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Infamia

Post n°15 pubblicato il 27 Aprile 2005 da Under.me
Foto di Under.me

Guardate attentamente l'immagine.
Osservata? Bene, avete davanti agli occhi il volto di un suicida.

E non un suicida comune. No, un vero pazzo, un mitomane.

Credete forse che gli sia bastata un'anonima metropolitana di qualsiasi metropoli? Oppure uno scontatissimo ponte? O un banale edificio di ragguardevole altezza?

Certamente no, signore e signori. L'Uomo in questione è partito da molto lontano, addirittura dal concetto di bilocazione. Il suo suicidio, infatti, è stato ideato in modo da rimanere testata angolare nella speciale classifica. Con un'arma in pugno ad un posto di blocco e, contemporaneamente, su un bolide lanciato a sfidar le leggi della cinesi. Capace di mirarsi, con precisione scientifica, all'interno del veicolo. Ed abile nel tornare in quel corpo da lui stesso martoriato e crivellato giusto in tempo per esalare l'ultimo soddisfatto respiro. Certo, con questo non ha raggiunto la vetta della hit parade, nella quale regna ancora sovrano il suicidio di massa di Ustica seguito a ruota da quello più recente del Cermis. Però, per ora, la medaglia di bronzo se l'è assicurata.

E' in questi casi che si scopre la differenza tra Stato sovrano e colonia. L'Italia non ha diritto ad un'inchiesta degna di tale nome. Non ha diritto di essere messa a conoscenza dei nomi degli assassini. Non ha diritto a scuse formali ed ufficiali. Non ha diritto a veder riconosciuta la statura etica, professionale ed umana dei propri Figli.

Calipari Nicola, agli Atti, non è un eroe. E nemmeno un semplice uomo che ha saputo sacrificare la propria vita per una persona mai conosciuta in precedenza. Agli Atti Calipari Nicola verrà archiviato come un agente incapace di agire secondo le procedure previste, che non ha saputo nemmeno rispettare quel codice comportamentale di base per non mettere a repentaglio se stesso e chi era chiamato a difendere.

In questa vicenda c'è tutta la protervia e l'arroganza di un popolo che ha chiamato il mondo a piangere i propri morti l'undici settembre ma che è incapace, se non di ammettere le proprie colpe, quantomeno di chiedere PERDONO.

 
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