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Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero", le dissi. "Non posso essere cosė tremendo! devo avere anche qualche lato buono!". Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma č impossibile. Quotidiani deliri e farneticazioni di un povero stronzo.
UN PRIAPO PER CAPELLO (POSTICCIO)
Post n°181 pubblicato il 18 Aprile 2011 da chinasky2006
E’ successa una cosa insolita. Qualche giorno fa ho pensato di mettere in calce ad un articolo, come effigie esemplificativa del tutto, la foto artistica di un priapo dal proverbiale, enorme, fallo. E’ subito comparsa una scritta ammonente, assai severa. Più o meno: “E’ vietata qualsiasi immagine pornografica, che possa creare turbamento nei minori di età. Se non verrà tolta il blog sarà rimosso.”. Spaventato dall’ipotesi estrema, ho levato immediatamente quella immagine oscena. Ci mancherebbe altro. C’è del comico in tutto questo. In un paese governato da un vegliardo imputato per prostituzione minorile, che soleva goliardicamente iniziare le sue ancelle con la statuetta di un priapo, se un mentecatto blogger osa inserire la foto di suddetto gnomo falluto per spiegare la vicenda, rischia la feroce soppressione. Chiamatela come volete, questa nostra amata libertà. Viviamo in un meraviglioso paese ove vige la democrazia più genuinamente comica. Sono spaesato, avverto i sintomi di mal di mare. Davvero non so come cominciare e dove andare a parare. In dieci giorni sono accadute tante cose, che sceglierne una sarebbe riduttivo. Incredibile il gettito continuo di amenità farsesche che il nostro Premier imputato riesce a partorire da quella mente devastata dal morbo. Geniale, instancabile, indisturbato. Senza che nessuno lo denunci per criminale attentato terrorista alle istituzioni del paese. E chi vuoi che lo denunci, se non si riesce a processarlo nemmeno quando è imputato? Il processo non è la giusta via, basta un atto più semplice: farlo internare immediatamente in un centro di igiene mentale. Sorvegliato a vista da dotti luminari della mente esperti dei più gravi casi di spappolamento cerebrale causato da sovraddosaggio equino di viagra per tori da monta anziani delle Asturie mediorientali. Perché un uomo sano e cosciente, non può proferire quotidianamente simili barbarie. Sono frutto del latente squilibrio di cui è vittima indifesa. Ha ormai debordato gli argini dell'orrore, alla stretta finale. Un uomo senza più freni e controllo, alla berlina di tutti gli esseri pensati ed alfabetizzati a due zampe ed osannato dai fedeli adepti che hanno venduto le proprie meningi rinsecchite ai venditori di becchime per le anitre. Già, perché chi gli è al fianco ha raggiunto livelli di comicità ancor più imbarazzante, perché patetica. I servi della gleba infatti sorridono, sfidano l’evidenza a difesa gesta malate, cercano di ingraziarsi la benevolenza del folle despota fin quando riuscirà a garantire loro la vita. Perché senza di lui galleggeranno come nauseabondi stronzi d'asino nell’acqua. E perseverano, ostentano atti di ributtante servilismo, incuranti della dignità umana. Il presidente della regione Lombardia (il barbetta, quello ciellino, verginello di ferro, e solerte raccoglitore di firme false in onore della devota e prodiga linguista Minetti nel listino bloccato), omaggia il sultano con eleganti doni pasquali. Una vikinga violinista che sbuca fuori dall’uovo. Il messia strizza gli occhietti e serra la mascella, tutto eccitato. Due infermieri gli praticano un’iniezione di bromuro per cavalli da tiro bengalesi con la piorrea. Poi l’altro dono gaudente e sibillino: Un toro da monta in purissimo cristallo swarowski. Applausi e gran risate. “Ci ha due palle così! Proprio come lei, nostro presidente!”, gli dicono. Sanno le corde da toccare. Lui gongola, giulivo. C’è il sospetto che abbiano fatto dell’autoironia. Falso, è semplice compiacimento della nefandezza impunita. Per essere autoironici occorre una minima parvenza dormiente d’intelligenza. Accade allora che a Milano, l’infermo di mente scenda in campo a difesa del candidato sindaco delle libertà. Sono elezioni che si devono vincere, lo sa bene il tiranno. Vive in perenne elezione per vincere e poter fare quello che serve a salvare il flaccido deretano. Si sofferma in un conviviale colloquio coi giornalisti. Gli chiedono dei processi. Si rabbuia un poco. Poi fa la faccia addolorata, di estrema costipazione interiore. Parla di Ruby, finge di non sapere nemmeno l’imputazione per cui è già a processo. Respira profondamente e parte la barzelletta. Confonde diabolicamente realtà e barzelletta, e le menti degli italiani che lui sa essere mentecatti. Non può non essere così. Sfida il senso del ridicolo con sfrontatezza disarmante. “Ruby…era una povera ragazza che abbiamo aiutato. I sodi che le davo servivano a non farla prostituire…le ho anche dato 45 o 60 mila euro (nemmeno mi ricordo) perché comprasse un macchinario per la depilazione…”. E cosa vuoi rispondere, pensare, credere. Nulla. Considera gli italiani alla stessa stregua di cimici dementi. Come dargli torto. Poi, da vero trascinatore di folle, aizza l’elettorato. E’ in pienissima forma, accompagnato dal medico personale e da sue infermieri pronti a coglierlo in caso di prolasso. Una furia simile a quella di Gheddafi che agita i pugni a bordo della jeep. Non ha mica copiato solo la pratica del bungabunga, dal suo fraterno amico. Il pluri imputato attacca giudici e magistrati con veemenza inaudita. Interpreta ormai alla perfezione il copione del “caimano”. Una ferocia che è difficile rinvenire nei boss di mafia o nei brigatisti rossi. Ma poiché il sovvertimento di questa surrealtà tragicomica domina ormai ogni cosa, ecco che come un pupazzo incosciente delle proprie azioni parla di Br, cellule rosse, patto Fini-Magistrati. In un paese con residui di bieca normalità, nel giro di cinque minuti dei gendarmi a cavallo lo avrebbero condotto in carcere. O in un manicomio navale. L’effetto degli strali deliranti non si fanno mancare. Un ignoto candidato delle libertà affigge nella città meneghina dei cartelloni giganteschi: “Via le br dalla magistratura”. Ed altre sconcezze simili. Accusa d’esser terroristi chi per sconfiggere il terrorismo ha perso la vita. Senza ritegno alcuno e con metodi degni delle peggiori dittature, seguita nella mistificazione della realtà, capovolgendola. I suoi solerti galoppini con facce grinzose come i glutei del loro messia posticcio, accuseranno infatti le opposizioni di voler creare tensioni, come da copione. Una barbarie autentica. Criminale. Quest’essere ributtante è riuscito in molti dei suoi intenti. Generare smarrimento e crisi d’identità nei cittadini. Un garantista di sinistra finisce per sembrare un forcaiolo, moralista. Si arriva persino a credere che le idee di meritocrazia, legalità e patriottismo delle destre siano boccate d’ossigeno rispetto a questa maleodorante nuvola di niente impunito. Si arriva a stimare Fini e Bocchino. Sì, persino Bocchino, di fronte alle sguattere di regime Di Girolamo, Saltamiquì e Bernine varie. Ci si spinge persino a rimpiangere Cirino Pomicino o De Mita. Giganti autentici se confrontati ai proni Cicchitti e Gasparri, alle pseudo veline elette dopo aver superato indenni la prova BungaBunga. Molti ancora non se ne rendono conto, ma costui ha devastato le più basilari fondamenta della decenza umana. Ho infine, una grande fiducia, nel cosmico pessimismo che in genere mi pervade: Tra trent’anni il paese sarà liberato e proverà stancamente a ricostruire le sue fondamenta. Nei libri di scuola si parlerà di questo periodo come il più buio della nostra storia. Ben peggiore del ventennio fascista. Ma anche questa rischia di essere speranza vana, perché alcune delle più prestigiose voci intellettuali di governo (Gabriella Carlucci) stanno già provvedendo con interrogazioni parlamentari ad evitare che i libri di scuola raccontino la verità, invece che celebrare l’unto pluri imputato con odi messianiche. Ma di scuola parlerò in altro articolo (già scritto, ma concedendomi a piccole dosi e lo pubblicherò a breve). Quella attuale rimane una dittatura subdola, infingarda, mascherata (adesso meno perché stanno svelando le carte, ormai pronti a tutto). Rispetto al periodo littorio non v’è nemmeno quella folle ideologia a giustificare orrende gesta. Solo fuffa e populismo orrendo del nulla a traviare menti deboli. E stavolta non ci sono i partigiani o gli americani con le loro belle camionette a salvarci. Nel periodo dove i socialnetwork riescono a cementificare la vivida forza rivoluzionaria delle menti libere contro le dittature, in Italia regna un disarmante stallo. Non si riesce a mettere in piazza dieci milioni di persone a gridare lo sdegno, solo per una mezza giornata liberatoria. Niente. Non mi ricordo chi lo disse, uno bravo credo, ma il popolo italiano non è capace di fare rivoluzioni. E pigro, nella sua indole. Si lascia vivere, fino al tracollo totale. Questo.
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