Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
 

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A maggio, a maggio! Il sol della calda primavera.

Post n°709 pubblicato il 11 Dicembre 2018 da fedechiara
 

 

C'è una frasetta che piace tanto ai politici dell'opposizione: 'i fatti stanno a zero' che meglio si adatta allo 'stato dell'Unione', ma più a quei grigi burocrati dell'Europa presente sorretta dal P.p.e. che ci minacciano di 'procedura d'infrazione' e avranno il loro bel daffare per convincerci, nei prossimi giorni e mesi, che il deficit della Francia alle prese con le violenze di piazza è cosa diversa dal nostro deficit del reddito di cittadinanza e le pensioni a quota 100.

E che la costruzione europea, così come è andata configurandosi nei decenni con le sue 'regole' inflessibili e l'austerità come orizzonte asfittico che tanti conflitti sociali ha attizzato, sia giunta la capolinea e debba 'darsi una bella regolata' ben lo mostrano il dramma degli inglesi alle prese con il mancato accordo sulla 'brexit', la rivolta dei 'gilets jaunes' in Francia, la chiusura delle frontiere ai migranti e il coro stonato da 'torre di Babele' che viene dal parlamento europeo ormai in disaccordo su tutto – incluso il Global compact, che è patto demoniaco tra paesi insensatamente 'buonisti' e la maggioranza degli stati lassisti del sud del mondo che lasciano andare a milioni i loro cittadini alla ventura di una migrazione epocale gestita da criminali e 'scafisti' assassini e capace di causare disastri economici e conflitti infiniti nei paesi di arrivo.

A maggio, a maggio! Via gli imbelli s-governanti europei delle vergognose procedure d'infrazione usate come randelli contro i 'populisti' che li manderanno a casa.

Informazioni su questo sito web
ILFATTOQUOTIDIANO.IT
“C’è rabbia, c’è indignazione condivisa da molti francesi. Servono misure profonde“. Nel pieno delle proteste dei gilet gialli che nelle ultime tre settimane hanno infiammato il Paese, Emmanuel Macron si rivolge alla nazione con un appello “per lavorare tutti insieme alla costruzione di ...

 
 
 

Lo stato delle cose. (Buon Natale, brava gente.)

Post n°708 pubblicato il 10 Dicembre 2018 da fedechiara
 

 

Viviamo di impressioni e le prime impressioni che abbiamo di un luogo e delle persone che lo abitano nutrono i nostri giudizi – e i pregiudizi, se consideriamo che le seconde e terze impressioni di uno stesso luogo e persone a volte correggono le prime. E tuttavia sono una prima 'verità' che va raccontata e descrivono lo stato delle cose al modo degli 'impressionisti' - macchie di colore e sfumature e poca nitidezza, ma non possiamo prescinderne se siamo chiamati a raffigurare quei luoghi e descrivere quelle persone.

E ieri ero a Mogliano Veneto, di certo non la più graziosa cittadina della provincia trevigiana e importante snodo di traffico, il Terraglio, che taglia inesorabile e violento (rumore, inquinamento) il centro cittadino e lo castiga e separa il cuore della piazza dal resto della città, ma, se percorrete a piedi il reticolo di strade che sta alle spalle della stazione e degli orridi condomini che la fiancheggiano, avrete giardini e parchi privati a profusione e gli incanti primaverili delle fioriture e qualche villa veneta che affiora coi suoi timpani e gli archi e colle sue statue amorosamente corrose dal tempo fuori dalle basse chiome degli alberi – sprazzi e visioni di un tempo meno crudele e impoetico del nostro.

E mentre aspettavo la signora che mi accompagnava a vedere un appartamento, giusto in pieno centro, sul Terraglio e davanti al collegio Astori, osservavo a dieci metri davanti a me un nero col cappellino da baseball blu e i pantaloni di una tuta nera con banda bianca longitudinale che con la massima calma e incurante del mio sguardo curioso apriva la catena di una bicicletta da ragazzo ordinatamente parcheggiata, vi saliva sopra e pedalava via calmo e indifferente agli sguardi allibiti delle persone. Redistribuzione della ricchezza, direbbe un mio amico di animo buonista e ferocemente e insensatamente 'no borders'.

E dovremmo considerare quello che avviene a Tor Sapienza, Roma: un quartiere di massimo degrado urbano e luogo privilegiato dei conflitti inter etnici che ne derivano, spesso descritti dai nostri valenti giornalisti di inchiesta, quale specchio e misura di un minimo e di un massimo di oscenità sociale e discariche urbane al cui paragone l'episodio di Mogliano testè descritto è piccolissima cosa che desta infino tenerezza e, se lo avessi segnalato alla polizia, mi avrebbero risposto seccati che hanno ben altre cose gravi di cui occuparsi.

Perché, vedete, l'importazione senza controllo e limite e capacità di vera e ordinata accoglienza e inserimento sociale e lavorativo di una massa imponente di giovani neri da parte del duo Renzi Alfano ha prodotto il mendicismo diffuso e la micro criminalità che è sotto gli occhi di tutti - e la tolleriamo come una sventura necessaria e ineludibile in terra di papi misericordiosi e lamentosi e monocordi, la cui imbelle misericordia e bontà paghiamo col disordine sociale e il rancore sordo che ne deriva e cova sotto le ceneri e produce i 'no' al referendum e la brexit e Donald Trump.

E l'onda montante non è ancora spenta di quei 'populismi' (come si compiacciono di definirli i cretini di talento buonisti che scrivono sui giornaloni e merlettano in tivù di indebite compassioni invece che di governo dei fenomeni e delle emergenze) e ne vedremo delle belle, passatemi l'atroce ironia, e il Belpaese dei balocchi politici intanto si crogiola sulle sciocche 'consultazioni' e le sfilate dei papabili alla guida del prossimo s-governo: Gentiloni o Franceschini o il Renzi imbonitore di bel nuovo. Dum Saguntum expugnator.

Buon Natale, brava gente.

 
 
 

Il pecorino zen

Post n°707 pubblicato il 09 Dicembre 2018 da fedechiara
 

Il pecorino zen  - 09 dicembre 2015

Magari è esistito davvero il 'pecorino zen' di cui parla il bel film della Archibugi 'Verso sera'. 
Di sicuro sono esistiti i professori del tipo impersonato da Marcello Mastroianni nel film: che il mondo e la vita li hanno filtrati attraverso i buoni libri e letture - e della generazione dei figli non apprezzavano o disprezzavano quell'andare a tentoni come ciechi attraverso le regressioni tribali e la vita nelle 'comuni' e la tautologia dell'esperienza 'come viene viene', droghe incluse ed enfatizzate quali filtri dell'intelligere e 'viaggiare'.

E lo zen occidentale si identificò con 'L'arte della manutenzione della motocicletta' e alcuni di quei partecipanti alle comuni romane e di altre città divennero adulti e scrittori di successo, artisti e poi padri di famiglia a loro volta e nonni – che di quei loro 'viaggi' e ricotte e pecorini zen tutto disconobbero nell'ascesa dei decenni e, in finale di partita, ebbero finalmente le illuminazioni tardive dei loro nonni e padri che avevano ucciso – nel senso dell' 'uccidere i padri' di cui alla psicologia e psichiatria, talvolta.

E chissà di che cosa parlano gli studenti di oggi che occupano le scuole e danno vita ai 'collettivi studenteschi' secondo copione vecchio e stantio – e i libri sono sempre l'ultima ratio e ultimo interesse perché prima viene la vita 'che non è scritta nei libri', a sentir loro.

E, forse, chissà, a qualcuno dei nostri studenti veneziani di una qualche 'squola occupata' verrà in mente di proporre e mettere in commercio, a sua volta, le 'sarde in saor zen' - brillante evoluzione dei loro nonni e padri che disdegnarono il testimone della cultura libresca - e rielaborano negli odierni collettivi lodati dal sottosegretario Faraone la nuova realtà generazionale dei mille profili facebook, adeguandola al medioevo di ritorno dell'isis delle teste mozzate e dell'occupazione delle case dei senza lavoro cronici e senza speranza di un mondo che 'si stava meglio quando si stava peggio'. Già.

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Di leggende e dintorni

Post n°706 pubblicato il 08 Dicembre 2018 da fedechiara
 

08 dicembre 2015

Quando prendiamo definitivo congedo dai genitori entriamo e ci stipiamo in quella vasta lounge planetaria dove si smaltisce - con una dolce e ragionata lentezza, per fortuna - la lista d'attesa del nostro stesso congedo corporale. Tocca a noi, ci diciamo - e le notti sono fitte di sogni tormentati e i pensieri molesti, nel dormiveglia, ci spaventano per i troppi misteri del nostro prossimo viaggio e le improbabili e oscure destinazioni, ammesso e non concesso che ve ne siano, - a parte le leggende religiose e le consolanti e/o spaventose figurazioni medioevali che hanno riempito le nostre deboli e condizionabili zucche di bambini fragili e spaventati di tutto.

E' una lounge confortevole, in verità, con tutti i comforts che la nostra generazione ha saputo/voluto apprestare per i suoi anziani e vecchi: luoghi di cura e di socializzazione un po' venati di tristezza e rimpianti, ma chi è 'autosufficiente' riesce ancora a progettare viaggi e partecipare con un certo impegno e residua autorevolezza alla 'vita sociale' – e facebook aiuta, certo, pur se è da usarsi 'cum grano salis' e considerarlo un giocattolo un po' stupido e vanesio, quale effettivamente è per molti, troppi di noi. E pericoloso, se consideriamo l'uso distorto che ne fanno i troppi 'bulli' delle nostre scuole e le 'radicalizzazioni' para islamiche contorte e stupide che vi avvengono e, finalmente, vengono monitorate dalle 'intelligences' dei vari paesi sotto attacco terroristico

E sarà per il fitto calendario funerario dell'ultimo mese appena scorso, durante il quale ho ficcato gli occhi in quelli spaventati dei morituri - e ne coglievo gli angoscianti interrogativi e le segrete paure - la dimensione dell'Ade, dell'Aldilà mi è diventata familiare e, di recente, ho recuperato quel dialogo sapido e pieno di sensatezza filosofica antica di Socrate con i suoi discepoli e l'ho comparato con tutte quelle promesse di Paradisi e Purgatori (gli Inferni no, non sono più di moda, al tempo di Francesco e del suo Giubileo della Misericordia che si celebra in pompa magna e con gran battage pubblicitario dei media servili e 'più realisti del re') che mostrano la corda delle nefaste e incorrotte narrazioni medievali. E mi è venuto da sorridere quando un radio-giornalista mi ha spiegato che il riferimento antico della 'porta santa' era ad un capro sacrificale – segno che la nostra e le altre religioni non si sono mai troppo distaccate dai tempi mitologici dei popoli pastori che le hanno partorite e riempite delle loro vetuste simbologie e riferimenti rituali e sacrificali, a partire da Isacco, salvato dall'Angelo.

E, per i presenti celebranti e i loro plasmabili 'fedeli' dai percorsi mentali labirintici e fittamente nebbiosi, è una manna che la Scienza non abbia saputo produrre altrettanti accattivanti e chiari riferimenti simbolici sostitutivi di quelle leggende fruste e inadeguate a coniugare il presente – che si dibatte, infatti, nei conflitti indotti dallo scontro tra 'verità rivelate' (ebraiche, cattoliche e islamiche) da sempre contrapposte e ugualmente riferite alla pastorizia delle origini e ai belati dei caproni sacrificali.

Perché, se la luce della Scienza e relativa Conoscenza, - in questi tormentati decenni di medioevi che ritornano e si scontrano nelle strade di Parigi e nei caffè danesi e musei tunisini e nelle redazioni della libera stampa e negli istituti per handicappati di san Bernardino - se quella luce avesse sfolgorato e prodotto le sue auguste e maestose simbologie di vera e piena Conoscenza non saremmo qui a piangere i nostri morti innocenti e farli benedire in quelle stesse chiese in cui si predicano le verità asfittiche e storicamente violente del nostro scontento (leggetevi la 'crociata contro gli Albigesi' o 'la notte di san Bartolomeo' e le altre guerre di religione su Wikipedia e ne avrete contezza).

Luce, fate luce!' si dice che abbia esclamato il Poeta morente. Ce n'è un gran bisogno, in effetti. Non fosse altro che per illuminare il Buio dell'Ade e dirlo il confortante Nulla che ci ha partorito e a cui ritorneremo. Amen e così sia.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
       
         
           Socrate - I vivi e i morti
  • "Consideriamo anche da questo punto
    di vista come sia molto probabile che la

    morte sia un bene. Il morire è infatti una
    di queste due cose: o è come se il morto
    non esistesse per nulla e non provasse
    alcuna sensazione, oppure - come
    dicono - la morte è una sorta di
    cambiamento, una migrazione dell'anima
    da questo luogo ad un altro. Se dunque
    nella morte non vi sono sensazioni, essa
    somiglia ad un sonno senza sogni. Ma
    allora essa è un meraviglioso guadagno.
    Sono convinto infatti che se uno dovesse
    scegliere e paragonare una notte senza
    sogni con altre notti ed altri giorni della
    sua vita, dopo averci ben riflettuto io
    credo che non solo un privato cittadino,
    ma anche il Gran Re non troverebbe
    molte notti e giorni più tranquilli e
    gradevoli di quella notte. Se questa è la
    morte, è davvero un guadagno, dico io:
    tutta la durata del tempo così non
    sarebbe più lunga di una sola notte! Se
    poi la morte somiglia ad un migrare da
    qui ad un altro luogo, e se è vero quel
    che si dice, che là vi sono tutti i morti,
    allora quale bene potrebbe essere più
    grande di questo, o miei giudici?
    Sarebbe forse una brutta cosa la
    trasmigrazione di un uomo che, giunto
    nell'Ade, liberatosi di questi uomini che
    dicono di essere giudici, trovi i veri
    giudici che, si dice, amministrano là la
    giustizia, Minosse Radamanto Eaco,
    Trittolemo, e gli altri semidèi che furono
    giusti in vita? E d'altra parte non
    accettereste di pagare qualsiasi prezzo
    per trovarvi con Orfeo, con Museo, con
    Esiodo, con Omero? Se la morte è così,
    allora io voglio morire più volte. Poiché
    per me in particolare sarebbe infatti
    stupendo passare il tempo lì,
    incontrando Palamede o Aiace
    Telamonio o chiunque altro sia morto per
    un processo ingiusto. Come sarebbe
    bello dialogare con queste persone e
    paragonare le mie sciagure alle loro! E
    più d'ogni altra cosa mi piacerebbe
    passar la vita ad esaminare ed indagare
    le persone anche lì, come faccio qui in
    vita, per sapere chi di loro è sapiente e
    chi invece non lo è affatto, ma si crede
    egualmente sapiente. Che prezzo non si
    pagherebbe, o giudici, per interrogare
    quell'eroe che condusse il grande
    esercito a Troia, o Ulisse, o Sisifo, o gli
    infiniti altri che si potrebbero citare.
    uomini e donne. Sarebbe il colmo della
    felicità conversare e stare insieme ad
    essi. Quelli di laggiù non ti uccidono
    certamente per questo: essi sono più
    felici dei vivi, in primo luogo perché sono
    immortali per il resto del tempo - se pure
    è vero ciò che si dice. Ma anche voi,
    giudici, dovete esser pieni di speranza di
    fronte alla morte e pensare che questa
    sola cosa è vera: niente può fare male a
    un uomo buono, né durante la vita, né
    dopo la morte. Gli dei hanno cura della
    sua sorte. Del resto anche la mia
    vicenda non è andata a finire così per
    caso, ma sono ben certo che ormai
    morire ed essere libero da tutte le cose
    era meglio per me. Per questo la voce
    del demone non si è mai rivolta a me ed
    io non sento rancore per coloro che mi
    hanno condannato e per i miei
    accusatori. Eppure non con questo
    intento essi mi hanno accusato e hanno
    votato contro, ma pensando di
    danneggiarmi, e per questo vanno
    biasimati. Tuttavia di questo li prego: i
    miei figli, quando saranno divenuti adulti,
    rimproverateli, cittadini, state loro
    addosso come facevo io con voi se vi
    sembra che si preoccupino delle
    ricchezze o di qualcos'altro prima che
    della virtù; e se, senza valere niente,
    credono di essere qualcuno,
    svergognateli come facevo io con voi,
    perché non si curano di ciò che bisogna
    e pensano di essere qualcosa, senza
    valere nulla. Se farete questo, avremo
    ricevuto da voi ciò che è giusto sia io sia
    i miei figli." 
  • Socrate - 'Discorso prima di
    morire.'

 
 
 

L'Europa che ha perso il lume della ragione

Post n°705 pubblicato il 07 Dicembre 2018 da fedechiara
 

Il vento della collera - Ieri accadeva 07/12/2015

Aux armes, citoyens! L'esortazione rabbiosa e militaresca della Marsigliese è stata la colonna sonora della 'débacle' parigina del 13 novembre appena scorso e oggi viene rilanciata in cronaca dalla notizia che 'il vento della collera' ha prodotto il suo primo risultato elettorale di gran peso: la nettissima affermazione, alle amministrative, del 'Front National' capeggiato dalla famiglia Le Pen: nonno, figlia e nipote – tre generazioni a confronto e un futuro, nazionale ed europeo, davvero nebbioso e di 'malaise' e 'étourdissement' diffusi e nessun segno, a parte i tardivi blitz dell'antiterrorismo nei covi degli jiahdisti, che la nostra bella Europa tornerà presto a specchiarsi nell'Inno alla Gioia delle sue origini.

Aux armes, citoyens. E davvero il Front National, dopo quel 13 novembre assassino, sembra essere una 'arma impropria', un bastone e una picca impugnati da quel popolo che sprezzavamo delle 'chiacchiere da bar' scambiate davanti a un 'Pastis' (e le dovremo rivalutare e tenere, da oggi in poi, nella debita considerazione) nei bar e nelle osterie dei piccoli paesi e delle cittadine sonnacchiose della 'douce France' che guardano alla capitale stordita e offesa e blindata come a un tradimento, un abbandono dei valori fondanti la 'Republique', un corpaccione sempre più estraneo – con tutte quelle 'banlieues' fuori controllo e la polizia che preferisce non metterci piede se non a stragi avvenute e l'emergenza sempre inseguita e mai prevenuta.

E i partiti della destra moderata e la sinistra dei socialisti al lumicino pensano già di 'fare argine' al ballottaggio e allearsi - una malata e indifendibile 'santa alleanza' - per impedire la consacrazione del Front National quale 'partito di governo' e la speranza è che falliscano e che il bastone, l'arma impropria impugnata dal popolo scenda pesante su quelle teste malate, su quegli inetti uomini di s-governo che solo le stragi ripetute – Charlie, Copenhagen, il Bardo - hanno 'risvegliato' dal torpore.

E, ad ascoltare la cronaca del conduttore di 'Prima pagina' di oggi mi avvilivo e scuotevo la testa al risuonare delle parole asfittiche che pronunciava e ai particolari in cronaca che evidenziava il giornalista de 'la Stampa'. Un giornalista 'di sinistra' dai neuroni refrattari agli antibiotici del comune buonsenso che azzardava una vera e propria arrampicata sugli specchi e insisteva a voler segnalare agli ascoltatori, dall'alto della sua spocchia, che il Front National è un partito fascista, un pericolo per la democrazia - ma non osava dirlo perché l'etichetta della trasmissione glielo impediva e, a denti stretti, teneva a freno la sua imbelle faziosità e il suo disappunto per quella vittoria largamente annunciata. 
Gli dei che accecano chi vuol perdere e, da molto tempo ormai, hanno 'perso il lume della ragione' e del buonsenso comune posti di fronte a un mondo rotto ed esploso che scaglia le sue schegge impazzite dentro i confini di Schengen - e le sue frontiere sud ridotte a un colabrodo e milioni di profughi che vi premono per entrare e i governanti che pagano miliardi di euro ad un autocrate islamico per arginare la piena che essi stessi hanno favorito e incoraggiato.

Tutti a casa. Un'altra politica è possibile ed urgente.

ILFATTOQUOTIDIANO.IT
“Il Front National è il partito più votato dai giovani tra i 18 e i 24 anni”, è quanto emerge da una stima realizzata da France Info, la radio pubblica francese, dopo il successo elettorale del partito di Marine Le Pen nel primo turno delle elezioni regionali. Questi i risultati comunicati dal minis…

 
 
 
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