Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Posture ed altre posture.

Post n°1660 pubblicato il 17 Giugno 2021 da fedechiara
 

Ammettiamolo. La presente postura sedia-tastiera-video di noi post moderni è sicuramente migliore di quella degli avi: cotta, spada, cavallo. Immaginatevi un bel mattino d'estate che il sole si specchia sulle chiazze di neve ancora presenti sull'orizzonte dei monti e voi, cavalieri di ventura ospiti di un noto castellano tirolese, scendete con passi pesanti la scala di roccia grigia che vi mena alla stalla e all'incontro con il vostro destriero nero-pezzato.
E avete appena addentato del pane nero raffermo e bevuto chissà quale intruglio freddo, dal momento che il caffè sarebbe stato importato in Europa qualche secolo più tardi per la gioia dei turisti degli agriturismo altoatesini.
E montate di malavoglia il possente destriero e, con la spada che vi sbatte ostinata sul ginocchio al galoppo (e voi che imprecate chi di dovere per la malasorte), correte all'appuntamento nel campo militare del duca Baglioni che vi ha arruolato.
E' vero, potrebbe toccarvi di peggio. Potreste stare mal riparati alle Termopili sotto un pesante scudo di legno di quercia dai bordi rinforzati a gridare: 'Questa è Sparta!!' mentre un nugolo di frecce degli invasori persiani vi si infigge e vi tramuta in un porcospino guerresco - e se non ne trafiggerete a centinaia con la spada nel successivo scontro ne sarete trafitti e tornerete illacrimati (gli spartani/e non piangono mai) 'sugli scudi' dalla vedova spartiata e relativo figlioletto fieri del vostro sacrificio.
Tutto ciò rievoco per rammentarvi la fortuna massima che vi è toccata in sorte di nascere alla fine del secondo millennio e aver studiato la Storia e un po' di matematica e poco altro davanti ai video della D.a.d. (postura sedia-tastiera-video) - e il solo scontro guerresco che avrete nella vostra vita sarà con gli attoniti professori delle commissioni d'esame, già istruiti dal ministero competente ad essere comprensivi con gli alunni castigati dalla pandemia ed è subito estate e spiaggia e movida.
Perciò, mentre vi bevete gli sprizz del mezzogiorno, alzate gli occhi al Cielo e ringraziate gli dei per la giovinezza di cui godete e per la presente postura sedia-tastiera-video che vi salva dalle grida e dai peana di guerra degli avi nostri meno fortunati – ma tenete presente che la guerra è ancora sull'orizzonte degli eventi degli uomini e delle donne che calpestano il pianeta Terra e fate i debiti esorcismi perché non sempre ci tocca/herà di essere tra 'i salvati' che osservano pietosi 'i sommersi' annegare tra i flutti della Storia – e la ex Jugoslavia ci è monito del ricorrere inaspettato dei conflitti e chi vivrà vedrà e toccatevi di sotto e manifestate spesso per la pace in Terra e levate alte le bandiere arcobaleno per la necessaria testimonianza. Amen e così sia.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Il giardino di Alice nell'isola dei matti

Post n°1659 pubblicato il 16 Giugno 2021 da fedechiara
 


Il museo della follia e Alice nel giardino delle meraviglie. 16 giugno 2015
E se poi qualcuno vuol farsi un 'selfie' un filo originale vada a san Servolo dove aleggiano ancora i fantasmi della follia che vi fu reclusa, una mia zia compresa, - che, quando me lo raccontavano, mi correva un brivido su per la schiena e pensavo alle camicie di forza e agli elettroschok come oscena pena aggiuntiva a un destino cinico e baro fin dalla più tenera età - e tu guardati dalla scienza medica pretesa e dai suoi rimedi, che dalle malattie mi guardo io finché posso. Grazie Basaglia.
E un artista siriano ha costruito dei parallelepipedi specchianti che vi si riflette un giardino incantato e Alice nel paese delle meraviglie si rimira deformata prima che le compaia il Bianconiglio e inizi l'Avventura Fatale che ci racconta del Reale che intuiamo e dell'Irreale che ci avvolge e si mostra in questi giorni in cronaca colle oscenità quotidiane di un mondo pazzo - il più pazzo dei mondi possibili – dove i Diritti pretesi dai migranti si specchiano anch'essi deformati in un'Europa che ha perso la ciribiricoccola e predica, invece, e impone i suoi Doveri di rigore e bilancio in ordine ai paesi che 'non ce la fanno' – e non sa più quale sarà il suo Destino Ultimo sognato dai fondatori e quali le sue 'magnifiche sorti e progressive'; ma sorridiamo tutti insieme a quest'altro artista che illustra il giardino segreto che lo ospita con gli emoticons ricavati da vecchi badili di giardinieri pazzi che rivedi ammucchiati nelle vecchie foto di un museo della Follia che tutti ci riguarda.

 
 
 

Le egregie cose del post moderno.

Post n°1658 pubblicato il 14 Giugno 2021 da fedechiara
 

Le egregie cose del post moderno.
Non sappiamo se Foscolo fosse un grande amante al modo dei nostri post moderni.
Non abbiamo rotocalchi o un'Isola televisiva o un'ospite super tettuta del Grande Fratello che ce lo racconti. O i reports impietosi di quella tale che si lamentava che perfino un Di Caprio, a letto, non è tutto quel grande attore che si mostra. Non era neanche un bellone, a giudicare dai ritratti, bensì mostrava i tratti rocciosi e aspri del viso incorniciati dai riccioli.
Sappiamo, però, che Foscolo ha avuto relazioni salottiere e intime con un grande numero di donne, quasi tutte a doppio cognome – quindi sposate e con malcelata propensione a violare i sacri vincoli matrimoniali nelle alcove palaziali.
Ma il numero di amanti pretese, ne converrete, non è, in sè, sinonimo di possanza virile conclamata.
Una botta e via non fa primavera e, forse, all'epoca, neanche usava il passa parola tra le signore per questo genere di questioni.
E sappiamo, invece, che le nobildonne colte e salottiere andavano in deliquio e strabuzzavano gli occhi già solo all'accennare di un incalzante endecasillabo di impianto classico e/o risorgimentale, al pari delle fans presenti in prima fila, e urlanti e acclamanti senza contegno, ai concerti dei cantautori preferiti.
E la poesia, grande e riconosciuta, del Foscolo aveva un impianto sonoro straordinario e degli enjambements da urlo - e l'uomo era focoso e passionale, in gioventù, tanto quanto si mostrò disincantato e scettico al tempo di Didimo Chierico, il suo alter ego letterario che prese il posto dell'Ortis buonanima opportunamente suicidato dall'autore.
E se anche non condivido per intero il suo pensiero (del Foscolo) relativo alle cripte e urne sepolcrali quali exempla di vite illustri e sacre memorie degli ideali degli illustri defunti (A Egregie cose...) - dal momento che i cimiteri post moderni sono una desolazione di dimenticanze e trascuratezze lapidee dei presenti e vivi nei confronti di chi ci ha lasciato – pur tuttavia gli riconosco la funzione di poetico pungolo e stimolo a rammemorare le gesta dei 'forti' che 'bella e santa' dicono al 'pellegrin la terra che li ricetta'.
E mi sento più in sintonia, in verità, con il suo altero ego maturo, Didimo Chierico, uomo dotato di auto ironia e schermo psichico necessario per uno che aveva rinnegato pubblicamente il libertador Napoleone Bonaparte dopo il vergognoso trattato di Campoformio, ma poi aveva militato nel suo esercito, riconoscendogli (all'esercito rivoluzionario) il ruolo di spurgo degli anciens regimes miasmatici che tornarono in auge, vendicativi, dopo la sconfitta di Waterloo.
Che, se dovessimo comparare quel suo laborioso passaggio politico al presente, è come se un vate post moderno (ne conosciamo?) militasse nel movimento 5 stelle delle origini – i clamorosi vaffa inclusi – e decidesse, poi, di sedere in parlamento con gli epigoni di Grillo alleati del pd pur di tramandare ai posteri una pallida memoria degli ideali delle origini.
Le egregie cose i solidi scranni (le 'cadreghe' parlamentari) spengono delle ambìte urne elettorali, oh Mattarella, e bella e santa fanno l'Italia nostra agli occhi dei vischiosi partners europei.
Risultato immagine per Foscolo Ritratto. Dimensioni: 125 x 160. Fonte: www.traccedistudio.it
A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti, o Pindemonte; | controappuntoblog.org
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A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti, o Pindemonte; | controappuntoblog.org
A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta. Io quando il monumento vidi ove posa il corpo di quel grande che temprando lo scettro a’ regnatori gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela di che lagrime grondi...

 
 
 

Campagne di guerra.

Post n°1657 pubblicato il 13 Giugno 2021 da fedechiara
 

Dovremmo ammettere che una sottovalutazione c'è stata, sulla questione dello 'zero virgola' di incidenze dei casi di trombosi in prossimità di una vaccinazione – se in cronaca rimbalzano gli articoli dedicati di una giovane ligure defunta poco dopo il vaccino all'open day e un carrozziere bresciano viene descritto 'sano' dalla famiglia che chiede indagini appropriate sul mestissimo caso.
Dovremmo ammettere che l'emergenza vaccinale a tamburo battente ha lasciato più di un varco ai micidiali effetti collaterali veri o supposti – sicuramente un varco immenso di risposta emotiva - ed è naturale che l'opinione pubblica, organismo mediatico molto sensibile alle cronache giornalistiche e televisive, si contorca e si ritiri in gran numero percentuale dai centri vaccinali fintantoché non è fatta chiarezza sui rischi effettivi che corre una persona ignara dello stato delle proprie piastrine nel sangue che gli scorre in corpo.
E, come fece il generale Diaz succeduto al temerario Cadorna, gli incaricati del successo della campagna vaccinale - tecnici o politici che siano - dovrebbero curare meglio e di più le difficili relazioni con la stampa e la televisione, se non si vuole perdere la guerra a causa dei troppi 'zero virgola' post vaccino che vi rimbalzano.
Perché, a differenza dei morti in battaglia e nelle trincee e 'sul Piave', dove i numeri dei morti e dei feriti non si contavano e molti, sulle lapidi commemorative della mattanza, risultano tuttora 'ignoti', ogni morto di covid e/o di supposta reazione al vaccino pesa come un enorme macigno sulla fragile 'opinione pubblica' e ci si tiene a distanza di sicurezza dai centri vaccinali fino a che ogni 'ragionevole dubbio' non venga sciolto.
Teniamo famiglia, scusateci.
Astrazeneca dato ai giovani perché non si è riusciti a darlo a milioni di over 60 (di S. Semplici)
HUFFINGTONPOST.IT
Astrazeneca dato ai giovani perché non si è riusciti a darlo a milioni di over 60 (di S. Semplici)

 
 
 

Paesaggi ed altri paesaggi

Post n°1656 pubblicato il 12 Giugno 2021 da fedechiara
 

Verde, greggi, mare e vento che ti aspetti. 12 giugno 2013 
Contenuto condiviso con: Tutti

E uno si aspetta che, al padiglione irlandese, ci sia molto verde e greggi di pecore e paesaggi di mare e vento, giusto per restare alle origini e al dna di popolo - e invece ti ritrovi nel Congo e i paesaggi, proiettati su grandi schermi posti di sghimbescio e sovrapposti, sono rossastri di sangue e di infrarossi ed è una guerra tribale dimenticata che ha fatto migliaia di morti e chi ne sapeva qualcosa?
L'arte contemporanea è vocata all'interventismo (pacifista, per fortuna) e l'artista irlandese, con una sua troupe, è scivolato dietro le linee dei combattenti e ci informa cinematograficamente da par suo di quel dramma - e forse dovrebbe fondare un'associazione: 'Artistes sans frontieres', il cui scopo primario sarà di farci sentire tutti colpevoli delle dimenticanze e noncuranze di tutto il male e il cattivo del mondo di cui siamo colpevolmente disinformati. ('Enclave' - padiglione irlandese)
E forse è più riposante ritrovarci tutti nel padiglione azerbaigiano (campo s. Stefano) -che non ha pretese universalistiche e di denuncia sociale, bensì tanti tappeti colorati e fotografie di nozze e donne 'regine per un giorno'.
E sembra di essere fuori della Storia ma dentro la Geografia e lungo la Via della Seta – con le narrazioni di Polo che ci dicono di popoli strani e strani usi e costumi, - che è funzione informativa anch'essa; e ad inaugurare il 'pavillion' è scesa, nientemeno, la 'prèmiere dame' azerbaigiana con codazzo di funzionari e addetti culturali e all'ingresso distribuiscono gratis opuscoli e dvd e cd musicali da 'farsi una cultura' di quel paese che, prima del crollo dalla Russia sovietica e dei Muri, neanche sapevamo che esistesse. L'Arte come Ambasciatrice, in questo caso.
E, d'altronde, a sentire gli artisti quando hanno lo spritz in mano e conversano briosi, l'Arte è universale o non è. Chissà se Raffaello, proiettato nel postmoderno, avrebbe partecipato a un cotale acceso dibattito e che tesi avrebbe esposto di suo.
Beate le 'interviste impossibili' d'antan che ci mettevano in contatto con lo Spirito dell'Artista - e sarebbe interessante sapere che direbbe il Goya, quello delle 'Pinturas Negras' e delle incisioni sulla guerra mossa alla Spagna dai Francesi, di tutto questo interventismo sociale dell'Arte che niente impedisce del verificarsi dei drammi e dei massacri, ma tutto racconta e ci deprime.
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