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Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero", le dissi. "Non posso essere cosė tremendo! devo avere anche qualche lato buono!". Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma č impossibile. Quotidiani deliri e farneticazioni di un povero stronzo.
AL VIA IL GRANDE CIRCO. O ALLA FINE. O FORSE NIENTE
Post n°180 pubblicato il 07 Aprile 2011 da chinasky2006
Nel mezzo di un serioso incontro politico, l’ottuagenario despota satiriaco ha alleggerito l’atmosfera raccontando una barzelletta, in modo da allontanare gli spettri del processo che metterà in piazza mondiale la sua malattia e l’osceno troiame di corte. Eccolo tutto ingobbito, con gli occhietti a fessura a stenderne la grinzosa pelle di caucciù e la divertita espressione dell’ebete, che dà il meglio del suo repertorio cabarettistico: ”la mela sa di fica, dice quello...quello annusa e…no, no, la mela sa di culo…e l’altro risponde: e girala, no?”. Grandi risate. Voglio dire, non è mica la volgarità a destare raccapriccio intellettuale. E’ semplicemente demente, idiota, raggelante, fuori luogo. Solo un povero imbecille da internare in un manicomio di massima sicurezza potrebbe pensare di divertire qualcuno, raccontandola. Siamo in guerra contro la Libia, il paese versa in una crisi epocale, lui è indagato in quattro processi. E cosa fa? Racconta una barzelletta che un qualsiasi genitore, sentendola pronunciata dal proprio figliolo di 7 anni consulterebbe all’istante degli ottimi psichiatri. Conosce bene i suoi polli. Ha colpito nel segno e nell’animo dell’elettore della Pdl, e con quella boutade ha guadagnato consensi. La nitida istantanea di ciò che l’Italia merita. Quale raffinata satira da Premio Nobel di Benigni o Fo? Quelli suscitano grandi critiche. Noi siamo un paese nazionalpopolare ed al di sotto dell’evoluzione basilare dei primati affetti da prolasso all'ipotalamo. Milioni di italiani ridono compiaciuti da simili bestialità dementi, e sono anche fieri di eleggere a capo di governo un indecente guitto fuori controllo. A fare le leggi del Paese. Si può avere ancora speranza di uscire fuori dal guado di melmoso nulla? Bersani infonde una tristezza agghiacciante sottopelle venata di inutilità, cantando una canzone di Vasco Rossi, “E io sono ancora qui…eh già!”. Gli altri chiedono le “dimissioni” ad ogni piè sospinto. Con quelle afflitte espressioni trasparenti. A nessuno, proprio nessuno, di quelli impegnati a salvaguardare il proprio orticello, può venire in mente che un modo per porre fine all’orrore ci sarebbe: L'Aventino, dimettersi tutti in blocco ed andare ad elezioni. E invece continuano a chiedergli la grazia di andarsene. Bontà sua. In questa situazione che vede compatti come non mai gli adepti del sultano ormai indifferenti alle nefandezze e stallo di opposizioni inesistenti, l’altra soluzione rimane la rivoluzione. Ben fatta. Mica se ne esce in altro modo. Si arriva ad essere aggrappati ai magistrati, certo. Sperando non siano tutti quanti arrestati per un decreto d’urgenza che li qualifichi come “attentatori delle libertà tiranne”. O sia ripristinata per loro la pena di morte, con altra disposizione d'emergenza notturna. Non è ipotesi remota. Basta aprire un giornale e leggere a cuor leggero: Pubblicate le intercettazioni del premier. E chissà chi può averle diffuse, sapendo che possono essere usate in giudizio solo con l’autorizzazione parlamentare. Si levano cori d’indignazione tra i servi, striscianti come bisce lobotomizzate. Qualcuno grida all’attentato. Altri alla cospirazione omicida contro il Messia immacolato. Un foglio di satira involontaria titola a diciotto colonne: “Arrestate la Bocassini”. Dio onnipotente. Peccato che erano solo intercettazioni messe a disposizione dei legali del Messia per gentile concessione dei magistrati in vena di garantismo verso la difesa, mica per essere usate nel processo. Ma tant’è, il comico rovesciamento della realtà è l'essenza intima dei sevi della gleba. Il titolone era già partito, pronto da due mesi. Poi, tocca ammetterlo, in quelle chiamate non v’è nulla di sbalorditivo. Il povero squilibrato clown che amoreggia telefonicamente con la tenutaria dell’Olgettina, la riempie di complimenti e le promette di portarsela come instancabile fellatrice personale in parlamento. Poi provvede a dare disposizioni su come insabbiare le prove del caso Ruby. In altre invece si lascia andare a smancerie adolescenziali con diciottenni escort mulatte. “Sei cattiva, cattiva, cattiva…amoooore…io sono in guerra, lo sai? Appena vinco la guerra ci vediamo e potrò sentire le tue labbra dolci”. Parecchio ridicole, e nient’altro che non sapevamo già. Immagino lo squilibrato ormani altro da sè fare queste chiamate nel bel mezzo di una importante decisione sull’ingresso dell’Italia nel conflitto libico o durante un G20 con la Merkel che lo guarda con austera compassione. Ieri doveva essere il grande giorno. Il processo al Premier, saldamente al timone del paese, imputato di concussione e prostituzione minorile. Unico caso nell'intero globo terrestre. Un richiamo lontanamente paragonabile al maxiprocesso all’Ucciardone o quello ad Andreotti. Le tv da ogni angolo del mondo testimoniano l’appuntamento epocale. A quelli deve sembrare tutto assurdo, irrazionale, folle. Una incomprensibile farsa d’accatto degna di gente sottosviluppata. Rimangono un po’ delusi. L’udienza lampo dura pochi minuti e possono testimoniare, anche in quello che avviene fuori, lo stato di demente deriva clownesca cui versa il nostro bel paese. Negli Usa, in Burkina Faso o in Francia arrivano le incresciose immagini di malati mentali fans del premier, comizi improvvisati di gente miracolata dalla legge Basaglia, cori belluini, urla e striscioni da pseudo-ultrà lobotomizzati. I fans fischiano i magistrati e inneggiano all’intoccabile idolo sovrannaturale. E’ un lagame simile ad abbraccio mortale, creato scientemente. Il nulla illegale e depravato ben fa il paio con zucche marce e vuote. Vuoi che si scandalizzino perché il premier si pipa una trentina di mignotte, tra cui capita qualche minorenne? Quelli probabilmente andrebbero a piedi all’equatore se il drago scegliesse la propria pargola sedicenne per sfogare la sua senire erezione innaturale. Cos’altro vuoi aspettarti da questa società resa malata con un piano di criminale ammazzamneto delle menti. Chi si aspettava poi la sfilata di testimoni del jet set degna di una italica Hollywood da bordello, è rimasto deluso. Nessun red carpet calcato da starlette del cinema, vallette escort, nani del circo, domatori, trapeziste della cappella, magnaccia, improvvisati reclutatori di figa, neo onorevoli devote della fellatio sultanica, puttane semplici aspiranti a diventare inquiline del gf, vegliardi giornalisti bavosi, devoti servi del messia, maitresse da bordello d’alto borgo, impresari degni del circo Togni applicato alla vulva, etc...Bisognerà attendere ancora, per vedere messi in piazza gli interi 17anni di Berlusconismo. Da quell'aula passerà tutto il suo mondo e sarà sviscerata la reale essenza del messia. Ma chi s’illude che questa farsa caricatural boccaccesca possa liberarci in un solo istante del mostro con fattezze di pupazzo, rischia di rimanere deluso. Improbabile che in un batter d’ali spariscano gli anni di nefandezze che hanno divelto le più elementari basi democratiche di una nazione, svilito pudore ed esposto il nostro popolo al pubblico ludibrio internazionale. Difficile liberarsi dell’orrendo mostro alato, di quel consolidato e raccapricciante mix fatto di: neo-pseudo-fascismo illiberale che in parlamento propone illuminanti disposizioni per eliminare l’obsoleta norma sull’apologia di fascismo, inettitudine e fard da guitti d’avanspettacolo che raccontano barzellette submentali e ammaliano le menti intorpidite, e rozzi padani xenofobi a fare la politica vera. Quella della Padania, mica dell’Italia. Questo processo nemmeno si farà. E se si farà non porterà a nulla. L'imputato potrebbe essere assolto. Per infermità mentale o perchè proveranno che Ruby aveva 36 anni e lui (ancora illibato) è stato stuprato sotto vigliacche minacce. Ed improbabile anche che un rigagnolo di dignità possa spingerlo a vergognarsi, riscoprendo la decenza tipica delle bestie. Utopico pensarlo ritirato a vita privata, col suo indegno ciarpame fatto di troie, servi e plebaglia senza intelletto. Non può farlo, pena la galera. Ed allora rimarrà lì, aggrappato con le unghie al potere come un satropo, perchè oltre a quello per lui v’è l’abisso in cui scivola ogni dittatore. Anche da questa bufera uscirà illibato come un putto, pronto per altre battaglie d’illibertà pecoreccia e tutto scivolerà addosso ad una corazza di paraculeggiante compiacimento. Al più ci leveremo dalle balle lo sguattero Emilio, mica perché condannato ma per limiti d’età ed evidente rincoglionimento. Sarà internato quando proverà ad appiccarsi come un bonzo a difesa del sire. Potrebbe essere condannata la maitresse Nicole Minetti, non con la galera però. Sconterà la pena non potendo diventare Ministra degli Esteri ed abilissima linguista instancabile. Il suo sogno. Certamente non pagherà l’impresario del circo mignottesco. Continuerà a fregiarsi d'essere il più rinomato maitre a penser governativo. Quella tragica e ripugnante e untuosa e ripugnante vescica di lardo e depravazione seguiterà a fare il suo lavoro, coltivando e vendendo puttane in erba, sventolato da giovani virgulti decerebrati. In tutto questo mi sorge una domanda di fondo: Bisogna avere più disgusto per l’imperatore corrotto ed impunito o per le frotte di difensori dell’indifendibile (tra politici e giornalisti) incuranti di travalicare il senso del ridicolo pur di restare ancora casta di potere? O forse per quelle pecore che pur non avendo nessun potere o vantaggio, continuano a venerare questa cosa ridicola?
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