Creato da wildbillhickok il 09/12/2007

Il prima ed il dopo

Questo blog è un contenitore nel quale finiranno tutte le cose che ho scritto fino ad oggi e quelle che scriverò in futuro. Si riempirà compatibilmente con la mia vena creativa, con il mio tempo, con i miei umori. Parte di ciò che leggerete sarà magari terribile, perchè fa parte di un passato nel quale il mio modo di scrivere e di pensare erano totalmente differenti da ciò che sono oggi. Ma è giusto che anche quegli scritti abbiano il loro posto qui dentro...

 

 

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MUSICA

Post n°22 pubblicato il 23 Dicembre 2007 da wildbillhickok

La conoscete la tensione voi?

Quella che attanaglia l’animo?

La logorante sensazione dell’attesa, quella che vi leva la fame e che vi fa sperare che tutto si normalizzi al più presto?

 

Scrisse poche parole su di un pezzo di carta e le poggio sulla pila di fogli.

La nebbia si era diradata, ed il rumore delle auto imbottigliate nel traffico si faceva via via più tranquillo.

La televisione trasmetteva documentari e telegiornali senza sosta da ormai chisssà quanto tempo.

Da quando l’ultima canzone era stata suonata al concerto di Really-hot, la quale si era congedata dal pubblico con le lacrime agli occhi, ringraziando il suo staff e gli ospiti in prima fila: 40 dei cantanti più famosi al mondo, che davano l’addio per sempre alla musica.

 

Quello della canzone era stato un declino lento ma inarrestabile.

Era iniziato negli anni ‘80, quando si era registrato un incremento del 700% delle denunce per plagio, rispetto al decennio passato.

A quell’epoca nessuno ancora ci aveva ancora fatto caso, e nessuno ci fece caso per i vent’anni successivi.

I vari episodi vennero liquidati con processi veloci, ai quali i media dedicavano poco più di un paio di minuti nelle giornate in cui non c’era proprio niente da dire.

 

Intorno al 2015, uno studente del conservatorio di Saarbrucken in Germania, vicino al confine francese, presentò alla commissione giudicante una tesi dal titolo “Somiglianze ed assonanze tra la musica contemporanea e quella classica”. Diploma a pieni voti e pubblicazione nell’annuario del conservatorio. Uno studio piuttosto approfondito, che rappresentò la base di partenza per tutto ciò che sarebbe venuto dopo.

All’epoca Marcus Grun non aveva la più pallida idea di quello che avrebbe rappresentato il suo testo, come non aveva idea del fatto che si sarebbe trovato a vivere sotto scorta da parte delle autorità finlandesi.

 

Nel 2020, il 14 Marzo per la precisione, il TIME pubblicò un articolo dal titolo “7 notes, all that separates us from the end of the music”.

Il pezzo riprendeva parte del lavoro di Grun, analizzando l’aumento esponenziale dei casi di assonanza tra pezzi musicali, e segnalando il fatto che entro un paio d’anni il mercato della musica avrebbe cominciato a soffrire della “Mancanza di originalità” delle composizioni.

Quel numero del TIME conteneva, per la prima volta nella storia del magazine, un dvd contenente una ventina di brani musicali a supporto di quanto scritto nell’articolo.

 

In due giorni i titoli Philips, Sony, Blaupunkt e quelli di parecchie altre aziende del settore, persero in media il 73%.

Le vendite dei lettori mp3 calarono del 20% in una sola settimana, Apple perse la leadership di mercato con il proprio “I-pod X”.

 

Le major discografiche, al contrario, furono quelle che beneficiarono di un incremento di fatturato mai visto in precedenza.

La loro campagna pubblicitaria “Save your songs”, mandata on-air in tutto il mondo per 4 mesi, fu un successo planetario; tanto che il gingle di promozione delle raccolte musicali dagli anni ‘20 ad oggi, ideato da una garage band coreana, risultò il singolo più venduto al mondo di tutti i tempi.

-          L’ultimo pezzo originale - sentenziò qualcuno.

 

 

Nei mesi successivi, la situazione migliorò gradualmente.

Il ritorno della calma fu favorito da un gran numero di studi ed approfondimenti che analizzavano la penuria di originalità e riportavano il problema entro livelli di guardia. La situazione venne definita “Critica, ma non disperata”.

 

Il problema venne rimandato, in termini temporali, di 5-6 anni rispetto a quanto inizialmente previsto dalla rivista americana.

 

Da un punto di vista meramente matematico, di musica ce ne sarebbe stata a bizzeffe. Le combinazioni possibili tra le note avrebbero permesso di ottenere una serie di motivi praticamente infinita.

Fatto sta che il nostro orecchio è portato a riconoscere assonanze, similitudini tra note, motivi e ritmi. Senza contare che una parte delle possibili combinazioni vennero classificate come inascoltabili dalla maggior parte delle persone.

La maggior parte, ma non tutte.

Alcuni club di Hinno Music, sorsero nelle zone degradate delle metropoli. Gruppi improvvisati di ragazzi che suonavano pezzi fatti da una, due, tre sole note ripetute all’infinito. Note che  diventavano musica leggiadra ed impareggiabile dopo un paio di sniffate di colla. Quella buona.

 

Alla fase di crescita esponenziale dei profitti delle major, seguì un periodo di profonda depressione una volta che gli appartamenti di tutto il mondo si furono riempiti ognuno della propria copia di “All the music”.

Per la cronaca, la raccolta pubblicizzata dalla campagna “Save you songs”, conteneva tutte le canzoni e le musiche del mondo, registrate dal 1920 a tutto il 2020. 172 CD con tecnologia White Ray, ed un solo libretto con informazioni, credits, ringraziamenti e l’indirizzo del sito dal quale scaricare le traduzioni di tutte le canzoni, in tutte le lingue.

 

Un’opera colossale, si disse, destinata a rimanere la prima e l’ultima del suo genere.

 

Quello che successe dopo fu molto più vicino alle previsioni del TIME che a quelle degli studi di settore.

Una strana forma di paranoia collettiva prese il sopravvento sulla razionalità.

La gente cominciò a ritenere i pezzi musicali tutti uguali, a classificarli come “monotoni, già sentiti, poco originali”, anche quando le uniche similitudini erano quelle che un tempo permettevano di classificare la musica in generi: Chill Out, Rock, Classica, Pop eccetera.

 

L’unica produzione musicale che resistette fu quella dei “Suoni della natura”.

Ore ed ore di cinguettii, battiti d’ali, rumore della pioggia e sciabordio d’acqua (che molti giurarono di aver visto registrare, a sciacquoni spalancati, nei bagni delle case di produzione), venivano riprodotti durante feste e serate nei locali di tutto l’emisfero.

 

Alla fine anche le televisioni furono costrette a piegarsi al nuovo corso della storia. MTV, ALLMUSIC e tutti i canali similari, chiusero i battenti.

Dalle tv generaliste scomparvero tutti i programmi che facevano della musica uno strumento di comunicazione o di supporto alle scene: Festival canori, show d’intrattenimento, telefilm, fiction.

Il calo degli ascolti portò alla chiusura di parecchi altri programmi, quiz e reality in primis, dati gli alti budget richiesti per la realizzazione.

 

A distanza di tre anni, salì agli onori della cronaca tale Joseph Alcha, un ebreo naturalizzato slovacco che individuò nello studio di Marcus Grun, la causa della scomparsa della musica e della depressione economica di quegli anni.

La frustrazione della gente permise ad Alcha di farsi un buon numero di proseliti e di marciare assieme a loro, compatti ed armati di spranghe e coltelli, fino alla casa di Grun.

Era il 15 settembre del 2024, ed il ragazzo venne salvato dalla prontezza di un vicino che telefonò alla polizia, quando vide il gruppo che tentava di sfondargli la porta di casa.

Marcus non alzò il telefono, non lo fece semplicemente perché era rimasto congelato, atterrito, immobilizzato per la paura.

Era un ragazzo timido e piuttosto secco, uno di quelli che sembrano nati per studiare e rimanere piegati sul loro sgabello da pianista.

Appoggiato al muro della sua stanza, al buio, pregava perché non gli accadesse niente.

E niente accadde.

La polizia arrivò a mettere ordine, arrestò un paio di componenti del gruppo ma si fece scappare Alcha, che si era allontanato dalla zona appena si erano cominciate a sentire le sirene della polizia.

 

Marcus, interrogato, non potè riferire niente che non fosse la sua paura ed il terrore per quanto era accaduto.

A parte i proclama televisivi, non aveva ricevuto alcun preavviso o minaccia, né si era mai sentito seguito o braccato da qualcuno.

Mai fino ad allora.

 

Il giorno dopo, quando i media ripresero la notizia e la diffusero, il server del blog www.alcha.info andò in crash per ben 5 volte in 24 ore. Il numero di utenti unici toccarono i 23 milioni di unità, ed il post intitolato “Il colpevole è Marcus Grun”, ricevette 2,5 milioni di commenti.

 

Il ragazzo venne trasferito lontano dall’Austria e finì sotto scorta, giorno e notte.

Il mese successivo partecipò, non senza imbarazzo, a parecchie interviste televisive, nelle quali si dichiarava estraneo alla maggior parte delle accuse che gli venivano mosse:

-          Terrorismo economico, associazione sovversiva, accordi con le major eccetera.

 

Contemporaneamente Alcha teneva comizi nelle piazze di mezzo mondo, continuando ad attaccare Grun e ad individuarlo come la causa di tutto.

Così come la gente aveva bisogno di un dio su cui fare affidamento, allo stesso modo tornava utile, in quel periodo, una figura da demonizzare.

 

E Marcus rappresentò il demonio per parecchi anni.

 

Non so quanto ne sappiate voi di cosa significhi l’isolamento e di quanto poco tempo impieghi a trasformarsi in depressione, ma lui li conobbe benissimo entrambi.

Inizio a prendere dimestichezza con la penna, più di quanta non ne avesse avuta in passato con i tasti del pianoforte.

 

Buttò giù pensieri su carta, fogli nei quali inizialmente dichiarava la propria estraneità ai fatti e successivamente dimostrava come l’immenso numero di combinazioni possibili tra note, strumenti, tempi e battute, potesse permettere una varieta’ musicale quasi infinita.

 

Si trattava di un’analisi senz’altro dozzinale, una serie di ragionamenti piuttosto semplici che poco aggiungevano a quanto era stato dichiarato negli anni precedenti da compositori, matematici ed esperti di statistica.

Tutti gli studi di quegli anni avevano sortito effetti nulli. Il panico è così, distrugge la fiducia in chiunque e lascia un senso di diffidenza difficilmente sradicabile dalla testa della gente. Era successo con le dichiarazioni sul riscaldamento globale intorno al 2007; era successo allo stesso modo un decennio prima con il morbo di Creutzfeldt-Jakob, con il disatro di Chernobil e la fobia da cibi contaminati negli anni ’80, e con la crisi economica del 1927.

Quello che fece la differenza, questa volta, furono una serie di elementi che messi assieme fornirono le basi per poter far uscire la gente dallo stato di crisi che durava ormai da quasi dieci anni.

 

Marcus Grun venne trovato morto suicida il 24 ottobre del 2030.

Impiccatosi con 6 corde del pianoforte che aveva con se, nella sua casa di Kokkola, in Finlandia.

Sullo sgabello del pianoforte erano sistemati in pila gli 11 fogli contenenti i suoi ragionamenti, una chiavetta usb contenente un brano da lui composto, ed un foglietto che accompagnava il tutto:

 

La conoscete la tensione voi?

Quella che attanaglia l’animo?

La logorante sensazione dell’attesa, quella che vi leva la fame e che vi fa sperare che tutto si normalizzi al più presto?

 

La stessa rivista che aveva dato inizio al nuovo corso storico di quegli anni (e che ne aveva tratto i maggiori benefici), riuscì a dare la notizia in esclusiva due giorni dopo, con uno speciale interamente dedicato al ragazzo.

“7 notes, but still a lot of music ”.

Era questo il titolo di copertina di un’edizione che, sebbene scritta in maniera visibilmente frettolosa, forniva parecchi dettagli di quanto era successo.

Oltre al luogo nel quale era stato ritrovato il corpo di Marcus, parecchia importanza venne data al fatto che le corde di pianoforte utilizzate corrispondevano a sei dei 38 tasti di diesis. Un ulteriore messaggio di Grun - si disse – per sottolineare quanto la musica non dipendessse da sole 7 note.

 

In 3 anni le cose si normalizzarono, l’economia riprese a crescere velocemente, ed il 4 gennaio del 2029 un cantante australiano, David Fox, apparve per la prima volta in mondovisione per la presentazione del nuovo pezzo: “Remember”.

 

Di Joseph Alcha non si seppe più nulla, alcune riviste ne riportarono più volte la morte, ma senza mai poter confermare la cosa. Alcuni sostennero che si fosse ritirato a vita privata con i soldi racimolati durante i suoi anni di predicazione.

 

A volte è necessario il sacrificio di una sola persona, per il bene di molti.

 
 
 
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