Creato da fedechiara il 14/11/2014
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I natali del nostro scontento

Post n°1439 pubblicato il 05 Dicembre 2020 da fedechiara
 

3 dicembre 2015  · Natale fatale ferale.

Il Natale del nostro scontento si arricchisce ogni giorno che passa di notizie che ci fanno allargare le braccia e dire che non vi è davvero nessun rimedio alla confusione sotto al cielo degli uomini – e, a differenza di quanto pensava Mao tse dong in proposito, la situazione non è affatto eccellente.
E sapere che l'autocrate turco Erdogan e suo figlio in particolare trafficano e gesticono miserabili commerci petroliferi con gli uomini dell'Isis (o Daesh) che con il petrolio si comprano gli armamenti più sofisticati e potenti per la loro sporca e folle guerra all'Occidente fa cadere le braccia – e di più le fa cadere l'aver saputo, dagli esiti delle elezioni ultime scorse, che una maggioranza di turchi (che vogliono 'entrare in Europa') ne approva l'operato e si riconosce nelle nefandezze autocratiche contro la libera stampa di quest'uomo che la Nato e l'Europa tiene in palma di mano e lo difende per i miseri interessi di bottega e di contrasto contro l'azione geo strategica della Russia di Putin.
E in tanta confusione sotto al cielo come giudicare l'appalto che l'Europa liberale e accogliente ha dato a Erdogan, - quest'uomo spietato e cinico che non si arresta davanti a nessun scenario nella sua lotta mortale contro i curdi – l'appalto, dicevo, di fare fronte di contenimento/respingimento contro i profughi siriani che ambiscono di diventare cittadini europei, ma qualcuno di loro (ho scritto 'qualcuno', non 'tutti'!) - per chiara, maledetta incidenza statistica dei grandi numeri - partorirà figli e nipoti che si lasceranno incantare dalle bandiere dell'Isis o di qualche altro gruppo estremista e si faranno guerriglieri di una guerra interna alle nostre città spaventate e avvilite a tal punto da prefigurare una contrazione della già fragile crescita economica-zero virgola.
E il mitico Giubileo dell'umana misericordia che non c'è e non ci sarà per lungo tempo, ad onta del battage mediatico/pubblicitario di Francesco, già annuncia il suo flop di presenze prima di cominciare a causa degli annunci e dei timori terroristici.
Perciò, brava e buona (troppo buona?) gente, teniamoci caro il Natale del nostro scontento con tutte le caratteristiche che gli abbiamo dato e sono sedimentate nei secoli e negli anni recenti di bambinelli in cuna e presepi viventi e buoi e asinelli di ceramica e gli alberi - i Tannenbaum della tradizione nordica - addobbati di palle colorate e i panettoni e i canti mielosi, sempre gli stessi che ci hanno stufato negli anni scorsi e ci stuferanno in quelli futuri, ma oggi, in questi giorni e mesi di grande confusione sotto al cielo della violenza che regna sovrana, sono il segno distintivo di un nostro riconoscimento di cittadini che non si chiamano Abdul o Moahmed o Rashid che, se per una qualche ventura dovessero aversene a male, poverini, a scuola o nelle piazze dove si erigono gli alberi con sotto i presepi, seguano serenamente le loro tradizioni: le loro genuflessioni, i loro ramadan e i loro canti del muezzin e non interferiscano in alcun modo con le nostre.
A voi le vostre trombe, cari i nostri cittadini di importazione che siete fuggiti dalla fame e dalle guerre, a noi le nostre campane. E che suonino a distesa. Siamo in Occidente - dove voi avete chiesto ospitalità e l'avete, benevolmente, ottenuta, punto.
Un tempo parteggiavo per la rivoluzione russa, tu vedi il passo del gambero della Storia, e oggi mi tocca parafrasare Eduardo e il suo: 'Te piace 'o presepe!' Si mi piace. E' parte della mia storia e della mia identità e, pur non essendo credente, mi piace includerlo nelle collezioni dei musei dedicati alle tradizioni e andarli a vedere nelle città europee che visito e visiterò nel prossimo futuro. Così come ho visitato e visiterò i musei dedicati alle civiltà dell'Islam – quando ancora tra le due sponde del Mediterraneo si scambiava Arte e Civiltà e non 'barconi' infiltrati dai terroristi in pectore.
E' bene precisarle, queste cose, perché c'è chi, invece, le tradizioni e le culture degli altri, presenti e passate, oggi le abbatte coi picconi e i martelli pneumatici e mina i monumenti antichi col tritolo.
Fa tutta la differenza fra noi e alcuni di loro (troppi?), giova ricordarlo.

 
 
 

Dati incerti a confronto

Post n°1438 pubblicato il 04 Dicembre 2020 da fedechiara
 

'Dem' sta per 'democratici'. Che avete capito?
Sono andato a rileggermi i dati a confronto fra i tassi di mortalità dell'influenza 'classica' degli anni 2017/18 comparati con quelli della presente pandemia 19/20 e, a quanto è dato di leggere, non è per nulla agevole scorporare i dati per ottenerne una chiara comparazione che ci dica e ci confermi che gli ossessivi allarmi 'infodemici' dei tiggi e della carta stampata embedded ai d.p.c.m. di Conte e del suo s-governo giallo-rosso sono pienamente giustificati - e giustifichino le misure di allarme massimo di seconda e terza ondata presunte di un tristissimo Natale al chiuso, e senza nonni e zii e nipoti/ni intorno.
Natale che non sarà meno 'intenso', ci dice Conte, forse ignaro di prestarsi in video a una presa per i fondelli degli italiani incaxxiatissimi per la nuova reclusione ai domiciliari e le piste dello sci intonse per la gioia delle marmotte e degli orsi.
Non sono un 'negazionista' dei dati di terapie intensive e le rianimazioni al collasso, forse un filo 'riduzionista', se consideriamo, per l'appunto, la difficoltà succitata di avere chiaro un quadro pandemico che bene evidenzi il quantum dei morti in eccesso rispetto alla somma delle influenze 'classiche' che abbiamo vissuto fin qua.
E, quando mi reco al centro della cittadina in cui vivo e controllo l'età dei defunti sulle epigrafi esposte qua e là, la media è ancora piuttosto alta, intorno agli ottanta, grazie alle donne, il che mi/ci conferma che il covid allunga il passo sulle defunzioni annuali in termini assoluti, ma non intacca il dato sostanziale dell'allungamento della vita media degli ultimi decenni.
E, fintantoché non si è colpiti dappresso per la morte di uno zio o altro parente o amico carissimo, l'ossessivo allarme televisivo e della carta stampata e i d.p.c.m. di Conte non cessano di apparirci lunari e controversi rispetto alla 'normalità' dei dati dei decessi delle influenze degli anni precedenti al maledetto 2020 - e gli inviti dei gendarmi filo-pandemia sui social a recarci negli ospedali per 'toccare con mano' l'emergenza, e ravvederci e mostrarci compunti e compresi della gravità del fenomeno, ci sembrano di cattivo gusto davvero e ci fanno andare col pensiero a tutti quei tagli, ritagli e frattaglie dei governatori di regione che hanno chiuso, negli anni andati, un sacco di ospedali 'periferici' e ridotto le terapie intensive al minimo e tagliato i fondi alla Sanità a man bassa, in maggioranza 'dem'.
Che sta per 'democratici', di cui al famigerato partito di s-governo, che avete capito?

 
 
 

Il ratto di Europa

Post n°1437 pubblicato il 04 Dicembre 2020 da fedechiara
 

Pare che gli struzzi, 'buonisti' per natura e vocazione, saranno costretti a tirare fuori la testa dalla sabbia e si ri-metteranno a correre a zampe levate - a giudicare da quanto emerge in queste ore dalle indagini del Federal bureau of investigation – il mitico F.b.i. dei mille films e telefilms di produzione hollivudiana.
La strage di san Bernardino in California è stata fatta, pare, si dice, si conferma, da due 'bravi ragazzi' due 'americani' di seconda generazione, due 'terroristi della porta accanto' che si sono radicalizzati in Arabia Saudita, dicono gli investigatori; ma Obama frena e prova ad arginare l'impatto sociale negativo e invoca il bando alla libera vendita delle armi e invita la 'comunità musulmana moderata' a farsi sentire, a battere un colpo per evitare l'esplosione di un 'dagli al musulmano!': conseguenza inevitabile del dilagare di questa peste terroristica tra le due sponde dell'Atlantico che sembra inarrestabile e peggio dell'Ebola.
E, riflesso condizionato di questo 'clima sociale' di allarme massimo e 'allerta 4' o 5 - e le teste di cuoio che fanno i loro blitz alle quattro di mattina e irrompono nei 'covi' e rivelano le complicità di parenti e conoscenti con questi giovani 'radicalizzati' su internet e 'foreign fighters' con passaporto francese e britannico addestrati in Siria e chissà dove altro -, ecco le notizie delle frontiere che si chiudono in Macedonia. E la Grecia, conseguentemente, invoca a mani giunte l'Europa di farsi carico della sua 'frontiera nord', - ché quella sud è il colabrodo che sappiamo e le isole del Dodecanneso sono campi profughi ormai da mesi e destinati a rimanerlo per i prossimi anni e addio al turismo dei ricchi vacanzieri.
E perfino la Svezia, mitico Bengodi di ogni profugo e/o clandestino, chiude il suo ponte che la unisce al continente e la primo ministro si lascia sfuggire una lacrima di coccodrillo per questa decisione che fa seguito all'inarrestabile avanzata elettorale dei 'partiti xenofobi' che, forse, dovremo rinominare 'partiti del buon senso comune' e argine di contenimento dei numeri altissimi dei 'richiedenti asilo' che l'Europa tutta, emula dell'Australia, avrebbe dovuto porre in essere già da un decennio a questa parte - prima che sull'altra sponda del Mediterraneo dilagasse il messaggio folle de:' Tutti in Europa! No borders!'.
E il 'mondo rotto' e preda di questa catastrofica follia dei 'popoli del mare' e di terra - che ritengono un loro diritto inalienabile emigrare a milioni tutti insieme appassionatamente e contro ogni evidenza che il sistema economico europeo salterà e appassirà sotto il peso di questa emergenza - ci regala quest'ultima chicca in cronaca: che un ministro del governo pachistano protesta rabbiosamente contro l'Europa che gli rispedisce i suoi compaesani in odore di affiliazione terroristica e afferma con perfetta faccia di tolla che ce li rispedirà al mittente a suo insindacabile giudizio. Un ping pong di uomini e cittadini disconosciuti che la dice lunga sul Regno della Follia che impera sull'Europa e sul mondo da dieci anni a questa parte. Il Medioevo del nostro scontento.
E il 2015 delle stragi va a chiudersi tristemente in questa temperie di morte e 'allerta 4' e, fra qualche giorno, ci faremo tanti auguri per il 2016 che speriamo migliore. Si, vabbé.
Sù la testa, struzzi di tutto il mondo, c'è ancora qualche speranza di farcela, se riprenderete a correre insieme a noi 'cattivisti' e alfieri del buon senso comune e rientrate nei ranghi (politici ed elettorali) e chiederete asilo dentro i patri confini finalmente orfani di Schengen.
Tutti insieme a cantare 'Stille nacht' e 'Oh Tannenbaum...'.

 
 
 

L'inganno della memoria

Post n°1436 pubblicato il 02 Dicembre 2020 da fedechiara
 

2 dicembre 2013  · L'inganno della memoria
'Se la memoria non mi inganna', usiamo dire, consci della sua fragilità – e, in realtà, la memoria ci inganna, eccome! E, dalla visione del bel film 'La mafia uccide solo d'estate', ho conferma che la memoria umana non è come quella dei computer - che tutto registrano e 'tengono in memoria' - bensì una farfallona dalla vita effimera, ahinoi! che vola di avvenimento in avvenimento con troppa leggerezza, nessun peso ritenendo e rimandandoci della gravità di quei fatti lontani.
E perfino dei morti ammazzati dalla mafia palermitana e le altre cosche mi ero scordato la cronologia degli eventi criminali e le varie figure del giudice Chinnici e l'onorevole Pio la Torre e il mai abbastanza vituperato Salvo Lima e il generale-prefetto Dalla Chiesa - e delle bombe e gli attentati a cui avevano fatto il callo i palermitani che, in maggioranza, votavano e tenevano in palma di mano e 'voto di scambio' quella schifezza politica chiamata Democrazia Cristiana.
E il leader, in Sicilia, era quell'andreotti-belzebù mala anima - di certo finito nel culo di sacco infernale dei gironi danteschi insieme ai peggiori figuri e loschi che hanno scritto la storia infame del Malpaese.
E devo gratitudine a Pif, il regista del bel film sulla Palermo infernale di quegli anni di stragi di magistrati e poliziotti - che con passo narrativo leggero e il sorriso (dal sapore acre) sulle labbra ci restituisce una memoria infantile e un 'romanzo di formazione' degli anni terribili della nostra storia nazionale. E veniamo a sapere che, già allora, l'Europa veniva usata come slogan stupido e buono per tutti i tele-giornalisti servi (ed erano molti) dal Lima - la longa mano andreottiana in Sicilia - che nei mercati rionali andava ripetendo, da nessuno sbertucciato e contraddetto, che: 'La Sicilia ha bisogno dell'Europa e l'Europa della Sicilia.' ma che caxxo voleva dire mai, all'epoca.
E che caxxo vuol dire oggi, 'restare in Europa', se quasi tutti – dal Grillo urlante al berlusconi dimezzato- vogliono fare terra bruciata intorno al progetto politico europeo dei conti in ordine e tornare a crescere con i fondamentali dell'economia stabilizzati: rapporto debito-pil sotto al 3% e la spesa pubblica sotto controllo e uno 'stato sociale' ridotto all'osso per 'tornare competitivi' sulla scena del 'mercato globale'.
E' paradossale, per tornare al film di Pif, che il miglior modo e più efficace politicamente e mnemonicamente, sia una narrazione leggera e comico-ironica applicata agli eventi più tragici e luttuosi della nostra Storia recente. Così come ha fatto Benigni e il suo sceneggiatore Cerami con l'Olocausto ne 'La vita è bella' – un azzardo spaventoso, uno 'scherzare coi Santi' risolto, però, magistralmente e che nulla ha tolto alla terribilità e l'orrore del nazismo assassino e dei maledetti carnefici.
Un film da vedere e godere dall'inizio alla fine – e meritato l'applauso finale in platea, come fossimo a una 'prima'.
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2021 Odissea sull'orizzonte degli eventi.

Post n°1435 pubblicato il 01 Dicembre 2020 da fedechiara
 

2021 Odissea sull'orizzonte degli eventi.
Come il 'ritratto di Dorian Gray' in soffitta, lo specchio mi rimanda l'effige di uno sconosciuto dai tratti sempre più somiglianti alle vecchie foto ingiallite dei genitori nei cassetti che raramente apriamo.
E' come se la memoria delle generazioni si riflettesse nei corpi e nei visi che si asciugano e si deformano e ne vengono evidenziati gli zigomi e gli archi sopraccigliari e le spigolosità basiche del mento degli avi – che se avessimo foto dei nonni e bisnonni a disposizione riconosceremmo per certo altri tratti tribali: gli 'Enaz', pescatori di 'go' e 'siegoi' nei ghebi e le velme delle calme acque lagunari e, in trasparenza lontana, l'isola coloratissima imperlata nelle nebbie novembrine.
E se non ci fossero gli involucri corporali a dirci transito riconoscibile delle generazioni davvero faticheremmo a ricomporre il puzzle delle mutazioni epocali e dirci 'sapiens' di quei 'neanderthal' che abbiamo seppellito – e già l'intelligenza artificiale ci scolora i sembianti umani e sulle ombre del futuro appaiono i robot che ci sostituiranno nel corso dei viaggi spaziali e l'imprinting dell'umano preistorico sarà serbato solo nelle cellette delle schede di silicio dei computer di bordo mentre viaggiamo verso il nero monolite di 2001 Odissea nello Spazio.
A proposito: siamo in forte ritardo nella tabella di marcia rispetto alle predizioni del film di Kubrik e il 2020 è stato un anno davvero nefasto, ahinoi: un buco nero della nostra galassia mentale la cui gravità pandemica tuttora ci schiaccia. Urge un cambio di rotta, una manovra disperata che dirotti l'astronave umana fuori dall'orizzonte degli eventi assassino. Riusciranno i nostri eroi?
  • L'immagine può contenere: cielo, nuvola, spazio all'aperto e natura

 
 
 
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