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Sotto i trenta difficilmente si potrà capire...

Post n°40 pubblicato il 29 Settembre 2005 da Under.me
Foto di Under.me

Distrattamente noto su una bancarella di libri consunti un manuale sul gioco degli scacchi... sfoglio le prime pagine ed osservo la data del copyright... 1970... trentacinque anni fa... e mi perdo via...

Per un bambino di almeno cinque lustri or sono gli scacchi rappresentavano il mistero, il fascino...
Il villaggio globale rappresentava solo un ardito vaticinio sociologico, ben lungi dalla reale manifestazione attuale.
Un bambino aveva un solco già tracciato, una divisione netta. Da una parte il suo mondo, fatto di giochi, di orari televisivi assegnati, di immaginazione... all'altra quello degli adulti, con telegiornali monocromatici a descrivere situazioni distanti ed incomprensibili oppure con palinsesti televisivi che non tenevano conto dei gusti dei più piccoli.

E mondi come gli scacchi nel mezzo... a navigare nell'onirico... Mondi popolati di campioni di cui si imparava nome e cognome ma dei quali non si conosceva la faccia... di mosse dalle definizioni strategicamente incomprensibili... e di immagini scarsissime...
Fotografie che ritraevano saloni ampissimi, con platee silenziose che affollavano le poltroncine e su palchi austeri un tavolo, due poltrone, due persone che senza nemmeno osservarsi si sfidavano... eppoi, vicino a loro due cronometri... le bandierine della loro nazione (generalmente rosse striate da una falce e un martello) e un proiettore che mostrava su una parete un ingrandimento di ciò che avveniva sulla scacchiera...

Tenevo a Korchnoy, corcnoi, che mai avevo visto in una foto non sgranata e che suggestionavo fosse una specie di Brezniev. Temevo Karpov, il giovane... che a quanto si diceva rappresentava il nuovo che avanzava... ed ero totalmente indifferente a Fisher, che avendo lo stesso cognome del mediano della nazionale tedesca (dell'ovest... perchè c'era anche quella dell'est...) puzzava di troppo vicino. Anche se, a dire il vero, era degli States...

Un mondo con la Guerra Fredda... con meno comunicazione... meno libertà... ma nel quale un ragazzino poteva permettersi di crescere senza doversi sentire per forza già grande...

 
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