Creato da insymbiosis il 25/02/2008

..please..wait.

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Post n°1 pubblicato il 25 Febbraio 2008 da insymbiosis

Ed eccomi qua. E’ un po' che meditavo sulla possibilità di aprire un blog. Tante cose da scrivere..una vita vissuta fra emozioni frammentate, solitudine e tanta voglia di reagire per guadagnarmi un po' delle attenzioni mai avute.. Troppi gli interrogativi, tante le incertezze, pochi gli amici, ma quelli veri, quelli che contano non ci sono più, o almeno non qui, non adesso, ora che vorrei, ora che ne ho tanto bisogno…

Ecco. Una fitta allo stomaco mi ricorda questo senso di solitudine. Sento di dover dire tanto ma tutto rimane bloccato fra mente e cuore..ed ancora una volta è la mente a vincere. No il cuore no, non riesce a superare tutte quelle paure. Non ancora. Non riesce ad affrontare da solo quel muro invalicabile che da solo ha eretto per paura di mettersi in gioco e soffrire, per proteggersi da un mondo pieno di falsità e pregiudizi.

Silenzi. Sussurri. Grida. Il mio cuore le conosce bene queste parole. Anche se le soffoca all’interno di un vortice di sfiducia totale. Sfiducia in me stessa, nei miei familiari, negli amici, negl’altri, nel mondo. Tutte le volte che mi sono imposta un traguardo da raggiungere ecco che le persone su cui conto di più mi voltano le spalle. Nessuno che riesce a trasmettermi la forza necessaria per affrontare quel passo, quello più importante. Il primo. E mi ritrovo così, ancora una volta, seduta in un angolo del mio cuore con le gambe poggiate al petto e le mani sul viso a raccogliere tutte quelle lacrime ormai stanche di fuoriuscire. Non sono mai riuscita a farmi vedere piangere, forse una volta, ma in quell’occasione mi son voltata e son andata via senza mai tornare indietro. E poi, quando è sera e mi ritrovo nella mia cameretta distesa sul letto, ecco che scendeno viscose, come se volessero farmi sentire sulla pelle quanto son pesanti e cariche di rabbia, rigano piano il viso,millimetro per millimetro, e bruciano come le ginocchia sbucciate di un bambino caduto da una bicicletta. Forse di più.

 A volte vorrei poter uscire la testa da sotto la sabbia e guadagnarmi un po' di rispetto, dire la mia e fregarmene delle risposte.. ma poi basta il tempo che intercorre tra pensiero e respiro per farmi nuovamente inibire dalla paura di sentirmi sbagliata e rimane tutto qui..qui..ed ancora qui..dentro me..nel mio petto..dove batte adesso la mia mano, come se volesse sottolineare questa mia grande colpa, dove batte un cuore stanco.. Chissà se un giorno questa stretta al cuore se ne andrà..

 

“..un po' il mio cuore è uno scudo ed io non lo lascerò giù,

un po' ho talmente paura di fallire da non provarci nemmeno..

…allora come posso dire di essere viva?”

 

 

 

 

 

 
 
 
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