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Indovina indovinarello ...

Post n°4517 pubblicato il 12 Luglio 2019 da valerio.sampieri
 

Indovina indovinarello (sonetto caudato da declamà, no da lègge sortanto)

Ma 'ndove l'hai pescata 'sta burina?
Se fà le foto e piega la zampetta,
se crede ch'è caruccia, 'sta scemetta:
a me pare 'n impiastro, poverina.

Faccio 'n esempio, mica fò manfrina.
Da tempo nun c'è più su la piazzetta
mancò 'na bestia, mancò più 'n'ochetta:
co' quela recchia bella che asinina

dice ch'adesso er zoo lei lo chiude,
perché co' la monnezza ne la strada,
le pòre bestie nu' le pòi rinchiude:

la metti ne la via lì a magnà,
la bestia se strafoca ovunque vada,
li sordi li potemo sparambià.

Mo prova a ndovinà.
Chi è sta tizzia che, oh poffarbazzo,
blatera, blatera e non capisce 'n ...?

... daje, 'a rima andovinatela voi, andovinatela ...

NOTA:
v.6-7: Piazzetta ... ochetta riportano ovviamente il pensiero al Campidoglio, attuale sede della Casa Comunale di Roma, colle ove, nell'antichità, venivano celebrati i trionfi e le ovazioni in onore dei generali vincitori di importanti battaglie, consistenti nel consentire al trionfatore di ascendere al colle insieme con un animale (oves significa pecore); il Campidoglio è altresì famoso per le oche che salvarono con il loro starnazzare, anche se solo temporaneamente, Roma dal saccheggio da parte di Brenno.
v.8: alcune persone, sceglietele a caso tra i miliardi di abitanti del pianeta, dispongono di orecchie delle più strane fogge. Ce ne sono persino alcune che hanno le orecchie simili a quelle di un somaro (o anche di un topo).
v.10-14: Si era recentemente pensato a Roma di utilizzare le pecore per tenere puliti i giardini (le strade no, altrimenti i gabbiani sarebbero morti di fame, i cinghiali sarebbero tornati nella campagna e i vermi non avrebbero preso alloggio presso i cassonetti doviziosamente ricolmi e circondati di putridume. Il risparmi avrebbe potuto essere proficuamente essere utilizzato per convincere i nomadi ad integrarsi: in cambio di 800 euro al mese, essi avrebbero dovuto rinunciare al provento di 1.000 euro quotidiani derivanti dalla loro diuturna attività su autobus e metropolitane. Entrambi i progetti non sono andati in porto.
v.16: poffarbazzo non è espressione romana, ma si tratta di licenza poetica, utilizzata per facilitare la soluzione. Embè'? Si sò 'n poveta, la licenza nu' me la posso pijà?!
v.17: ovviamente, la soluzione dell'indovinello consiste nel trovare l'ultima parola del sonetto ... o no?

Valerio Sampieri
Roma, 12 luglio 1969

 
 
 

Storie de Troia e de Roma 02

Post n°4516 pubblicato il 15 Giugno 2019 da valerio.sampieri
 

Le "Storie de Troia e de Roma" sono forse la più antica fonte scritta in una lingua che con molta buona volontà può essere definita "romanesco". Anche il valore storico delle "Storie" è alquanto discutibile.
Il testo (per comodità di lettura, le note sono inserite nel testo tra due parentesi quadre, evidenziate in corsivo e in grassetto) è tratto da "La prosa del Duecento", Riccardo Ricciardi, Milano-Napoli, 1959.

Storie de Troia e de Roma

Quanno tulze
[tolse, rapì. Nel manoscritto il titolo è spostato in avanti] Pari Elena

Ma pertanto Priamo fece parare li navi per Pari e Deifebus, Eneas, Polidasias et altri compangi, e miserosse [si misero, con repentino cambio di soggetto] ne li navi, et arrivao [Il Codice d'Amburgo e il Manoscritto Riccardiano 2034 recano arrivaro] a Citer insola in Grecia. Et in quella die se celebrava la festa de dea lunone ne lo templo de Diana et Apoline. Elena odìo dicere ca ne lo porto era venuta una molto bella nave de Troia e ne la nave era Pari, filio de Priamo rege de Troia, ca avea odito dicere ca era molto bello omo. E vedenno che non b'era Menelao suo marito, e stava con Pilio Nestore suo cognato [e stava ... cognato: questa proposizione è come tra parentesi], prese compan[g]i e disse ca volea gire alia festa. Et annao nanti allo porto, che gisse [per andare] alla festa per vedere la nave e Pari. E Pari, vedenno essa, incontenente fo preso a morte de lo amore de Elena. E la notte esso con li compangi soi descese de la nave e gìo allo castiello dove stava Elena, e preselo per vattalia, e prese Elena e molti altri compangi con essa, e tornao alia nave e prese 'n alto de lo mare. Et Elena stava molto trista ne la nave. E Pari, guardannoli che stava cosi trista, disse : Non avere pagura, ca io te sposaraio per mea molie. Poi revenne Menelao, dove stava Pilio Nestore [il Manoscritto Riccardiano, meglio, con Pilio Nestore.  Il testo latino dice: erat cum Pilio Nestore]. Et annarosenne dove era Agamenon, che regnava in Argia provincia e petìoli [gli chiese] adiuto ad esso et a tutti l'altri greci. E Pari infra quello tempo ionze a Troia ; e Priamo vedenno Elena cosi bella, fecela sposare a Pari per soa mollie.

Li adiutatori de Priamo

Priamus incontenente fece addunare l'oste. E questi foro li principi che bennero 'n aiuto alli TroianL In prima Darius venne con tutti li soi de Colosonia ; Cams venne de Imaco ; Nesteus venne de Litia e Sarpedon, che era ditto filio de dio lovis ; Ipodacus et Eopersus venne de Tracia ; Pirrus e Defricalamus venne de Gia. Et altri presori, de li quali non so chi le nomina, vennero in aiuto alli Troiani. Priamus Ettor fece capitanio, lo secunno Deifebus, lo terzo Pari, lo quarto Troilus, lo quinto Eneas, lo sesto Antenor, lo settimo Anchisam. Da l'altra parte, Agamenon adunao li Greci: Palamedes, Protesilaus et altri presori. Et Agamenon disse: Oi de notte oi de die demo in terra ne lo porto? E Palamedes disse: La notte annemo allo porto e la dimane demo in terra . La dimane primo Protesilaus deo in terra e mise molti Troiani in fuga. Et Ettor occise in quella vattalia Protesilaus. E dove era Ettor li Troiani venceano; e dove era, li Greci perdiano. E durao la vattalia fi a notte. E li Troiani retornaro alia citate. Et Agamenon con tutti li soi deo in terra ne lo porto.

La quarta vattalia e la quinta

L'altra die [Il giorno seguente. Locuzione e significato assai frequenti nell'antica lingua] Acilles e Diomedes fecero la vattalia co li Troiani. Ettor et Eneas li vennero incontra. Ettor occise tutti questi duca: Ereonem, Galamenen, Epistophum, Siticum, Penorem, Seucetum et Poliximium. Acilles occise questi: Eufrenum, Poceum, Filareum et Astreum. Diomedes occise questi : Satipum e Nestorem. Agamenon vide che li Troiani venceano, revocao la vattalia. Li Troiani retornaro leti a Troia. Agamenon adunao lo consilio e disse che no 'sse disfidassero [non provocassero né accettassero duelli isolati] de la die che devea venire: Ca Troia dee essere destrutta. E commannao che debessero fare granne vattalie : e durao la vattalia continua per xl dii. Agamenon vide che li soi non poteano resistere, mannao Ulixes e Diomedes la notte a Priamo, e fecero triegua per tres annos, avenno consilio co li soi de avere omini e fodero [vettovaglie] pro l'oste. Complito lo termine, Ettor, Eneas, Troylus, fecero la vattalia co li Greci. Agamenon, Menelaus, Diomedes et Acilles occursero [corsero contro di loro]. E durao la vattalia continua per xxx dies. E Priamus fece triegua per vi mesi co li Greci. Complito lo termine, fecero un'altra vattalia grannissima continua per xxi dii. Agamenon petìo triega, la quale fo conceduta da Priamo. Infra quello tempo Andromaca, molie de Ettor, vide per sonno Ettor morire ne la vattalia. E disse ad Ettor che non gisse alla vattalia. E quello prese la paravola si como da femina [prese ... femina. Considerò quella parola (paravola) come dettata dalla debolezza femminile]. Andromaca con granne dolore mannao [mandò a dire] a Priamo che Ettor non annasse alla vattalia. Li Troiani anriaro alla vattalia senza Ettor, e li Greci li misero in fuga et assagi [assai] ne occisero. Ma pertanto fecero capitanei questi: Pari, Troylus et Elenus et altri presori. E fecero granne vattalie, e li Troiani perdiero. Et Ettor lo odìo; per nulla razzone nullo omo lo potte tenere de annare alla vattalia [Et Ettor ... vattalia. La prima proposizione (originariamente temporale) è qui coordinata alla principale, come avviene tante altre volte in questo testo. Razzone, ragione. Potte, poté]. Andromaca prese lo filio Antianasta per li capelli e puserollo alli pedi de Ettore e levao granne planto de femine, e disse : Occidilo et occidi noi, et annaosenne allo patre de Ettore. Priamus odìo che Ettor era gito alia vattalia, commannao a tutti li Troiani devessero annare alla vattalia. Agamenon, Diomedes, Acilles, Aiax Locrius vennero alla vattali[a]. La dove era Ettor, essi nulla cosa valeano, e dove era esso li Troiani venceano. Ettor in quella vattalia ocise Idomeum, ferìo Ipitum, occise Leuconem, traforao Stelenum. Acilles vide questi duca occisi e feruti, commensao forte a commattere ne la vattalia. Et Ettor occise Policronem, uno duca forte, e voleali trare le arme [e ... arme. Tutta la frase nel manoscritto Laurenziano Gaddiano 234 è ripetuta]. Acilles li soprebenne e fece terribile vattalia con esso. Et Ettor forte ferìo Acilles ne la cossa. E feruto [concessivo: e per quanto ferito nella coscia], Acilles fece plus forte vattalia con esso fi che lo occise. Ettor morto, tutti li Troiani fugero, e li Greci li incalsaro fi alle porte de Troia. Menon de Troia se trovao con Acilles et a core et a core [è falsa traduzione dal francese "cors a cors", corpo a corpo, locuzione propria dei romanzi cavallereschi] durao la vattalia fi a notte. E la dimane li Troiani plangero Ettor. E li Greci plangero li soi duca che erano uccisi.

 
 
 

Nun è come sembra

Post n°4515 pubblicato il 08 Giugno 2019 da valerio.sampieri
 

Nun è come sembra

Vedi la tortorella tutta bianca
e dichi: "Questa è 'r segno de la pace!".
E 'nvece a 'sta fetente che je piace?
La cattiveria certo nu' j'amanca!

Li fiji piccoletti, appena fatti,
li magna in un boccone, calli calli.
Nun je viè mica pena d'ammazzalli
e nun se pente de li sua misfatti.

Così, si senti queli che te dice
ch'umano ciài da esse e volé bene
a chi t'affama peggio de 'n'alice,

tu nun je créde, perché 'n te conviene:
'sta gente zozza, 'st'approfittatrice
pe' te nun cià l'amore, ma catene!

Valerio Sampieri
8 giugno 2019

 
 
 

L'emisticchio

Post n°4514 pubblicato il 04 Maggio 2019 da valerio.sampieri
 

L'emisticchio

Hai detto tu emisticchio? Pe' davero?
Me sò dannato l'anima, te giuro,
ma nun l'ho mai sentito de sicuro,
manco da 'n trovatore o da 'n trovero!

Me pare propio brutto, sò sincero:
'ste parolacce de sapore oscuro,
spece si parli co' linguaggio puro,
me fanno diventa' d'umore nero!

Compuzzo li vocabbolari mia
e ho visto che pensavo 'na scemenza:
è robba ch'ariguarda la poesia!

Quanno che tu hai parlato d'emisticchio,
te devo dì, davvero in confidenza,
che me pareva che ciavevi 'n ticchio!

Valerio Sampieri
4 maggio 2019

 
 
 

Er concerto der Primo maggio

Post n°4513 pubblicato il 30 Aprile 2019 da valerio.sampieri
 

Er concerto der Primo maggio

C'è una gran festa popolare, la festa di noi tutti e noi canteremo gratis per voi, tanto, dopo questo concertone, invece dei soliti due soldi con i quali ci ingaggiavano, potremo chiederne ventimila di euro!

Noi festeggiamo li lavoratori
co' canti, balli e cor un gran concerto
in una bella piazza, lì a l'aperto,
tanto pe' fà disperde li rumori.

Sur parco ciài cantanti e puro attori;
quarcuno, dichi, "Ndo' l'avranno scerto?",
pe' quanto tu lo vedi loffio e incerto,
de l'antri vonno fà li mattatori.

E mo famo a capisse, amichi belli,
che c'entra 'sto concerto cor lavoro?
Serve pe' facce dì "Sémo fratelli"

e tutti quanti lo cantamo in coro!
Però, ce stanno a prenne pe' i fondelli:
noi qui cantamo e a guadambià sò loro!

Valerio Sampieri
30 aprile 2019

 
 
 

Catorbia

Post n°4512 pubblicato il 20 Aprile 2019 da valerio.sampieri
 

Catorbia

Trent'anni de catorbia je darebbe
ar sinnaco che sta a distrugge Roma.
Davero io la mannerebbe in coma ...
nun fusse che in galera io annerebbe.

Da sola in barca io la metterebbe
e, dopp'arzata 'a vela sopr'er boma,
je sòno 'n inno co' croma e biscroma
e 'mmezz'ar mare io la mannerebbe.

Me dicheno: "Ciài l'anima cattiva!".
Però nun è così, e me ne dispiace,
nun è perché ciò a vizzio l'invettiva

e né sto a raccontà 'n sacco de balle:
'sto sinnaco, davero è 'n'incapace
e ha solo da levasse da le palle!

Nota:
Catorbia è anche un termine italiano, sebbene poco usato, e vuol dire galera

Valerio Sampieri
18 aprile 2019

 
 
 

Neri er pittore

Post n°4511 pubblicato il 28 Marzo 2019 da valerio.sampieri
 

Neri er pittore

Un giorno l'ho incontrato ar Palazzaccio,
me ferma e dice: "Sarve, tutt'a posto?"
"Io sì, ma te conosco," j'ho risposto
"e puro tu nun pare stai malaccio.

Tu sei Neri er pittore," poi je faccio
"t'ho già comprato 'n quadro a basso costo".
"Fa gnente, si a comprà nun sei disposto,
si venno a 'n antro, i sordi l'arifaccio.

Ma tu m'hai fatto già 'n rigalo grosso,
quarcosa che davero nun se scorda,
'na cosa bella che te resta addosso.

Ho visto 'n po' de luce, a l'improviso,
in de 'sto monno de gente balorda,
perché m'hai rigalato er tu' soriso".

Valerio Sampieri
28 marzo 2019

 
 
 

Elegia

Post n°4510 pubblicato il 24 Marzo 2019 da valerio.sampieri
 

Elegia

Frammento

Tu piangi, ma non sai, piccola cara,
dove, nell'ombra, piangano le morte

cose quel tuo, dolcezza, ultimo addio,

non sai dove le tue lagrime, dove

le tue povere lagrime salate

piangere, se non anche il più diletto

amante, oggi, le beva per i lunghi

cigli e i capelli ti componga, piano

e tenero, su le arse tempie e voglia,

ad uno ad uno, dalle guance, tutte

bagnate, liberarli, indugiando

nella piccola cura in fin che un lume

dolce ti rida nei piangevoli occhi.

Lagrimi e vuoi che ti racconti alcuna
favola antica, mentre ti sarebbe
dolce un imaginare di lontani
giorni che la tristezza esiliò
con le favole, cara anima, poi
che nessuno te le racconta più,
quelle povere favole soavi
senza amarezze e pure, adesso, tanto
tristi che, quasi, piangi per averle
in cuore, tutte, come le figure
di quei piccoli santi con la palma
che tu appuntavi, con gli spilli, al muro.

Piangi pur anche la malinconia
mortale d'una piccola bottega
nera, di vecchi mobili, di vecchi
abiti, in una triste via, nell'ora
crepuscolare, e tutte quelle cose
imagini che siano per morire
in uno specchio, simili a dei fiori
obliati in un vaso? Ma non devi
piangere. Lascia ch'io ti asciughi, povera
anima, piano, quasi il fazzoletto,
raccogliendo le tue lagrime, possa
domani, ancora, s'io lo voglia, tutte
alla mia bocca renderle, dolcezza.
Sorriderai: se dolorosamente
sorriderai, mi basterà. Che importa
se non t'è il cielo, all'improvviso, tutto
nel cuore? Avrà tempo. Non è già questo
l'ultimo pianto! Io sarò dolce e tu
sarai fragile e tenera e serena.

Verrà la pace con le mani giunte,
ma non la udrai tu, piccola, venire.
Tornerà, sai, quotidianamente
un poco, senza dirti nulla; e, vedi,
sarà come se tu cantassi una
preghiera incomprensibile, per lungo
volger di tempo, in fin che in una sera,
forse più dolce e triste, all'improvviso
t'avvenisse, così, senza sapere,
di comprenderla intera. Cento volte
passeremo per quella via che più
diletta a non so che malinconie
nostre avremo. Lungo i chiari fiumi
canteremo le più vecchie canzoni
e sarà dolce non seguirne il senso.

Le canteremo solo perché possano
inavvertite piangervi le nostre
anime, un poco. Tu vedrai; la bella
Vita imagineremo in una chiara
morte. Come se tu fossi, ogni giorno,
per giungere ad un mio primo convegno,
ti vorrò bene, e come tu, dolcezza,
giungere mai dovessi, io ti vorrò
tanto bene. Sorridi, ora. Non piangi
quasi più. Ce ne andremo in una casa
piccola e sola. Se vorrai, nei giorni
di festa, porteremo a tutti i piccoli
infermi alcuni di quei dolci, quei
poveri dolci delle suore, quasi
bianchi, senza sapore, avvolti in carte
celesti e in fili d'oro. Se vorrai,
questo; se non vorrai, se ti sembrasse
troppo triste, andrò solo, senza piangere,
anima cara, e tornerò alla nostra
piccola casa e, come fossi anch'io
malato, sognerò le tue parole
tenere, bianche, senza senso quasi,
come quei dolci, quei piccoli dolci
delle povere suore malinconiche.

Sergio Corazzini
(Roma, 6 febbraio 1886 – Roma, 17 giugno 1907)
 
 
 

Memento

Post n°4509 pubblicato il 23 Marzo 2019 da valerio.sampieri
 

Lasciamoci trascinare dal travolgente ottimismo di Tarchetti, poeta -ma soprattutto noto per le sue opere in prosa, tra le quali spicca "Fosca"- appartenente alla corrente della Scapigliatura, morto di tubercolosi in giovane età.

Memento

Quando bacio il tuo labbro profumato,
cara fanciulla, non posso obbliare
che un bianco teschio vi è sotto celato

Quando a me stringo il tuo corpo vezzoso,
obbliar non poss'io, cara fanciulla,
che vi è sotto uno scheletro nascosto.

E nell'orrenda visione assorto,
dovunque o tocchi, o baci, o la man posi,
sento sporgere le fredda ossa di un morto.

Iginio Ugo Tarchetti (1839-1869)

 
 
 

L'illeggittima difesa

Post n°4508 pubblicato il 07 Marzo 2019 da valerio.sampieri
 

L'illeggittima difesa

La Camera ha approvato la nuova legge sulla legittima difesa ed ora toccherà al Senato porre il definitivo suggello sulla nuova normativa. Gli oppositori alla modifica dell'articolo 52 del codice penale propugnano una rigida applicazione da parte del giudice del criterio di proprzionalità tra offesa e difesa, nel rispetto del principio del neminem ledere. Conseguentemente, tu potrai dare uno schiaffo a chi si è furtivamente introdotto nottetempo in casa tua, ma solo dopo che lui ti avrà dato uno schiaffo, potrai corcarlo di botte soltanto restituendogli ugual dose di mazzate e potrai ammazzarlo solo come legittima e proporzionata reazione al suo omicidio nei tuoi confronti. Alcuni disquisiscono se sia lecito, dopo essere stati ammazzati da una coltellata, uccidere l'offensore con un colpo di pistola, ma queste appaiono come oziose questioni di lana caprina. Dura lex, sed lex, dicevano gli antichi!

Ma come pôi pensà de fà der male
a 'n pôro, onesto ladro dilicato
che sì, stà 'n casa tua, ma disarmato?
Reaggisci, ma però proporzionale!

Sinnò, metti che 'r micio cià paura?
Magara je viè puro 'n coccolone,
perché nun vôi sentì le sue raggione:
la devi trattà bene 'sta crâtura!

Tu devi da capì co' l'occhi chiusi
si er ladro è bôno oppuro malandrino
e nun ce stà raggione che te scusi!

T'accerti che nun te vô fà la bua
e dichi: "Mó t'aggiusto pe' benino!
Mó torno, prima arubbo a casa tua!!!".

Valerio Sampieri
7 marzo 2019

 
 
 
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Data di creazione: 26/04/2008
 

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