Sono oramai diverse mattine che, andando in ufficio, mi infilo le cuffiette dell'IPod e mi lascio andare sulle note della musica che più mi piace.
In realtà siamo in tanti a farlo, di tutte le età, non necessariamente solo ragazzini che vanno a scuola (d'altro canto all'ora in cui esco di casa non ce ne sono, di ragazzini che vanno a scuola). E' un modo per ritrovare frammenti del mio mondo. Di quello che più mi piace, dei sogni soprattutto ad occhi aperti. Non si sogna più molto, ultimamente. C'è poco da sognare. La realtà è quel che è ed il futuro è sempre più una nebulosa buia.
Dicono che ci si isola, con le cuffiette nelle orecchie. Forse è vero, forse no, forse dipende semplicemente dal volume al quale si ascolta la musica. O, forse, dipende dai pensieri che attraversano la testa. Ma davvero val poco la pena di ascoltare i discorsi, di captare i rumori e gli umori. Sempre più spesso c'è un piattume ed un'incapacità a comunicare che prescinde dall'utilizzo o meno di cuffiette ed IPod. Le persone se ne stanno chiuse in se stesse, magari anche un pò addormentate (vista l'ora...), indifferenti e diffidenti. A volte sembra che anche solo un sorriso genera sguardi ostili come se quello che sorride fosse un pazzo matricolato appena sfuggito ai suoi controllori.
Così anche io mi sono "arresa" alle cuffiette ed all'IPod. Dapprincipio mi davano piuttosto fastidio, proprio perchè sembravano isolarmi dal mondo. Poi, piano piano, mi ci sono abituata. Per carità, ne posso fare a meno, però preferisco allietare il viaggio verso il "luogo di pena" con un pò di buona musica, se posso.
Il problema della mancanza di comunicazione lo avverto anche io. A volte mi preoccupo perchè ho l'impressione di chiudermi ogni giorno un pò di più. E' difficile, nell'era della cosiddetta "comunicazione", comunicare. Sembra un paradosso, ma è così. Presi tra pc, smartphone, cellulari, facebook, chat e quant'altro, quando ci si trova di fronte ad una persona in carne ed ossa e, soprattutto, in 3D, si diventa improvvisamente inetti. Gli Speedy Gonzales della tastiera, i mostri sacri di siti internet, gli animatori di folle oceaniche su social network diventano dei cerebrolesi disadattati. Strano fenomeno. A me non piace proprio.
Utilizzo facebook anche io, ma piuttosto raramente. Non ne ho ancora capita l'utilità, forse perchè sono "antica". Se devo "sentire" qualcuno, preferisco alzare la cornetta del telefono, chiamarlo e, magari, fissare un appuntamento. Dei compagni di classe dei tempi di Annibale non è che mi interessi più di tanto, se mi fosse interessato qualcosa, avrei provveduto a cercarli in altro modo. E poi, visti gli anni luce trascorsi, forse è meglio non riprendere quelle che, già allora, erano solo conoscenze. Vedo, invece, e leggo che molte delle persone che conosco e che ho come "amici" di facebook, comunicano molto tramite questo social network. Pure i miei colleghi lo fanno, e magari si trovano nella stessa sede in stanze contigue.
Non ho voglia di comprendere il perchè ed il percome. Io non mi ci ritrovo molto ma, pare, questa è la nuova frontiera della comunicazione. E, poi, che strazio leggere tutte quelle "k" al posto delle "ch", tutte quelle consonanti senza vocali come si fosse audiolesi (con tutto il rispetto per chi lo è veramente), la lingua italiana straziata in una orribile tortura. Ridotta a brandelli, sciolta in un linguaggio che ha poco di umano. Forse ha ragione qualcuno quando afferma che gli extraterrestri sono già tra noi...
Inviato da: max.bunker
il 22/05/2010 alle 11:15
Inviato da: Oltre_La_Notte
il 22/01/2010 alle 16:52
Inviato da: dairydaisy
il 22/01/2010 alle 13:11
Inviato da: Oltre_La_Notte
il 22/01/2010 alle 09:40
Inviato da: massimocoppa
il 22/01/2010 alle 09:03