese europeo che, da lunga fiata, non mostra i grafici di una pur modestissima ripresa economica che sempre auspichiamo - e danziamo la mitica 'danza della pioggia' perché arrivi finalmente! e ci batte perfino la Grecia, nell'ultimo semestre.

'Casa nostra.', dicevamo. Sogno di molti e di tutti - e le richieste di un alloggio popolare sono alle stelle da sempre così come le 'occupazioni' delle case in periferia che, a volte, includono anche appartamenti già assegnati nel rispetto delle faticose procedure. Diritto e dovere, appunto, da richiamare sempre congiunti. E rispetto della legalità repubblicana di cui giungono davvero pochissime notizie dalla cronaca del Belpaese.

E chissà dove saranno ricoverati quei tredici che rivendicavano il diritto di una 'casa nostra', ma sono stati ricacciati dalla rivolta di piazza. Speriamo in Tirolo, dove il 'dovere' e il rispetto della legalità vengono sempre due e più passi prima di pronunciare la parola 'diritto'. Che nessuno si sogna di negare, ma a ragion veduta, dopo aver rimesso le 'cose a posto' - prima i residenti e, se avanzano risorse, anche i nuovi arrivati - in questo paese dove tutti gridano e la pacatezza sembra un 'sogno di mezza estate' piovosissima e, invece, di gocce d'acqua, piovono rospi.

L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'aperto

 
 
 
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