Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Come cera che si scioglie...

Post n°1663 pubblicato il 20 Giugno 2021 da fedechiara
 

L'Ecclesiaste riletto da un artista - 20 giugno 2018
Sembra che monsieur Pinault abbia esaurito i fuochi d'artificio delle sue grandi mostre-monstres, qui a Venezia – buona ultima quella di Damien Hirst e delle sue fantasie sottomarine. E se, a palazzo Grassi, troviamo una esposizione che più classica non si può - con i grandi quadri del tedesco Oehlen che rimandano ai mostri sacri del secolo scorso, astrattisti e impressionisti ben mescolati e perfettamente digeriti – a Punta della dogana, invece, è il silenzio degli archivi rivisitati che induce a riflessioni cupe e 'tempus fugit' e 'come eravamo'.
E non è un bel vedere, a ben vedere, perché gli artisti tendono a complicarsi/ci la vita e a complicare le cose più semplici e a mostrarci più spesso i loro rovelli mentali, invece degli incanti, e le segrete/incomprensibili cose del corso dei loro pensieri – ma per fortuna ci lasciano liberi di interagire ed elucubrare da par nostro evitando di dare titolo alle loro immagini.
Perché le fotografie e i video che scandiscono il silenzio delle sale vuote e che costituiscono l'ossatura della mostra, anche quando sono apparentemente giocosi/gioiosi ci mostrano in filigrana il retrostante rigor mortis del tempo che va per la sua strada e ci consegna quella diversa immagine di noi che osserviamo nelle vecchie foto dei nostri archivi personali – e ci chiediamo, le rare volte che apriamo gli armadi e le sfogliamo, chi veramente siamo stati e 'que reste-t-il de nos amours' e delle nostre vite appassite e i corpi anchilosati e appesantiti.
E, forse, l'opera più significativa ed emblematica è quella di un corpo di cera senza testa seduto ad una scrivania e la testa se l'è mangiata una fiammella che fiammeggia ostinata dentro – e chi visiterà la mostra fra qualche mese lo vedrà dimezzato e la cera liquefatta che si aggruma ai suoi piedi.
L'Ecclesiaste riletto ed effigiato da un artista.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Bellezze d'antan rivisitate

Post n°1662 pubblicato il 19 Giugno 2021 da fedechiara
 

Classici pret à porter 19 giugno 2015
Che se, poi, ti coglie lo sconforto per il troppo di criptico e il poco originale e il già visto e il mal rappresentato di alcuni artisti le cui opere, interrogate, ostinatamente non rispondono – e di alcuni faresti perfino a meno, vedi quel Cy Twombly, a Ca' Pesaro, molto osannato dalla critica e dai mercanti, forse a ragione, non discuto, ma il pubblico dei profani ristà muto e interrogativo davanti ai suo giganteschi 'spegassi' e svolazzi colorati che neanche gli vale il retro-pensiero de: 'lo sapevo fare anch'io' perché di cotali stranezze artistiche il mondo potrebbe tranquillamente privarsi e le albe e i tramonti continuerebbero serenamente ad alternarsi sul pianeta Terra.
Se sconfortati, dicevo, e cercate un po' di visioni classiche e i rassicuranti riferimenti scolastici e museali e le meravigliose sculture e le architetture dell'Ellade importate a quintali dall'Impero romano e magnificate nelle corti dei principi del Rinascimento, beh la visita alla Fondazione Prada (la calle parallela alla fondamenta del Pesaro) è un must e un oasi di piacere e il restauro della mente (calme, luxe et voluptè) stanca di guerre e buonismi un tanto al chilo di artisti che ci propongono il sangue a fiotti e il filo spinato di un mondo cattivo col sottofondo delle perorazioni buoniste di Francesco che ci guadagneranno il paradiso (forse, chissà), ma lasciano immutato l'inferno in terra che viviamo e non sanno offrire alcuna soluzione praticabile e di sano buonsenso.
Ed è davvero un piacere divino entrare nel palazzo e coglierne con sguardi avidi l'aristocratico fulgore e la bellezza degli affreschi e degli stucchi e dei soffitti e, insieme, la bellezza dell'impianto espositivo che ci offre l'infilata di molti Ercoli a scalare fatti con materiali diversi da singoli autori e/o dalle scuole d'Arte e le Accademie. Ma è una sola sfolgorante Bellezza che tuttora ci incanta: quella dei corpi statuari copiati dagli immensi artisti dell'Ellade e privi di tatuaggi e 'piercings', vivaddio! che il confronto con le sculture muscolari dei postmoderni 'culturisti' da palestra e steroidi li relega, fin dalla prima occhiata, nel campo degli orrori e delle caricature e delle schifezze che ci rifila il presente senza più pudori e dubbio alcuno e la Grazia e l'Armonia sono neglette e vilipese ed erranti solo nei secoli andati, ahinoi.
Ed è visitazione, quella della Fondazione Prada, di tutto riposo e aristocratica perfino nelle visite dei turisti danarosi che arrivano via Canal Grando, in motoscafo, già muniti di un esperto critico d'arte che li guida e recita lor il rosario artistico - e sei sorvegliato a vista in ogni sala da una quantità industriale di guardia-sala giovani e in divisa elegante, che ti pare di vivere nel sogno indicibile di chi a Venezia, decenni fa, voleva che affluisse solo questo genere di turisti e non le formiche e le locuste giornaliere e gli sciami fastidiosi che vengono caricati a mucchi e quintali dai grandi motoscafoni rumorosissimi al Tronchetto e ivi riportati a sera. Sipario.

 
 
 

Sacrifici umani: Da Ifigenia a Saman

Post n°1661 pubblicato il 18 Giugno 2021 da fedechiara
 

Sono i dettagli che definiscono le storie. Prendete quel video passato sui telegiornali in ogni fascia oraria negli ultimi giorni del nostro affanno e l'orrore per la morte e immediata sepoltura della povera Saman – la diciottenne pachistana che voleva vivere la sua fresca vita da occidentale immigrata ma è incorsa nell'azzanno feroce dei parenti-orchi assassini.
Il video mostra il padre di Saman che passa il controllo passaporti con prestanza di movimenti e viso rilassato e la moglie al seguito si toglie brevemente la mascherina sanitaria e mostra anch'essa un viso disteso e quasi ilare, raccontandoci efficacemente la 'banalità del male' quale ci illustrava Hannah Arendt, allibita spettatrice del processo all'orco assassino Adolf Eichmann.
E la banalità del presente male di questi 'borghesi piccoli piccoli' di importazione sta nella loro incapacità strutturale di andare oltre gli schemi della oscena tradizione di cui si narra: di matrimoni combinati e obbedienze cieche ai diktat genitoriali. Un autoritarismo teutonico che ben conosciamo perché anche noi, al tempo dell'adolescenza, abbiamo 'ucciso i padri-padroni' e contestato l'autoritarismo stupido che si impone 'perchè così ho deciso' (io padre) e più non dimandare.
E lo scontro atavico genitori-figli sulle questioni esiziali del vivere il proprio tempo e conquistare gli spazi necessari ad una vita nuova e le necessarie autonomie di giudizio premia le aggressività maschili che si fronteggiano e castiga le innate dolcezze femminili – quali si ascoltano nei riporti sonori del dialogo tra Saman moritura e il fidanzato di uguale lingua e provenienza.
'Lasciamo fare al destino.', dice la ragazza con voce quieta, pacata, da moderna Ifigenia vocata al sacrificio bellico del padre-padrone Agamennone - poi punito dagli dei, al ritorno dalla guerra contro Ilio, con l'assassinio brutale per mano degli amanti Egisto e Clitennestra.
E vengono i brividi nell'ascoltare le parole della moritura, perfettamente cosciente del finale abbandono rabbioso di coloro che le hanno dato la vita e dell'inganno di averla fatta ritornare in famiglia 'perchè stiamo per morire'.
Nella realtà della 'banalità del male' di questa nostra storia di post moderna infamia, fatta ritornare in famiglia per l'obbedienza ultima o la morte concordata con lo zio e i cugini – assassini minori e boia designati da parte del padre-orco perché stringano senza pietà le mani sul collo niveo della vittima indifesa e rassegnata all'orrore del Fato in veste pachistana.
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  • Saman e l'ombra di Agamennone in margine alla tragedia - Gazzetta di Parma
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    Saman e l'ombra di Agamennone in margine alla tragedia - Gazzetta di Parma

 
 
 

Posture ed altre posture.

Post n°1660 pubblicato il 17 Giugno 2021 da fedechiara
 

Ammettiamolo. La presente postura sedia-tastiera-video di noi post moderni è sicuramente migliore di quella degli avi: cotta, spada, cavallo. Immaginatevi un bel mattino d'estate che il sole si specchia sulle chiazze di neve ancora presenti sull'orizzonte dei monti e voi, cavalieri di ventura ospiti di un noto castellano tirolese, scendete con passi pesanti la scala di roccia grigia che vi mena alla stalla e all'incontro con il vostro destriero nero-pezzato.
E avete appena addentato del pane nero raffermo e bevuto chissà quale intruglio freddo, dal momento che il caffè sarebbe stato importato in Europa qualche secolo più tardi per la gioia dei turisti degli agriturismo altoatesini.
E montate di malavoglia il possente destriero e, con la spada che vi sbatte ostinata sul ginocchio al galoppo (e voi che imprecate chi di dovere per la malasorte), correte all'appuntamento nel campo militare del duca Baglioni che vi ha arruolato.
E' vero, potrebbe toccarvi di peggio. Potreste stare mal riparati alle Termopili sotto un pesante scudo di legno di quercia dai bordi rinforzati a gridare: 'Questa è Sparta!!' mentre un nugolo di frecce degli invasori persiani vi si infigge e vi tramuta in un porcospino guerresco - e se non ne trafiggerete a centinaia con la spada nel successivo scontro ne sarete trafitti e tornerete illacrimati (gli spartani/e non piangono mai) 'sugli scudi' dalla vedova spartiata e relativo figlioletto fieri del vostro sacrificio.
Tutto ciò rievoco per rammentarvi la fortuna massima che vi è toccata in sorte di nascere alla fine del secondo millennio e aver studiato la Storia e un po' di matematica e poco altro davanti ai video della D.a.d. (postura sedia-tastiera-video) - e il solo scontro guerresco che avrete nella vostra vita sarà con gli attoniti professori delle commissioni d'esame, già istruiti dal ministero competente ad essere comprensivi con gli alunni castigati dalla pandemia ed è subito estate e spiaggia e movida.
Perciò, mentre vi bevete gli sprizz del mezzogiorno, alzate gli occhi al Cielo e ringraziate gli dei per la giovinezza di cui godete e per la presente postura sedia-tastiera-video che vi salva dalle grida e dai peana di guerra degli avi nostri meno fortunati – ma tenete presente che la guerra è ancora sull'orizzonte degli eventi degli uomini e delle donne che calpestano il pianeta Terra e fate i debiti esorcismi perché non sempre ci tocca/herà di essere tra 'i salvati' che osservano pietosi 'i sommersi' annegare tra i flutti della Storia – e la ex Jugoslavia ci è monito del ricorrere inaspettato dei conflitti e chi vivrà vedrà e toccatevi di sotto e manifestate spesso per la pace in Terra e levate alte le bandiere arcobaleno per la necessaria testimonianza. Amen e così sia.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Il giardino di Alice nell'isola dei matti

Post n°1659 pubblicato il 16 Giugno 2021 da fedechiara
 


Il museo della follia e Alice nel giardino delle meraviglie. 16 giugno 2015
E se poi qualcuno vuol farsi un 'selfie' un filo originale vada a san Servolo dove aleggiano ancora i fantasmi della follia che vi fu reclusa, una mia zia compresa, - che, quando me lo raccontavano, mi correva un brivido su per la schiena e pensavo alle camicie di forza e agli elettroschok come oscena pena aggiuntiva a un destino cinico e baro fin dalla più tenera età - e tu guardati dalla scienza medica pretesa e dai suoi rimedi, che dalle malattie mi guardo io finché posso. Grazie Basaglia.
E un artista siriano ha costruito dei parallelepipedi specchianti che vi si riflette un giardino incantato e Alice nel paese delle meraviglie si rimira deformata prima che le compaia il Bianconiglio e inizi l'Avventura Fatale che ci racconta del Reale che intuiamo e dell'Irreale che ci avvolge e si mostra in questi giorni in cronaca colle oscenità quotidiane di un mondo pazzo - il più pazzo dei mondi possibili – dove i Diritti pretesi dai migranti si specchiano anch'essi deformati in un'Europa che ha perso la ciribiricoccola e predica, invece, e impone i suoi Doveri di rigore e bilancio in ordine ai paesi che 'non ce la fanno' – e non sa più quale sarà il suo Destino Ultimo sognato dai fondatori e quali le sue 'magnifiche sorti e progressive'; ma sorridiamo tutti insieme a quest'altro artista che illustra il giardino segreto che lo ospita con gli emoticons ricavati da vecchi badili di giardinieri pazzi che rivedi ammucchiati nelle vecchie foto di un museo della Follia che tutti ci riguarda.

 
 
 
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