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SARAH SCAZZI, IL PUDORE STUPRATO

Post n°154 pubblicato il 14 Ottobre 2010 da chinasky2006
 

La macabra danza di sciacalli pieni di cipria attorno ad un cadavere dilaniato. Mostruosità mediatiche che s'interrogano sul mostro normale. Occhi morbosi che hanno perso il limite del pudore. Ma cos'è il pudore? E dov'è nascosta quella innocente gelosia dei propri sentimenti dolorosi? Passeggiare nudi in un prato in piena mattina godendo dell'aria ritemprante è contrario alla moralità comune. Così dicono. C'è anche l'arresto. Se provi a a fare l'amore con la tua donna in piena città, hai perso il comune senso del pudore. Potrebbero incriminarti per oltraggio alla morale pubblica. Atti osceni li chiamano. Ma chi ha stabilito tutto questo. Gesù? Dio? Un giudice supremo? C'è chi è così superiore da poter ingabbiare e schedare l'uomo secondo un limite comune che non esiste, e che riguarda la sfera intima di ognuno di noi. Il limite morale è come la pazzia. Chi diavolo può pensare di stabilirla, se non gente pazza. E' atrocemente diversa in oguno di noi.
Guardare alla tv una scena di sesso è proibito. Guai a mandare in video un pover'uomo che ammette di usare ketamina, eroina o marijuana. Delittuoso. Poi accendi lo stesso strumento televisivo e scopri qualcosa di rivoltante. Incresciosamente orrido. Persino chi come me si nutre di mostruosità per spiegare l'animo sterilmente sciocco della gente, s'indigna, avverte un fastidio sottopelle. Diventa oscenamente moralista, geloso, quasi violentato nel proprio animo per l'ostentazione macabra di sentimenti altrui. Il dolore che diventa materialmente palpabile. Eccolo, appunto, il pudore. Una parola che suona ruvidamente insulsa, mentre la si pronuncia tra i denti. L'imbarazzo mi coglie impotente di fronte ad un simile scenario. Più della visione di un manipolo di tossici che pippano crack ed in semicerchio si accoppiano secondo natura animale.
Un'attempata signora televisiva sbarra gli occhi. Ascolta i morbosi dettagli della morte, in collegamento coi familiari della quindicenne uccisa in un paesino pugliese. L'inviato descrive dettagliatamente l'efferato gesto. Come il mostro l'ha strangolata e poi violentata. La bacucca strabuzza gli occhi, fa la faccia dell'indignazione allibita e si rivolge alle figlie di quel mostro. E quelle, ormai star televisive onnipresenti, con indifferenza dolorosa descrivono un papà buono, inoffensivo. Dal pubblico si alza un'altra carampana, sbraita con la voce stridula i capelli da matta e la pelle del volto aridamente rugosa e rinsecchita come un ceppo di vite morto: "Ci vuole la pena di morte!!!" esclama con livore risentito. Dal pubblico sgorga uno spontaneo applauso scrosciante. Le figlie annuiscono, ma hanno qualche remora. Il sangue ribolle pur sempre nelle loro vene, sono loro le figlie dell'assassino, dell"orco, del "mostro". Un contadino insospettabile, gran lavoratore, con la schiena ricurva e le ossa logorate dalle dodici ore sui campi. E indagano su com'è possibile che un "lavoratore" si sia trasformato in omicida. Come se la normalità fosse un alibi, sorprendesse le genti. Quasi l'omicida rivoltante sia soltanto chi inpassato ha già massacrato, magari è un barbone, un ubriacone, un tossico o qualcuno che abbia già la fedina penale sporca. Dotti psichiatri confermano quanto non possa essere stata un'esplosione improvvisa. Forse la psicologia dei libri non riconosce come il castrato, represso, magari religioso, pio e lavoratore modello d'un tratto possa imbracciare un fucile e sterminare tutti. Ci sono più probabilità che succeda a lui che non ad un criminale comune. Non è riportato nei loro libri, evidentemente. Ma ci pensa la Mussolini ad elevare il dibattito: Si spinge a criticare la madre della ragazza uccisa, colpevole di non lacrimare straziata. Come il Meursault di Camus, condannato a morte perché incapace di piangere durante l'interramento della madre. Un picco di trash che rasenta la follia inspiegabile. Nessuno la arresta per indegnità morale ad esistere. Ma anzi, una donna capace di partorire simili nefandezze è in parlamento, che decide le nostre sorti. Soggettività distorte e subumane, appunto.
Osservo tutto questo bailamme dell'orrore. E ne ho raccapriccio reale. Per quell'uomo orribile. E per tutti i fantocci che farneticano farfuglianti con le espressioni fieramente subnormali. Ma è domenica e tutto finirà a breve, mi dico. Presto potrò tornare a nutrirmi dei miei mostrocismi divertenti, inoffensivi. Al limite grottescamente nauseanti, ma che non intaccano il pudore più intimo. Chessò, Sallusti con un dolcevita intimista, il messia che inveisce sui giudici, Bondi che come un bambino dell'asilo si rivolge al suo interlocutore: "io con lei non ci parlo più!". Al limite il ciuffo sbarazzino di Feltri, Cicchitto sorridente, Gasparri che aggrotta le sopracciglia o Larussa che porta in giro il suo fascismo pulsante nelle vene.
Tutto vano. E' lunedì, e mi crogiolo nel letto in attesa di dormire o morire. Accendo l'ultima sigaretta e m'imbatto in salotti tv. Sono ancor più imbarazzanti e spinti verso la morbosità violentatrice. Mi chiedo: Ma questa ingenua e minuscola ragazzina dalla pelle lattea ed i capelli come boccoli di miele, non ha già sofferto troppo? Non meriterebbe, almeno ora, un decoroso silenzio? E invece gli altri mostri continuano ad infierire. Sulle due reti avversarie fanno a gara. Gli ascolti premieranno chi si è spinto più in là. Chi ha fornito più spunti o nuovi dettagli dell'orrore omicida. Osservo con imbarazzo e curiosità, per vedere fin dove possano arrivare gli aguzzini del macabro, efferati e necrofili sciacalli come l'assassino di cui descrivono minuziosamente le gesta. E fanno finta di non accorgersene. Mi chiedo se possa esistere una gerarchia di mostruosità. Se è più colpevole il mostro omicida, o i mostri che campano come iene affamate sull'omicidio e che non hanno vergogna nel rivelare i dettagli agghiaccianti dello scempio disumano. O sono io il peggiore di tutti, che come per un film dell'orrore di quart'ordine supero lo sdegno e resisto per vedere fino a che punto l'argine della dignità verrà ancora violentato. Può essere.
L'untuoso maggiordomo Vespa si muove con gran disinvoltura in queste disgrazie, così come nel cortile melmosamente nauseabeondo della poltica. Dotti criminologi, psicologi, avvocati, magistrati, scienziati e psichiatri s'interrogano affannosamente. Uno m'inquieta più di tutti. E' grasso, con la riga di lato, gli occhiali spessi e la barba posticcia. Ha la lombrosiana postura del deviato mentale, del criminale efferato. Parla lentamente con voce adenoidea da far spavento. E' chiaramente pazzo. O forse soltanto un maniaco molestatore di ignare scimmiette marsupiali. Ma il simposio è rovente. Come tante galline che si beccano. Gongola il maggiordomo, sguazza nel torbido e nel dolore come nessuno. In collegamento c'è il fratello della povera vittima. Un ragazzo pelato e col piercing sul setto nasale. Anche lui divenuto involontariamente una star televisiva volontaria. Parte fondamentale di questo scempio mediatico, un simil reality raccapricciante dove i più intimi sentimenti vengono affettati in piazza e in cui persino la notizia della morte ha colto la madre della vittima in diretta televisiva. Un fenomeno inarginabile. Il ragazzo si scaglia contro l'avvocato dell'imputato. Un tipo che deve aver preso la laurea in legge per corrispondenza, non riesce (nemmeno per sbaglio) a coniugare un verbo correttamente, e chiosa spingendosi in un picco di demente abominio a parlare di ricerca del "giusto motivo per uccidere".
Dall'altra parte l'ingessato anchorman di Matrix appare in gran forma. Lui ha in collegamento la cugina. Altra starlette indiscussa del reality che più reality non si può. S'interrogano sbigottiti su come possa un uomo "normale" trasformarsi in tutto questo. E' lì il nocciuolo. Scorrono implacabili le immagini del contadino calvo, ritorto e con le rughe simili a solchi impressi da un sole malvagio. Sono tutti increduli, estrerrefatti, come colti da improvvisa demenza senile. Quasi non sapessero che il male è uomo. L'assassino è un uomo. Dimenticano che la malvagità non è essenza impalpabilmente astratta, ma si nasconde nelle pieghe oscure dell'essere umano in carne sangue e frattaglie marce. Ogni uomo posside il male, che d'improvviso irrompe, abbaglia le menti. Loro non lo sanno e vogliono capire. Continuano a cianciare di "insospettabile". In studio uno pseudo "giallista" fornisce teorie interessanti, come si stesse discorrendo di qualcosa di irrealmente sulfureo. Un libro, un romanzo lontano da noi. La morte entra con candore osceno negli schermi di tutti e paradossalmente si allontana da noi, ridotta a una fiction o film dell'orrore. Da Avetrana riecco la cugina della povera vittima. Proprio non si riesce a liberarci di quel faccione vagamente butterato e vinto ormai da un dolore distante, come si stesse parlando di altri. Che non avesse ancora capito. O chissà quale macabro segreto possiede. Appare inerme schiava anche lei delle telecamere, di quella notorietà sconciamente folle. Come in un rapporto mortifero. E non conosce più il pudore, come rassegnata spettatrice colpevolmente vittima e attrice. Quasi assuefatta al dramma mediatico da reality. Ascolta silente il particolareggiato racconto agli atti fatto da suo padre, l'assassino. Sei minuti per strozzarla. Poi la violenza dopo la morte. La cosa più rivoltante. Sentire come il proprio sangue abbia potuto uccidere e macchiarsi di ripugnante violenza necrofila contro sua cugina. Tutto davanti a lei, ed a quegli occhi umiliati. Occhi che ormai sembrano abituati alla nefandezza spirituale.
D'un tratto la luce. In studio c'è anche Dacia Maraini. Non ho mai letto un suo libro, racconto o articolo. Ma dice l'unica cosa sensata degli ultimi giorni: "parlare di queste cose davanti alla figlia...insomma, mi sembra si sia perso il senso del pudore personale...". L'anchorman incassa, fa pubblica ammenda. Due secondi dopo si rivolge al barbuto giallista: "Ma insomma, com'è possibile che quest'uomo insospettabile abbia potuto violentare la ragazza morta sotto il fico di famiglia e poi gettarla in un pozzo? Devono esserci stati dei precedenti, no? Dicono che lo zio abbia lavorato per dieci anni in un cimitero. Che l'albero di fico sotto cui ha stuprato il cadavere abbia un significato simbolico, no?"".
Poi spengo.

 
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