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Elba 2009
Alle ore 11,02 di domenica 9 Agosto 2009 una Hyundai Atos celeste metallizzata partiva dalle calure della periferia ovest di Firenze, diretta per Piombino. Intorno alle 13 eravamo già nella cittadina portuale dove nacque il mitico Aldo Agroppi. Si parcheggia in una zona ombreggiata e un po’ interna, dove due donne stanno sedute sul marciapiede: una di una certa età, vestita da zingara (forse lo era), l’altra più giovane, dall’aspetto vagamente tossico. “Che ce l’hai una sigaretta?” – fa quest’ultima. Caterina le dà una cicca e gliel’accende pure. “Che lo vuoi un bonsai? Te lo do a poco!” “No, grazie…”. Ci dirigiamo verso il self service per mettere in bocca qualcosa prima di imbarcarci, ma non siamo molto tranquilli, così decidiamo dopo qualche minuto di tornare alla macchina e parcheggiare altrove. Le due donne sono sempre lì, a sedere sul marciapiede di fronte alla nostra auto. La più giovane ci guarda e ripete a Cate: “Ma lo vuoi un bonsai? Te lo lascio a poco” Noi ci si guarda attoniti, si monta in macchina e si va a parcheggiare davanti al ristorante, decisi a registrare mentalmente il primo di una lunga serie di personaggi pittoreschi che, puntualmente, ad ogni vacanza si presentano. S’entra dentro alla ristorazione, decidiamo uno dei menu fissi e ci apprestiamo al pasto. Dietro di noi, nel frattempo, arrivano alcuni villeggianti appena sbarcati dall’Elba e decisi a mangiare qualcosa prima di tornare presumibilmente nella loro casa del nord (visto l’accento). Con l’orecchio sento tutte le critiche possibili e immaginabili: che schifo di posto, guarda la tovaglia com’è sudicia, guarda qui, guarda là. All’arrivo della cameriera incominciano a dirle che vorrebbero il menù da 10 euro, quello più economico, però essendo vegetariani (ovviamente era una scusa, tanto evidente quanto patetica) incominciano a togliere praticamente tutti i piatti presenti in quel menù, da sostituire con altri, naturalmente mantenendo inalterato il prezzo. Andiamo avanti… verso le cinque del pomeriggio siamo già al nostro albergo: si mette a posto la roba e poi con calma si va verso il mare. All’ora di cena notiamo che non c’è più uno dei camerieri più mitici dello scorso anno, sostituito da una biondina con gli occhi incavati: per me è la nipote di Novello Novelli, così la chiamerò per tutta la vacanza “Novella”. Con gli occhi guardo se scovo qualche volto noto, fra i villeggianti: molte sono facce nuove, altri sono habitués, già presenti lo scorso anno. Non vedo “Profumo”, mitico personaggio della vacanza 2008, così ribattezzata per i litri e litri di profumo che si metteva addosso, tanto da sentirla arrivare da lontano. In compenso c’è un personaggio nuovo di zecca che è un vero e proprio spettacolo: età indefinibile, ma credo oltre i quaranta, capello lungo, aria assente, passo da debosciato, gesti e atteggiamenti tipici del maschio che si sente interessante, mai dritto, mai fermo, come se la noia lo pervadesse in via continuativa. Noi lo abbiamo ribattezzato “Il Fattone”: non da meno la moglie tatuatissima, con costumi leopardati e cicce calanti. Il Fattone, quando andava a farsi il caffè, ogni mattina immancabilmente guastava la macchinetta: infatti, una volta vista la sua presenza, conveniva affrettare i tempi e precederlo. A un certo punto della prima cena, sento l’odore dell’Agata che la mitica Ciovan ha regalato a Cate: penso che è strano che lei l’abbia portata con sé anche a cena… e poi un minuto prima non sentivo alcun odore… poi mi giro e capisco: “Profumo”! Da quel momento in poi il nuovo soprannome di Profumo è stato Agata. Cate mi ha confessato incredibilmente che anche lei aveva sentito lo stesso odore e non capiva come il vestito si fosse impregnato tanto di profumo stando in valigia con l’agata… non era il suo vestito! Nei giorni successivi abbiamo incontrato ancora vari miti e leggende: “Zeffirelli”, la cui presenza in quell’albergo è una certezza matematica (la signora, anziana vedova fiorentina, grande nuotatrice e con forte somiglianza con il regista Zeffirelli, arriva lì a metà giugno e ci sta fino ai primi di settembre) ed è la vera e propria mascotte di tutta la struttura. Un giorno Caterina le ha chiesto di farci una foto e lei ci ha detto che avrebbe tentato di farla al meglio, ma “insomma, non sono una regista… “ e “Come no!”, le ho risposto, ma lei non ha capito… E poi il nonno di Brando, bambino piccolo che oltre alle disgrazie anagrafiche doveva anche sopportare la presenza di tale figuro, e noi con lui (la sua voce stridula che grida “NO, BRANDO, NO! NELL’ACQUA NO” è ancora uno dei miei peggiori incubi). E come non ricordare Beppino, lo scorso anno barman e quest’anno relegato a sparecchiare i tavoli: ho scoperto poi che lui è il padre della “Novella”, quindi ne deduco che è il figlio di Novello Novelli, ma non gli somiglia per niente. Mah? Di Beppino devo ancora capire se ha un fratello gemello (o un sosia pressoché perfetto) che lavora a Capoliveri in una trattoria, oppure se ha il dono dell’ubiquità e riesce a fare due cose contemporaneamente in due posti diversi. Boh? E cosa dire del nano messicano orbo che faceva l’autostop a Capoliveri? Oppure di “Camomilla”, forse il più mitico dei personaggi! Circa a metà della nostra vacanza è arrivato insieme alla sua donna e alla bambina piccola e stava seduto al tavolo accanto al nostro: il soprannome è dovuto al fatto che quando stava seduto a tavola mostrava continuamente impazienza, con movimenti continui della gamba sinistra e della testa, che roteava o muoveva nervosamente avanti e indietro. Ho scritto “stava” perché praticamente a tavola veniva sempre da solo e poi portava da mangiare poca roba alla sua compagna in camera. Noi pensavamo che ci fossero problemi con la piccola e che il nervosismo derivasse dalla sua eccessiva premura. Poi abbiamo capito che era tutto il contrario: lui andava a fare le immersioni, si godeva la vacanza alla grande, chiedendo sempre consigli a noi e la sua donna era sempre sola con la figlia: una leggenda (si fa per dire). L’ultimo giorno di mare, invece, è stato segnato dalla carta igienica: una tipa arrivata da poco è scesa giù alla reception tutta arrabbiata con un rotolo di carta igienica in mano, verso le tre del pomeriggio: “ci hanno messo solo questa, le donne delle pulizie!” – urlava – “possibile che non abbiate un rotolo di carta igienica in più da darmi?”. Il mitico Claudio della reception le ha risposto che avrebbe senz’altro riferito alle signore delle camere e fatto in modo che al mattino successivo avesse ricevuto un rotolo di carta igienica in più. “Sì, ma noi siamo in due, ne abbiamo bisogno per stasera, mica ci basta questo fino a domattina!” “Ehhh, e che è???” rispose Claudio con una espressione che credo rimarrà la vera e propria sigla della vacanza per molto tempo. Inutile dire che, una volta saliti in camera, la nostra voglia di ridere si è trasformata in una fragorosa e liberatoria risata nel constatare che a noi avevano messo, per la prima volta, ben due nuovi rotoli di carta igienica! Il 19 Agosto la nostra vacanza è terminata: nell’ormai mitico ristorante di Piombino non poteva mancare la ciliegina finale: un cliente del locale si alza, procede spedito verso il nostro tavolo, poi, rivolto a me, mi fa: “Te sei Paolo!” “Ma, veramente non mi risulterebbe…” “Come, non sei quello che viene sempre a lavorare qua, fa tutti quei lavoretti in zona…” “No, ma ora so che il mondo ha pure un altro disgraziato che mi assomiglia!”
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