Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero", le dissi. "Non posso essere cosė tremendo! devo avere anche qualche lato buono!". Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma č impossibile.
Quotidiani deliri e farneticazioni di un povero stronzo. Tutto ciò che leggerete è chiaramente frutto della più fantasiosa irrealtà allegorica di chi scrive. E' ben evidente come simili nefandezze non potrebbero esistere nel mondo reale.
Chi vuole farsi del male leggendo anche di Tennis, trattato nella grigia stanza di un centro d'igiene mentale, mi trova anche qui: TENNIS E PSICHE
Da quando, per mere ragioni di opportunità, gli hanno impedito di placare la senile satiriasi mediante festicciole private (eleganti e sobrie cene culturali), il megapresidentissimo è un poco turbato. Si getta anima e corpo nel lavoro istituzionale, perché quei rumors non debbono impedire all’esecutivo del fare, di andare avanti. Nella sala dei lavori del buon governo, tiene dei solenni e riservati casting individuali per individuare nuove escort degne di una carica politica. Ed è un via vai di mignottoni scosciati, accompagnati dal consulente governativo, Lele Mora. Caratteristiche necessarie per superare il primo screening del monarca: Laurea bocconiana (anche in corso), prodigiose capacità linguistiche, grandi tette rifatte e labbra da appassionata fellatio acrobatica. Le capacità anal-itiche, prerogativa ultima ed indispensabile, verranno sondate solo nel colloquio finale. Fede e Rossella osservano l’evolversi del colloquio con occhietti avidi di cupidigia, masturbandosi come scimmie marsupiali. Certo, non è la stessa cosa, per loro. Non si respira più quell’aria giuliva e scanzonata degna di miss-italia porno, in cui alzavano le palette, dando i voti alle tapine. Ma tocca contentarsi. Il Messia sta sviscerando le capacità d’apprendimento orale di una volenterosa candidata bielorussa, quand’ecco giungere a corte il Maestro di sci/Ministro degli esteri Frattini. L’ingessato fantoccio ha il ciuffo scomposto ed il respiro affannato. Non era così agitato da quando a Cortina di un pezzo, la 146 enne prozia del premier si ruppe un femore durante una sua lezione di sci. Trema come una foglia scossa dal maestrale, all’idea di poter ricevere altre nerbate sulle nocche. “Che c’è maledetto impiastro menagramo? Non lo vede che sto provinando una possibile ministra della Itaglia?”,interviene un seccatissimo premier, con la candidata sulle ginocchia. “Mi scusi se interrompo i lavori solenni, eccellentissimo, ma ci sono notizie internazionali tremendissime. Non so che fare.”. Il ministro manichino si riferiva alle notizie provenienti dall’Oriente. L’onda araba di rivoluzione che tocca anche la Libia. Un altro fantoccio di cemento coi capelli pennellati, mandato all’inferno. L’ennesima cariatide imbalsamata divelta dalla sete di democrazia di un popolo. Dopo Tunisia ed Egitto, la gente libica si ribella al quarantennale regime del dittatore Gheddafi. Una rivoluzione bagnata da sangue, e trasformatasi in carneficina autentica. La comunità internazionale ha sin dall’inizio parlato di genocidio del popolo libico, pensa anche ad un procedimento per crimini di guerra. Meschinità, falsità delle televisioni e dei giornali, fanno sapere eminenti voci dal palazzo dittatoriale. Voci “malevole” che tendono a screditare il governo. E provvedono sedutastante a bloccare internet e qualsiasi filmato che testimoni l’orrenda strage di civili. Ricorda qualcosa di molto vicino? Tutto e niente. Ogni regime ha le sue tragiche caratteristiche comuni, più o meno malcelate. La violenza repressiva, la manomissione dei media e la censura delle voci contrarie, di chi semplicemente racconta la realtà dei fatti. La raggelante mattanza civile è solo l’ultimo atto di una dittatura che da anni nega, violenta a stupra ogni diritto civile. Travolti dall’evidenza, stavolta tutti i paesi europei e le democrazie mondiali, sono concordi nel condannare l’aberrante e criminale repressione. Tutti, tranne l’Italia, che ha “moderatamente” auspicato che la rivoluzione si plachi e le violenze (dei dimostranti) finiscano al più presto. Poi silenzio imbarazzato ed imbarazzante. Per non turbare e disturbare Gheddafi, si sente dalla voce del Premier. Mentre per le strade ci sono centinaia di civili sventrati. Al più, di fronte all’immane carneficina e le centinaia di civili ammazzati, gran preoccupazione per i profughi che potrebbero riversarsi nella nostra penisola. Il premier ascolta le ultime ferali notizie. Scuote il capo. Non si dà pace. In questo periodo non gliene va bene una. Cadono come mosche cavalline tutti i dittatori arabi di cui si fregiava d'esser amico e da cui trae ispirazione: Mubarak, Ben Ali ed ora Gheddafi. E’ costernato per le sorti del fraterno amico dittatore, punto di riferimento, nonché partner di importantissimi e danarosi accordi economici a quindici zero. Petrolio, gas, energia, figa. Non è solo il bunga bunga, i capelli posticci, la faccia di calcestruzzo e l’attrazione viscerale verso il regime, a legare i due. Medita, il nostro Premier. Poi sbotta, sconsolato: “Ma dove andremo a finire? Sono arrivati i comunisti anche lì? Inviamo subito una flotta in aiuto del governo libico contro quegli attentatori! Intervenga in parlamento, parli d’altro, no? Non succede nient’altro nel mondo? Chessò, faccia un resoconto dell’Isola dei famosi. A proposito, come si comporta Raffaellina Fico? Che chiappe amici miei, se solo avesse accettato la mia proposta, ora sarebbe la nostra bravissima sottosegretaria alla cultura, e che cultura…". “hahahaha”…risate all’unisono della servitù. Poi continua. “Mi raccomando, servo ignobile, si assicuri che il televoto dell’isola funzioni adeguatamente. Vorranno farla fuori per farmi dispetto, quei comunisti.”. “Scusi se insisto, mio devoto sire, ma la situazione è più grave di quanto la sua fulgida mente possa immaginare…”. “Oh porca puttana! E va bene, debbo intervenire io. Dia alle stampe un comunicato, col quale ribadiamo la fraterna amicizia al liberale governo Libico e col suo presidente Gheddafi, autonominatosi democraticamente Capo Supremo da 44 anni, allo incirca. Faccia sapere alle genti che il Presidente del consiglio Italiano è molto preoccupato per la situazione, e se necessario, date le sue rinomate qualità di statista estero, interverrà di persona per portare la pace nel mondo. E ora sciò-sciò, che debbo lavorare per le cose serie.”. Gianni Letta, berlusconista dal volto umano, accompagna alla porta Frattini. “Venga, Ministro, venga. Il nostro sire ha ormai il cervello devastato dal viagra. Dovrebbe sospendere, dobbiamo fare qualcosa per lui. Noi tutti stiamo lavorando per impedirgli il confino. Dobbiamo resistere fino a quando è possibile. Ma ormai non ragiona più, il suo contatto con la realtà ha ormai l’unica forma di una passera. Vada alla conferenza stampa e dica che l’Italia è sulle stesse posizioni della Comunità internazionale, che già con Mubarak siamo stati gli ultimi ad allinearci…”. Frattini fa sì col capo, e s’avvia. "Va bene, però la flotta armata a difesa di Tripoli, sarebbe già partita...". Poco dopo eccolo davanti ai giornalisti. Legge, come si fa con le poesie in terza elementare, da un foglio: “Noi…condanniamo qualsiasi atto di violenza del…governo…libico contro… i cittadini.”. E sbatte, piuttosto infastidito, i fogli sul tavolo. “Ecco qua! Queste so’ le parole diramate dalla comunita internazionale, e pure l’Italia la pensa cosi. Contenti? Questo è quanto…”. E se ne va, rabbuiato, col passo da stoccafisso. Sono ormai lontani quei tempi, in cui il dittatore libico atterrava in Italia, accompagnato da due ancelle pronte a tergergli la fronte dal sudore. Accolto dal Premier italiano, raggiante e sull’orlo della commozione. Pennellato ed in abbigliamento eccentrico da dittatore progredito e neoliberale, iniziava il suo tour nella penisola italiana sua colonia. Pontificava sull’Islam, offendendo con una certa spavalderia compiaciuta la popolazione italiana, sotto lo sguardo estasiato di un Berlusconi adorante e bocconi, nell'atto di baciargli voluttuosamente le nocche. Poi l’ottuagenario sultano libico piantava la miliardaria tenda beduina a Roma, bloccando il centro cittadino. E via, ogni giorno una pennellata di sana democrazia elargita a mo di lezione, all’incivile popolo italiano, suo suddito. Nel compiacimento più assoluto delle italiche ministre di famiglia e pari opportunità, pontificava sulla illuminata concezione della donna come “cosa” da comprendere e trattare bene, quasi come un essere umano. Poi dava due violente nerbate sulla schiena alle due ancelle, ree di aver mosso una delle sopracciglia in modo scostumato. A testimonianza di una visione rivoluzionaria del mondo e delle donne, rimangono indimenticabili le lezioni private di Islam tenute a duecento ragazze immagine, pagate con gettoni di presenza e scelte tra le più belle ed avvezze all’arte del bunga bunga. Prima del rutilante spettacolo di fuochi d’artificio e campestre esibizione dei trenta cavalli berberi del Raiss, giunti in Italia con voli speciali gentilmente offerti dal nostro governo vassallo. Uno spettacolo emozionante, coi due dittatori sorridenti che salutano la plebe a bordo di una biga. A tangibile dimostrazione della fraterna amicizia, il nostro Sire dona al dittatore libico anche una modernissima e costosissima nave mitragliatrice, con la quale pochi giorni dopo il regime prende a schioppettate una barcarola di pescatori di Lampedusa. Ah, come sono lontani quei giorni. Viene alla mente una timida e tremante voce che si levò dalle opposizioni. “Basta…non si può ospitare un efferato e violento dittatore, che ogni giorno viola i diritti umani e celebrarlo come un Messia. L’Italia sta diventando sempre più ridicola agli occhi del mondo.”. E ben ricordo le risposte dei vari La Russa, Gasparri, Cicchitto, Carfagna e tutto lo stuolo di servi ripugnanti…: ”E solo demagogia e voglia di screditare i grandi successi nella politica internazionale del nostro governo e di Berlusconi che si dimostra ogni giorno statista di levatura mondiale. La sinistra non sa più a cosa attaccarsi. Gheddafi è espressione delle democrazia in oriente, di come anche l’Islam può essere moderato. Un PUNTO DI RIFERIMENTO per tutti i governi democratici mondiali.”.