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ComunitÓ

Post n°278 pubblicato il 22 Marzo 2011 da Nuta
 

Tutti i giorni alla stessa ora quel ragazzino scendeva dall’autobus di ritorno da scuola, zaino in spalla, attraversando quel tratto di strada in cui immancabilmente incontrava quel gruppo di persone che ormai lo aveva preso di mira.

La storia è lunga, iniziò un giorno quando uno di quei tizi che facevano capannello per ingannare la noia e l’adolescenza si accorse della presenza costante di quel loro coetaneo che camminava a testa bassa senza salutare nessuno.

Era lui quello strano, mentre loro, perfettamente integrati nel branco, erano quelli normali e giusti.

Ben presto iniziarono a prenderlo in giro e anche quelli che non erano tanto convinti di avere un atteggiamento così negativo nei suoi confronti, si adeguarono velocemente pensando che in fondo quel ragazzo era un vero maleducato che non salutava nessuno e si comportava da asociale.

Un giorno uno dei ragazzi del gruppo, credendosi un vero leader e un grande dritto, iniziò pubblicamente a sbeffeggiarlo, tirando dietro di sé le risatine degli altri: non ho mai capito se odio di più gli arroganti o i leccaculo.

Da quel momento in poi fu un inferno per il nostro piccolo orso, ma la cosa più folle – e alla stesso tempo scontatissima – accadde quando quel ragazzo fu costretto a interagire con loro: dimostrò con toni giustamente sprezzanti che possedeva una cultura fuori dal comune e una straordinaria capacità di dialogo.

Quell’apparente stridore fra conoscenza e riservatezza colpì tutti, come poteva quel tapino sapere tutte quelle cose, dimostrare capacità superiori a chi lo dileggiava, permettendosi di snobbare i loro coetanei rifiutando quelle manifestazioni volgari, quel vocìo fastidioso, quelle “ciane” e quei pettegolezzi che erano il sale di ogni giornata passata con gli altri?

Allora quel bambino diventò ben presto una figura diabolica, un essere da guarire, un personaggio totalmente negativo che forse era il caso di portare da qualche esorcista.

Presto tutta la comunità iniziò a pensare queste cose, bastano voci di corridoio, bastano parole gettate al vento, in pasto a chi vive di chiacchiere gratuite senza un ragionamento elaborato e pieno di condizionamenti.

La maggioranza.

Il popolo.

La “gente”.

Che ha sempre ragione.

Non sono io quel ragazzino, anche perché sono tutto fuorché colto e intelligente.

Ma sono io un orso, antipatico, asociale, che si chiude in se stesso e vive, maledicendo ogni giorno gli arroganti, i leccaculo, i branchi.

E tutte le loro violenze

 
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