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Loculo. Parte #9(2).
Post n°81 pubblicato il 04 Ottobre 2005 da Ofyp
*** 9 (parte 2) *** Roberto Zuppa è arrivato senza fiori e senza far rumore. Ha solo detto un timido “ciao papà” ed è stato in silenzio per tutto il tempo. Il ticchettio dei passi che si allontanavano, pochi minuti dopo, ha avvisato tutta la combriccola che se ne stava andando. Il cavaliere ha commentato ricordandogli che era un po’ tardi per farsi vivo, visto che era mancato da un po’. Quando ha lasciato il corridoio, quasi per non farmi sentire, ho chiesto all’arzillo vecchietto se la visita gli aveva fatto piacere, ben sapendo che il silenzio che era calato fra i loculi, ormai ricchi di parole in altri momenti, aveva fatto capire un po’ a tutti che la tensione fra i due non si era sopita neanche dopo la sua dipartita. Dopo questo momento un po’ imbarazzante per tutti, il signor Zuppa ha deciso di cambiare discorso e di parlare di me. Ha iniziato a chiedermi di tutto. Gli ho raccontato, a grandi linee, come sono arrivato lì e com’è stata la mia vita. Mentre parlavo, interagivano nel discorso anche Egidio, Yelena e Luigi, commentando con battute e mugolii di approvazione - o disapprovazione - ogni passo della mia vita. La cosa che ha scatenato l’ilarità generale è stato il racconto del mio matrimonio, fatto presto, ventidue anni, e costellato di aneddoti e accadimenti strani. Ad un certo punto Yelena è esplosa con un malinconico “devi amarla tantissimo”. C’è stato di nuovo un silenzio imbarazzante, lunghi momenti in cui si sarebbero sentiti solo i nostri respiri, che ho stemperato con un “da morire”. Quando abbiamo ripreso a ridere ho capito che, in fin dei conti, anche se passati ad altra vita, sicuramente più serena e tranquilla, una volta fatto il callo, riusciamo a stare ancora in maniera gioviale e scherzosa. Sarebbe un dramma prendere male questa nostra nuova e forzata situazione. Quando ero vivo non avevo idea di come potesse essere la vita nell’aldilà. La cosa che di sicuro non pensavo era che sarei rimasto nell’aldiquà. Un fatto che mi fa sorridere ancora è che, quando parlo di me come cadavere al resto della truppa, mi viene da toccarmi i cosiddetti gioielli di famiglia.
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il 25/03/2009 alle 03:49
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