Creato da MalinconieSublimi il 07/06/2011

GiulianoPiancastelli

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Percy Bysshe Shelley...Villa Magni, Lord Byron...Castello di Terenzo

 

Percy Bysshe Shelley...Villa Magni

Lord Byron...Castello di Terenzo

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PORTRAIT OF PERCY BYSSHE SHELLEY

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SCANDALO E GENIO A LERICI.

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VILLA MAGNI SHELLEY ( Lerici )

Villa Magni è nota per essere stata, quando era di proprietà dei marchesi Ollandini, residenza, dall'aprile al settembre 1822, di Percy Bysshe Shelley. Shelley e sua moglie Mary, erano giunti in Italia attorno al 1820 e si erano stabiliti a Pisa.

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MARY SHELLEY

L'irrequieto poeta si era spinto a cercare altri luoghi nei dintorni; aveva scoperto le colline di Lerici, ne era rimasto estasiato dal paesaggio allora incontaminato, ed aveva affittato una barca con la quale percorrere tutto il golfo della Spezia. Nel corso delle sue escursioni aveva scoperto il suo luogo ideale in quella casa Magni che si trovava appena fuori dal borgo di San Terenzo, con l'uscio direttamente bagnato dall'onda del mare e con alle spalle le ripide pendici del promontorio di Marigola, immerse in un bosco naturale la cui atmosfera era quella di un perfetto e romantico parco, con i suoi splendidi noci e lecci.

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LA VILLA IN UNA FOTO D'EPOCA

La villa era descritta come la "bianca casa sul mare", su cui si affacciava col caratteristico porticato ad archi, costruito proprio sugli scogli, ed isolata a levante dal paese guardava al promontorio che chiudeva la cala a Levante, verso Lerici. L'amico Edward Trelawny descrive la casa scoperta da Shelley come un costruito rustico, con uno spazio a pianterreno senza pavimento, utilizzato per le barche e le loro attrezzature, ed un unico piano superiore, con la sala centrale e quattro stanze; poi un caminetto per cucinare e una veranda affacciata sul mare sopra il portico. E qui Shelley sentiva di poter vivere a contatto con la sua ispirazione artistica.

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VILLA MAGNI SHELLEY OGGI

Gli Shelley si stabilirono in villa Magni nell'aprile del 1822 e qui richiamarono numerosi amici, tutti venuti ad abitare con loro in una sorta di comunità, trascorrendo giornate dedite alla letteratura, alle passeggiate, alle gite in barca. Una vita da artisti totali, estranei ad ogni regola e convenzione sociale, che vivevano già nel mondo dell'utopia predicando l'amore libero. Con Shelley c'erano la moglie, Mary Shelley (figlia di William Godwin e autrice del Frankenstein), il figlio Percy Florence e tutta l'"allegra brigata" di villa Magni, con Claire Clairmont, sorellastra di Mary, Edward e Jane Williams, John Trelawny, e molti altri.

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INTERNO VILLA SHELLEY

Il loro regime di vita era in ogni suo aspetto agli antipodi di quello vigente nel borgo marinaro, per la promiscuità scandalosa e incestuosa - il grande poeta intratteneva una relazione con la cognata e con Jane Williams -, e per l'esibizione di ricchezze, cultura, e per la pratica del nudismo. Era impensabile per le abitudini dei notabili locali il fatto che persone di elevato ceto sociale abitassero una casa senza mobilia, dormissero su pagliericci prestati dagli abitanti, e che alla baia arrivassero continuamente ospiti che si fermavano a dormire nella villa, e che gli abitanti della casa, la coppia di poeti e i bambini compresi, praticassero il nudismo all'aperto.

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Mary ricordava la volta che Shelley, quando lei e alcune signore prendevano il tè sulla porta di Villa Magni, era uscito dal mare completamente nudo, bagnato, i piedi coperti di sabbia, e come niente fosse era rientrato in casa; le signore erano cadute nel più completo imbarazzo, e lei, da una parte avrebbe voluto sprofondarsi con il pavimento della stanza, ma allo stesso tempo guardava ipnotizzata il marito; il quale venne avanti con la massima naturalezza e salutate elegantemente le ospiti, passava per tre lati della saletta e scomparendo da una porta e lasciando orme di piedi bagnati e di sabbia. Altri modi di vita lasciavano increduli gli abitanti, ad esempio il fatto che Mary Shelley restasse giorni sdraiata a leggere e scrivere mentre il marito cercava domestici in San Terenzo, o che persone di alto rango avessero abitudini vegetariane e mangiassero solo pane, tè, frutta fresca. Addirittura Shelley a volte, preso dal suo estro o dalle sue letture, dimenticava di mangiare. D'altra parte Shelley superava il problema della scarsa alimentazione con massicce dosi di laudano, che gli portavano spesso strane visioni.

III

Il poeta era sempre superiore a questi piccoli fatti della vita, e peraltro sempre generoso e disinteressato. Mary era commossa dal fatto che dopo aver riscosso dalle varie banche i frutti delle sue rendite, tornava con l'enorme borsa piena di monete e la rovesciava sul tavolo dividendola nei mucchietti per amici e familiari, senza nulla tenere per sé, a parte quanto gli serviva per la barca e i libri.

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LORD BYRON

Villa Magni in quel periodo fu un continuo andirivieni dalla spiaggia alla barca, dal mare a casa; e tutto era bagnato e pieno di sabbia. L'arrivo più famoso fu quello, il 13 giugno, della Bolivar di Lord George Byron, che irrompeva nelle calme acque della baia sparando sei colpi di cannone per salutare gli amici. Lord Byron fu ospite degli Shelley a villa Magni, ed in questa occasione, grande nuotatore quale era al contrario di Shelley, effettuò la sua traversata a nuoto da Porto Venere a San Terenzo. Nella vita quotidiana il capitano Roberts impartiva lezioni di vela, e William si sforzava di insegnare a Shelley a nuotare per poter navigare in sicurezza; ma il poeta si sentiva superiore a questa necessità, prendendola in scherzo, anche se recentemente aveva dovuto essere salvato da Byron nel lago di Ginevra mentre stava per affogare.

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RITRATTO DI LORD BYRON IN ETA' GIOVANILE

Mary quando usciva in barca si inginocchiava appoggiando la testa sulle ginocchia di Shelley e si lasciava andare al vento. Shelley ebbe sempre un rapporto complesso con l'acqua e quindi col mare; in un dialogo poetico aveva concluso con il Se non puoi nuotare non ti fidare della Provvidenza; ed anche aveva il bisogno di imbarcarsi per inseguire la morte. In visione una bambina che aveva visto viva era emersa dal mare tendendogli le braccia, ed in mare aveva detto nelle sue esplorazioni, fissando la superficie delle acque, "ed ora fissiamo insieme il gran mistero". Ed altri presagi di morte nel mare venivano dai dialoghi con Claire Clairmont e Jane Williams.

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Mary Shelley era incinta, il parto si preannunciava difficile, e Shelley le stava vicino, felice davanti a quel mare. Gli Shelley non avevano confidenza con la popolazione locale, della quale diffidavano, considerandola rozza e ignorante, non piacendo loro neppure il suono del dialetto. Quello che loro interessava era il paesaggio del golfo di Lerici, ne godevamo la sua bellezza ma allo stesso tempo presagivano la tragedia romanticamente celata in tale sublime panorama. Durante le uscite in barca Percy compose gran parte del frammento The triumph of life. Mary il 16 giugno rischiò di morire per aborto spontaneo; Percy arrestò l'emorragia immergendola in acqua ghiacciata. Per Mary egli era "troppo bello", non di questa terra, le faceva giungere sinistri e funebri presagi portandola ad esplorare l'irreale. Shelley coltivava sempre i suoi grandiosi progetti, e per questo aveva acquistato una goletta, commissionandone la costruzione. Essa arrivò a San Terenzo il 12 maggio; era il Don Juan, che Shelley ribattezzò Ariel. Come l'Ariel attraccò per la prima volta a San Terenzo, Mary ebbe la visione della morte che si stava insinuando nella loro vita. Contemporaneamente Percy aveva programmato il suo viaggio a Livorno per incontrare Leigh Hunt, giunto dall'Inghilterra per realizzare un progetto il cui ideatore era stato Shelley. Hunt, Shelley e Byron dovevano infatti dar vita al loro nuovo giornale, The Liberal, che avrebbe dato voce alla loro idea di rivoluzione.

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Il 1º luglio Shelley partì per Livorno incontrandosi con gli amici Byron, che a Pisa era ospite della contessa Teresa Guiccioli, e Hunt. Al ritorno, l'8 luglio, l'Ariel è sorpreso da una tempesta. Il naufragio avvenne a dieci miglia da Viareggio ed i corpi di Percy Shelley, John Williams e del mozzo Charles Vivian furono ritrovati solo dopo dieci giorni. Subito il corpo di Shelley viene seppellito nella sabbia del litorale per poi essere riesumato e bruciato perché nessun corpo che arrivi dal mare può essere seppellito, per evitare il possibile contagio di peste. Ma non sarà un semplice rogo, bensì una pira che ricorda le cerimonie funebri degli eroi omerici, sul litorale di Viareggio. La cremazione avverrà il 15 agosto, alla presenza di George Byron, di Leigh Hunt, di John Trelawny, accorsi a rendere l'ultimo saluto al poeta; sulla pira furono versati incenso, vino e olio secondo la tradizione classica; l'evento è immortalato dal pittore francese Louis-Edouard Fournier.

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L'ULTIMO SALUTO AL POETA SHELLEY

A Villa Magni li attendeva Mary Shelley, reduce dalla gravidanza mancata e dai presagi da tempo percepiti; presagi che in ultimo avevano preso anche lo stesso Shelley, che il giorno prima di naufragare aveva sognato un defunto sotto un velo bagnato per scoprire subito che quell'uomo era lui. Le sue ceneri saranno infine sparse il 21 gennaio 1823 nella parte alta del cimitero protestante di Roma, nei pressi della Piramide di Caio Cestio, simbolo funerario che collegava l'Antichità all'Eternità. Il cuore, che era rimasto intatto, racchiuso in un cofanetto, venne consegnato a Mary Shelley.

A Villa Magni restò solo Mary, sino a metà settembre. Quindi partì per Genova; viaggiò portando con sé il cofanetto che racchiudeva il cuore di Shelley assieme a Byron, che aveva lasciato Pisa il 22 settembre 1822 e, presa con sé Teresa Guiccioli, era partito con una vecchia carrozza a quattro cavalli piena di libri, indumenti, alcuni cani, due scimmie.

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TERESA GAMBA GUICCIOLI

A Genova Mary fu raggiunta dalla famiglia Hunt. Trascorse un anno a Genova, "la splendida città che si specchia nelle acque azzurre del Mediterraneo"; nella città era anche Byron, ospite in villa Saluzzo ad Albaro. Infine Mary il 25 luglio 1823 ripartì per l'Inghilterra; Byron invece partiva per la Grecia, da dove non avrebbe più fatto ritorno.

IL CASTELLO DI TERENZO

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Il castello di S. Terenzo è un altro dei luoghi cari a Byron e a Shelley. Un altra meraviglia del golfo dei poeti , così denominato perchè nei secoli furono moltissimi gli artisti che scelsero questi luoghi per trovare la pace necessaria per creare.  Ma Byron e Shelley furono certamente quelli che maggiormente lasciarono una traccia indelebile del loro passaggio. Purtroppo tutto questo non è valorizzato come meriterebbe. Ritengo che parlare di Lord Byron sia sempre doveroso e importante, a prescindere da chi ne parla e come ne parla.

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LORD BYRON

Purtroppo però quando il Maestro Sestolord ( grande studioso e ricercatore sulla vita e le opere di Lord Byron ) ha mandato sul posto il Direttore Francy Petriccione, in previsione di un importantissimo evento dedicato a Lord Byron, hanno trovato un amara sorpresa. Durante i vari sopralluoghi per l'organizzazione dell'evento infatti, trovarono sempre una parte del castello di San Terenzo chiusa, perdendo così tempo, viaggi ed esborso di denaro. Nell'ultimo tentativo di sopralluogo poi, hanno avuto l'amara sorpresa di trovare diverse aree delle due terrazze del castello transennato. Quindi, evento revocato.

E' molto triste quando una nazione invece di preoccuparsi di promuovere l'arte e la cultura, fa di tutto per ostacolarla!


 

 
 
 
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