Insomma, il processo di Burgos si sarebbe fatto ad ogni costo, ad ogni modo, con un qualsiasi numero di imputati raccogliticci, pur di presentare il prima possibile alla pubblica opinione "i delinquenti dell'ETA che cercano di turbare i trent'anni di pace, di giustizia franchista."
Ma se è stato commesso un errore da parte delle autorità spagnole quello consiste nell'aver ceduto (o forse nell'aver dovuto cedere) alle pressioni della pubblica opinione mondiale e del Vaticano, che hanno voluto un processo a porte aperte ed alla presenza di nukmerosi osservatori e giornalisti, pur se tra gli imputati figuravano due sacerdoti (l'allora vigente concordato tra Spagna e Santa Sede chiedeva invece che i sacerdoti ed i religiosi venissero processati a porte chiuse, senza pubblico in aula).
Infine, sin da prima del processo si è avuto l'impressione (e durante se ne sono avute le prove) che già allora l'ETA non era una sparuta banda di terroristi, bensì una numerosa compagine ben organizzata che, quando ritenuto necesasario, agiva con violenza ed in modo molto meditato e che contava sull'appoggio di gran parte del popolo basco deciso ad ottenere prima o poi se non un'indipendenza politica (alla quale molti ormai nemmeno più tendevano), per lo meno una decisa autonomia regionale del tipo di quella che da decenni reclamava anche la Catalogna.
E si è avuto l'impressione (e se ne sono avute le prove) che il "grande processo contro l'ETA" non è servito a spaventare il popolo basco nè tantomeno ad aumentare quei sentimenti negativi contro i baschi che il regime franchista auspicava. Anzi, non solo in Catalogna (la regione che per molti motivi era la più vicina ai baschi), ma anche nella Castiglia, nell'Andalusia, nell'Estremadura, nella Galizia, si sono avute manifestazioni di solidarietà da parte della classe operaia, degli studenti, della borghesia, degli intellettuali e soprattutto del clero.
A questo proposito va ricordata una grottesca "nota" della Conferenza Episcopale Spagnola consegnata all'allora ministro della giustizia Oriol y Urquijo, che si allineava alle posizioni espresse dal Vaticano:
"L'Assemblea Plenaria dei Vescovi spagnoli, nella convinzione di esercitare la propria funzione pastorale e seguendo l'esempio della Santa Sede, ha deciso di rivolgersi rispettosamente al Governo della Nazione chiedendo la massima clemenza per quei cittadini che in data molto prossima saranno giudicati da un tribunale militare, facendo constare che in nessun modo la Conferenza Episcopale intende interferire o impedire l'azione della giustizia."
Inviato da: chiaracarboni90
il 23/05/2011 alle 16:25
Inviato da: volandfarm
il 25/03/2009 alle 08:59
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il 25/03/2009 alle 08:58
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il 25/03/2009 alle 08:47
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il 25/03/2009 alle 08:46