Sto rileggendo, ultimamente, il bel libro di Giovanni Bianconi, "Ragazzi di malavita - fatti e misfatti della Banda della Magliana". Una storia, quella di questa Banda sorta nella periferia romana, che, malgrado i decenni trascorsi, continua a destare attenzione trasversale. Diversi registi, poi, si sono cimentati in ricostruzioni sia cinematografiche che teatrali, che hanno l'unico torto, forse, di aver dipinto i tristi figuri che hanno fatto parte della banda come degli eroi. Negativi, ma eroi. Quasi paladini di un certo modo di concepire la lealtà verso gli amici, la famiglia, il gruppo di appartenenza.
Ho visto anche il film "Romanzo criminale", che si ispira proprio ai personaggi di quel tragico fine anni '70, quelli che divennero, per qualche decennio, tragico e sanguinoso, i "padroni di Roma". Ma, ripeto, l'impressione (nonostante il film mi sia piaciuto) è sempre quella di un prodotto presentato evitando di calcare troppo la mano sulla efferrata crudeltà di questa conventicola di killer professionisti, che eliminavano qualunque ostacolo sul loro cammino e vendicavano nel sangue gli "sgarri". Quelli della Banda della Magliana non erano eroi. Forse è il nostro tempo che ha bisogno di queste figure, gli eroi, anche al negativo.
Il libro di Bianconi ripercorre il curriculum della banda, a cominciare dal sequestro del conte Grazioli, nel 1977, fino al 1993, quando uno degli ultimi capi storici della banda, Antonio Mancini, si decise a collaborare a seguito delle rivelazioni di Maurizio Abbatino, altro capo storico della stessa banda.
Bianconi è un giornalista, e lo stile è essenziale e scorrevole. Presenta i fatti così come sono andati, senza infingimenti e senza concessioni alla "tentazione" horror. Perchè, parlando di questa accolita di assassini specializzati, è facile cedere a due sponde opposte: considerarli, appunto, degli eroi, seppur negativi, e come tali offrirli al lettore od allo spettatore. Oppure considerarli dei mostri tout court, impegnati a superar se stessi nel trovare e mettere in atto assassinii sempre più truculenti, in omaggio ad un certo filone horror che, spesso, gli scrittori ed i registi percorrono obbedendo al richiamo del guadagno che certe sensazioni forti possono procurare.
Questo libro ha solleticato la mia curiosità su questa banda che, peraltro, avevo sentito nominare quando ero meno che adolescente. Ma i miei ricordi erano vaghi e piuttosto confusi. La storia della banda, alla fine, a ben vedere, è la storia di un'epoca, un momento storico. Molti rimpiangono quegli anni. Ma, si sa, gli umani hanno sempre un occhio umido rivolto al passato.
Inviato da: max.bunker
il 22/05/2010 alle 11:15
Inviato da: Oltre_La_Notte
il 22/01/2010 alle 16:52
Inviato da: dairydaisy
il 22/01/2010 alle 13:11
Inviato da: Oltre_La_Notte
il 22/01/2010 alle 09:40
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il 22/01/2010 alle 09:03