Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Verità, tragica dea.

Post n°1149 pubblicato il 14 Febbraio 2020 da fedechiara
 

Se sia più nobile...

C'è chi ne fa una questione 'muscolare' - e invita chi di dovere a: 'Portiamo a casa i nostri marò!' con lenzuolate di altri slogans anti tasse e gazebo permanenti orribili a vedersi eretti nelle piazze a fianco di una antica torre. E c'è la diplomazia furbetta della Farnesina – che combatte vanamente la sua battaglia in punta di fioretto giuridico e 'internazionalizzazione' del conflitto fra India e Italia.

'(…) s’egli sia più nobile soffrire nell’animo le frombole e i dardi dell’oltraggiosa Fortuna, o prender armi contro un mare di guai, e contrastandoli por fine ad essi.' si interrogava da par suo il principe Amleto nel notissimo monologo. 
Ma poiché di 'prender armi' non è questione in tanta vicenda di eventi misteriosi e di verità negate e/o mai accertate e di Stati e giurisdizioni in conflitto, forse sarebbe meglio ricorrere alle armi della 'verità' giudiziaria che accerti e ci racconti, come dovrebbe, quel che è effettivamente accaduto in quella maledetta giornata di sole tropicale nelle acque dell'Oceano Indiano in cui esplose - questo è certo - uno scontro a fuoco tra i nostri fanti di Marina in servizio di difesa della nave che li ospitava e un peschereccio di poveri pescatori chissà come e perché scambiato per una barca di aggressivi pirati.

Non credo di essere il solo a provare noia e fastidio nell'ascoltare i resoconti quotidiani della controversia indo-italiana che girano a vuoto intorno alla verità dei fatti e tentano di sfuggire al cappio di quella 'giustizia' senza altri aggettivi che noi stessi invocheremmo e applicheremmo a parti rovesciate. Se, cioè, i pescatori uccisi fossero stati siciliani e gli uccisori soldati di un'altra nazione imbarcati in una loro nave.

'Verità vo' cercando ch'è si cara al mio core.' recitava il poeta e mai aspirazione fu più attuale. E con tanto valido e aggressivo 'giornalismo di inchiesta' che si mostra in tivù e leggiamo sulle pagine di stampa mai abbiamo letto un reportage e ascoltato le interviste ai pescatori sopravvissuti e ai marinai e al capitano imbarcati sulla nave in questione che ci raccontino la loro verità comparata e della quale abbiamo fame ed è la sola cosa che conti.

 
 
 

Pretese voci divine

Post n°1148 pubblicato il 14 Febbraio 2020 da fedechiara
 

Vox populi, vox dei?

L'esaltazione dell'idea di popolo e la sua 'sacralizzazione' data dalla Rivoluzione Francese. 
Il popolo che dà l'assalto alla Bastiglia e proclama l'uguaglianza, la fratellanza, la libertà quali valori universali e apodittici. Il popolo che uccide un re, ma più l'idea della sua sacralità e discendenza divina e la sostituisce con la propria. Vox populi, vox dei.

E quell'idea di sacralità e di 'infallibilità' del verbo popolare in politica passa attraverso il fuoco della seconda Rivoluzione, quella russa, quella della carrozzina che si rovescia sulla scalinata della 'Corazzata Potemkin e 'tutto il potere ai Soviet' – salvo constatare, qualche decennio più tardi, che i Soviet erano manipolati da un pugno di intellettuali e valenti oratori che passarono il testimone al famigerato 'Comitato Centrale' delle purghe staliniane e dell'assassinio di Trotsky.

Da allora è stata una continua china discendente. La democrazia rappresentativa, vincente sui soviet e sulle 'assemblee popolari', ha mantenuto viva l'idea del 'popolo sovrano' ma l'ha relegata nel gesto effimero e minimo dell'urna elettorale e delle statistiche e dei sondaggi. E all'elezione al parlamento possono partecipare i peggiori figuri della vita pubblica e comprarsi il voto col denaro e colle vane promesse che non sapranno/potranno mantenere.

E sappiamo che 'il popolo' è anche quello che ha sostenuto i nefasti di Peron e della sua bella che elargiva le briciole ai suoi 'descamisados' (e, per questo, la dicevano 'santa subito') e che una quantità di 'camicie rosse' popolari hanno fatto le barricate nel centro di Bangkok e versato per le strade litri di sangue, - così sostenendo una figura porca di loro leader politico che assomiglia tanto al nostro tycoon nazionale, Sua Infamia il Cavaliere Inesausto e 'perseguitato' dai giudici per le mille corruzioni della sua carriera di imprenditore rotto a tutte le peggiori alleanze 'politiche'.

E la statua de 'Il Popolo' -che sempre si deve rispettare perché 'sovrano' e investito della sacralità che fu dei re che ha defenestrato e ucciso- cade miseramente nella polvere dei suoi stessi delitti e delle sue infamie post rivoluzionarie e dei suoi errori marchiani ed erronee e miserabili scelte 'democratiche' - e non sorprende che il dipinto di Delacroix che effigia il popolo sulle barricate della Rivoluzione (notizia di ieri) sia stato offeso dalla scritta di una tale che ha inteso denigrarlo e ferirne l'immagine sacrale.

Perchè 'il Popolo' è anche quello che, vociante sulle piazze, dice libero (ed eleggibile al parlamento) un Barabba e manda morte un Gesù.

L'immagine può contenere: il seguente testo "VOX DOPULI VOX DEI 2"

 
 
 

Perigliose traversate del deserto

Post n°1147 pubblicato il 12 Febbraio 2020 da fedechiara
 

 


 
L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'aperto

Incurabili infiammazioni neuroniche buoniste.

Li dovreste leggere i reportages di Domenico Quirico. Perché non è un semplice reporter e il suo non è solo pedissequo giornalismo di inchiesta bensì un inno lirico, un panegirico e una ispirata elegia della miseria e, insieme, un formidabile, violento 'j'accuse' lanciato contro il maledetto Occidente e gli occidentali responsabili di tutti i mali dell'Africa e del Medio Oriente - e che oggi rifiutano perfino di espiare le loro storiche malefatte, i malnati, cercando di chiudere le vie dei migranti manu militari.

Domenico Quirico, nel suo scritto di oggi, un vertice assoluto della sua appassionata prosa lirica, ci manda a dire che noi occidentali siamo dei fantasmi se ambiamo a frenare e/o bloccare le migrazioni e nessuno ordinamento del caos immigratorio è possibile, anzi! 
Ed è talmente dentro la sua parte in causa di difensore degli oppressi – per lui il sale della terra, il luminoso futuro del mondo – da avvisarci che: '...i giovani del Sahel, specchiandosi nella tragedia della migrazione, hanno preso coscienza delle loro ingiustizie e non le accettano più. I migranti come miccia, come lievito di rivoluzione, i ragazzi, quando scenderanno in piazza, avranno con sé ogni diritto.'

Bisogna ri-andare alle prose liriche dei giornalisti degli anni Venti innamorati della rivoluzione russa per trovare parole così ispirate, impeti lirici così ricchi di pathos. John Reed era un arido contabile, al confronto, quando scrisse 'I dieci giorni che sconvolsero il mondo'.
San Domenico, nel suo scritto di oggi sulla Stampa, fa predizioni di catastrofi imminenti e inevitabili e irrefrenabili e di prese dei palazzi africani - dove alloggiano i cleptocrati che privatizzano i fondi europei destinati a fermare i flussi di migranti – e il suo sembra a noi allibiti lettori un auspicio, un peana di battaglia a cui, forse, egli, novello profeta, parteciperebbe volentieri con il turbante di un tuareg sulla testa per meglio immedesimarsi. Lui sta dalla parte dei miseri 'senza se e senza ma' – infiammatissimo buonista e 'no borders' a cui schifano come maledette bestemmie le attività di addestramento dei nostri militari e dei francesi e degli americani per fermare e arginare la tratta degli schiavi e l'abominevole commercio di esseri umani tra il Niger e la Libia.
Incarnato mistico di una misericordia senza limiti, il nostro inviato scrive: 'Prima di questo viaggio pensavo che il problema fosse che abbiamo cessato di dare. Ai poveri, ai migranti. Torno convinto che non sappiamo più dare. Ed è peggio.' E aggiunge il suo apodittico, spaventoso e irrimediabile 'j'accuse' : 'E' chiaro che noi occidentali siamo qui a combattere per i nostri soli interessi. Questa parte del mondo perde le proprie povere viscere. (…) Costoro sono condannati. Ma noi spediamo inutili soldati e paghiamo i grandi ladri vestiti di eleganti boubou.'

Segue una descrizione accurata di come i 'passeur' locali, gli schiavisti che ingrassano sulla pelle dei migranti, riescono ad aggirare coi loro camions rigurgitanti di miserabili i blocchi militari e trovano piste nuove nel deserto per raggiungere la Libia - e si sente, nel racconto che ne fa san Domenico assai poco savio, una viva e sentita partecipazione e malcelata solidarietà a quei 'passeurs', a quei miserabili schiavisti che lui nobilita e descrive quali strani missionari di una causa nobile: quella di consentire il rinnovato 'viaggio della speranza'; violare a centinaia di migliaia ogni semestre le frontiere europee col grimaldello della pietas dovuta ai naufraghi - per molti concluso da morte per affogamento e per l'Europa tutta un lavoro enorme e difficilissimo di contrasto attivo e 'suasion' diplomatica e milioni di euro di noi contribuenti gettati al vento dei corrotti governi africani.

L'Europa come novello Atlante che regge sulla schiena il peso dell'Africa e dell'intero Medio Oriente in perenne affanno di guerre e miserie e carestie e chissà quale altro maledetto destino di tragedia di cui, secondo il vangelo di san Domenico-poco-savio, noi occidentali dovremmo sentirci colpevoli e spregevoli affamatori – e, oggi, crudeli invasori manu militari col maledetto scopo di arginare la marea umana che si raduna incessantemente nei lager nigerini e libici.

Cronache di follia e di infiammazioni neuroniche buoniste del terzo millennio che ha elevato la misericordia a nuovo imperativo categorico morale assoluto e indiscutibile - e che si fottano i difficilissimi equilibri economici e sociali pericolosamente scossi dai milioni di migranti già in loco e da quelli in arrivo, e non ci frega nulla delle cronache di integrazioni impossibili nelle enclaves islamiche nemiche delle periferie urbane di ogni metropoli. 
Per tacere delle cronache delle stragi di Nizza, Berlino, Parigi e Bruxelles e gli stupri e lo spaccio e la 'microcriminalità' tollerata e impunità e le cronache di miseria diffusa davanti ai supermercati e per le strade - e le occupazioni abusive e tutto il resto del vistoso disordine e degrado delle città italiche per il quale attendiamo il 4 di marzo come un giorno di liberazione nazionale e continentale.

Liberazione da questa inguaribile follia buonista che pretende che dobbiamo mettercela via, accettare il disordine assassino come un castigo divino e le migrazioni disordinate e non governate come biblica piaga delle locuste. La migrazione universale delle genti miserabili per questi suonati buonisti di ogni ordine, grado e professione è un castigo che ci meritiamo, noi vergognosi occidentali colpevoli di ogni nefandezza coloniale e post.

Il 4 di marzo mandiamoli tutti a casa con la massima ignominia elettorale. 
Il pd sotto al venti per cento è un sogno possibile. Diciamo loro un sonorissimo 'Via! Basta! Avete distrutto il paese! Pretesi antifascisti dei nostri stivali.' 
E restateci, nel cono d'ombra della vostra infamia politica, per altri tre lustri perlomeno. 
Parce sepulto. Ve la siete cercata con pervicacia davvero degna di miglior causa, Alfano, Renzi e Gentiloni. A mai più risentirvi e rinominarvi nelle televisioni e sui giornali del nostro scontento.

 
 
 

Viaggi nel tempo e increspature gravitazionali

Post n°1146 pubblicato il 12 Febbraio 2020 da fedechiara
 

La 'giornata della memoria' relativa all'esodo dei fiumani e dalmati, col tragico corollario di foibe colmate a botte di cadaveri, dovrebbe insegnarci che, quando comincia un'occupazione, è bene andarsene al più presto, se la forza di eventi bellici lo impone e rende il territorio di appartenenza indifendibile.
Troppa attesa, troppe tergiversazioni e vane speranze che il quadro bellico muti possono essere fatali – e ben lo sanno quei fiumani e dalmati che se ne uscirono dai territori occupati dagli slavi per il rotto della cuffia perché non accettavano di lasciare campi e case e mobili e averi ai nuovi barbari.

Così è per ogni occupazione – qualunque sia il varco attraverso il quale passano gli occupanti e i 'trattati' sottoscritti dalle nazioni che quell'occupazione consentono o le tolleranze e le compassioni buoniste che le avvallano, per tornare ai giorni nostri. Così è stato per le nuove bidonvilles e 'favelas' che si sono create 'au bord de la mer' a Calais e dintorni – e vanamente le autorità francesi le abbattono a furor di ruspe, ma sempre risorgono perché gli occupanti dispersi ritornano, come un esercito che si ritira, ma contrattacca dopo poco e si reinsedia e tornano le baracche. 
E i numeri sono dalla loro parte (pensate a che cosa succederebbe se la Turchia – come già minaccia di fare – aprisse le sue frontiere e liberasse i tre milioni di profughi che contiene). e la demografia ci mostra le curve delle future occupazioni e insediamenti dei 'popoli del mare' nei nostri territori e chissà che aspetto avranno le città europee da qui a trent'anni. Per averne un'idea guardatevi le foto di Nizza, di quand'era visitata da artisti e poeti a inizio secolo, e osservatela ora, nei suoi quartieri interni che sono una desolazione di miseria architettonica e rissosa e infelicissima commistione di popoli e culture. 
Ma così va il mondo, ci consolano i buonisti – mutanti capaci di elaborare e metabolizzare la bruttezza e la miseria degli uomini e delle architetture e proporcela come cibo nuovo delle nostre anime, alla pari col fritto misto di insetti e larve che, sembra, sarà la soluzione al problema della fame nel mondo. Trovatemi un varco gravitazionale nelle increspature dello spazio-tempo e fermate il mondo, voglio scendere.

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Perigliosi viaggi nel tempo.

Post n°1145 pubblicato il 11 Febbraio 2020 da fedechiara
 

 

 

Perigliosi viaggi nel tempo.

A giudicare dai racconti contrapposti che ci vengono dalla 'Giornata del Ricordo' dai sostenitori delle due parti in guerra davvero non viene voglia di fare un 'viaggio nel tempo' e nei ricordi in quelle terre istriane e dalmate di quegli anni drammatici e fitti di eventi calamitosi e orribili.

E passi che, all'epoca, gli alberghi che avevano il bagno in camera erano rari e costosissimi, ma ti poteva capitare, se vestito discretamente e con un borsalino in testa, di fare una passeggiata in piazza alla sera e di essere scambiato per un borghese e, ca va sans dire, un 'fascista', che so, un parente alla lontana del 'podestà' o il figlio del commerciante di stoffe o il cugino del tenente dei carabinieri della caserma locale e la tua vita valeva meno di zero.

E, secondo l'anno che si è scelto di visitare, in quel lustro tragicissimo che va dal 1942/47, il viaggiatore nel tempo poteva finire 'infoibato' da questi o da quegli assassini, in quella folle e demente guerra di fazioni e sotto fazioni partigiane e titine contrapposte e/o commiste per obbedienza ideologica e direttive moscovite. Ed è vero che ci sono stati morti partigiani 'infoibati' per essere stati in conclamato dissenso sulla italianità di Trieste rispetto alle decisioni dei comitati centrali delle formazioni partigiane titine già in città - che retrocedettero sui confini loro assegnati dalle forze in campo solo con la minaccia di intervento armato degli Alleati inglesi e americani.

Un tempo di odi al diapason e di orchi e assassini tout court che ammantavano i loro omicidi con la pretesa di 'fare politica' - e la politica si faceva sulla punta delle baionette e l'esodo fiumano e dalmato fu questione di vita o di morte e l'Unità, giornale di partito, faceva titoli orribili su quella gente che aveva perso tutto: case, parenti rimasti, amori e ricordi e attizzava un quotidiano, spaventoso: 'Dagli addosso al profugo fascista!', che rubava per assegnazione e punteggio privilegiati le case che spettavano ai 'veri italiani' – i filo partigiani e filo comunisti, ben inteso.

Davvero un viaggio nel tempo degli orrori e degli odi che, se comparati all'odio delle presenti sardine, sedicenti 'nuovi partigiani' (sic), contro Salvini e i leghisto-fascisti delle loro stolide narrazioni di piazza sembra di essere a un convegno di anime belle e pie e di vivere nel migliore dei mondi e dei tempi possibili – e nessuno che si 'infoibi' più da gran tempo, evviva! in quei cunicoli profondi e tombe collettive del senso di umanità che ci dovrebbe unire e 'dirci umani', aldilà delle fazioni politiche in cui militiamo nella presente temperie politica tuttora in affanno e in guerra dichiarata lungo il crinale del 'Ricordo'.

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto