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Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero", le dissi. "Non posso essere cosė tremendo! devo avere anche qualche lato buono!". Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma č impossibile. Quotidiani deliri e farneticazioni di un povero stronzo.
L'8 MARZO IN VILLA. ELEGANZA, SOBRIETA' E NESSUN FINTO MORALISMO DEMAGOGICO
Post n°177 pubblicato il 08 Marzo 2011 da chinasky2006
Lo avevano avvistato in pieno meriggio, passeggiare nudo sulle gelide acque del suo ruscello personale. Tristo e pensoso. Domandarsi perché tanto odio attorno alla sua figura. Tornato nella sua magione, ecco la geniale scintilla del “fare”: Il messia indice una gran cena in villa, per omaggiare degnamente la festa della donna. Canzoni, divertimento, rutilanti barzellette e culturali riflessioni filosofiche. Tutto all’insegna della più sobria cultura e di quella tipica raffinatezza di stampo arcorino che da anni ha saputo inculcare nelle menti del suo popolo. Sui cancelli troneggia un gigantesco striscione in onore della femmina. “Donne, l’altra parte del cieloooo!!!”, e sullo sfondo una enorme passera stellata. Data l’occasione speciale, il despota ha deciso di condividere le briose grazie delle 82 ragazze con alcuni fidi collaboratori. Giungono alla spicciolata, accolti dal sultano bardato di una vestale beduina e con turbante d’oro zecchino tempestato di diamanti. Ello li saluta con un radioso sorriso ebbro di contagioso entusiasmo. Ed ecco arrivare, tutti con un mazzolino di mimose nel pugno, ministri, vice sottosegretari, papponi, tangentisti semplici, ottuagenari malati mentali con la gotta e anziani giornalisti con negli occhietti una catarattosa cupidigia depravata. Ci sono anche i RESPONSABILI, fulgidi esempi di meritocrazia politica, pronti a rivestire importanti ruoli nel nuovo organigramma governativo, come ringraziamento per la loro adesione alla missione superiore. Promozioni dovute, assieme a quelle donne che più si sono distinte nella salvaguardia del monarca, nei salotti tv. Fanno tutti un inchino al munifico anfitrione ed entrano. Terminato il discorso di rito, il Messia invita tutti nella sala delle cene. Ad eccezione di Ghedini ed Alfano, smunti, emaciati e con allarmanti occhiaie da pre-morte. “Tutti, tranne voi due, lazzaroni! Che dovete studiare le carte della riforma e dei miei processi. Per cosa vi paga lo stato? Per fare i Ministri o per difendere il vostro divino? Date la mia disponibilità a comparire tutti i lunedì dalle ore 5,45 alle 6,15. Che a quell’ora le botteghe dove stanno i giudici…sì, cioè, le procure, sono tutte chiuse. E se ne cessario aboliremo anche il lunedì, con una riorma epocale del calendario!”. Nella sala del divertissement, gli angoscianti problemi vengono messi alle spalle. Le fanciulle si dimenano in pista come matte squilibrate. Si agitano tutte, simili a serpentelli imbizzarriti. Il messia applaude, poi si spoglia ignudo e mette un accappatoio con stemma regale. Lele Mora, autentico “maitre a penser” del Governo del fare, è raggiante e sudaticcio. “Le ha viste che puledre, Presidente? Tutta carne di prima scelta, lei è un uomo buono, bravo…confesso di aver avuto un’erezione nel vederla denudato…posso toccarle il culo?”. Il premier gonfia il petto, neanche le checche resistono al suo fascino ammaliatore. Poi il Lele fa ascoltare al suo Duce la suoneria del cellulare, “faccetta nera”, e gli domanda: “Santità, ma quando torneranno quei tempi meravigliosi? Quando spezzeremo le gambe ai comunisti di merda?”. Lo interrompe una stizzita Saltamiquì. “Ma la faccia finita frocione! Che ai tempi belli, gli invertiti come lei li curavano a base di manganellate nelle gengive ed olio di ricino!”. “Stai calma cara, noi siamo per la libertà di fare ciò che ci pare nelle nostre case. Per la suburra è un altro conto.”, placa il suo ardore, Silvio il moderato. L’attempata sottosegretaria guarda le discinte teenager che agitano le zizze. In un moto d’invidia, fa partire il reggipetto e si lancia nella mischia. “Maestà mi vede? Mi vede? Cos’ho da invidiare io a queste? Eh? Eh? Viva le donne e lo 8 marzo! Viva l’emancipazione delle vere femmine come noi!”. Due infermieri se la portano via a braccia. C’è persino il gran camaleonte della stampa libera Ferrara e la sua esondante cultura smutandata. L’antiabortista danza leggiadro ed in mutande, rendendo l’aria irrespirabile. Sembra che un branco di montoni infradiciati da due notti di pioggia abbia invaso la pista. Le ancelle esagitate, senza farsi distrarre dal fetore di vecchiume putrescente, non lesinano balletti sexy e languide carezze all’Imperatore. Provano a catturare la sua attenzione malata. Negli attimi di pausa si accapigliano con le gote livide di rabbia. Le cagnette strillano, s’insultano, graffiano. Una studentessa bocconaiana sembra la più indispettita, ed inveisce verso una baldracca brasiliana delle favelas: “Che diritto hai tu di chiedere tutti quei soldi al Papi nostro, eh? Lo sai da quanto sto qui io, brutta aborigena? Sei notti di filato! Sono stanca, distrutta.”. Poi chiama i genitori, in spasmodica ed apprensiva attesa. La mamma è maternamente premurosa. S’informa su quanti danari la sua anitroccola dalle chiappe d’oro è riuscita ad ottenere. Quella, un po’ demoralizzata, risponde: “Ancora nulla mamma, sono reclusa qui da sei giorni, ma non so se mi fa rimanere stasera…sono in tante, tutte agguerritissime.”. Spazientito, il babbo prende la cornetta: “Embè, e tu datti da fare no? Te lo debbo insegnare io? Che ti ho fatto studiare a fare? E’ la festa della donna, e fai la donna no! Stagli vicino, impegnati, ricordagli che ti ha “iniziato” lui, offrigli il culo, ma sempre con grande eleganza!”. Il despota è al settimo cielo. Circondato da quelle cagnette frementi, non si tiene. Solo cagnette fameliche attorno a lui. Ministre, sottosegretarie o escort semplici. Tutte pronte a vendersi quel briciolo di dignità dormiente o la vulva, per ingraziarsi il Messia. Chi dimenandosi in pista, chi facendosi scoppiare la jugulare nei salotti tv. Il Despota è fiero di onorare la donna nelle sfaccettature più essenziali della sua essenza. Le osserva estasiato: “Ah, meravigliose creature! Siete l’altra parte del cielo!” Volge gli occhietti malati in alto e vede una enorme fica sorridente. Disserta amabilmente col fido sguattero Emilio Fede che con un block notes segna i voti istituzionali, sempre all’insegna della sobria eleganza: “Elasticità anale, orientamento alla pompa, proattività fellatoria, spagnola ravvicinata…”. “Che mi dici Emilio, di quella brunetta lì? Mi sembra assai attiva e motivata!”. L’atmosfera si fa più rovente. Il sultano schiocca le dita ed iniziano i gustosi travestimenti delle ninfe. Spicca la consigliera in vestito maschile, bombetta e baffetti da Hitler. Inizia a sculettare e spogliarsi, strusciandosi al sultano ignudo con un ciuffo di mimose sulle pudenda morte. “Che donna Emilio! Che femmina! Ha delle qualità fuori dal comune la mia consigliera!”. La festa è un successone. “Evvivaaaaa…voi donne siete delle creature fantastiche!” tuona, prima di intonare una canzone napoletana. Poi un rapido discorso: “Mie care, siete tantissime qui, in questa festa che esalta la vostra purezza, intelligenza e libertà di esseri pensanti! Ma purtroppo siete troppe anche per i miei 23 anni. Il vostro Presidente potrà far rimanere solo trenta di voi nel megalettone a forma di vulva. Visto che è l’8 marzo faccio uno sforzo!”. Altra ovazione della platea. Alcune ministre strillano strappandosi i capelli. “Addirittura trenta? Che uomo instancabile! Che maschio! Stanotte ne manda via sciancate una trentina! Viva il Premier e la libertà di noi donne!”.
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