Creato da fedechiara il 14/11/2014
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L'infinito viaggiare.

Post n°3132 pubblicato il 14 Aprile 2024 da fedechiara
 

CACHI, 25 marzo 2019 – L'infinito viaggiare.

E dell'infinito viaggiare è epitome questo dilatarsi dei paesaggi chiusi in lontananza dalla catena delle cime pre andine dove si sfilacciano le nubi fermate dalle Ande. E la strada vuota, la mitica ruta nacional 40 resa famosa dal giovane Guevara nel suo viaggio iniziatico in motocicletta e dagli epigoni che ne seguirono le orme, è spina dorsale di questo paese che si estende fino al finis terrae della fredda Patagonia ma fa tesoro, a metà del tragitto, del suo clima sub equatoriale e a Mendoza mostra il trionfo dei vigneti che danno un vino-idromele che ben si accompagna alla carne squisita e tenera come un burro.
Ed è vero che 'lascia senza parole' questo susseguirsi di immagini coloratissime del nostro viaggiare e ci incanta tanto quanto ci hanno incantato le nostre Alpi, ma con l'aggiunta di una estensione terrestre che la placca africana-europea nel suo insorgere non raffigura infinita al pari della placca continentale del Pacifico.
E il villaggio di Cachi è silente e vuoto di persone e attraversato dal vento, come nelle colonne sonore dei film 'western' girati al confine con il Messico, e l'architettura coloniale della dominazione ispanica viene ripresa dall'architetto che ha costruito il bell'albergo a cinque stelle dove alloggio e, sapientemente, mescola e compendia in un'unico luogo gli elementi caratteristici della scarsa vegetazione degli altopiani pre andini con risultati eccellenti.
E un buon albergo è parte del piacere del viaggiare e, a sera, negli occhi stanchi delle lunghe miglia percorse, si configura come quella poetica siepe che 'di tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude'.
L'infinito viaggiare del sogno del poeta recluso nella sua Recanati.

 
 
 

I cloni della Elly e i 'format'.

Post n°3131 pubblicato il 14 Aprile 2024 da fedechiara
 

Elly Schlein ha molti cloni. Ne ho incontrato uno, in treno, giusto ieri. Stessa voce pastosa e sicura di sé, stessa sicumera nel farsi sentire dall'intero vagone a protestare e dirsi solidale con i giornalisti di rainews24 per il fatto che non sarà più necessario, nelle interviste ai politici in tivù, zittirli, rintuzzarli, interromperli ad ogni piè sospinto, deformando il loro ragionamento per reindirizzarlo dove il rompi........ di turno vuole che il poveretto vada a parare e/o a contraddirsi e auto ridicolizzarsi – se non fornito degli opportuni strumenti per mandare con eleganza a quel paese il preteso giornalista e dirlo fazioso oltremodo e oltre il lecito e il tollerabile.
E, quanto a dirlo 'giornalismo' - quel loro interrompere e reindirizzare e contrastare fastidiosamente il povero cristo pelosamente invitato alla tortura del non poter dire in chiaro e intelligibilmente il suo pensiero e il programma politico di cui è portatore – è davvero 'cosa dura esta selva selvaggia ed aspra e forte', id est lo studio televisivo in cui si scambia il giornalismo dei trappoloni dei soliti noti quale sola via democratica praticabile e propedeutica necessaria per il popolo scemo – e mi viene in mente il metodo-Annunziata e il metodo-Lilli di contrasto armato al piccinino di turno impreparato e succube e che ha accettato stupidamente l'invito a cena con delitto.
Ed è una pura e semplice questione di 'format' televisivo, invece, un format che consenta a chi è interessato di là dei video a conoscere la posizione politica dell'invitato ed ascoltarne il pensiero compiuto e semmai di stimolarlo a dire compiutamente, a precisare e ad integrare, se del caso, ove necessario e con la massima cautela e il rispetto dovuti.
E credo che la maggior parte di noi spettatori sia provvista di tutti e di ogni strumento intellettivo per indovinare di che pasta è fatto e di quale programma politico è portatore il personaggio intervistato e chi è interessato e non cambia canale altro non chieda che di ascoltarne il pensiero compiuto senza le fastidiose interruzioni e le sovrapposizioni e le sostituzioni e i ribaltamenti del giornalista che si pretende e si impanca a protagonista assoluto della scena.
E se l'Annunziata sarà candidata alle europee sarà interessante sottoporla al martellamento e al fuoco di fila del contrasto armato da parte di un giornalista avverso giusto perché si renda conto di quale tormento (senza relativa estasi) sia il subire la prevaricazione televisiva dei suoi emuli e sodali in tivù.
Chi vivrà vedrà (e i cloni della Elly rispettino il regolamento ferroviario ed evitino di disturbare gli altri passeggeri con toni di voce troppo alti e i comizi indebiti in carrozza. Anche questo è un 'format', perbacco.)
Format televisivo - Wikipedia
IT.WIKIPEDIA.ORG
Format televisivo - Wikipedia

 
 
 

I miceti ipogei del diritto.

Post n°3130 pubblicato il 13 Aprile 2024 da fedechiara
 

Buenos Aires 21 marzo 2019 – La lucha e la Defensa.

E sarà vero che: 'Donde existe una necesitad nace un derecho?', come recita il cartello esposto dagli artigiani perennemente in 'lucha' della 'Defensa': la 'calle' che attraversa longitudinalmente il quartiere di sant'Elmo e fa da tramite tra il sottoproletariato della 'repubblica della Boca' e la borghesia del denaro che abita il centro storico dei palazzi pretensiosi e delle banche e le ambasciate?
I diritti sono miceti che insorgono dalle profondità del suolo delle società e si manifestano ogniqualvolta un povero si fa avanti e chiede casa e lavoro? O sono aspettative inevase in una società che inaridisce e non dà i frutti sperati perché, come i deserti, solo gli scarsi acquazzoni dello sviluppo economico consentono una effimera fioritura e lo stanziare in bilancio le risorse necessarie a far fronte ai bisogni immensi dello 'stato sociale' in un mondo di sette e passa miliardi di 'aventi diritto'?
Dove sono finiti i tempi i cui la borghesia si impietosiva per i poveri delle città e partoriva i grandi filosofi del socialismo e del comunismo e gli imprenditori illuminati che corredavano le fabbriche produttive dei servizi e delle case destinate ai loro lavoratori?
Temo che quei filosofi e quegli imprenditori 'dormano sulla collina' di Spoon River, come i generali che hanno costruito la nazione argentina - e di loro osserviamo i marci sarcofaghi che si mostrano nelle cappelle mortuarie del cimitero della Recoleta.
E quel loro 'sonno dei giusti' ha lasciato un mondo di pietra e le odierne città tentacolari e immense dove si aggregano le bidonvilles delle periferie urbane in cui le guide turistiche raccomandano di non mettere piede perché il turista è preda ambita e vi si aggirano anche in pieno giorno gli uomini-giaguari e le lonze che di 'tutte brame sembrava(n) carca nella sua magrezza'.
E in quei luoghi dimenticati da Dio e dagli uomini politici – che dei diritti pretesi si fregiano e ne fanno oggetto di campagne elettorali – i miceti del diritto stagnano sotterra e non si manifestano perché mai piove e, quando piove, il poco che fruttifica se lo magnano i politici corrotti e qui, a Sant'Elmo e alla Boca, si batte il passo e si aspettano tempi migliori tendendo agguati ai turisti minchioni.
I mitici 'tempi migliori' di questi anni di globalismo infelice e avaro.

 
 
 

I meravigliosi domani degli scimmioni tristi.

Post n°3129 pubblicato il 12 Aprile 2024 da fedechiara
 

Scimmioni tristi e meravigliosi domani. - 12 aprile 2016

E se la primavera è, da sempre, motivo di gioia per la rinascita del verde e il tripudio di fiori nei giardini e le selve, Joseph Klibansky (chi era costui? Mille nuovi artisti crescono, mille arti fioriscono.) si incarica di dirci, nella sua mostra primaverile a palazzo Cavalli-Franchetti (24 marzo -01 maggio), che il futuro è 'beautiful', nientemeno! quale allegria o quale sonora presa per i fondelli, giudicate voi.
Che già lo scimmione dall'espressione seccata che figura sul manifesto e ha in bocca una carnascialesca trompette d'oro, e gli hanno piazzato in testa il cono delle esibizioni dei clowns nei circhi, dovrebbe farci propendere per la seconda – e se andate a rivederlo nella sala centrale dell'esposizione, circondato da funebri palloncini color antracite, vi gela il sangue con quella scritta antistante che dice: 'Benvenuti nel mondo della realtà. Non c'è ascolto. Niente da applaudire, da ammirare. Nessuno che ti si fila, capito?' Firmato: D. H. Wallace (chi era costui?).
Ma all'ingresso è una festa di riproduzioni di vita nelle principali città del mondo ricche di colori e uccellini e farfalle svolazzanti, che sembra che 'tutto va ben, madama la marchesa', basta trascurare i pensieri dei morti ammazzati di Parigi e Bruxelles e gli affanni del lavoro che non c'è, - ed è vero che il caotico mondo delle metropoli, fin dall'Ottocento della joie de vivre, mostra aspetti gioiosi e miseriosi, (passatemi il neologismo, che già la Crusca ha assolto il 'petaloso') e mostra vita e morte coniugate in un inestricabile groviglio di esistenze diversissime tra loro: dal miliardario felix all'ultimo figlio delle 'banlieues' parigine che si 'radicalizza sul web', tu vedi se era il caso di tirarseli in casa a milioni, maledizione.
E nella penultima sala, J. Klibansky ci mostra l'origine e la fine nostri sospesi in una nicchia e opposti tra loro, feti d'oro e teschi di uguale colore sospesi nel vuoto della sala e ammirati da quegli stessi che vi si riconoscono perplessi per quel monito di brevità e 'cenere alla cenere'.
Ma il guizzo finale di due tartarughe che si accoppiano nella penombra di un ambiente tropicale, animali longevi assai, torna a mostrare il ghigno beffardo dell'artista e il suo dirci che il domani è 'beautiful'. Si vabbè, l'abbiamo capito che la realtà dei giorni è quella che abbiamo sotto gli occhi e ci attrista per la somma di orrori contrapposta alle poche (ma vivide!) gioie.

 
 
 

Mafalda for president.

Post n°3128 pubblicato il 12 Aprile 2024 da fedechiara
 

Buenos Aires 21 marzo 2019

E a tutte le ore del giorno, in questo quartiere della popolarità esibita, rivendicata fieramente, un logo, un marchio di fabbriche che non ci sono, bensì l'artigianato creativo della 'lucha' quotidiana, del tirare a campare con quel che passa il convento ogni dì: la creatività di ognuno e tutti, stupisce la coda che si forma dinanzi a un monumento piccolo piccolo e ti sbarra la strada- e solo quando ci arrivi davanti capisci che è la statua di una piccoletta dai capelli ricci e neri, la temibile Mafalda delle considerazioni acri e acutissime sulla vita quotidiana e sui massimi sistemi.
Lei che, nella versione italiana, ci augurava il 'Buongiorno, mondo!' più spettinata del solito e si domandava: 'E' caduto, Monti? Berlusconi è stato condannato e si ricandida?', sottintendendo che quei fatti e non altri erano il vero buongiorno che ci auguravamo. E la fila di singoli e le mamme con i bambini si siedono accanto alla pericolosa sovversiva e si fanno fotografare con lei a futura memoria, segno di una stima universale che supera perfino quella di Bergoglio – non foss'altro che per l'acutezza dei messaggi che non sono mai 'urbi et orbi', bensì mirati e cogenti, e i dubbi malandrini che insinua e l'intelligenza aperta del suo disincanto.
E della birbante filosofa si fa un gran commercio nelle 'tiendas' e nelle librerie, sopratutto, perché è l'intelligenza e il sarcasmo e la battuta liberatoria che 'appartiene al popolo' più e meglio di altri profeti politicamente schierati, id est quel Guevara che: 'E' nato a Rosario.' mi dice il libraio.
Come a significare che Buenos Aires tiene a battesimo e celebra una Mafalda, ma il 'Che' lo sogguarda di striscio con il necessario disincanto ex rivoluzionario, appunto.
E mi fermo a guardare la piccoletta dalle guance gonfie in espressione di amarezza che, smaltata in bianco su lastre di metallo, infila perle su perle di saggezza, come questa: 'Hoy he aprendido que la verdad desilusiona a la gente.' Già. La verità non appassiona, bensì 'desilusiona': origine e causa di ogni nostro dramma privato e pubblico.
E per me, da affiggere in casa, compro un'altra sua considerazione triste che dice: 'Porque justo a mi tenia que tocarme ser yo?', che fa aggio sulla quella domanda inevasa di un nostro poeta amatissimo che si chiedeva desolato: 'Ma perché dare al sole, perché reggere in vita chi poi di quella consolar convenga?'.
Già, perché? Una domanda che ti porti dietro fino ai deserti e aridi lidi del finis vitae.
Mafalda for president.

 
 
 
 
 

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