Le elezioni regionali sono un banco di prova importantissimo. Una sconfitta metterebbe in crisi la credibilità dell'intero governo. Leverebbe al tiranno il ritornello che è solito proferire, nella sua assoluta e particolare concezione di monarchia democratica: "il popolo è con noi", per giustificare ogni tipo di nefandezza inqualificabile posta in atto dalla coalizione.
Non interessano a nessuno le proposte concrete, il risultato territoriale. E nemmeno la possibile consegna definitiva del nord italia nelle mani di bande ignoranti e separazioniste padane. Disordinate orde barbariche che venerando il Dio Odino cianciano di "federalismo", e mirano in silenzio al mettere in ginocchio le regioni del sud.
Ed ecco perché Ello si spende in prima persona. Con la sua genialità da istrione, prova a sovvertire una situazione difficilissima, quasi disperata.
Organizza una manifestazione dei suoi sostenitori. Già un governo che mette in atto una manifestazione di piazza, suona come surreale vicenda dell'assurdo, senza eguali nel mondo. Il governo che protesta. Ma contro chi? contro se stesso? No, la vicenda che più ha indignato e sollevato l'insorgere della protesta popolare, è la mancata iscrizione delle liste Pdl nel Lazio. Invece di fare mea culpa e piazza pulita dei responsabili di una grottesca vicenda di imbarazzante incapacità, il Messia di Arcore indice una manifestazione. Attacca chi è così tignosamente complottista e di sinistra, da volerli ridurre al volgare rispetto di leggi e tempistiche, proprie del popolaccio o delle liste minori. E della democrazia.
Sul palco di San Giovanni, il monarca è un fiume in piena. Un tornado. Un tiranno all'ultima spiaggia. Arringa la piazza col solito livore insultante, chiedendosi il perché di tanto odio verso di lui. Si scaglia con ferocia contro tutti i nemici, coloro che non lo venerano. Emma Bonino, unanimemente riconosciuta all'estero per le sue capacità come commissario europeo, diventa una che "non ha lasciato nessuna traccia di se". Chissà quale traccia immortale di se, e profonda competenza, lascerebbe chi non riesce ad iscrivere una lista alle elezioni e patteggia qualche migliaio di voti con gli ultrà neonazisti. I Radicali, unico spiraglio di laica difesa dei diritti umani, diventano "quattro gatti" o ancora "rozzi abortisti". Lui che ha ridato potere a sacche di fascismo riottoso di ritorno e squadracce nere. Lui che ha sdoganato la lega, mettendo l'italia nelle mani di ignoranti, violenti e xenofobi. Lui parla di "rozzezza", impartendo dotte lezioni di libertà e democrazia. Ma tra la folla è un tripudio.
La gente lo acclama. Si sentono possenti i cori "Silvio! Silvio!", fino al più alto ed intellettuale "Chi non salta un comunista è!".
Il messia prosegue. Promette tutto: lavoro, case, sostegno alle imprese, famiglia, giustizia, sicurezza, aumento dei salari, diminuzioni delle tasse...tutto il possibile. Persino il verde. Eh si. "Ci saranno sempre più centrali nucleari, paesaggi incontaminati ed aree verdi per migliorare la nostra vita". Il gran messia che ci sta affossando senza pietà, con numeri allarmanti che nemmeno Sandro Bondi potrebbe interpretare in modo positivo, ad una settimana dal voto, diventa gran taumaturgo. Ma non s'arresta mica. Parla di presidenzialismo. Presidente della Repubblica eletto dal popolo. Confidando intimamente in altri anni da passare al colle, invece che al gabbio o in esilio.
Poi, quando tutto sembra volgere al fine, ed ha promesso tutto l'impossibile, ecco che la brutta copia di un dittatore sudamericano, si trasforma in sciamano o simil dittatore stregone dell'Africa equatoriale. Di fronte all'uditorio imbesuito, contrae il viso come nelle migliori occasioni. Quando deve affrontare qualcosa che tocca la sensibilità degli uomini, e fa la faccia del dolore: "Noi in tre anni, sconfiggeremo anche la piaga del cancro!". Silenzio ed imbarazzo anche tra gli adepti. Poi parte l'ovazione. Eccola un'altra trovata. L'ennesima. Col paese oramai al tracollo economico, ed incapace di sopportare altre bufale ad hoc, per salvare le sue chiappe dalle sbarre, ora esonda nella medicina da stregoneria. Mezzo sciamano e mezzo Wanna Marchi. Verrebbe da fare un esame serio. Chiedersi davvero, come si può affermare di voler sconfiggere il cancro, con leggi quartomondiste, che ammazzano la scuola e la ricerca scientifica, costringendo ricercatori italiani a fuggire all'estero. Ma non è quest'atroce incongruenza a destare raccapriccio e sdegno assoluto. Quanto la propaganda agghiacciante, amorale e vergognosa, di chi non esita a calpestare dignità e reale sofferenza della gente. Neanche avesse studiato dal manuale di Wanna Marchi. Il monarca al crepuscolo, sfrutta fino all'ultimo ogni munizione a sua disposizione: la disperazione del popolo. Come ogni dittatore. Fallito e smascherato nella sua menzogna propagandistica, da illusionista mago dei "milioni di posti di lavoro", non esita ad usare l'ultima arma: La tragedia degli uomini, che non vogliono morire e sono miserabilmente attaccati all'ultima cosa che rimane: La vita. E non avendo più nulla, forse daranno ancora credito alle sue parole.
Viene da chiedersi cosa rimane ancora, da stuprare senza più dignità.