Alle volte mi chiedo quali sono i confini tra la santità e la dannazione.
Me lo chiedo, soprattutto, ascoltando certe storie. Storie di uomini e donne apparentemente normali. Storie di gente che, magari, incontro per strada tutti i giorni, e che si portano dietro un fardello pesantissimo. Scelte sbagliate, vite bruciate, sogni sbriciolati... Per certuni è difficile vivere. Una lunga sequela di sbagli, di buio, rari sprazzi di luce. "Felicità a momenti", come recitava una canzone di qualche anno fa, di cui non ricordo più il titolo.
C'è tanta disperazione, in queste storie. Voglia di riscatto che non si potrà mai avere. Consapevolezza che non c'è ritorno. Dolore per i sogni che sono falliti nel confronto con la realtà di tutti i giorni. Perchè la realtà non è un sogno, o se lo è, lo è per pochi fortunati. Quelli che, spesso, i sogni se li possono comprare.
Qual è, allora, il confine tra redimersi e salvarsi? Esiste una redenzione? Esiste la possibilità di redimersi oppure è solo una pietosa menzogna, l'ennesima che ci viene elargita quasi fosse una sorta di narcotico, droga... E poi perchè ad alcune persone è impresso, come marchio d'infamia, un destino che ha la tragicità di un karma ineluttabile? Perchè sembra che non vi sia, spesso, scampo alla sofferenza, allo sbandamento? Come se queste vite debbano necessariamente piombare in un imbuto, un tunnel buio senza fine, senza speranza, senza sogni. Senza amore.
La mancanza di amore sembra proprio il perno centrale attorno al quale ruota tutto. Soprattutto la tragedia e l'ineluttabilità degli eventi. Vi sono persone che sembrano quasi destinate a non ricevere amore. Da nessuno. Ed a scambiare per amore la pervesione, la violenza, le limitazioni. Una sorta di ruota in cui, come criceti, queste persone girano senza vedere la fine. Senza, in fondo, volere una fine, perchè non conoscono di meglio. Conoscono solo quello che hanno, che hanno sempre avuto.
Se conoscessero di meglio, forse, ci sarebbe possibilità di riscatto. Nella scelta, nel confronto, che determina sicuramente una valutazione di ciò che è meglio e di ciò che è peggio. Ma raramente, per queste persone, c'è di meglio.
E' come se un pesante karma fosse attaccato a queste vite a mò di francobollo. Espiazione di colpe che non sono del singolo. Un'ennesima malvagità, più che un tentativo di spiegazione. Un disperato tentativo di dare una risposta, di togliere quei punti interrogativi.
Mi vengono in mente alcuni versi di Ungaretti, quanto mai calzanti: "La morte si sconta vivendo"...
Inviato da: max.bunker
il 22/05/2010 alle 11:15
Inviato da: Oltre_La_Notte
il 22/01/2010 alle 16:52
Inviato da: dairydaisy
il 22/01/2010 alle 13:11
Inviato da: Oltre_La_Notte
il 22/01/2010 alle 09:40
Inviato da: massimocoppa
il 22/01/2010 alle 09:03