
Il gran sultano, se ne stava rintanato nel suo covo. Al suo fianco solo gli amici più fidati. Dodici escort, centotrentadue isterici avvocati e i due compagni di merenda. Due specie di attempati Vanni e Lotti. L’ottantenne maggiordomo con l’occhietto vitreo fiancheggiato da una sorta di vegliardo dandy narratore dell’amor cortese, che se solo lo guardi in faccia due secondi, comprendi come abbia centosessantadue perversioni in più del marchese De Sade, versione pecoreccia.
Le dodici mignotte arrivano a palazzo direttamente dalle loro residenze pagate all'olgetta, scortate dalle forze dell’ordine, in adempimento dei loro doveri. Frementi, eccitate e reduci da una concitata fase di shopping selvaggio a cinque zeri, elargita dagli organizzatori. Nell’ordine: Il reclutatore iniziale, l’agente delle dive, l’ottuagenario giornalista a tastarne per primo l’effettiva proattività e le reali capacità sul campo, e poi la prodiga formatrice consigliera. Prima di entrare a corte, ella rende edotte le debuttanti sul modo in cui dovranno comportarsi. Un accorato e puntiglioso vademecum della brava zoccola di regime. Lo fa con una certa fierezza, dall’alto dei suoi successi personali, la ventiquattrenne miracolata. Lei sa come si fa: In primis due labbroni rifatti ed un’abbondante quinta di reggipetto, artificiale. Una che in un mese è riuscita a far smuovere mari e monti e far truccare firme a tempo di record per la sua candidatura in regione, deve essere una specie di portento. Un’idrovora prodigiosa. Ha fulminato il drago con le sue indubbie qualità.
Catechizza scrupolosamente le reclute, ammonendole severamente. “Mi raccomando, ‘The Boss dei Boss’ è nervoso per le faccende ultime, e sta preparando un altro videomessaggio contro i giudici comunisti che lo vogliono incastrare. Lo sapete no, che lo vogliono incastrare raccontando chiacchiere sulle escort a pagamento? Quindi massima discrezione, e chi è più brava avrà i suoi diecimila.". Insinua nelle prostitute di corte una specie di fibrillante palpitazione. “Solo le migliori arriveranno nella sala del ‘Bungabunga’”. Toccherà a loro, dunque, nel pieno rispetto della meritocrazia, guadagnarsi qualche migliaio di euro e l’innaturale erezione di un vecchio malato mentale. Solo le più operose, e perché no, le più fortunate (perché in certe cose occorre anche l’ausilio del fato), potranno donare il loro pertugio al potentissimo. Non è mica da tutte. Una svolta epocale per le loro vite grame. Le ascolti cianciare tra loro mentre si aggiustano le procaci zizze rifatte: “Vuoi mettere, con un lavoretto di trenta secondi a quell’uomo malato guadagno più che in un anno a fare la cassiera!”. E giù risate dirompenti. Anche la reclutatrice, apprezza lo spirito con cui alcune novizie affrontano il loro primo impegno del buongoverno. Poi torna seriosa, ed inizia a sciorinare il tariffario: “figa…culo…bocca…”.
Le stanghe fanno il loro dirompente ingresso nella sala del ricevimento, sbattendo i tacchi e smovendo le chiome con fare di gran sicurezza, portando una sbluffata di gioviale euforia al consesso dei tre depravati, impegnati ad aggiustare la Italia. Tutti e tre ingollano qualche altra manciata di pasticche, perché non si sa mai se la dose da cavallo da monta possa bastare. La selezionatrice procede con le presentazioni delle dame al sultano che, compiaciuto, dà loro un paterno bacio sulla fronte, mentre esse inarcano la schiena e gonfiano il petto. “Sono tutte laureate maestà, solo un paio stanno ancora studiando alla Bocconi. Sono ragazze in gambissima! Roba fresca, che m’ha spedito Lele nostro proprio ier l’altro. Nessuna sotto i 24, come concordato.”.
Il Messia, in vestaglia di seta blu cobalto e turbante di chiffon a cingergli il capo, gongola. Par gradire la merce. Non vuol certo usufruire di prostitute ignoranti, il padrone dell’Italia.
L’operosa selezionatrice/formatrice delle baldracche a pagamento lo sa bene, e confida al suo pigmalione l’incresciosa giornata. “Sapesse i giornalisti…una cosa incredibile! Un assalto continuo…certa gente non conosce la DECENZA!”. Il premierissimo scuote il capo, ormai rassegnato a quel supplizio causato dai giornali della sinistra ed innescato da giudici che vogliono sovvertire l’ordine democratico. “Non ti curare di loro, cara, si risolverà tutto in una bolla di sapone, vedrai. Come al solito. Noi non ce ne curiamo, e continuiamo a lavorare per il bene del paese. Certi giudici debbono essere puniti severamente!”. Si toglie la vestaglia e rimane nudo bruco, con le laide carni oscenamente pencolanti, e quei cinque centimetri di possente e vigorosa erezione chimica simbolo del suo potere, pronta al più importante impegno di gabinetto. Nella sala dei lavori governativi.
Prima di mettersi all’opera, il Messia si aggiorna scrupolosamente di quale ascolto abbia fatto la trasmissione del suo fido servo strisciante Signorino. Se quella extracomunitaria abbia convinto la plebe. Se la sua commovente storia (redatta da alcuni autori di fiction) di ragazza sfortunata, violentata e millantatrice perché profondamente infelice, abbia avuto un buono chare tra le larmanti massaie alfabetizzate solo dalle sue tv. Se davvero ello, grazie alle sue tv e ad al direttore servo di due suoi giornali, sia davvero passato per benefattore di una ragazza bistrattata dalla sorte. Un amor paterno che secondo quei magistrati golpisti e calunniosi, dovrebbe averlo spinto a sodomizzarla, a sedici anni. Lo sguattero, intento a lavare piatti e posate, lo rassicura. “Maestà, la gente ha capito che lei è un Santo, portando quella tapina fanciulla sulla via della santità. Ora gli elettori la credono una novizia delle Pie Orsoline scalze”. Soddisfatto delle risposte, intima al domestico filippino prestato al tg di non disturbarlo in alcun modo, e di preparare una nota con cui si comunica che il Presidente non potrà essere presente al funerale dell’alpino morto in Afghanistan, perché impegnato a sciogliere alcuni nodi politici sul federalismo. "Dica alla plebe che il Premier della Itaglia lavora notte e dì per il loro benessere".
Il domestico ha un moto di virginale timidezza, poi prende coraggio: “Maestà divina ed immortale, ci sarebbe dell’altro…qualcuno ha riportato una nota del Vaticano, ove il Pontefice invoca la moralità delle istituzioni. Io ho già provveduto, nel mio tg, a mettere la notizia dopo quella sulla gara di caccia al fungo trifolato che si svolgerà in Val Brembana. O forse dovevo bollarla come frutto di una macchinazione delle opposizioni? Ho mancato? Mi nerbi con ferocia, se desidera.”.
“Oh no, viscido e fedele sguattero, può anche andare bene così. Ma non molliamo il colpo. A propisito, a che punto sono i casting per dare un volto alla mia fidanzata immaginaria? Dovrebbe tenere buoni quelli del famnily day, la cosa. E fargli capire che non fa mica orge, il Presidente. Per la madonna e tutti i santi, sfruttano ogni cosa per gettare fango sulla mia persona. Non ce l’aveva mica con me, il subalterno con la tunica bianca. Si riferivano a quei miserabili adolescenti che si masturbano peccaminosamente, al limite a chi usa il preservativo. Io mica lo uso, il preservativo! Poi sanno bene della mia vita retta. Le mie feste si svolgono all’insegna del buon gusto e di una grande eleganza!”. Ed assurge lo sfrontato capezzolo di una procace dominicana sorridente.
Poi inizia il rutilante spettacolo, fatto di canti, balli sfrenati e barzellette sconce su Rosy Bindi. Le ragazze si sollazzano un mondo. “Racchia! Racchia! Le vorrebbe lei queste tette, eh? Ma non ce le ha! Viva il Papi! Evviva il Papi!” gridano allo unisono. Magari pensano a quelle povere sfigate, che per vedere la metà dei soldi guadagnati da loro in quella serata, devono persino lavorare. Alcune lo invocano anche, un lavoro. A 600 euro al mese. Benedicono quel vecchio miliardario ormai pazzo, malato, privo di ogni connessione con la realtà. Alcune si fingono infermiere e vogliono curare il loro anfitrione, che nudo come un viscido verme repellente, tasta loro il culo. Sono lontani quei momenti in cui ha dovuto sopportare migliaia giovinastri che scioperanti, che invocavano un futuro. Persino un lavoro. O peggio ancora quei pretenziosi operai della Fiat. Il taumaturgo del milione dei posti di lavori, sa come risolvere il problema della disoccupazione. Ed infatti, pur nell’acme della gioviale festa, intima al segretario di preparare le buste coi danari e preziose chincaglierie da elargire alle ragazze. “Ecco a voi un contributo per lo studio, dimodoché non diventiate mai come quei lazzaroni buoni a nulla che scioperano per avere un lavoro!”.
Si giunge al tanto atteso momento della scelta. L’atmosfera è pesantissima. Sembra una scena del grande fratello, o di uomini e donne. Solo le sei più virtuose si guadagneranno meritocraticamente, l’irrefrenabile regal pipino presidenziale, per tutta la notte. Fin quando i prodigiosi effetti della medicina asseconderanno il nervetto ed una mente ormai spappolata come mascarpone scaduto. L’attesa è spasmodica. La consigliera, per stemperare la situazione si lascia andare in un conturbante streap improvvisato. L’ottantenne giornalista e l’attempato dandy sono così tesi che iniziano a masturbarsi in un cantuccio. Uno perde il parrucchino, all'altro sguscia via la dentiera. Si eccitano della schiuma, al cospetto del loro padrone. A loro spetteranno le sei scartate.
La scelta è compiuta con tono solenne. E mentre il Megapresidente conduce le fortunate allo scopatoio, arriva l’alacre sottosegretaria Saltanquì. Visibilmente scossa e col labbro colto da emiparesi. E’ reduce dall’ennesima trasmissione tv, cui si è immolata da perfetta kamikaze addestrata alla guerra santa. Osserva il monarca ignudo ed eretto, lasciandosi andare ad una vampata improvvisa:
“Che nerbo! Che nerbo, mio presidente! Se solo avessi 40 anni di meno, potrei sperare…”.
“Si contenga, e continui nella opera d’imbonimento delle masse.”.
“Certo, Maestà, sapesse le indegnità che vanno raccontando quei tromboni di sinistra…parlano di escort minorenni. Ora sono diventate tutte puttane. Stanno umiliando la donna. Una femminista come me non può che indignarsi…”.
Una tettuta diciassettenne onduregna, si mostra scocciata:
“Papi, ma quando arrivi? Cosi mi smonto, uffihhh!”.
"Io sfruttatore della prostituzione. Minorile addirittura! Hanno passato il segno della decenza! Che colpa ne ho io se le vere donne del paese mi amano, impazziscono per il mio fascino e la mia virilità. Vada Saltanquì e continui a difendere le donne. L’altra parte del cielo!”.
Ella se ne va, non prima di aver scrutato ancora con cupidigia l’eretta forza del potere.
Il segretario provvede a preparare le buste coi compensi, delle fanciulle. Mentre si esauriscono le ultime prodighe prestazioni fellatorie.
Sia chiaro. Tutto questo, oltre ad essere inventato da magistrati golpisti, è esclusivo frutto (da anni) della mia fantasia criminosa. I personaggi non esistono nella realtà. Non potrebbero esistere nella vita reale. Me ne sono reso conto l’altro giorno, quando due poveretti (ad occhio e croce gente che guadagna 800 euro mensili) si lasciavano andare ad una simile affermazione: “Che vergogna, non sanno più cosa inventare per colpire un uomo perbene…”.
Cos’altro vuoi sperare, se non che si rialzi anche questa volta? I cittadini italiani, è sempre più evidente, nel caso in cui simili cose fossero reali, meriterebbero d’esser governati da un uomo simile. Gente che non pensa. Anela soltanto l’uomo della provvidenza, dittatore o meno, che li rassicuri con menzogne. E non capiscono che un anno della loro vita passata a svitare bulloni o mescolare la palta, varrebbe quanto una svogliata fellatio elargita al loro eroe. Forse essi stessi, potessero, lo farebbero.