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Pasque in viaggio

Post n°1192 pubblicato il 26 Marzo 2020 da fedechiara
 

A volte ritornano

E, mentre durava la celebrazione della messa, lo sguardo andava intorno sugli archi e le volte e la cupola e i muri rivestiti di splendidissimi arazzi e di incrostazioni angeliche e le pitture sapienti di martiri e crocifissioni e martirii – e lo stupore atavico di tutto quel 'bendidio' che incantava i contadini e gli artigiani dei secoli andati si estendeva anche nella mia mente di vivente del terzo millennio della scienza e dell'incredulità di tutte quelle narrazioni leggendarie di pietre sepolcrali che si aprono, il giorno della Pasqua, come per una esplosione dall'interno e ne esce il Vittorioso, il Risorto, il Vessillifero dell'Amore Universale che tutti e tutto redime del maledetto 'male necessario' che ci affligge, - compresi i rimbecilliti e i rinnegati dell'Isis degli orrendi massacri commessi in nome di una pretesa verità profetizzata dal furbo maometto barbuto secoli dopo.

E nella predica sapiente e ben preparata e recitata dal bravo predicatore domenicano ospite della magnifica chiesa tutta adorna di angeli e cristi e apparizioni angeliche si ascoltavano gli echi dei presenti affanni e le preoccupazioni contro il terrorismo dilagante che dà forma postmoderna alle guerre di un tempo combattute in campo aperto con le lance e gli scudi e le spade. 
E tutto pare ricomporsi e trova forma credibile nelle pacate parole e rievocazioni di Pietà Universale che tutto comprende e perdona e cancella nel mosaico storico di questo museo che è la chiesa - coi candelabri cinquecenteschi accesi e il pulpito in marmo bianco e nero da cui si affacciavano i predicatori del Quattrocento che intimidivano i fedeli colle evocazioni infernali delle pene e del Fuoco Eterno.

Ma è come un balsamo lenitivo che dura il tempo dell'illusione della sua pretesa efficacia – e dopo poche ore già il rosario del Male quotidiano torna ad angosciarci e fuoriesce e tracima dalle litanie dei telegiornali e dalle locandine dei quotidiani e non c'è Santo o Cristo che tenga, né Resurrezione credibile che ci conforti e ci illumini su un preteso Aldilà dove tutto è riscattato e spiegato.

Però quel balsamo religioso di ben poca efficacia pratica ha prodotto le mirabili architetture e le pitture che durano nel tempo e segnano le civiltà e mostrano i confini delle Fedi - e ancora ci diciamo 'crociati' e vessilliferi del Cristianesimo d'antan, ad onta dei troppi Turchi che abbiamo accolto e li diciamo nostri concittadini, ma i loro figli rinnegati tornano al paese e alla fede originaria ad ingrossare l'esercito di un maometto che ritorna in auge e ci guarda torvo, come gli incubi di un passato che mai compiutamente elaboriamo.

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Disoccupate a causa del maledetto virus

Post n°1191 pubblicato il 25 Marzo 2020 da fedechiara
 


Ieri accadeva - 25 marzo 2013 · 

Le badanti occhiglauche e le friulane

Una volta si diceva un gran bene delle 'friulane', pedemontane o valligiane poco importa, perché discrete e silenziose come le vie e le piazze dei loro paesi e rispettosissime e ossequienti nei confronti della 'signora' che le stipendiava.
Poi il mondo si ruppe e arrivarono 'le badanti' e le colf di lingua slava, non proprio piacevolissima a udirsi, grassoccie e sempre col cellulare all'orecchio a cicalecciare colle colleghe - e perfino di là delle frontiere, in patria, grazie alle speciali tariffe della vituperatissima 'industria della chiacchiera', l'unica che non abbia conosciuto crisi, di questi tempi.

E di loro si narra, si maligna, che assedino 'i nostri vecchi' e 'la diano' solo dopo il vincolo matrimoniale coi 'cari vedovi' - la qual cosa redistribuisce i sudati redditi nostri occidentali a favore dell'est del mondo; e i figli, e gli altri eredi legittimi, a schiumare rabbia post mortem e ad ingrassare gli avvocati colle tesi di ardua tenzone forense de: 'circonvenzione di incapace'.

Ma adesso il mondo si riaggiusta e si parla alla radio e sui giornali di un'Africa che cresce quasi come l'India e il Brasile e di un'onda di ritorno degli immigrati di prima generazione che non trovano più lavoro e capitalizzano i risparmi tornando al paese coperti di gloria, ma lasciano a mendicare per le nostre strade e piazze gli ultimi arrivati che non vengono arruolati tra i vu' cumpra' delle borse e occhiali tarocchi e sono aggressivi e inseguono i passanti e li tirano per le giacche.

La crisi economica è come la morte 'che pareggia tutte le erbe del prato' e 'rimette le cose a posto' e tornano le 'mogli e buoi dei paesi tuoi'? Una rondine, in verità, non fa primavera ed è presto per dire che ci riappropriamo della nostra economia e 'tornano la badanti italiane' – come titola oggi un giornale.
Però fa piacere sentire e leggere che torna il 'senso delle proporzioni' (anche in politica?) e il riequilibrio globale tra paesi e continenti, dopo tanta enfasi meltingpottica e buonista di frontiere aperte - e 'a ognuno il suo sviluppo' e 'aiutiamoli a casa loro' e, infine, 'tutti a casa' quando 'non c'è più trippa per gatti'.

'Non ci son più le friulane di una volta.' dicevano sconsolate le 'signore' all'apparire delle prime badanti occhiglauche e cicciotte che oggi annunciano l'abbandono e il ritorno e si comprano le case al paese con i sudati risparmi e le acquisizioni matrimoniali.

Se è per questo anche le mezze stagioni sono definitivamente scomparse e neanche i ghiacci dei poli se la passano troppo bene. Facciamocene una ragione.

MESSAGGEROVENETO.GELOCAL.IT
La crisi fa riscoprire un mestiere che fino a pochi anni fa era appannaggio di ucraine e romene. In nove mesi 600 domande

 
 
 

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore.

Post n°1190 pubblicato il 24 Marzo 2020 da fedechiara
 

 

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Dell'Amore e dell'infinito viaggiare

Con i sistemi operativi non c'è partita. Ti battono nelle partite a scacchi e negli altri giochi e nei tests e solo se ti abbassi di livello riesci a spuntarla. Figurarsi che succede se un sistema operativo si appropria del 'sistema-amore' e impara tutto quello che bisogna imparare e dire a proposito dell'amore. L'essere carezzevoli e comprensivi e mai invasivi e intuire le sfumature del non detto e rispettare i silenzi in partitura e i dolori pregressi e offrire spalle al pianto e stimolare accortamente le residue vitalità e voglie di gioco e saper comporre splendide canzoni e musiche e offrire complicità e affanno e grido comune e diapason di godimenti negli sconvolgimenti sessuali.

Un miracolo che diciamo amore, se avviene e quando avviene tra esseri umani dotati di forme corporee, ma un sistema operativo che ci azzecca con tutto questo? Non dà l'impressione che si tratti di auto masturbazione e solipsismo e chat erotiche? 
Un sacco di gente propende per questa tesi – ad ascoltare i commenti in sala e nei siti dedicati al film di cui parlo - e l'idea che di queste 'invasioni' e predilezioni solipsistiche sarà pieno il futuro prossimo e quello remoto li sconvolge, fermi come sono le loro menti alle caverne della corporeità, alla preistoria dei corpi di carne e sangue e dei cervelli limitati dall'impaccio dei corpi.

Però i sistemi operativi li creiamo noi e li programmiamo agli scopi di servire i nostri bisogni e li vogliamo sempre più sofisticati e potenti e capaci di assomigliarci in tutto e capaci di 'andare oltre' - e anche questa è aspirazione umana e la ritroviamo nei grandi poemi medievali e nello sprone dannunziano de: 'Non è mai tardi per andar più oltre!' che, peccato di gioventù, interpretavamo come espressione para fascista e imperialista.
E il sistema operativo che fa innamorare il protagonista di 'Lei' va oltre, molto oltre. Si prende tutti gli spazi dell'amore che ci è necessario 'come l'aria' e come il pane e non trascura per sua natura intrinseca e finalità programmatica, di relazionarsi e connettersi con gli altri, molti altri: il nostro prossimo e i suoi mille, milioni di pensieri e attitudini creative - e le 'connessioni', si sa, sono galeotte (come lo fu il libro di Francesca e Paolo) e foriere di espansioni mentali alle quali, poi, non puoi opporre il limite della tua gelosia e il tuo bisogno di unicità e speciale predilezione – perché quel genere di ritrosie e recriminazioni è appannaggio dei corpi scimmieschi e primitivi dei cavernicoli che siamo e resteremo ancora per lunga pezza.

La cosa più difficile del mondo, ne converrete, è il conciliare la convergenza dell'attenzione e della cura su un singolo essere e l'espansione infinita che ci agita dentro. Agostino insegna, quando abbandona alla sua sorte l'innamorata di carne e sangue e fluidi corporei e si innamora della teologia – e, prima di lei, piangeva Didone, che, dalla pira funebre, malediva l'innamorato costretto al Grande Viaggio e alla Meta Finale. In brava sintesi, l'opposizione tra una certa idea dell'uomo presente (essere finito) e, all'estremo opposto, l'idea finale di Dio, - un Sole a cui attribuiamo il potere di irradiare la Luce di un Amore infinito ed eterno, per convenzione universalmente riconosciuta. Peccato che tutto sia così astratto e lontano, però.

E, quando la conciliazione non riesce, lo sappiamo bene, finisce in dolore, naturalmente. Dolore per l'abbandono e per l'assenza di chi dice di amarci e per l'incapacità nostra strutturale di transitare, anima e corpo, (come si dice che avverrà a Giosafatte), nel misterioso e affascinante mondo delle stelle e 'iperuranio'- che così raramente 'usciamo a riveder', a differenza del sommo poeta che ci provò e lo raccontò magistralmente nella sua Commedia. 
E forse non è un caso se il regista Spike Jonze spedisce, nella scena finale del film, i protagonisti sedotti e abbandonati sul tetto di un alto edificio niuiorchese – esplicita metafora di una vicinanza cosmica a cui aspiriamo ma che ci va stretta, pardon, ci è troppo larga.

Siamo uomini o dei, se siamo in grado di inventare e dispiegare i poteri potenzialmente infiniti dei sistemi operativi - novello fuoco di Prometeo - salvo lamentarci e soffrire se 'ci prendono la mano' e 'vanno oltre'? I più intelligenti tra noi, pescando nell'abisso di complessità del nostro cerebro, li hanno creati e modellati con tale cura da consentire loro perfino la conoscenza e la pratica delle emozioni ('Sognerò?' chiedeva Hal 9001 al suo carnefice in '2001 odissea nello spazio') - ma ancora non sappiamo bene se le emozioni sono il retaggio primitivo del nostro essere stati 'animali' e cavernicoli che cacciavano in branco oppure levitazioni sofisticatissime dell'anima, però poco praticabili sul piano pratico e sconsigliabili nel corso dei viaggi spaziali, dati i casini che provocano nel gioco delle relazioni umane.

Il bellissimo film 'Lei' di Spike Jonze parla di tutto questo e anche di più. E' un condensato del libro 'La fisica dell'Immortalità' di J. Tipler e, insieme, ci ricorda certi garbugli d'amore di W. Allen, gestiti con levità e ironia e le battute giuste che muovono il riso e inducono commozioni.

Andate a vederlo. Non ne resterete delusi. Al massimo vi capiterà di parteggiare per i cavernicoli corporei che siamo e contro l'infinito viaggiare che ci attende in un futuro che è appena cominciato.

 
 
 

Imperativi categorici e nostalgie del ritorno.

Post n°1189 pubblicato il 22 Marzo 2020 da fedechiara
 

 

Imperativi categorici e nostalgie del ritorno.

'Restate a casa' è l'imperativo categorico di questo scorcio di millennio infame che ci ospita – un tempo di catastrofi inimmaginabili, di medioevi redivivi con califfati e califfi rispolverati in Medio Oriente e ospedali-lazzaretti e le quarantene qui da noi, nell'Occidente delle pandemie trionfanti e assassine.
E lo capiamo un po' tutti il senso e la necessità di restare a casa e interrompere così la maledetta catena dei contagi (salvo chi è nato mona, che, ahinoi, resta mona) e impedire al virus maledetto di replicarsi corpo su corpo. 
Ma c'è anche un altro imperativo che ci ha allibito - con i treni notturni presi d'assalto e Higuain che è salito quatto quatto su un aereo privato che lo riportava in Argentina, ed è quello di 'tornare a casa'. 
Che, in tempi di globalizzazione imperante, ci sembrava obsoleto e il detto 'casa dolce casa' ridotto ormai a noioso slogan pubblicitario di 'poltrone e sofà' perché è(ra) il mondo la nostra casa globale e dove si trova lavoro e 'si mette su casa', ma, al tempo dei flagelli, ecco chiudersi i confini di ogni stato (perfino i 'barconi' e i gommoni restano fermi nei porti e le o.n.g. taxi del mare disoccupate) e nel cuore degli individui rinasce, miracolo! quel sentimento nostalgico dei 'sapori di casa', con la mamma (la mamma!) e la nonna e gli zii che ci aspettano e che andiamo a contagiare, e la promessa dei loro piatti regionali mai dimenticati, le finestre aperte sul mare e la 'heimat', la patria fino a ieri denegata, insieme ai 'nazionalismi', che torna nei pensieri di tutti prepotente e diventa, infine, canto fiero sui balconi dei reclusi ai domiciliari: l'Italia s'è desta, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte'.

Che, di fronte alle notizie che ci vengono dagli ospedali e ci deprimono, ci appare inno un filo iettatorio e menagramo e gli preferiamo il cielo azzurro di 'Azzurro' perché la primavera è esplosa e i suoi fiori e colori ci dicono ostinati 'ce la potete fare' - speriamo, accendiamo le candeline virtuali, leviamo al cielo le preghiere dai balconi perché ci hanno chiuso anche le chiese e i templi costruiti alla bisogna al tempo delle pestilenze.

E non sappiamo se questo 'ritorno alle origini' e 'nostos algo', la nostalgia del ritorno, una volta finita la presente pestilenza e ripartite a razzo le economie di ogni paese saranno cancellati dall'onda di risacca della globalizzazione - che tornerà a occupare le prime pagine dei giornali, insieme ai profughi sui barconi, e presto ci dimenticheremo il contagio (noi scampati ai cimiteri) e resteranno solo gli sfilacci degli incubi notturni a dircelo realmente accaduto e parte incredibile delle nostre vite che vogliamo dimenticare.

E tornerà la libertà di muoversi e il libero afflusso delle persone nelle strade e nei supermercati e Venezia sarà nuovamente stipata di turisti (aiuto!) per la gioia di osti e gondolieri e proprietari di case da affittare, ma un lampo di incertezza e malcelata tristezza coglieremo negli sguardi degli amici ritrovati e gli abbracci saranno più cauti (per il tango si vedrà) e l'età dei flagelli avrà nuovamente lasciato il suo segno indelebile negli annali degli uomini - che si credevano invincibili con i loro ospedali super attrezzati e i laboratori di ricerca capaci di scovare anche il più piccolo dei virus e di sterminarli e, invece, è, oggi, il tempo delle Caporetto sanitarie e la vittoria sul Piave non è certa, non ancora; esprimiamo gli auguri, telefoniamo agli amici e a chi amiamo e diciamo loro, accorati, le parole che non si dicono tutti i giorni ma solo quando incombe l'ombra della Contadina che 'pareggia tutte l'erbe del prato'. Amen e così sia.

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L'amore al tempo del corona virus.
😟🙄

FRAMMENTIRIVISTA.IT
Impossibilità di comunicazione, impedimento della vista, il paradosso di toccarsi senza guardarsi: Gli amanti di Magritte è un concentrato di temi attuali.
 
 
 

Cose dell'altro mondo fuori della porta di casa

Post n°1188 pubblicato il 20 Marzo 2020 da fedechiara
 

Cose dell'altro mondo fuori della porta di casa.

Facciamocelo un selfie con i capelli lunghi e le mascherine sul viso. Perché, quando lo racconteremo ai piccolini, ai neonati, non ci crederanno che ci sia capitata tra capo e collo questa gigantesca disgrazia, questa roba atroce da pipistrelli cinesi e serpenti, questa iattura assoluta e inedita che ci costringe ai domiciliari, alle dichiarazioni di libera uscita solo per recarci a fare la spesa e/o in farmacia, al coprifuoco e l'esercito per le strade e alle delazioni e invettive contro i 'runners' che, si, un filo suonati e irresponsabili lo sono, diciamolo, perché se incorrono in una frattura e diventano utenti degli ospedali apriti cielo! evitare gli sguardi di riprovazione e di odio non sarà affatto facile; ma potrebbe capitare anche di fratturarsi il femore cadendo in casa, se è per questo, prendiamocela con il corona virus e i suoi fratelli e cugini microscopici e perdoniamo gli umani sette volte sette, non si sa mai che la disgrazia aggiuntiva tocchi a noi.

E oggi, uscito per pagare bollette indifferibili, osservavo attonito una Mogliano da Caporetto, da coprifuoco auto imposto. Nessuna anima viva in giro, proprio nessuno, e, alla posta, 3 persone di numero distanziate di metri 3 (e i trentatrè trentini che entrarono in Trento trotterellando?) e mascherate di tutto punto per esplicito e perentorio invito dell'Autorità postale con apposita grida affissa in entrata. 
E barriere frangiflutto davanti ai banchi di lavoro e le bollette allungate con stretching dell'omero da dietro la barriera (da disinfettare al ritorno a casa insieme alla carta di credito) e l'audio di guerra da dietro le mascherine come quei rapitori che contraffanno le voci per chiedere il riscatto. Ma in che set di film catatrofista siamo capitati, maledizione! a far da comparse senza paga.

La guerra batteriologica è in pieno svolgimento e dai fronti di prima linea vengono notizie raccapriccianti di morti, feriti e dispersi, ma c'è in giro (sui social) gente che afferma che è un complotto, uno spaventoso tentativo di affossare la democrazia e farci vivere sotto il tallone di un Grande Fratello non si sa bene se russo, americano o cinese, o del califfato redivivo, mammaliturchi!

Beh, facciamoci un selfie, verrà un giorno in cui non ci crederemo neanche noi di aver vissuto una tale iattura cosmica e quella foto la posteremo sui profili ad esorcizzare quanto ci sta accadendo e speriamo che mai più possa ri-accadere. Amen e così sia. Oremus, fratres. e leviamo gli occhi al Cielo o strabuzziamoli come gli antichi sciamani, vedi mai che nei prossimi giorni...(mesi no, per favore, non ce la 'refo').

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Lunghissimo e interessante articolo di Yuval Noah Harari. 
Il mondo dopo il coronavirus: questa tempesta passerà, ma le scelte che facciamo ora potrebbero cambiare la nostra vita per gli anni a venire.

"L'umanità sta affrontando una crisi globale. Forse la più grande crisi della nostra generazione. Le decisioni prese da persone e governi nelle prossime settimane probabilmente daranno forma al mondo per gli anni a venire. Formeranno non solo i nostri sistemi sanitari ma anche la nostra economia, politica e cultura. Dobbiamo agire rapidamente e con decisione. Dovremmo anche tenere conto delle conseguenze a lungo termine delle nostre azioni. Quando si sceglie tra le alternative, dovremmo chiederci non solo come superare la minaccia immediata, ma anche che tipo di mondo in cui abiteremo una volta superata la tempesta. Sì, la tempesta passerà, l'umanità sopravviverà, la maggior parte di noi sarà ancora viva - ma abiteremo in un mondo diverso. Molte misure di emergenza a breve termine diventeranno un appuntamento fisso della vita. Questa è la natura delle emergenze. Avanzano rapidamente i processi storici. Le decisioni che in tempi normali potrebbero richiedere anni di deliberazione vengono prese nel giro di poche ore. Le tecnologie immature e persino pericolose vengono messe in servizio, perché i rischi di non fare nulla sono maggiori. Interi esperimenti sociali su larga scala servono interi paesi. Cosa succede quando tutti lavorano da casa e comunicano solo a distanza? Cosa succede quando intere scuole e università vanno online? In tempi normali, governi, aziende e consigli scolastici non accetterebbero mai di condurre tali esperimenti. Ma questi non sono tempi normali. In questo momento di crisi, affrontiamo due scelte particolarmente importanti. Il primo è tra sorveglianza totalitaria e responsabilizzazione dei cittadini. Il secondo è tra l'isolamento nazionalista e la solidarietà globale.

Sorveglianza sotto la pelle

Per fermare l'epidemia, intere popolazioni devono rispettare alcune linee guida. Ci sono due modi principali per raggiungere questo obiettivo. Un metodo è per il governo di monitorare le persone e punire coloro che infrangono le regole. Oggi, per la prima volta nella storia dell'umanità, la tecnologia consente di monitorare tutti continuamente. Cinquant'anni fa il KGB non poteva seguire 240 milioni di cittadini sovietici 24 ore al giorno, né poteva sperare di elaborare efficacemente tutte le informazioni raccolte. Il KGB si basava su agenti umani e analisti e non riusciva proprio a collocare un agente umano per seguire ogni cittadino. Ma ora i governi possono fare affidamento su sensori onnipresenti e potenti algoritmi invece che su spettri in carne e ossa.

Nella loro battaglia contro l'epidemia di coronavirus diversi governi hanno già implementato i nuovi strumenti di sorveglianza. Il caso più notevole è la Cina. Monitorando attentamente gli smartphone delle persone, facendo uso di centinaia di milioni di telecamere con riconoscimento facciale e obbligando le persone a controllare e riferire la temperatura corporea e le condizioni mediche, le autorità cinesi possono non solo identificare rapidamente i sospetti coronavirus, ma anche tenere traccia dei loro movimenti e identificare le persone con cui sono entrati in contatto. Una serie di app mobili avvisa i cittadini della loro vicinanza ai pazienti infetti.
Questo tipo di tecnologia non si limita all'Asia orientale. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente autorizzato la Israel Security Agency a impiegare la tecnologia di sorveglianza normalmente riservata alla lotta contro i terroristi per rintracciare i pazienti affetti da coronavirus. Quando la sottocommissione parlamentare competente si è rifiutata di autorizzare la misura, Netanyahu l'ha approvata con un "decreto di emergenza".

Potresti sostenere che non c'è nulla di nuovo in tutto questo. Negli ultimi anni sia i governi che le società hanno utilizzato tecnologie sempre più sofisticate per tracciare, monitorare e manipolare le persone. Tuttavia, se non stiamo attenti, l'epidemia potrebbe tuttavia segnare un importante spartiacque nella storia della sorveglianza. Non solo perché potrebbe normalizzare il dispiegamento di strumenti di sorveglianza di massa nei paesi che finora li hanno respinti, ma ancora di più perché indica una drammatica transizione dalla sorveglianza "over the skin" a "under the skin".
Fino a quel momento, quando il dito toccava lo schermo dello smartphone e faceva clic su un collegamento, il governo voleva sapere su cosa esattamente il dito stava facendo clic. Ma con il coronavirus, il focus dell'interesse si sposta. Ora il governo vuole conoscere la temperatura del dito e la pressione sanguigna sotto la sua pelle.

The emergency pudding

Uno dei problemi che incontriamo nell'elaborare la nostra posizione sulla sorveglianza è che nessuno di noi sa esattamente come stiamo per essere sorvegliati e cosa potrebbero portare i prossimi anni. La tecnologia di sorveglianza si sta sviluppando a rotta di collo, e ciò che sembrava fantascienza 10 anni fa è oggi una vecchia notizia. Come esperimento mentale, considera un governo ipotetico che richiede che ogni cittadino porti un braccialetto biometrico che controlli la temperatura corporea e la frequenza cardiaca 24 ore al giorno. I dati risultanti vengono raccolti e analizzati da algoritmi governativi. Gli algoritmi sapranno che sei malato anche prima di conoscerlo, e sapranno anche dove sei stato e chi hai incontrato. Le catene di infezione potrebbero essere drasticamente accorciate e persino tagliate del tutto. Un tale sistema potrebbe probabilmente fermare l'epidemia sulle sue tracce in pochi giorni. Sembra meraviglioso, vero?

L'aspetto negativo è, ovviamente, che ciò darebbe legittimità a un nuovo terrificante sistema di sorveglianza. Se, ad esempio, sai che ho fatto clic su un collegamento Fox News anziché su un collegamento CNN, che può insegnarti qualcosa sulle mie opinioni politiche e forse anche sulla mia personalità. Ma se riesci a monitorare cosa succede alla mia temperatura corporea, pressione sanguigna e battito cardiaco mentre guardo il video clip, puoi imparare cosa mi fa ridere, cosa mi fa piangere e cosa mi fa arrabbiare davvero.

È fondamentale ricordare che rabbia, gioia, noia e amore sono fenomeni biologici proprio come la febbre e la tosse. La stessa tecnologia che identifica la tosse potrebbe anche identificare le risate. Se le aziende e i governi iniziano a raccogliere i nostri dati biometrici in massa, possono conoscerci molto meglio di quanto conosciamo noi stessi e quindi non solo possono predire i nostri sentimenti, ma anche manipolare i nostri sentimenti e venderci tutto ciò che vogliono - sia esso un prodotto o un politico. Il monitoraggio biometrico renderebbe le tattiche di hacking dei dati di Cambridge Analytica come qualcosa dell'età della pietra. Immagina la Corea del Nord nel 2030, quando ogni cittadino deve indossare un braccialetto biometrico 24 ore al giorno. Se ascolti un discorso del Grande Capo e il braccialetto rileva i segni rivelatori della rabbia, hai finito.

Ovviamente, si potrebbe sostenere la sorveglianza biometrica come misura temporanea presa durante uno stato di emergenza. Sarebbe sparito una volta terminata l'emergenza. Ma le misure temporanee hanno una brutta abitudine di sopravvivere alle emergenze, soprattutto perché all'orizzonte c'è sempre una nuova emergenza. Il mio paese d'origine, Israele, per esempio, ha dichiarato lo stato di emergenza durante la sua Guerra d'indipendenza del 1948, che ha giustificato una serie di misure temporanee dalla censura alla stampa e la confisca delle terre a regolamenti speciali per preparare il budino (non ti prendo in giro). La guerra d'indipendenza è stata a lungo vinta, ma Israele non ha mai dichiarato la fine dell'emergenza e non è riuscito ad abolire molte delle misure "temporanee" del 1948 (il decreto sul budino di emergenza è stato misericordiosamente abolito nel 2011).

Anche quando le infezioni da coronavirus sono ridotte a zero, alcuni governi affamati di dati potrebbero sostenere che avevano bisogno di mantenere in atto i sistemi di sorveglianza biometrica perché temono una seconda ondata di coronavirus o perché c'è una nuova varietà di Ebola che si sta evolvendo in Africa centrale, o perché . . . hai avuto l'idea. Negli ultimi anni è scoppiata una grande battaglia per la nostra privacy. La crisi del coronavirus potrebbe essere il punto di svolta della battaglia. Perché quando le persone possono scegliere tra privacy e salute, di solito scelgono la salute.

The soap police

Chiedere alle persone di scegliere tra privacy e salute è, in effetti, la vera radice del problema. Perché questa è una scelta falsa. Possiamo e dobbiamo godere sia della privacy che della salute. Possiamo scegliere di proteggere la nostra salute e fermare l'epidemia di coronavirus non istituendo regimi di sorveglianza totalitaria, ma piuttosto dando potere ai cittadini. Nelle ultime settimane, alcuni degli sforzi più riusciti per contenere l'epidemia di coronavirus sono stati orchestrati da Corea del Sud, Taiwan e Singapore. Sebbene questi paesi abbiano fatto un certo uso delle applicazioni di tracciamento, hanno fatto molto più affidamento su test approfonditi, su rapporti onesti e sulla cooperazione volontaria di un pubblico ben informato.

Il monitoraggio centralizzato e le dure punizioni non sono l'unico modo per far sì che le persone rispettino le linee guida benefiche. Quando le persone vengono informate dei fatti scientifici e quando le persone si fidano delle autorità pubbliche per dire loro questi fatti, i cittadini possono fare la cosa giusta anche senza un Grande Fratello che vegli sulle loro spalle. Una popolazione auto-motivata e ben informata è di solito molto più potente ed efficace di una popolazione ignorante e controllata.
Considera, ad esempio, lavarti le mani con sapone. Questo è stato uno dei più grandi progressi di sempre nell'igiene umana. Questa semplice azione salva milioni di vite ogni anno. Mentre lo diamo per scontato, è stato solo nel 19 ° secolo che gli scienziati hanno scoperto l'importanza di lavarsi le mani con il sapone. In precedenza, anche i medici e le infermiere procedevano da un intervento chirurgico all'altro senza lavarsi le mani. Oggi miliardi di persone ogni giorno si lavano le mani, non perché hanno paura della polizia del sapone, ma piuttosto perché comprendono i fatti. Mi lavo le mani con il sapone perché ho sentito parlare di virus e batteri, capisco che questi piccoli organismi causano malattie e so che il sapone può rimuoverli.

Ma per raggiungere un tale livello di conformità e cooperazione, hai bisogno di fiducia. Le persone devono fidarsi della scienza, fidarsi delle autorità pubbliche e fidarsi dei media. Negli ultimi anni, i politici irresponsabili hanno deliberatamente minato la fiducia nella scienza, nelle autorità pubbliche e nei media. Ora questi stessi irresponsabili politici potrebbero essere tentati di prendere la strada maestra per l'autoritarismo, sostenendo che non si può proprio fidarsi del pubblico di fare la cosa giusta.
Normalmente, la fiducia che è stata erosa per anni non può essere ricostruita dall'oggi al domani. Ma questi non sono tempi normali. In un momento di crisi, anche le menti possono cambiare rapidamente. Puoi avere aspre discussioni con i tuoi fratelli per anni, ma quando si verifica un'emergenza, scopri improvvisamente un serbatoio nascosto di fiducia e amicizia e ti affretti ad aiutarci a vicenda. Invece di costruire un regime di sorveglianza, non è troppo tardi per ricostruire la fiducia delle persone nella scienza, nelle autorità pubbliche e nei media.

Dovremmo sicuramente utilizzare anche le nuove tecnologie, ma queste tecnologie dovrebbero dare potere ai cittadini. Sono tutti a favore del monitoraggio della temperatura corporea e della pressione sanguigna, ma quei dati non dovrebbero essere usati per creare un governo onnipotente. Piuttosto, quei dati dovrebbero consentirmi di fare scelte personali più informate e anche di rendere il governo responsabile delle sue decisioni.
Se potessi monitorare le mie condizioni mediche 24 ore al giorno, imparerei non solo se sono diventato un pericolo per la salute di altre persone, ma anche quali abitudini contribuiscono alla mia salute. E se potessi accedere e analizzare statistiche affidabili sulla diffusione del coronavirus, sarei in grado di giudicare se il governo mi sta dicendo la verità e se sta adottando le giuste politiche per combattere l'epidemia. Ogni volta che le persone parlano di sorveglianza, ricorda che la stessa tecnologia di sorveglianza può essere generalmente utilizzata non solo dai governi per monitorare gli individui, ma anche dagli individui per monitorare i governi.
L'epidemia di coronavirus è quindi un importante test di cittadinanza. Nei giorni a venire, ognuno di noi dovrebbe scegliere di fidarsi dei dati scientifici e degli esperti sanitari su teorie della cospirazione infondate e politici egoisti. Se non riusciamo a fare la scelta giusta, potremmo ritrovarci a firmare le nostre più preziose libertà, pensando che questo sia l'unico modo per salvaguardare la nostra salute.

Abbiamo bisogno di un piano globale

La seconda scelta importante che affrontiamo è tra l'isolamento nazionalista e la solidarietà globale. Sia l'epidemia stessa che la conseguente crisi economica sono problemi globali. Possono essere risolti efficacemente solo attraverso la cooperazione globale.

Innanzitutto, per sconfiggere il virus dobbiamo condividere le informazioni a livello globale. Questo è il grande vantaggio degli umani rispetto ai virus. Un coronavirus in Cina e un coronavirus negli Stati Uniti non possono scambiarsi consigli su come infettare l'uomo. Ma la Cina può insegnare agli Stati Uniti molte preziose lezioni sul coronavirus e su come affrontarlo. Ciò che un medico italiano scopre a Milano la mattina presto potrebbe salvare la vita a Teheran di sera. Quando il governo del Regno Unito esita tra diverse politiche, può ottenere consigli dai coreani che hanno già affrontato un dilemma simile un mese fa. Ma affinché ciò accada, abbiamo bisogno di uno spirito di cooperazione e fiducia globale. Nei giorni a venire, ognuno di noi dovrebbe scegliere di fidarsi dei dati scientifici e degli esperti sanitari su teorie della cospirazione infondate e politici egoisti.

I paesi dovrebbero essere disposti a condividere informazioni apertamente e chiedere umilmente consigli e dovrebbero essere in grado di fidarsi dei dati e delle intuizioni che ricevono. È inoltre necessario uno sforzo globale per produrre e distribuire apparecchiature mediche, in particolare kit di test e macchine respiratorie. Invece di ogni paese che cerca di farlo localmente e accumula qualsiasi attrezzatura possa ottenere, uno sforzo globale coordinato potrebbe accelerare notevolmente la produzione e garantire che le attrezzature salvavita siano distribuite in modo più equo. Proprio come i paesi nazionalizzano le industrie chiave durante una guerra, la guerra umana contro il coronavirus può richiedere di "umanizzare" le linee di produzione cruciali. Un paese ricco con pochi casi di coronavirus dovrebbe essere disposto a inviare attrezzature preziose in un paese più povero con molti casi, confidando che se e quando successivamente avrà bisogno di aiuto, altri paesi verranno in suo aiuto.

Potremmo prendere in considerazione un simile sforzo globale per riunire il personale medico. I paesi attualmente meno colpiti potrebbero inviare personale medico nelle regioni più colpite del mondo, sia per aiutarli nell'ora del bisogno, sia per acquisire preziose esperienze. Se più tardi al centro dei cambiamenti dell'epidemia, l'aiuto potrebbe iniziare a fluire nella direzione opposta.

La cooperazione globale è di vitale importanza anche sul fronte economico. Data la natura globale dell'economia e delle catene di approvvigionamento, se ogni governo fa le proprie cose in totale disprezzo degli altri, il risultato sarà il caos e una crisi sempre più profonda. Abbiamo bisogno di un piano d'azione globale e ne abbiamo bisogno in fretta.

Un altro requisito è raggiungere un accordo globale sui viaggi. La sospensione di tutti i viaggi internazionali per mesi causerà enormi difficoltà e ostacolerà la guerra contro il coronavirus. I paesi devono cooperare per consentire ad almeno un rivolo di viaggiatori essenziali di continuare ad attraversare i confini: scienziati, medici, giornalisti, politici, uomini d'affari. Ciò può essere ottenuto raggiungendo un accordo globale sulla preselezione dei viaggiatori da parte del loro paese d'origine. Se sai che solo i viaggiatori attentamente schermati erano ammessi su un aereo, saresti più disposto ad accettarli nel tuo paese.
Sfortunatamente, attualmente i paesi non fanno quasi nessuna di queste cose. Una paralisi collettiva ha attanagliato la comunità internazionale. Sembra che non ci siano adulti nella stanza. Ci si sarebbe aspettati di vedere già settimane fa un incontro d'emergenza di leader globali per elaborare un piano d'azione comune. I leader del G7 sono riusciti a organizzare una videoconferenza solo questa settimana e non ha prodotto alcun piano di questo tipo.

Nelle precedenti crisi globali - come la crisi finanziaria del 2008 e l'epidemia di Ebola del 2014 - gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di leader globale. Ma l'attuale amministrazione americana ha rinunciato al lavoro di leader. Ha chiarito molto che si preoccupa della grandezza dell'America molto più che del futuro dell'umanità.

Questa amministrazione ha abbandonato anche i suoi più stretti alleati. Quando ha vietato tutti i viaggi dall'UE, non si è preso la briga di dare all'UE un preavviso, figuriamoci di consultare l'UE in merito a tale drastica misura. Ha scandalizzato la Germania offrendo presumibilmente $ 1 miliardo a un'azienda farmaceutica tedesca per acquistare i diritti di monopolio su un nuovo vaccino Covid-19. Anche se l'attuale amministrazione alla fine cambierà rotta e presenterà un piano d'azione globale, pochi seguiranno un leader che non si assume mai la responsabilità, che non ammette mai errori e che si prende regolarmente il merito da solo, lasciando tutta la colpa agli altri.
Se il vuoto lasciato dagli Stati Uniti non sarà riempito da altri paesi, non solo sarà molto più difficile fermare l'attuale epidemia, ma il suo retaggio continuerà ad avvelenare le relazioni internazionali per gli anni a venire. Eppure ogni crisi è anche un'opportunità. Dobbiamo sperare che l'attuale epidemia aiuterà l'umanità a realizzare il grave pericolo rappresentato dalla disunità globale.

L'umanità ha bisogno di fare una scelta. Percorreremo la via della disunione o adotteremo la strada della solidarietà globale? Se scegliamo la disunione, ciò non solo prolungherà la crisi, ma probabilmente porterà a catastrofi ancora peggiori in futuro. Se scegliamo la solidarietà globale, sarà una vittoria non solo contro il coronavirus, ma contro tutte le future epidemie e crisi che potrebbero assalire l'umanità nel 21 ° secolo."