
Il megapresidentissimo stava nella sua stanza del lavoro supremo. Passeggiava nervosamente in vestaglia di seta bordeaux, un filo costipato. Nel pieno furore dell’ispirazione scrisse una canzone d’amore in napoletano e disegnò tre o quattro gioielli da donare alle sue dame di corte, ogni qual volta le fortunate potean far visita alla sua magione e godere dei suoi slanci di mascolina virilità. Insomma, il giovane monarca trascorreva una delle tribolate 22 ore giornaliere, al solito dedicate al bene della plebe, in stato di grande angoscia e pensosa trepidazione meditabonda. Ogni tanto si ripeteva: “SONO INVINCIBILE!”.
Dovevano ancora spegnersi gli echi della sentenza della Corte Costituzionale sul “legittimo impedimento”. Gli ottuagenari sovversivi della Corte, avvezzi con piglio comunista a lessare bambini ed usarli come concime per i campi, si erano pronunciati in modo controverso sulla legge scudo. Il Premier e le altre cariche dello stato dovranno di volta in volta presentare una giustificazione scritta. Come nelle scuole dell’obbligo. Moderata soddisfazione del settimo cavalleggeri riunito a Villa Grazioli. Qualcuno stappa delle bottiglie, altri si lasciano andare ad inni patriottici o padani e spetazzamenti d’euforia. Dalle catacombe della Villa, dove sono rinchiusi 23 ore al giorno come talpe operose, riemergono Ghedini, Alfano ed i trecentodue consulenti legali del Presidente Divino. Paiono emaciati e consunti, ma rasserenati dopo giornate piene di alacre e febbrile lavoro sotterraneo. Da sedici anni provano a trovare un qualsiasi papocchio per evitare che l’unto debba sostenere un confronto con giudici malvagi e di sinistra. E nei ritagli di tempo cercano cavilli e nuove norme del decreto regio per far scontare la pena in Italia ad un terrorista che ha chiesto asilo politico in Brasile. La legalità è tutto, del resto. Il battaglione di legali, malgrado il principio di esaurimento nervoso, tranquillizza il monarca.
“Maestà, deve soltanto rifare l’agenda. Basta mettere i suoi impegni più improrogabili durante i processi cui sarà chiamato!”.
Silvio pare comunque turbato: “E allora mettetevi all’opera, sguatteri striscianti e lazzaroni! Organizzate dei viaggi istituzionali, chessò…Isole Fiji per presenziare alle gare di volano, Isola di Pasqua per contrastare l’estinzione dell’iguana albina o per curare l’alitosi al varano marsupiale…usate la fantasia! Teniamoci pronti, miei soldati! Io farò il mio, tenendo fede al mio ruolo. Andrò nelle tv e sui giornali. A “mattino 5” o da Signorini. Debbo far conoscere ai miei elettori quello che i giudici comunisti vogliono fare al loro presidente. Le massaie ultrasettantenni saranno indignate!”. La matrona Signorini, in un cantuccio, si libera in una omosessuale scorreggina di emozione.
“Evviva Silvio!”, parte un coro spontaneo. Aizzato, pipino l’indistruttibile, continua: “Miei prodi, siete pronti a combattere per il vostro duce supremo, in nome della democrazia?”.
“Siiiiiii!”. Applausi scroscianti di colonnelli, gerarchi, malati di mente padani, rincoglioniti vittime di ictus alla prostata, soldati semplici e veline, prima che parta l’inno delle libertà.
“E quindi, ditemi, dove se la prenderanno quei giudici comunisti che vogliono sovvertire il voto popolare?”
“N’tu culuuuu!”. Rispondono tutti all’unisono.
Chiuso il trionfale discorso, il despota si siede alla scrivania-pensatoio, sorseggiando un beverone fatto con trentasei pasticche di viagra per i panda, testicoli di rinoceronte, due chili di tritolo e pepe di cajenna. Bonaiuti gli rammenda un presidenziale calzino di kashmir, Cicchetto con uno strano cappuccio nero in testa controlla le tessere della P5. E Gasparri scorreggia col cervello, al solito. Emilio Fede guarda il sultano, assorto nei pensieri più osceni, immaginando amplessi frugali e fellatori piaceri repressi a stento. In un angolo, nascosto dalle larghe fronde di una pianta tropicale come un’iguana delle Galapagos, la dama badessa Bruno Vespa osserva ogni movimento del sultano, utile per il suo nuovo ed impedibile tomo letterario dal titolo: “La bramosia d’un amor struggente: Silvio, un’impudica erezione mi colse guardando il suo possente membro, luccicante al chiaror della luna”.
L’alacre maggiordomo Minzolini, unto di sugna, provvede ad informare il Raiss sugli eventi di salvazione della patria, in corso in quelle ore. Gli porge due telefoni. Da una parte c’è l’ex giornalista Rai Pionati. Il solerte cacciatore di voti, che ha appena formato il gruppo parlamentare “la pagnotta”, con inno ufficiale “Comprami, io sono in vendita” di Viola Valentino. L’instancabile politico della ricotta riferisce al Monarca delle operazioni politiche in corso, aggiornando dati e costi delle compere giornaliere al mercato ortofrutticolo degli Scilipoti. Pipino lo esorta a continuare l’opera di moderazione politica, per il bene della patri. Sempre all’insegna della moralità. Nell’altra cornetta v’è invece la voce di un’attempata starlette. S’è appena svegliata e mugola un poco. Si lamenta, la poveretta, di non aver ancora avuto la parte in una fiction. “Stai tranquilla, il tuo presidente non s’è dimenticato. Ma devi essere accorta, gli invidiosi sono ovunque. I comunisti potrebbero anche intercettarci. Se qualcuno dovesse farti delle domande sulla nostra amicizia, riferisci loro che non c’è nulla di male. Nel nostro paese se non sei comunista non ti fanno lavorare! Ma se vuoi un consiglio, prenditi una vacanza, sparisci per un po’.”. Dall’altra parte quella frigna un poco. “Ma non trattarmi così, però…”. “Suvvia, non piangere. Se non è la fiction, c’è sempre il Grande Fratello, Uomini&Donne e se sarai fedele anche un posto all’europarlamento. Ma devi essere sempre presente. Voi donne siete le migliori parlamentari. Sempre presenti. Non come gli uomini, ma lasciamo perdere...”.
Nel mentre l’Augusto monarca, uno e trino, era tutto infervorato sulle due linee telefoniche, giunse Lele Mora con due stanghe di 1,82 in topless, con grosse tette rifatte e labbroni concupiscenti. Avvertito il severo sguardo d’ammonimento, l’agente delle dive e gran collaboratore del governo delle libertà, rassicurò prontamente il Messia: “Tranquillo Santità, hanno entrambe compiuto 18 anni da due mesi abbondanti.". Silvio si lasciò andare ad un sorriso impenitente e passò alle galanti presentazioni. Le due s’inginocchiarono all’unisono sbattendo le rotule con ferocia, iniziando a lappargli le grinzose palle. "Molto benissimo Lele, mi pare che le due siano in gamba. Ma dato il momento, non posso garantire un seggio per le imminenti elezioni. Meglio che inizino con altro. Stiamo progettando coi vertici Mediasèt un nuovo format da titolo ‘Meglio le tette o il culo?’. Sarà un boom. Come sottotitolo voglio ‘Donne: l’altra parte del cielo’. Presenterà Barbara D’Urso, opinioniste le nostre amate e sagge veline Santanquì e la vaiassa Benita Mussolini. La gente ama le trasmissioni femministe. Al limite per giudicare i culi e le tette ci mettiamo anche Vittorio Sgarbi, che di arte se ne intende.".
Irrompe ancora Minzolini, con la fronte impralinata. Altre due linee roventi. Mentre le due cagnette continuano a lappare operosamente. Ello ha un moto di scoramento stizzito: “Che vita d’inferno! La gente deve saperlo che vita trascurata faccio per garantire loro il benessere! Invidiosi e comunisti continuano a gettarmi fango e fingono di non sapere come vivo! Lavoro 26 ore al giorno, IO!”. Le due tettute future starlette guaiscoo un poco, sempre inginocchiate. Silvio abbranca le due cornette. Da una parte c’è il geometra Gallina. Con voce concitata informa il Messia sull’ultima sgroppata d’allenamento dello squadrone rossonero. Pare che Zambrotta abbia la gotta, ma niente di serio. Nell’altra un faccendiere russo lo informa degli ultimi trilioni di petroldollari incassati.
Silvio, pur oberato da pensieri superiori e massacrante lavoro, sembra sollevato.
Poi d’un tratto ecco giungere la servitù in allarme, capeggiata dal giardiniere Sallusti. “Maestà!, Maestà! E’ riemerso dalle catacombe Ghedini assieme ai suoi assistenti. Dice che è una cosa urgentissima. La procura le ha inviato un avviso di garanzia per l’affare Ruby. Concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, dicono!”.
“Maledetti menagrami, fatelo entrare! Che indegnità! Che vita! Mi trattano come un criminale! Come un qualsiasi rom che sfrutta le mignotte. Io, il Presidente della Itaglia alla stessa stregua di un uomo soggetto alle leggi! E poi chi è codesta Ruby? Me ne pipo duecento al giorno perché amo le donne, mica posso tenere lo schedario aggiornato o chiedere a tutte se hanno più di sedici anni! Cribbio! E poi quei cenciosi disoccupati si lamentano! Provassero loro a lavorare come il loro Presidente ed essere perseguitati da questa invidia e dalla malvagità. Pagherei per essere un cassintegrato!”.
Bonaiuti giunge le mani a mo di preghiera. “Sua divinità, non s’adombri. Scusi lo ardire di rivolgerle la parola. La gente lo sa che è disceso in campo per il bene del paese! Il tempo le darà ragione. Pensi a quel suo subalterno che misero in croce. Lei deve sopportare il peso del martirio...ma il Popolo sovrano è con lei. Apriremo subito un televoto!”.
Intanto le due ninfette, dopo essersi accanite sulla seppia morta, finiscono il loro lavoro. Il Premier è un pò fiaccato da quell'ennesima attività per il bene della patria.
"Servi della gleba, a me! Da domani chiamate ogni trasmissione tv. Da Forum a Mattino 5, fino al “lotto alle 8”. Gli Italiani capiranno che sono vittima di una congiura antidemocratica dei magistrati. Poi chiamatemi quel frocio di Signorini. Voglio un altro articolo sul suo giornale. Con tanto di foto coi miei figli, che testimonino il mio attaccamento all’indissolubile valore della famiglia. Poi organizzate due incontri coi vertici del Vaticano. Sia mai che quelli pensino male ed abbiano dubbi sulla mia cristallina moralità. Porcodio!”.
Riporto infine, qualche riga. Potrebbero sembrare l'ennesima allegoria snerchiuta, frutto della mia fervida e malata fantasia. E invece sono interrogatori ed atti al vaglio della magistratura, riportati da tutti i quotidiani, oggi:
"Il giornalista (ottantenne) - Fede - passa a prenderla con un’auto blu.. Ruby sale e filano via scortati da una gazzella dei carabinieri verso Arcore. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto fossi restata lì….Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al “bunga bunga”. (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo, mentre servivo da bere (un sanbitter) a Silvio, l’unico uomo…
C’erano in tutto 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: Il cavaliere, Emilio Fede e Carlo Rossella. Il presidente racconta barzellette, canta. Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano - riferiscono A e B - “la sala del Bunga Bunga…camerini dove le ragazze si travestono da infermiere, poliziotte, tutte col seno nudo e poi uno streaptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere “convincenti”, “spregiudicate”, “disinvolte” e molto disinibite ché le performance migliori saranni premiate con un invito a restare per tutta la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).
Dopo il “bunga bunga” si sale in un’altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà per la notte. A raccontarla qui, l’atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E’ il momento clou della serata. Chi sarà la favorita? Chi resterà?".