|
Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero", le dissi. "Non posso essere cosė tremendo! devo avere anche qualche lato buono!". Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma č impossibile. Quotidiani deliri e farneticazioni di un povero stronzo.
IL GRANDE BORDELLO, L'ITALIA TRA DITTATURA E REALITY
Post n°172 pubblicato il 10 Febbraio 2011 da chinasky2006
Alla sbarra, finalmente. O quasi. Perché gli adepti di questa pericolosa loggia massonica simile a parodia di pseudomonarchia nazista, si sono arroccati a difesa del loro duce supremo, vecchio, pazzo, malato, incontrollabilmente squilibrato. Li manda tutti a morire, assieme a lui. Muoia Sansone con tutti i filistei. Che diavolo gli importerà a lui. Piuttosto che la galera, meglio una guerra civile. Lo scontro violento con magistratura e istituzioni. E le molotov sui giudici, usando (casualmente, per carità) le stesse parole del "Caimano" o di Totò Riina in carcere, per dare l'inizo al valzer di violenze. E quelli ubbidiscono, come bravi generali di una dittatura. Un compatto cordone d’indegno servilismo a difesa dell’indifendibile, scordando quel sopito rigurgito di dignità stuprata. Si riuniscono tutti a Palazzo Grazioli, notte tempo. Non v’è nessuna festa con rivoltanti rituali orgiastici tra diciassettenni ragazze ed ottuagenari potenti bavosi con le dentiere e i parrucchini, che lavorano per aggiustare l’Italia. L’atmosfera è seriosa. E per alleviare i patimenti al loro posticcio capo divorato dalla senile satiriasi, regalano una bella cravatta. Perché le manette ai polsi arriveranno solo tra molto tempo. Il megapresidente è livido di rabbia, furente. Lo scandalo si estende. Sembra un reality. “Il grande bordello”, o “l’isola del sultano depravato”. Lui attorno ad un manipolo di smutandate arrampicatrici sociali rifatte. La più brava farà la Ministra. Coadiuvato da Emilio Fede e Rossella, nel dare i voti alla più prodiga linguista. Un reality personale, che si tiene quotidianamente tra Villa Certosa, Arcore e Villa Grazioli. I cui destini si intrecciano con quelli de “L’isola dei Famosi”, dove un drappello di pseudo famosi devono sopravvivere in un lembo di sabbia sgranocchiando noci di cocco. Tra di loro Raffaella Fico. Quella che voleva vendere la propria verginità (auricolare) per un milione di euro. Probabilmente il premio lo vinse il premierissimo, che donò alla stessa una casa da 3 milioni di euro. Ma l’Isola l’hanno calcata anche le gemelle De Vivo, quelle che in mutande venivano toccate da un divertito premier. E c’è stata anche Sara Tommasi. Una sventurata velina mancata che a furia di adoperarsi ha sviluppato un mascellone imbarazzante, nel pieno pieno giro del troiane a pagamento attorno a Villa Grazioli. Tutti vicini al messia ignudo, i soldati del reich. E non soltanto i suoi legali/onorevoli dell’Italia (Ghedini e soci), messi in parlamento per difendere il messia accusato di concussione e prostituzione minorile ed altri tremiladuecento reati, coi soldi dei cittadini tutti. In parlamento si decide che i giudici di Milano non hanno competenza. Il premier non ha concusso nessuno, ma agiva per far rilasciare la minorenne escort col superiore scopo di “salvaguardare il decoro e prestigio della nazione italiana da un incidente diplomatico.”. Può il parlamento di una democrazia, votare una simile nefandezza? Sembra una barzelletta. Ma è soltanto una tragedia involontaria. Lo specchio di una democrazia malata, grottesca, che ha raschiato il fondo di un rivoltante barile di menzogne. Offende quotidianamente le intelligenze di cittadini, elettori, istituzioni. Certo. Non siamo mica governati da un puttaniere che svolge i suoi lavori circondato magnaccia, papponi, puttane di mestiere e troie aspiranti star televisive. Ma da un gran coglione, così rincitrullito dal viagra da considerare una escort marocchina come la ventiquattrenne nipote di Mubarak. Perché glielo aveva detto lei. Ed anche la prostituta brasiliana dove la stessa dimorava, quella che chiamava senza nessun intralcio il premier ed in rubrica lo aveva amabilmente memorizzato come “Papi Silvio Berluscone”. Oppure, scegliete voi, siamo governati da un miserabile cialtrone, menzognero patentato che offende e svilisce la costituzione con disgustose pantomime di regime. Senza sosta. Quello che non ha mai pagato una donna. Che anzi ha una fidanzata immaginaria. Le cui feste sono nient’altro che eleganti e sobrie cene. Consessi colti ed austeri dove si disserta di politica, si guarda un bel film sorseggiando coca-cola light, al più. Ora il monarca nudo e sputtanato da viscidi procacciatori e dalle centinaia di donnine di corte, andrà alla sbarra. Dovrebbe, almeno. Perché le risorse di una dittatura sono infinite. Una serie di colpi di mano in stile golpe sudamericano. Il famosissimo “processo breve” innanzitutto. Poi subito un altro decreto d’urgenza che impedisca le intercettazioni. E’ il cittadino che lo esige. Il cittadino che non vuol certo vedere il suo sultano messo alla berlina in questo modo, umiliato, sbeffeggiato, deriso e canzonato. In Italia e nel mondo. Un provvedimento per il bene dl popolo. Ed il popolo è lui. Perché ha vinto le elezioni. Questo pensa un pericoloso despota, ormai allo stadio ultimo della malattia. Ove Napolitano e i caschi blu dovessero fermare le loro gesta, è pronto già un piano alternativo. Una ne pensano e cento ne fanno. Sono tutti riuniti, come in un quadro di putrido orrore delinquenziale, al tavolo del governo. In ossequio ai dettami del “ghost writer” obeso di governo (Ferrara), mostrano alla suburra ignorante che guarda il tg1 (ma pure tg2, tg4, tg5 e circo aperto) quanto il governo del fare è attivo. Una serie di provvedimenti urgenti, da vendere in pasto alla plebe. Citano inesistenti terzi commi di articoli della costituzione da modificare, s’adoperano. Quali provvedimenti? Nessuno. Però si potrebbe rimarcare quanto stiano lavorando per il Federalismo. Norme illuminati e progressiste. Alcune delle quali, mirano ad impedire che insegnanti con maggiori punti (ma vilmente meridionali) possano accedere al Nord, al posto di belanti capre padane. Insomma, il governo non è solo zoccolame, prostituzione, inettitudine, delinquenza organizzata e corruzione semplice. E’ anche razzismo allo stadio primordiale. Ma a quel tavolo ecco il sultano che risponde ai giornalisti. E non si tiene. Non riesce a mantenere l’edulcorata posizione della finta lettera al Corriere. Ed esplode. Vomita insulti ai magistrati. Frasi livorose. L’imputato minaccia con veemenza chi osa giudicarlo. Farfuglia frasi sconnesse, in evidente imbarazzo. Poi nell’acme dell’invettiva, promette che farà causa allo stato. Per i danni morali subiti. L’ennesimo vaneggiamento e delirio d’onnipotenza di un signore fuori controllo. O che semplicemente, oltre alle escort minorenni e l’intelligenza degli Italiani, s’è inculato anche la sua dignità e quel minimo di decoro tipico delle bestie. Pensanti e non. Ma non è finita. Ecco subito che i ministri si muovono alacremente diramando un comunicato degno delle SS in preallarme bellico. Parlano di eversione dei giudici, minacciano neanche tanto velatamente, in una serie di aberrazioni senza eguali. Non si era vista tanta rabbia verso i giudici dai tempi del Maxiprocesso di Palermo, con le crème della Mafia dietro le grate dell’Ucciardone. Quelli erano più moderati. Fino all’ultima pennellata, immortale. Il maestro di sci e Ministro degli Esteri per hobby, Frattini, avanza un’altra ipotesi: “il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” contro i giudici che indagano sul Premier. Detto questo, mi vien da pensare cosa ancora si possa sentire e vedere, prima che qualcuno ci salvi e salvi quel che resta di un paese sfasciato nelle sue fondamenta democratiche.
|


