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Rime d'amore 03

Post n°1493 pubblicato il 14 Aprile 2015 da valerio.sampieri
 

Rime d'amore di Gaspara Stampa

XI

Arbor felice, aventuroso e chiaro,
onde i duo rami sono al mondo nati,
che vanno in alto, e son già tanto alzati,
quanto raro altri rami unqua s'alzâro;

rami che vanno ai grandi Scipi a paro,
o s'altri fûr di lor mai più lodati
(ben lo sanno i miei occhi fortunati,
che per bearsi in un d'essi mirâro),

a te, tronco, a voi, rami, sempre il cielo
piova rugiada, sì che non v'offenda
per avversa stagion caldo, né gelo.

La chioma vostra e l'ombra s'apra e stenda
verde per tutto; e d'onorato zelo
odor, fior, frutti a tutt'Italia renda.

XII

Deh, perché così tardo gli occhi apersi
nel divin, non umano amato volto,
ond'io scorgo, mirando, impresso e scolto
un mar d'alti miracoli e diversi?

Non avrei, lassa, gli occhi indarno aspersi
d'inutil pianto in questo viver stolto,
né l'alma avria, com'ha, poco né molto
di Fortuna o d'Amore onde dolersi.

E sarei forse di sì chiaro grido,
che, mercé de lo stil, ch'indi m'è dato,
risoneria fors'Adria oggi, e 'l suo lido.

Ond'io sol piango il mio tempo passato,
mirando altrove; e forse anche mi fido
di far in parte il foco mio lodato.

XIII

Chi darà penne d'aquila o colomba
al mio stil basso, sì ch'ei prenda il volo
da l'Indo al Mauro e d'uno in altro polo,
ove arrivar non può saetta o fromba?

e, quasi chiara e risonante tromba,
la bellezza, il valor, al mondo solo,
di quel bel viso, ch'io sospiro e còlo,
descriva sì, che l'opra non soccomba?

Ma, poi che ciò m'è tolto, ed io poggiare
per me stessa non posso ove conviene,
sì che l'opra e lo stil vadan di pare,

l'udranno sol queste felici arene,
questo d'Adria beato e chiaro mare,
porto de' miei diletti e di mie pene.

XIV

Che meraviglia fu, s'al primo assalto,
giovane e sola, io restai presa al varco,
stando Amor quindi con gli strali e l'arco,
e ferendo per mezzo, or basso or alto,

indi 'l signor, che 'n rime orno ed essalto
quanto più posso, e 'l mio dir resta parco,
con due occhi, anzi strai, che spesso incarco
han fatto al sole, e con un cor di smalto?

ed essendo da lato anche imboscate,
sì ch'a modo nessun fess'io difesa,
alla virtute e chiara nobiltate?

Da tanti e ta' nemici restai presa;
né mi duol, pur che l'alma mia beltate,
or che m'ha vinta, non faccia altra impresa.

XV

Voi, che cercando ornar d'alloro il crine
per via di stile, al bel monte poggiate
con quante si fe' mai salde pedate,
anime sagge, dotte e pellegrine,

in questo mar, che non ha fondo o fine,
le larghe vele innanzi a me spiegate,
e gli onori e le grazie ad un cantate
del mio signor sì rare e sì divine:

perché soggetto sì sublime e solo,
senz'altra aita di felice ingegno,
può per se stesso al cielo alzarci a volo.

Io per me sola a dimostrar ne vegno
quanto l'amo ad ognun, quanto lo còlo;
ma de le lode sue non giungo al segno.

Gaspara Stampa

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Data di creazione: 26/04/2008
 

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