
Solo qualche giorno fa sbarcava in Italia, in pompa magna e con aspetti di grottesco folklore da film surreale, il Raiss Muhammar Gheddafi. Vestito di una tipica vestale libica color sterco di vacca svizzera maculata ed accompagnato da due amazzoni anch'esse con tipico bardamento beduino, scende lentamente dall'aereo di stato lanciando sguardi di fierezza conquistatrice. Il ministro Frattini genuflesso, gli bacia le nocche con sottomessa devozione amicale. Il Raiss, armato di algida benevolenza e con fermo gesto della mano fa cenno all'indigeno di alzarsi. Soliti capelli color nero di seppia e aspetto plastificato da Michel Jackson, l'attempato dittatore neo illuminato partner dell'occidente, scruta gli orizzonti della sua nuova colonia italica. Impartito un rapido "urbi et orbi" alla folla di sudditi plaudenti, ello si dirigeva all'occasionale dimora da trasferta. Una tenda beduina piazzata in un punto strategico, lontano dagli indiscreti occhi dei coloni. Solo un par di milioni di euro per montarla alacremente dotandola di ogni ben di Moaometto, pare in prossimità di una fabbrica dove un centinaio di cassintegrati con barba da 48 ore minacciano di appiccarsi fuoco. L'Italia ha comunque garantito al capo di regime libico una magione dotata di tutti i principali comfort da sultano. Un po' come le confortabilissime case di truciolato, con tanto di cioccolatino di ben venuto, che il "governo del fare" ha messo a disposizione dei terremotati d'Abruzzo. Non tutti, ovvio. Solo ai fortunati vincitori della riffa delle libertà.
Il raiss, nel gran segreto dell'umile dimora, si è intrattenuto in importantissimi colloqui di collaborazioni nell'ambito del fondamentale patto di amicizia Italia-Libia. Pare dovesse perfezionare alcuni dettagli del contratto di vendita dell'Italia al regno libico. Siglate queste clausole, ma è solo un pettegolezzo da portineria, narrano si sia concesso una furente pratica sodomita su alcuni ottuagenari italici che giacevano bocconi sul pavimento, non prima di averli fustigati con goduriosa veemenza sultanica.
L'instancabile dittatore islamico s'inoltrava poi nella prodigiosa e paziente opera di erudimento religioso degli abitanti la neo colonia libica. In pubblica conferenza, Ello interviene e rimarca come l'Islam debba essere considerato la religione unica dell'Europa. Informato, il cardinal Bertone pare abbia avuto un prolasso, non prima di aver strillato "mai gli abortisti! la Bonino non è figlia di Maria!". Ai membri della Commissione Europea, subito allertati dalla grottesca uscita, l'esecutivo tende subito a precisare che non si trattava di cosa seria. Nient'atro che una puntata del Grande Fratello 11, con un pusillanime comunista impegnato in un maldestro tentativo di satira. Cattiva, tra l'altro.
Ed ecco che il Raiss, uno e trino, si fa più accomodante. Ringrazia Silvio Berlusconi ed il governo italiano per i doni ricevuti, pur non speificando cavallerescamente quanta fica e quote di banche gli siano state messa a disposizione in cambio di un cammello (il famosissimo "concordato della fica e della banca"). E poi ancora richiami al meritevole riconoscimento degli errori del passato e per il rivoluzionario patto di amicizia tra i popoli. Un vecchio pazzo capitato di lì per caso si domanda ad alta voce: "Io ho venduto la mia casa, ma mica l'ho chiamato patto di amicizia!". Ignazio il buttafuori ascolta e, senza perdere il luciferino sorriso, gli sferra due calcioni negli stinchi degni del miglior Materazzi. "Stia zitto vecchio rimbambito bolscevico, e ascolti questo intervento di civiltà! Questa è una pietra miliare dell'islamismo progredito occidentalizzato neocapitalista dell'amore.". Poi fa rapido cenno a due podestà in camice nero e col fez, ordinando loro di somministrare al vecchio pazzo una pronta cura con ritemprante olio di ricino ed eventuale ricovero in una casa di cura termale, con rigeneranti docce.
Il leader libico coi capelli posticci ed il fare da gran profeta, si sofferma ancora amabilmente sul progressismo della Libia e dell'Islam in confronto alle barbariche concezioni occidentali: "Da noi la donna è rispettata più che in Occidente - dichiara agitando la pappagorgia, per la veemenza - In Libia giammai ad una donna vengno fatti fare i lavori degradanti cui le costringete in Occidente!". Applausi scroscianti dei sudditi in estasi mistica. I nostri ministri annuiscono con deferenza. Poi il dittatore pennellato si volta con ferocia verso le due amazzoni addette allo sventolio delle sue carni sacre con enormi piume di struzzo. Le nerba con maschia severità. Le poverette, ree di non sventolare di gran lena, cominciano ad agitare i pennacchi con più ardimento. Eccitatissima anche l'Onorevole Santanchè, una specie di Giovanna D'arco dei diritti delle donne nella progredita concezione della nuova destra. Un miserabile filosofo ex militante di Democrazia proletaria, con barba e occhiali a civetta, le chiede: "Ma come Onorevole, proprio lei che parlava di Maometto come un pedofilo e che da sempre difende la dignità della donna...come può accettare una cosa simile?". Ella, assai piccata e colta da una specie di emiparesi permanente al labbro: "Ma chi è lei, un infiltrato della opposizione? Sciò-sciò brutta zecca, che emana un orrendo tanfo di comunismo! Che ne può sapere lei delle esigenze di noi donne. Qualsiasi femmina sarebbe onorata di diventare "amazzone sventolatrice perpetua" di un maschio simile, così potente e virile...poi io parlavo del Maometto malvagio, mica di quello civilizzato. Muhammar è contro il burka! Il burka offende il decoro della donna che non può far vedere le coscie! Perché con dobbiamo far vedere nemmeno le sise?". E si tira fuori una tetta. Due infermieri la conducono fuori a braccia, mentre la campionessa del femminismo delle libertà si agita tutta. "Aiuto! Aiuto! Due rom mi vogliono violentare! Chiamate la D'Urso!".
Conclusa la storica conferenza, il presidente libico si intrattiene con un centinaio di donne, in udienza privata. Ragazze dai 18 ai 25 anni, altezza minima 175 cm per 55 kg. Misura minima di tette, la quarta. Preferenze per le pudenda depilate. Astenersi inutili vestiari come reggipetti, mutande ed orpelli copri passere. Queste le poche richieste dell'illuminato neo Messia. Dopo un lungo e minuziso processo di selezione, il governo italiano gli ha messo a disposizione un centinaio di givinette. Per lo più Hostess, promoter, ragazze immagine, rimasugli di escort destinate a festicciole dell'amore a Villa Certosa e residui del programma veline del 2005. Tutte con blocchetto per prendere parte all'incontro di erudimento religioso, rigorosamente a porte chiuse. Ore ed ore di lezione coranica. Alcune vengono ricoverate nel vicino nosocomio. Altre escono con gli occhi appallati: "Incredibile! Incredibile! mai vista una cosa simile!". Altre ancora se ne vanno infastidite: "Non ci hanno ancora pagato i 50 euro per il gettone di presenza! Io non perdo mica il mio tempo! Debbo andare all'innaugurazione di una discoteca stasera!". Ma i cinegiornali governativi, con voce estatica, parlano anche di tre fanciulle convertite all'islamismo progredito. Di queste non si ha nessuna traccia o furtiva immagine. Probabilmente non esistono. Qualcuno azzarda siano state spedite notte-tempo in Libia in un cargo per le bestie da soma.
Esauriti gli impegni di doveroso indottrinamento morale, finalmente giunge il tanto atteso summit con Silvio Berlusconi. Occasione dell'incontro un rutilante spettacolo circense, con ben 50 cavalli berberi trasportati direttamente dalla Libia grazie ad un volo speciale, per allietare i neo sudditi del popolo italiano. Uno spettacolo emozionante. Scene degne della peggior dittatura di una qualsiasi repubblica delle banane. Magniloquenza e festosa atmosfera di megalomane folklore dittatoriale, culminato con rutilanti fuochi artificiali. I due dittatori poi si scambiano affettuose effusioni e graziosi cadeaux. "Pipino l'irrefrenabile", neo Papa-Re, è raggiante. Regala al collega libico una attrezzatissima flotta per pattugliare le acque territoriali dalle perigliose scorribande dei clandestini. Disertori da mitragliare e lasciare in pasto ai pescecani. Muhammar mostra gran contentezza. Le carceri libiche pullulano di esuli, clandestini e pusillanimi richiedenti asilo politico. E non tutti possono essere giustiziati o fatti morire a seguito di medievali torture. Un leghista nella platea si arrovella le meningi. "Ma come io non capisco bene lo italiano neh... ma Saddam Hussein lo hanno impiccato come una pantegana, e a questo altro dittatore qui gli regaliamo anche una flotta di lusso?". Interviene prontamente Maroni a tranquillizzare lo sprovveduto militante, pronunciando la parola magica: "fe-de-ra-li-smo!". Ma nemmeno questo serve a convincere il contribuente del produttivo nord-est, stretto in un grazioso foulard verde Padania. "Si vabbè, ma lo sa quanto costa una flotta del genere in euro? e nelle lire padane?". Maroni allora, armato di santa pazienza: "Mannò, la flotta ci aiuterà a liberare le acque infestate dai vu cumprà, dai marocchini...insomma dai bigo bonghi che arrivano in Italia! O ti piacciono i negher per le vie padane, forse? E poi non dire niente, ma tu lo vuoi Ibrahimovic al Milan? E allora taci...". Quello comincia ad esultare "Milan! Milan! e chi non salta neroazzurro è! è! è!".
Il raiss ritona in patria, felice dei risultati ottenuti. Passano pochi giorni e la notizia fa il giro di un mondo sbigottito: La graziosa flotta, dono di amicizia imperitura, è servita ai soldati libici per mitragliare furiosamente un'imbarcazione di pescatori siciliani. Ignari d'essersi spinti oltre le acque territoriali. La notizia coglie i membri del governo impegnati in un importantissimo incontro di "lavori del fare". Maroni allarga le braccia: "Tragica fatalità". Cicchitto fa la faccia scorata: "Errore umano fu!!".
Il sultano Silvio è intento in faccende superiori. E all'inserviente Emilio Fede che gli porta la notizia, fa ampi cenni di voler essere lasciato in pace. Sta cogitando per il bene della nazione, Lui. I telefoni sono caldissimi, è rabbioso come un facocero armeno per la difficoltosa campagna acquisti di parlamentari e per le vicende sportive. "Gallina lei è un inetto! Che non si ripeta più una partita come quella di Cesena! Con tutti i soldi che ho investito per recuperare lo 0.8 di consenso e l'amore degli elettori milanisti! Ma lo sa, viscido lustrascarpe, quanto ho investito eh? Eh? Lo sa lei? venti miglia di acque territoriali, cinquanta bagasce e due cammelli. Ora mi lasci e veda di far vincere la squadra. Io sono un vincente! Che penserà di me la gente se non vinco? Eh? vada e si adoperi, altrimenti si consideri licenziato. C'è già Mengacci pronto a sostituirla!". Poi sull'altra linea l'unto dal signore inizia una videoconferenza col triunvirato dell'informazione della libertà: Belpietro, Feltri e Sallusti: "Molto benissimo devoti servitori sottoposti, ci sono novità?". Belpietro prende la parola: "Sire, stiamo lavorando con solerzia. Ho avuto notizia di un frullatore che quel fascista di Fini ha comprato nel 1987. E la sa la cosa buffa? Quel farabutto non ha più lo scontrino!". Risate grasse. Feltri si scuote tutto, scomponendo il ciuffo sbarazzino: "Ci rompono le balle con Dell'Utri condannato a sette anni per concorso in associazione mafiosa, i ministri che partecipano a incontri di logge massoniche, i suoi 182 pretestuosi processi, lo stalliere Mangano, la P3, Carboni...e poi scopri che quel marrano non si faceva fare nemmeno lo scontrino! Da che pulpito!". Il megapresidentissimo è eccitato come un toro da monta di Pamplona drogato con 182 confettoni di viagra. "Molto benissimo miei prodi! Così si fa informazione...la nostra opera di governo vuole mettere un limite allo scempio degli attacchi ad personam, che sia da esempio per la vera libertà di stampa! Procedete senza indugio, fate sapere tutto alla gente. Giacchè ci siete, una pagina alla sconfitta imminente del cancro e ben due paginoni all'aumento della vita media fino a 120 anni. Due successi che, modestamente, il nostro buon governo sta perfezionando. Date notizia alla suburra che Silvio pensa a loro e li farà vivere di più.".
Di nuovo il maggiordomo Emilio, che irrompe nella sala dei lavori, mentre Minzolini rammenda con untuosa devozione da solerte perpetua un calzino presidenziale e gli guardava il pacco con cupidigia. Emilio, un po' invidioso, lo scansò: "Scusi sua divinità immortale, ma quello che è successo è terribile. Pensi che i soliti della opposizione hanno colto la palla al balzo. Dicono che lei dopo aver distrutto l'Italia, l'ha venduta ad un terrorista islamico ospitato a nostre spese per pontificare sull'Islam e prenderci in giro apertamente. Lei gli regala le banche, una flotta e lui con quella flotta bombarda cittadini italiani. Insomma, i soliti demagoghi di professione, comunisti e black-block ci stanno marciando. Dicono che siamo diventati la BARZELLETTA mondiale. Che faccio, tarocco qualche foto per farli sembrare ancor più pessimisti menagramo e di sinistra?". Silvio l'immortale si rabbuiò un poco. Scosse il capo e non rispose. Scrutò l'orizzonte e con voce melancolica esordì: "Guardi fedele e strisciante servitore, davvero non comprendo tutto questo accanimento. Solo odio e livore verso la mia persona. Comincio a temere che alla fine l'invidia e la mavagità prevarranno sull'amore. Finirò anch'io in croce come il Cristo, mio subalterno. Ma da lassù voglio che voi fedeli seguiate il mio Verbo. Chiami il fedele Bonaiuti che gli debbo dettare una parabola.". Emilio emozionatissimo, pianse con gran contegno. Poi gli baciò le nocche con voluttuosamente.
(ebbi a scrivere questa fantasiosa allegoria giorni fa. Inviata con solerzia a "Il Giornale", "Libero" e "La Padania", non ho ricevuto notizie. Forse non gli interessa. Allora la pubblico da solo. Non v'è giustizia e meritocrazia a questo mondo.).