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LA SVOLTA DI MARA

Post n°160 pubblicato il 20 Novembre 2010 da chinasky2006
 

Uno molto ingenuo poteva pensare tante cose, leggendo solo il titolo in grassetto di un quotidiano. “Mara Carfagna minaccia di dimettersi ed abbandonare il Popolo delle libertà”. Inizia a fare delle strampalate congetture. Forse la sciroccata ministressa velina delle pari opportunità è stata folgorata sulla via di Damasco, notte tempo. Colpita da un briciolo di dignità avrà concluso che battersi per i diritti delle donne e contro la prostituzione con un 74enne premier malato di sesso a pagamento con minorenni senza permesso, deve esserle sembrato troppo. Persino a lei. O forse sarà stata la sentenza di secondo grado che dichiara il fido Marcello Dell’Utri il tramite tra la mafia ed il suo presidentissimo pigmalione Silvio Berlusconi? Colta da improvviso imbarazzo, se ne vorrà andare. Pensa sempre quel puro idealista prossimo alla morte. Comincia quasi a vederla come una redenta. Senza più quei tailleur in stile Rita Levi Montalcini, e i capelli orridamente bombati per donare volume apparente ad un cervelletto grande quanto un fagiolino nano dello Yucatan.
Deliri e farneticazioni di un povero stronzo. Tutto vano. La verità è un’altra. Basta leggere le prime righe dell’articolo. Mara è delusa. Avvilita. Frustrata. Colpita nella sua sensibilità di donna. Nemmeno quando il suo mentore di Arcore vinto dal satirismo la battezzò Ministra ammonendola solo di depilarsi un po’ più spesso, aveva patito così tanto. Cattivi rapporti con alcuni membri campani del suo partito, alla base della frattura. Quisquilie e rumors da “novella 2000” sulla sua vicinanza ad alcuni esponenti di “Futuro e Libertà”. Ha persino rivolto la parola ad uno di loro, ignorando la lebbra antiberlusconiana che d’improvviso li ha colti. La sempre vigile Alessandra Mussolini, proprio non ci sta. Inveisce, sbraita, fa una mezza mossa da sciantosa carampana con la gotta. Da vecchia portinaia, eccola che immortala col telefonino la fedifraga Carfagna nel turpe atto di rivolgere verbo ad un “finiano”. Definito, col solito garbo ironico e raffinato che la contraddistingue: “Italo, detto Bocchino”. E’ proprio soddisfatta dello scoop. In un momento così delicato, le vecchie dame della Pdl, sgomitano. La Santanquì è un segugio svitato a caccia di nuovi adepti. Gira per gli scranni del parlamento con gli occhiali da sole e la valigetta pronta. L’attempata nipote d’arte non vuole essere da meno. L’idea di una “Piazzale Loreto bis”, deve turbarle i sonni. I suoi e del suo psicanalista. Si agita tutta per entrare nelle grazie del quasi ottuagenario despota agli ultimi giorni di ridicola agonia.
Già, il gran capo “Pipino l’irrefrenabile”, come reagisce? E’ a Lisbona. Nel più grande vertice mondiale della storia. Ci sono tutti, ma proprio tutti i capi di stato esteri. Seri e puntualissimi.. Lui si fa attendere un’ora. Ormai sono abituati alle pacchianerie da riccastro cafone, con la sindrome del farsi attendere ed entrare con la faccia sorridente da giullare tra lo spernacchiamento generale. Era al telefono con Mara, narrano. “Chi manca? Berlusconi? Ma non vi avevamo detto di tenere le escort a distanza di sicurezza da quell’omino malato?” pare abbia sbottato la Merkel. Qualcuno ride, altri scuotono la testa.  “Ah, Italia…Mafìa, mandolino, Berlusconi...”. E’ il coro generale.

 
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