Claudio Baglioni

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UN ATTIMO...

 

UNO SGUARDO AL CIELO...

 

PER INCANTO E PER AMORE

fa' che il tempo di un uomo non sia
un istante e poi via
che non lascia mai niente di sé
nella storia di tutta la povera gente
e che un timido abbraccio non sia
solo un frutto di inverno
ma un seme d'eterno
fa' che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa' che il senso di un uomo non sia
la paura di amare o la scia
di una barca legata
che non prende il mare
e che questa già vecchia ribelle speranza non sia
più l'assurda distanza
tra gli occhi e le stelle
fa' che sia così

come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa' che il viaggio di un uomo non sia
la bugia di una meta
ma la verità della strada
che è lunga e segreta
e che un pugno di riso non sia
solo un altro abbandono
ma almeno la via
di un sorriso e un perdono
fa' che sia così

per incanto e per amore

fa' che il cielo dì un uomo non sia
questa notte infinita
ma un'alba di vita
su tutta la terra
e che l'ultima guerra è finita
in un mondo con meno ingiustizia
capace di un gesto di pace e amicizia
fa' che sia così

come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa' che il tuo prossimo sia
non soltanto chi ti è accanto
ma anche il prossimo che verrà qui
per incanto fa' che sia così
per amore fa' che sia così

 
 

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IL CONCERTO PERFETTO

Post n°12 pubblicato il 23 Luglio 2007 da riccardo_clabber
 

Quello del concerto perfetto è un tema affascinante quanto difficile.
Più ci penso e più mi rendo conto che ricorda molto da vicino un altro tema che ha intrigato (e ossessionato) generazioni di autori: il delitto perfetto.
Delitto e concerto in questo si assomigliano (oltre nel fatto che assistere a certi concerti è proprio un delitto): sono battaglie perse in partenza, che appassionano le menti che non si arrendono all'evidenza e, più di qualche volta, fanno fare la figura dell'ingeneroso Don Quijote de la Mancha. Ma è un tema affascinante, al cui richiamo è difficile resistere. Ed eccomi, quindi, volentieri in pasto alle fiere che mi mettono al centro dell'arena (che è poi, più o meno, quello che accade a chi fa questo mestiere ogni volta che sale sul palco, anche se il risultato finale non è poi disastroso come lo si dipinge), a dare il via a questo semiserio decalogo, guidato dall'unica logica che possa assisterci nell'affrontare un tema inaffrontabile: quella di Monsieur de Lapalisse.
PRIMO. "Il concerto perfetto non esiste, ma se ci fosse qualcuno in grado di idearlo, produrlo e realizzarlo, quel qualcuno potresti essere soltanto tu !" (un pizzico di modestia, si sa, è l'ingrediente fondamentale in ogni artista che si rispetti). Da questa prima legge discende un evidente corollario: "Il concerto perfetto è (naturalmente) quello che stai portando in tour", il quale potrà essere superato solo da un tuo altro concerto: quale? Ma è chiaro: quello che porterai nel prossimo tour (il concerto che verrà è sempre "un po' più perfetto "del concerto che c'è), mentre il "più che perfetto "è, evidentemente, quello conservato in qualche cassetto riparato della memoria: ha un fascino inarrivabile, visto che, come sempre succede, tendiamo a rimuovere ciò che non ci piace e tratteniamo al contrario tutto ciò che ci esalta (ma, si sa, "Tutto in lontananza, diventa poesia").
SECONDO. "Il concerto perfetto è quello di un tuo collega", uno qualunque, non ha importanza, "al quale tu assisti", ma solo per dire: "Perfetto, assolutamente perfetto, a parte... "e lasciar scivolare un interminabile elenco di difetti.
TERZO. "Il concerto perfetto è quello del quale tutti parlano bene, anche se... nessuno l'ha mai visto", dal quale il corollario: "E' quello per il quale, la mattina dopo, i giornali ritardano l'uscita quel tanto che serve per consentire ai giornalisti di scrivere la recensione di un concerto che sono (finalmente) riusciti a vedere fino in fondo !".
QUARTO. "Il concerto perfetto è quello dove i bagarini regalano biglietti, i portoghesi entrano, sì, ma solo in Portogallo!, e gli spettatori sono così tanti che nessuno li può contare, ma tutti, nessuno escluso, vedono e sentono benissimo".
QUINTO. "Il concerto perfetto è quello nel quale tu canti per uno solo, ma ciascuno dei presenti sa di essere quell'unico spettatore", e nell'aria c'è così tanta adrenalina che ti spinge fino a un punto nel quale non avresti mai pensato di riuscire ad arrivare. Naturalmente "tutti rimangono fino alla fine", che arriva solo dopo 3 ore e 20 minuti, (che sono, effettivamente, sembrate 3 ore e 20 minuti, ma hanno pesato solo come 20 minuti), "quando hai dato davvero tutto e non puoi rimproverarti niente".
SESTO. "Il concerto perfetto è quello nel quale tutti battono le mani a tempo, si accendono le vecchie. adorabili fiammelle degli accendini e - possibilmente - il pubblico non canta sempre-sempre e, se proprio non riesce a non cantare, lo fa almeno nella stessa tonalità del musicista!".
SETTIMO. "Alla fine del concerto perfetto ci sono applausi senza fine.
Ma solo applausi, sentiti, mai di circostanza e, soprattutto, non ci sono fischi" (a questa regola è ammessa un'unica eccezione: che siano esaltanti fischi di consenso, i fischi all'americana).
OTTAVO. "Il concerto perfetto è quello nel quale tutte le chitarre sono sempre accordate" (legge, questa, in totale contrasto con la prima legge in vigore sul pianeta chitarra, che recita così: "La chitarra è uno strumento che si passa metà della vita ad accordare e l'altra metà a suonare scordata"), e "non si deve ami fare alcun cenno al fonico di palco", perché si sente tutto così bene che non c'è bisogno di ritoccare niente.
NONO. "Nel concerto perfetto non ci sono barriere, steccati, trincee, fili spinati, recinzioni, reti ad alta tensione": nulla che separa, ma solo la forza della musica ad annullare ogni distanza. Il corollario naturale non può che essere: "Nel concerto perfetto, la sicurezza non ha niente da fare".
DECIMO. "Il concerto perfetto è quello che finisce con la stessa, incontenibile emozione con la quale è cominciato, ma ti lascia ancora più ricco dentro, con più festa, più forza, più energia". Dal concerto perfetto ci si allontana felici e pieni, ma anche un po' malinconici, con la nostalgia che comincia a farsi largo e la voglia di ricominciare. Voglia che è la spinta fondamentale che ci condurrà tra le note e le parole del prossimo "concerto perfetto".

 
 
 
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Un blog di: riccardo_clabber
Data di creazione: 26/06/2007
 

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TIENIMI CON TE

tienimi con te
dentro questa vita
chiudi ogni via d'uscita
per restarmi più vicina
e tienimi con te
quand'è presto la mattina
mentre il cuore sta in sordina
dietro a una ferita
quanti raggi ha il sole
per dar luce ovunque
quando e come vuole
e noi siamo due qualunque

quante stelle ha il cielo
file di miliardi
su ogni parallelo
e noi le vediamo troppo tardi

tienimi con te
in un pomeriggio
quando piove giù un litigio
ed un giorno sembra eterno
e tienimi con te
se è già quasi sera e inverno
tra le righe di un quaderno
e un inchiostro grigio

quante rive ha il fiume
senza mai legami
fugge tra le schiume
e noi presi in mezzo ai rami

quanti anni ha il mondo
che ne ha visti tanti
lenti sullo sfondo
e noi siamo solo istanti
almeno per un secondo
un po' meno distanti

fino alla fine
fino ci che si può
e fino al confine
fino all'ultimo
fino alla fine del tempo
fino a che ce n'è ancora un po'
e fino alla fine di tutto
fino allora tu

tienimi con te
sotto il buio aperto
della notte di un deserto
tra le dune del tuo petto
e tienimi con te
così al tuo sonno stretto
niente è triste più di un letto
vuoto e già sofferto

quante foglie ha il vento
nei viali soli
quando ha il sopravvento
su noi persi in altri voli

quante onde ha il mare
come belve in gabbia
sempre lì a scappare
e noi siamo solo sabbia
e che pena poter bagnare
appena le labbra

fino alla fine
fino a che si può
e fino al confine
fino all'ultimo
fino alla fine del tempo
fino a che ce n'è ancora un po'
e fino alla fine di tutto
fino allora tu
tienimi con te