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L'ESSENTE E IL NULLA

Post n°835 pubblicato il 17 Agosto 2010 da angeloluciorossi

"Perchè vi è, in generale, l'essente e non il nulla?": così Heidegger formula la domanda metafisica.

"Ecco la domanda.Non si tratta, presumibilmente di una domanda qualsiasi.E' chiaro che la domanda:"perchè vi è, in generale, l'essente e non il nulla?" è la prima di tutte le domande. Non certo la prima per quanto riguarda l'ordine temporale. I singoli, e anche i popoli, si pongono una quantità di domande nel corso del loro sviluppo storico attraverso i tempi; affrontano, esplorano, indagano ogni sorta di cose prima di imbattersi nella domanda:"perchè vi è,in generale, l'essente e non il nulla?". Capita a molti di non imbattersi addirittura mai in una simile domanda, né di chiedersene mai il significato:dato che non si tratta di fermarsi alla pura e semplice enunciazione, sentita o letta, della frase interrogativa, ma di formulare la domanda, di farla sorgere, di porla, di immetersi nella necessità di questo domandare. Eppure, capita a ciascuno di noi di essere, almeno una volta e magari più di una, sfiorato dalla forza nascosta di questa domanda, senza tuttavia ben rendersene conto. In certi momenti di profonda disperazione, ad esempio, quando ogni consistenza delle cose sembra venir meno e ogni significato oscurarsi, la domanda risorge. Può darsi che una sola volta essa ci abbia colpito, come il suono cupo di una campana echeggiante nell'intimo e che vada via via morendo. Oppure la domanda si presenta in una esplosione giubilante del cuore, allorché repentinamente tutte le cose si trasformano e ci attorniano come per la prima volta, tanto che riuscirebbe più facile concepire che esse non siano piuttosto che siano proprio come sono. La domanda si presenta anche in certi momenti di noia, quando ci sentiamo ugualmente distanti dalla disperazione come dalla gioia; ma in modo tale che l'icombente normalità di ciò che è induce a una desolazione nella quale appare indifferente che ciò che è sia o non sia. Allora, in guisa ancor più pertinente, risuona ancora la domanda:"Perché vi è in generale, l'essente e non il nulla?" ".

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liber14
liber14 il 19/08/10 alle 22:25 via WEB
... Quando noi, nel quotidiano affaccendarci, ci attacchiamo esclusivamente a questo o quell'essente, sembra come se ci fossimo perduti in questo o quel cerchio dello essente. Ma, per quanto possa apparire frantumata la vita quotidiana, essa mantiene pur sempre l'essente in una "unità della totalità", sia pur questa nell'ombra. Anche quando (anzi proprio allora) noi non siamo particolarmente occupati dalle cose e da noi stessi, ci viene addosso questo "tutto", per esempio nella noia propriamente detta. Essa è ancora lontana finché quel che ci annoia è questo libro o quello spettacolo, quella occupazione o questa oziosità. Essa affiora quando "a uno prende la noia". La noia profonda, che si insinua serpeggiando nelle profondità della nostra esistenza come nebbia silenziosa, stringe insieme tutte le cose, gli uomini e l'individuo stesso con esse, in una singolare indifferenza. Questa è la noia che rivela l'essente nella totalità. Un'altra possibilità di tale rivelazione può offrirla la gioia che ci viene dalla presenza dell'esistere di un essere amato (non della sua persona semplicemente). Un tale stato d'animo per cui uno "è così o così", gli permette di sentirsi in mezzo all'essente in una totalità che tutto lo penetra. Questa disposizione d'animo in cui ci si trova, non soltanto svela a suo modo l'essente nella totalità, ma questo disvelamento è insieme - ben lungi da un semplice accidente - l'evento fondamentale del nostro essere esistenziale. Heidegger - L'angoscia
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angeloluciorossi
angeloluciorossi il 20/08/10 alle 16:52 via WEB
"Perchè vi è in generale l'essente e non il nulla?". E' la domanda fondamentale: essa può nascere come un'esplosione di gioia (nell'amore), come una campana a morto (nel dolore),o nella noia(quando la realtà si presenta a noi come insufficiente, come diceva Moravia, cioè "incapace di persuadere della sue effettiva esistenza".
(Rispondi)
liber14
liber14 il 20/08/10 alle 17:40 via WEB
io non amo molto moravia ma riguardo alla noia potremmo usare le parole di dino il protagonista de la noia: essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà. ungaretti invece scrive: Anche questa notte passerà/ Questa solitudine in giro/ titubante ombra dei fili tranviari/ sull'umido asfalto/ Guardo le teste dei brumisti/ nel mezzo sonno/ tentennare/ Mi riviene in mente un quadro di Munch, un pittore che ricordo sempre quando penso all' esistenza ed all' angoscia,si tratta di Sera sulla via Karl Johann, in cui l'artista dipinge i diversi passanti (in particolare si tratta di borghesi) come uomini disumanati, quasi scheletri, che sembrano seguire una marcia funebre e l'artista un'ombra che cammina in verso opposto. Quante volte ci sentiamo così estranei, così diversi, eppure, a quella stessa massa informe, incomprensibile, inanimata, a volte, partecipiamo anche noi.
(Rispondi)
liber14
liber14 il 20/08/10 alle 19:02 via WEB
L'uomo Nazim Hikmet Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate/ gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie/ le case, dalle tende di crine fino al cemento armato/ le macchine, dagli aeroplani al rasoio elettrico/ e poi gli oceani e poi l'acqua nel bicchiere/ e poi le stelle/ e poi il sonno delle montagne/ e poi dappertutto mescolato a tutto l'uomo/ ossia il sudore della fronte/ ossia la luce nei libri/ ossia la verità e la menzogna/ ossia l'amico e il nemico/ ossia la nostalgia la gioia il dolore/ sono passato attraverso la folla/ insieme alla folla che passa.
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