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Creato da Praj il 30/11/2005
Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Claudio Prajnaram
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... la vita sarebbe una tristissima, infinita pianura...
... La civiltà moderna ci ha procurato la radio, i film in televisione, i locali da ballo, ed un’enorme varietà di divertimenti meccanizzati con cui titillarci i sensi ed aiutarci a fuggire dalla evidente noia della terra, del sole, del vento e delle stelle. La vela ci riporta a queste antiche realtà.
Per molti di quei depressi, la reale fonte del mal di crociera è che pensavano che la vela fosse una forma di eccitamento ancor più civilizzato, come andare al cinema o alla partita, ed in qualche modo sentivano che la loro barca era costretta ad entusiasmarli e divertirli. Ma nessuna barca sarà mai una fonte inesauribile di svago, e non è questo che dobbiamo aspettarci da lei. Molte di quelle aspettative probabilmente derivano dalle uscite in mare che si fanno nel weekend, che offrono un tipo di soddisfazione ben diverso dal vivere a bordo. In quelle occasioni, è ben raro che si manifesti la depressione, perché in quei casi navigare è una pausa di ristoro dopo una settimana di lavoro monotona. Anche il marinaio della domenica si deprime, esattamente come il velista che vive in barca, ma gli capita quando è a casa, o al lavoro, e pensa che queste cose siano la causa della depressione.
Quando si ritira a vivere in barca, persevera nell’errore, pensando: «ora la vita sarà come una serie ininterrotta di quei weekend». Ovviamente, sbaglia.
Non c’è modo di sfuggire al meccanismo della monotonia. Deriva dalla mancanza di uno stimolo piacevole ed è inevitabile perché più ricevi stimoli piacevoli, meno sono efficaci. Ad esempio, se ricevi un dono inatteso di lunedì, sei euforico. Ne ricevi uno anche di martedì, e lo sei ancora, ma un po’ meno perché è una ripetizione dell’esperienza del giorno prima. Mercoledì la gioia cala ancora, La stessa cosa avviene in crociera. Assisti a stupendi tramonti, ogni sera, vedi tante palme che oscillano alla brezza dell’oceano, e tanti chiari di luna tropicali, esotici, profumati di oleandro e gelsomino… e ti abitui. Non ti donano più gioia. E quando il piacevole stimolo esterno comincia a calare, la depressione da crociera prende il suo posto. Ed è a questo punto che si vende la barca ed i sogni vanno in frantumi. Si può cercare di rilanciare per un po’, cercando nuove rotte ancora più eccitanti, ma prima o poi il meccanismo della depressione ti fagocita, e più a lungo l’hai evitato, più forte si presenta.
Ne consegue che il miglior modo di sconfiggere la depressione da crociera è non scappare. Affrontarla appena arriva, restarsene semplicemente abbacchiati ad apprezzare il malumore fin tanto che dura. State sicuri che, in questo modo, lo stesso meccanismo che rende inevitabile la depressione farà sì che altrettanto inevitabile sia anche la conseguente euforia. Ogni giorno in cui vi sentirete depressi, vi abituerete ad esserlo, fino al momento in cui sarà inevitabile uno scatto verso l’alto del vostro umore. Ogni giorno di depressione sarà come una moneta messa in banca. Renderà possibili, per contrasto, i giorni di buonumore. Non esistono montagne senza vallate… allo stesso modo non si può avere gioia senza tristezza. Senza una combinazione di alti e bassi, la vita sarebbe una tristissima, infinita pianura.
... che tu sia annoiato o eccitato, depresso o euforico, vittorioso o sfortunato, addirittura vivo o morto, tutto ciò non ha assolutamente nessuna conseguenza. Il mare continua a raccontartelo ad ogni passaggio di ogni onda. E quando accetti questa conoscenza di te, e non la contesti, e vai avanti comunque, ecco che arriva una vera pienezza di virtù e di autocoscienza. E spesso, al suo arrivo la si accompagna con una gustosa risata. Alla fine, la vecchia realtà del mare ha ridotto il mal di crociera alla sua reale prospettiva. (Robert M. Pirsig )
Estratto dal sito: http://www.moq.org/italia/
Pirsig indedito: Mal di crociera? Ecco la cura
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