Creato da wildbillhickok il 09/12/2007

Il prima ed il dopo

Questo blog è un contenitore nel quale finiranno tutte le cose che ho scritto fino ad oggi e quelle che scriverò in futuro. Si riempirà compatibilmente con la mia vena creativa, con il mio tempo, con i miei umori. Parte di ciò che leggerete sarà magari terribile, perchè fa parte di un passato nel quale il mio modo di scrivere e di pensare erano totalmente differenti da ciò che sono oggi. Ma è giusto che anche quegli scritti abbiano il loro posto qui dentro...

 

 

« Ancora quiMetafore »

Panico e nuvole

Post n°29 pubblicato il 05 Marzo 2008 da wildbillhickok

Vegan poggiò sul tavolo il quaderno degli appunti.

Sbuffò infastidito, e poggiò il mento sull gomito guardando nel vuoto.

Quel giorno aveva dato davvero il peggio di sé.

5 marzo 2008, pensò, una data da ricordare.

In poche ore era riuscito a trasformare intenti bellicosi e forza d’animo in parole stupide e sensa senso.

Aveva regalato rabbia a che non lo meritava.

Aveva trasmesso tristezza a chi non voleva.

Aveva rubato lo stipendio con pochi minuti di sciocche mannsioni ed interminabili ore di nullafacenza.

Aveva parlato d’amore senza sapere bene cosa fosse.

Aveva regalato fiori con la stessa stupida istintività di chi agisce senza fermarsi un attimo a ragionare.

 

Raccolse le chiavi della macchina, imbracciò la giacca, ed uscì dall’ufficio con l’ommbrello chiuso nella mano, mentre fuori pioveva a dirotto.

Una volta all’esterno dell’edificio, non sentì alcuna goccia cascargli addosso, ed a primo acchito penso che nemmeno la pioggia avveva vogglia di stargli dietro, per poi accorgersi che non aveva ancora sorpassato la tettoia che sovrastava l’ingresso.

Quando fu davvero fuori, la pioggia la sentì veramente.

Non si scompose più di tanto, né corse alla macchina trafelato. Si gustò le gocce che gli schizzavano dappertutto e gli facevano socchiudere gli occhi.

 

Come si termina una giornata così? – pensò- forse andando a dormire il prima possibile, o forse girando in auto tutta la notte fino ad addormentarsi al volante e schiantarsi contro il primo palazzo.

 

Nell’incertezza scelse una degnissima via di mezzo: qualche chilommetro di macchina e sosta in un pub fuori mano. Da solo, a riflettere per cercare una soluzione che non avrebbe mai trovato.

 

Le bollicinne di una birra alla spina acccompagnavano la musica scoppietttando allegramene sulla superfice del bicchiere, mentre Vegan pensava, senza in realtà pensare a niente.

 

Una mezz’ora dopo la campanella attaccata alla porta del locale suonò, pochi istanti e sentì dei passi decisi, scanditi dal rumore di tacchi che, giurò tra sé e sé, non possono essere che tacchi a spillo.

Si girò guardando in basso per confermmare la sua ipotesi, e vide un paio di stivali con un tacco di legno massiccio largo almeno tre dita.

 

Sorrise scuotendo la testa, poi alzò lo sguardo.

 

Chi gli si parava davanti non era una ragazza qualunque.Era la più bella donna che avesse visto negli ultimi mesi. Forse era vero, forse era solo l’effetto della birra a stomaco vuoto, fatto sta che il suo primo pensiero fu rivolto a tutti gli dei del creato, dal Signore Gesù Cristo, a Budda, passando per Maometto, Zeus e la dea Kalì, pregandoli tutti che “lei” si sedesse lì accanto.

Quando accadde, perchè a volte accade, promise a se stesso che l’indomani avrebbe seriamente pensato a cedere la sua anima in affidamento ad una delle divinità che aveva scomodato.

 

Una bella donna è una gioia per gli occhi, ma anche l’oggetto dei desideri di un orda di maschi allupati che non aspetta altro, per sfidarsi al gioco della conquista.

Così Vegan si guardò attorno per vedere quanti maledettissimi, odiosissimi esseri si sarebbero contesi la preda.

Immaginate il suo sbigottimento quando non ne vide nessuno.

Il locale era quasi vuoto.

A parte un paio di anziani signori che discutevano di politica ed un tizio con gli ochialli spessi che sembrava avesse appena finito di studiare a fondo il manuale del perfetto nerd.

 

Incredulo riportò gli occhi sulla birra, prima di chiuderli in meditazione per rieptersi “Vegan, se non attacchi bottone stavolta, meriti di rimanere solo per l’eternità...”

 

Vegann non era bravo ad attaccar bottone.

Era bravo ad intrecciare i rapporti all’interno dei gruppi di amici, era bravo a corteggiare, era bravo a sorprendere. Ma in quanto ad attaccar bottone era davvero una frana.

 

Provò a riportare alla mente le tecniche messe in pratica dagli amici, ma gli semmbravano tutte banali e scontate.

Provò a pensare ai film, si calò nei panni di Humphrey Bogart, per dismetterli immmediatamente.

Cercò di ricordare come avesse fatto Tom Cruise con Kelly McGillis in Top Gunn, ma l’unica cosa che gli venne in mente fu la scena di Goose che cantav,a e la Ryan che gli gridava: “Portami a letto e fammi impazzire!”, e pensò che non era la frase più adatta in quel momento.

Alla fine optò per un semplice “Ciao”.

Ma gli ci vollero 3/4 d’ora perchè si decidesse a dirglielo.

 

Quando prese coraggio, nell’istante in cui girò il vlto verso di lei, la vide alzarsi dallo sgabello ed indossare la giacca.

L’ansia si trasformò in panico. Come al solito aveva aspettato troppo, ed adesso la sua grande occasione gli stava sfuggendo senza che nemmmeno avesse provato ad aggguantarla.

 

Il panico... lo sapete voi come agisce il panico sulle persone?

Il panico non è paura, è totale incoscienza, è quella cosa che vi fa perdere del tutto il lume della ragione  e vi fa agire in maniere del tutto insensate.

 

Fu questo che spinse Vegan ad allungare la gamba quella sera.

Fu il panico a suggerirgli che l’unico mmodo per evitare che lei andasse via era quello di interferire con i suoi passi.

 

Uno sgambetto.

Uno sgambetto improvviso e gratuito che la fece cadere con unn tonfo che il barista giurò di non aver mai sentito nemmeno durante le frequenti scazzottate nel suo locale.

 

Vegan rinsavì appena prima che la ragazza toccasse terra, lo fece perchè fu l’equilibrio a tradire il suo gesto sconsiderato.

Nell’allungare la gamba si era sporto troppo oltre il baricentro dello sgabello, e così aveva imboccato anche lui la strada per il pavimento.

 

Fu questo, soltanto questo, a salvarlo.

Da una denuncia.

Da un sacco di botte.

E dall’eterna solitudine.

 

 

Eva pronunciò il fatidico “Sì, lo voglio” di fronte al messo comunale, il 15 giugno del 2009. Vestita nello stesso modo di quando si erano “incontrati”.

 

Non seppe mai la verità.

Vegan non ebbe mai il coragggio di confessarglielo, e le lasciò credere che era inciampata nella gamba del suo sgabello, e che lui era rovinato a terra nel tentativo vano di evitarle la caduta.

 

 

Succede anche questo, nei giorni in cui si reisce a dare il peggio di sé.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

ULTIME VISITE AL BLOG

gise82Decisamentesexyblackhawk_ortanovaazimut68sopencarmelina59_2009antropoeticowildbillhickokstelladimare79cominato.paoloEastWitch13dekster14andreadialbineavita_sono_tuaRoGC
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963