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I generali e le battaglie.

Post n°4086 pubblicato il 08 Aprile 2026 da fedechiara
 

'Ma dove sono i generali che si fregiarono delle battaglie / con cimiteri di croci sul petto? (….) Dormono, dormono sulla collina. - Fabrizio De Andrè

Buenos Aires 19 marzo 2019
E la cosa che per prima ti incuriosisce, nel girare che fai per il centro cittadino, fastoso di alti palazzi e colonne e timpani sulle facciate, è l'incrociare in ogni piazza i monumenti equestri dei 'libertadores', a ricordarci che ogni nazione e la sua indipendenza sono intessute di morti in guerra a decine di migliaia e a milioni – segno che la sola, vera materia eccedentaria sul pianeta Terra è la 'carne da cannone' a brandelli e il sangue che concimano le zolle delle buche scavate dagli obici.
Ed è una epopea di generali, diventati poi presidenti, che sono laudati in bronzo e marmo a futura memoria per il loro coraggio bellico e per l'impresa di avere fondato e consolidato una nazione - e avere dato definitivo connotato di popolo a questo miscuglio etnico di bianchi discendenti dei 'conquistadores' spagnoli e dei figli 'coloured' nati dalle pance delle indie messe incinte da quelli, più un pugno di indios dai visi cotti dal sole, sopravvissuti ai massacri degli incas e, dopo, dei maledetti conquistadores.
Ed è vero che anche da noi si sprecano i monumenti equestri, ma di un solo generale: quel Garibaldi 'eroe dei due mondi' a cui abbiamo intitolato una quantità di piazze e vie - e il suo secondo, nella contesa dei monumenti a cavallo, è il pizzuto Vittorio Emanuele, beneficiario immeritevole delle imprese delle camicie rosse e del loro condottiero.
E li ritrovo, poi, quei generali dei monumenti e delle vie e delle piazze che li commemorano, stesi nei sarcofaghi impolverati e fitti di ragnatele dentro alla cappelle di famiglia nel cimitero storico della Recoleta, distrattamente mirato dagli inquilini delle cento finestre degli alti edifici popolari che gli sono cresciuti intorno e l'effimero delle imprese della Storia e dei suoi generali salta all'occhio e all'orecchio, nel silenzio tombale che tutto riduce a polvere delle grandi imprese fagocitate dal Tempo.
E' un gran dormire quello dei cimiteri e della Storia che vi seppelliscono e non è chiaro se si tratti del 'sonno dei giusti' o dell'effimero di ogni grande impresa commisurata al passo del Tempo che tutto riduce a sogno e vanità - e ti fa sorgere il dubbio che ogni soldato sia stato immolato da quei generali sull'altare delle loro guerre inutili. Rileggetevi l'Ecclesiaste.
Dormono Sulla Collina - Edgar Lee Masters
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Dormono Sulla Collina - Edgar Lee Masters
Dormono Sulla Collina - Edgar Lee Masters

 
 
 

Profeti d'amore.

Post n°4085 pubblicato il 08 Aprile 2026 da fedechiara
 

Quei semidei immortali che ci piace immaginare. 08/04/2015
E non si contano i libri di 'inchiesta' su quello strano profeta d'amore e di speranza di riscatto universale e 'salvezza' che chiamiamo Gesù, che Dio lo abbia in Gloria. Libri che perseguono il vano scopo di chiarire se davvero c'è stata 'resurrezione' – con tutto l'ambaradan di conseguenze metafisiche e religiose e sociali che una tale enormità seco trascina – e converrete che non è facile dire vera un'ascensione al Cielo che contrasta con tutte le leggi della fisica dimostrate e dimostrabili.
E l'alternativa sola e credibile e verosimile agli occhi degli inquirenti era un puro e semplice trafugamento di cadavere – il più geniale crimine e gravido di conseguenze storiche che si registri nella storia dell'umanità perché ha dato alimento al mistero. E neanche gli archeologi futuri ci diranno la verità, seppure si scoprisse lo scheletro di un palestinese databile all'anno zero con ferite uguali a quelle del 'crocefisso', - considerato che le crocifissioni erano all'ordine del giorno sotto il tallone dei Romani e una quantità di sedicenti profeti e rivoltosi e ladroni tout court infestavano quei territori marginali dell'Impero.
Ed è gloria e immenso prodigio degli apostoli e martiri seguaci che hanno dato impulso straordinario al 'cristianesimo' delle origini e all'impresa titanica di farlo diventare forza propulsiva della storia europea e occidentale nei secoli a venire quello di aver predicato e detto 'verità di fede' l'ascensione al cielo del profeta crocefisso con tutto il suo corpo vivente risanato - e chissà se avrà superato la stratosfera e in quale pianeta o diversa galassia avrà stabilito il suo Regno; se lo chiese per primo Gagarin sorvolando la Terra dentro una capsula spaziale e tutto intorno a lui era solo un mare di stelle e materia oscura e raggi gamma e buchi neri: niente di paragonabile al Paradiso della leggenda religiosa, tutto luce canti angelici e fitto di santi e beati.
Ma per chi è interessato al probabile finale di questa storia e alla verosimiglianza degli eventi straordinari predicati e predetti dagli uomini di Fede e Dottrina consiglio la lettura del bel libro: 'La Fisica dell'Immortalità' di Frank J. Tipler – un 'cosmologo' un tempo ateo che si prova nell'immane impresa di dare seguito scientifico a tutti i nostri sogni di vita dopo la morte e interpretazione scientifica perfino delle più strane e controverse leggende religiose quali la Resurrezione, appunto.
'Buona lettura.', direbbe un mio amico di penna che si divertiva un mondo a mostrare quanto sia strano e 'misterioso' il mondo in cui viviamo e quanto siamo pervicaci, noi semidei terrestri, nel dirci e sognarci 'immortali'.

 
 
 

Ladri, libri e follie.

Post n°4084 pubblicato il 08 Aprile 2026 da fedechiara
 

08/04/2014
La cosa che più stupisce, a leggere e ascoltare le narrazioni della Storia, è la quantità.
Una quantità enorme di uomini e mezzi, una quantità di fabbriche in funzione per incrementare gli armamenti e/o sostituirli, una quantità di bombe che cadono dal cielo e di morti tra le macerie e di morti ammazzati nelle battaglie di terra, di cielo e di mare.
E una quantità di libri che si sono salvati (per nostra fortuna) dai roghi dei libri che amavano fare in piazza i nazifascisti per sancire la differenza fra loro e noi. E 'loro' erano gli odiati 'plutocrati' delle 'demoplutocrazie giudaiche' e 'noi' eravamo quelli della pura razza ariana – che, ideologia importata in Italia, paese di mille mescolanze e invasioni barbariche e di approdi multietnici fenici e cartaginesi e arabi ante litteram sulle nostre coste mediterranee, veniva da ridere, ma non si poteva fare – e toccava, invece, fare i 'sabati fascisti', i balilla e le 'giovani italiane', le 'adunate oceaniche' e gli 'eia, eia alalà!' risonanti fuori dagli amplificatori dell'Eiar che istupidivano gli italioti colle storie ridicole del novello Impero fascista e 'spezzeremo le reni alla Grecia'.
E' una storia dolce e un filo mielosa, quella che si racconta nel bel film 'La ladra di libri', ma serve a raccontare la Storia e a rinnovare la Memoria, quella che si perde nel transito delle generazioni – che se vai in una discoteca e chiedi a un po' di ragazzotti/e che cos'è l'Olocausto, capace che ti rispondano che è quel nuovo locale un po 'fusion' che hanno aperto al Prenestino.
E, ancora, è la quantità che torna a stupirci, seguendo il filo dell'io narrante del film che è la Morte. Che è innamorata degli uomini, dice nel finale, e della straordinaria commistione di malvagia follia e di inerme Bontà che riescono a esprimere nel corso delle loro vite.
200000 morti nel bombardamento di Dresda - e la storica Frauenkirche sbriciolata in milioni di pezzettini e la storica città, la Firenze sull'Elba, totalmente distrutta. 15000 tonnellate di bombe caddero sopra Berlino nella battaglia aerea che, nel 1943, costò molte perdite alla Raf; e 9 milioni di obici erano ammassati intorno ai cannoni che bombardarono le difese tedesche nel corso della battaglia finale dell'Oder-Neisse che aprì i varchi per entrare a Berlino.
E centinaia di migliaia furono i morti nel rush finale di ambe le parti in conflitto, e morirono ragazzini-soldato di 13/14 anni e nonni di sessanta e passa anni, arruolati da Hitler per disperazione e massacro finale del popolo tedesco totalmente immerso nella sua ultima follia bellica.
E l'ultima quantità che stupisce, nel film - che narra la Storia dimenticata e la gigantesca rimozione nelle coscienze tedesche della follia dei padri -, è la quantità dei sopravvissuti al massacro e la loro capacità di rinascere e tornare a crescere e diventare nazione-guida di quest'Europa nata da quelle macerie e da quei massacri.
E chissà se la Morte si farà di bel nuovo 'io narrante' in un film che si girerà fra cent'anni - e i protagonisti saranno i nostri nipoti immersi in una nuova e diversa follia che si scriverà nella Storia, perché 'il sonno della ragione genera mostri' e 'la madre degli imbecilli è sempre incinta', si dice.


 
 
 

Bianchi e neri.

Post n°4083 pubblicato il 07 Aprile 2026 da fedechiara
 

Bianchi e Neri. Ritorno al futuro. 05/04/2022

Siamo tornati al Duecento. Nella Firenze dei guelfi bianchi e neri: le fazioni ferocemente in lotta per la supremazia e il potere del podestà nel palazzo del Bargello. Manca solo l'istituto dell'esilio – per la pena di morte, sotto post moderna forma di duro ostracismo e bando permanente dalle televisioni pubbliche e private, ci stiamo lavorando e siamo a buon punto. Cacciari ghibellin fuggiasco.
E i Bianchi odierni sono i filo Nato e filo continuazione della guerra fino a sconfitta definitiva della Russia del maledetto Putin – e vagonate di sanzioni severissime e di armamenti pesanti sui treni in arrivo dalla Polonia e dalla Moldavia per gli invitti soldati del battaglione Azov.
Chi per la patria muor vissuto è assai. Morte all'invasore.
E set televisivi ovunque nelle città liberate dai russi per il clamore mediatico di chi evoca e illustra con dovizia di particolari macabri i post moderni crimini di Norimberga.
Fact-checkers indipendenti (sic) condurranno le inchieste, tu fidati di lor (ma guarda e passa).
E i Neri sono sconfitti e in rotta sui fogli di stampa e nelle redazioni dei tiggi pubblici e privati e tristi esuli nei socials e nei forum di discussione che il parlamento ha deciso di militarizzare e colpevolizzare per le supposte 'istigazioni all'odio' (vedi i ripetuti ddl del Senato che equiparano la Rete ai giornali e alle tivù).
E a nulla serve precisare che anche noi, Neri per caso, si vuole fermamente la pace - e diciamo a gran voce ai maggiorenti NATO di farsi parte in causa nelle trattative e di offrire alla Russia la smilitarizzazione delle basi piazzate in gran numero nei paesi confinanti con la Russia dopo la caduta dell'Urss.
Niente. Non intendono ragione.
Da oltre Atlantico si dice peste e corna del nemico storico ad ogni ora del giorno e Stoltenberg (nomen omen) afferma tetragono in Europa che questa guerra durerà un anno e più. Lo sa lui il perché (e più non dimandare).
Forse si premerà anche il pulsante rosso nucleare, ma, per il momento, non lo si fa sapere, per non spaventare i pavidi e quelli che già rognano e si incacch.... per la perdita del gas a buon mercato e per il caldo che soffriremo quest'estate grazie a Draghi che ci spegnerà i condizionatori a fini di pace.
Di quale pace cianci lo sa solo lui e perlintanto godiamoci gli effetti nefasti delle severe sanzioni che ci si rivolgono contro e le bollette e il pane e la pasta – il cibo dei poveri – che andranno alle stelle.
Viva la democrazia ucraina, viva l'invitta resistenza dei prodi soldati di Zelensky armati dalla Nato – e chi non salta con noi niente più greenpass neanche alla sesta dose. Ipse dixit.
 
 
 

Cachi e dintorni.

Post n°4082 pubblicato il 07 Aprile 2026 da fedechiara
 

Vite da cachi. 05/04/2021
I cachi fuori dalla mia finestra sono trascorsi dal bianco floreale della mini estate della settimana scorsa al verde chiaro delle foglioline neonate - ignare di come sarà la loro vita in quest'altr'anno pandemico e se le radici, nel buio imo terrestre, troveranno acqua sufficiente a sostentarne la crescita e far esplodere i frutti zuccherini nel tardo autunno.
E quei cachi mi sono specchio di incertezza per tutto quanto avverrà di me nel breve correre dei mesi prossimi venturi – e sono fortunato a non incorrere in attacchi di panico notturni all'idea di intraprendere da qui a breve lo strano viaggio che è il viaggio verso il nulla delle origini.
Perché mancano i punti di riferimento, ne converrete. Si parte senza bagagli al seguito – e questo è un bene, basterà lavarsi più spesso – ma manca, anche e sopratutto una prefigurazione del paesaggio: i cieli fitti di cirri e/o di cumulo-nembi, le vaste praterie popolate di cavalieri mongoli che si appaiano al galoppo al treno sferragliante nel vuoto e sembrano gridarti frasi incomprensibili, la Gran Muraglia con gli arcieri sulla sommità che presidiano l'Aldilà e ti precludono la visione di un oceano-mare lontano. Il liquido abisso dove tutto oblia.
E tutto è davvero precario, a ben pensarci, Quei cachi potrebbero essere tagliati all'improvviso per l'irrompere delle ruspe che si insedieranno sul campo per costruire un maledetto condominio nuovo e la mia vita potrebbe trovare rapida fine con l'iniezione di un vaccino fatale che mi consegnerà nel limbo (ma sono molti di più i benefici) di quello zero virgola zero zero sei dei defunti per un maledetto ricorrere di trombosi venose profonde o per chissà quale altro evento fatale relativo ai nostri corpi fragili. Corpi di immortali, in gioventù, ansiosi di battaglie e amplessi furiosi, ma che non sono progettati per valicare indenni i centenari e si accartocciano, già dopo i settanta, come le foglie d'autunno dopo una commovente, ultima esplosione di colore.
E mai come quest'anno ultimo scorso abbiamo celebrato in tivù e sui giornali i commiati e gli addii con la generazione ultima con la compunzione di quel papa dalla voce strascicata che ognora ci ricorda la stranezza del nostro fragile viaggiare lungo la vita impervia e verso gli imperscrutabili paesaggi della morte con solo il conforto di una (improbabile) resurrezione in quel di Giosafatte - che speriamo sia valle sufficientemente ampia per contenerci tutti quanti abbiamo calpestato il pianeta Terra lungo i millenni e ci ritroveremo, anime e corpi ringiovaniti davanti al Supremo Giudice.
Esistono altre figurazioni, nell'immaginario religioso di altre fedi e dottrine, capaci di diversamente rassicurarci sul buon esito del viaggio estremo? Chiediamo aiuto alla I. A. (l'intelligenza artificiale)?
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Paola Comandini
... Un metaforico salto dal regno vegetale a quello animale (evoluto, peraltro). Poetico Enaz, rassegnato all' "accartocciamento" post-settantina, su cui i miei tuttora solidi 82,5 si rifiutano di concordare: quanto è 'saboroso' il frutto maturo del cachi! Ed a me, che adoro gustarlo col cucchiaino, ispira tanta voglia di.... sopravvivere. 😉 C'è ancora tempo, per affrontare i Guardiani della Grande Muraglia. Alla faccia del Covid e di chi lo "cavalca". ✌️

 
 
 
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