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i COBAS E LE ELEZIONI

Post n°102 pubblicato il 11 Febbraio 2008 da compagno_x

Sulle prossime elezioni


Il tema elezioni venne affrontato dai Cobas (scuola, e quasi esclusivamente a Roma) poco prima che Antonio Ceccotti, Ogliotti e il gruppo a loro legato abbandonassero i Cobas stessi. Alla luce delle nuove norme sindacali, Antonio si era convinto che non ci sarebbe stato per noi nessuno spazio sindacale nel futuro e che l’unica via era quella di buttarci in politica-politica.
Archiviato il tema, esso non è stato più ripreso in maniera organica fino a pochi mesi fa, al seminario estivo di Genazzano, ove si è discusso in maniera ampia e articolata sul tema. I Cobas hanno semplicemente omesso il problema e ad ogni elezione sono completamente spariti, non assumendo alcuna posizione in materia e lasciando che ognuno/a dei propri militanti (spesso esponenti anche molto conosciuti, almeno a livello locale) agisse come meglio credeva, inserendosi in liste, propagandone altre, prendendo posizione pubblica in merito, e così via. Questo silenzio ha superato anche quello dei sindacati tradizionali, i quali si sono spesso pronunciati a favore di uno schieramento o l’altro in maniera piuttosto esplicita.
Ma questo non è avvenuto per “anti-elettoralismo”, o perché i Cobas si sentissero davvero “altro”, completamente disinteressati delle dinamiche elettorali, del tutto esterni agli schieramenti partitici, indifferenti alla vittoria dell’uno o dell’altro. Intanto, se ci riferiamo al livello puramente sindacale, i Cobas sono sempre stati “elettoralisti”, forse anche oltre il lecito: ci siamo sempre presentati a tutte le elezioni possibili, da quelle del CNPI, organo insignificante o di copertura dell’attività ministeriale e comunque privo di poteri significativi (ma serviva per la rappresentanza), a quelle truccate (RSU nel pubblico impiego, senza lista nazionale e senza diritto di parola), a quelle super-truccate (RSU del privato, con il 33% assegnato a priori), a quelle contestate anche al nostro interno con pesantezza (ENAM) a causa del carrozzone clientelare che, a parere unanime, tale struttura rappresenta. A volte, dunque, siamo andati oltre quello che in genere si può accettare a livello politico: se ad esempio in un qualche paese (ma non ne esistono) si svolgessero elezioni politiche in cui ad uno schieramento venisse assegnato a priori il 33% dei seggi (come accade nelle elezioni RSU del privato) si griderebbe alla dittatura, e le organizzazioni che partecipassero a tali elezioni verrebbero tacciate di “collaborazionismo con la dittatura”.
Ma il fatto che militanti e iscritti/e Cobas non siano mai stati – nella grande maggioranza dei casi – “anti-elettoralisti” - si è dimostrato anche in varie elezioni politiche: buona parte dei nostri/e iscritti/militanti a cui è stata offerta una candidatura partitica di una qualche entità e possibilità di riuscita l’hanno accettata (nove volte su dieci senza nemmeno dircelo) e spesso ci siamo trovati gente in Parlamento o nei consigli locali senza manco saperlo. Fino alle ultime elezioni nazionali, quelle che hanno determinato la vittoria di Prodi, la stragrande maggioranza degli iscritti/e non solo è andata a votare, ma ha chiesto puntualmente quale fosse la posizione in materia dei Cobas oppure l’ha data per scontata (cioè l’ha ritenuta vicinissima al/ai partiti della ex-sinistra “radicale”) e si è comportata di conseguenza. Addirittura un sondaggio informale fatto dopo le ultime elezioni rivelava che intorno all’80% dei membri del nostro Esecutivo scuola avevano votato e quasi tutti/e in un’unica direzione.
Dunque, perché per tanti anni non ne abbiamo mai parlato, fingendo che la questione non ci sfiorasse? Perché di fatto la famosa sintesi tra attività sindacale e politica aveva lasciato tacitamente (e per opportunità, senza “ismi”) fuori quella che per gran parte degli italiani/e è la politica vera e propria (seppur sporca), quella istituzionale. In questo modo non entravamo in conflitto con i numerosi “quadri” con “doppia tessera”, ad esempio del PRC e dei Cobas al contempo, che potevano viversi i Cobas come un sindacato e farsi la politica-politica nel PRC (o, pochi, tra i Verdi o PdCI) con relative proiezioni elettorali: insomma, da questo punto di vista ci siamo sempre comportati come se fossimo solo un sindacato. Fino a trovarci una assessora alla Cultura di Taranto a cose fatte, responsabili di sedi locali in Parlamento e più di una dozzina di altri responsabili locali o militanti noti come Cobas in incarichi comunali, regionali o provinciali istituzionali. C’è da dire, però, che non entravamo in conflitto neanche con quei nostri “quadri”, totalmente scissi tra roboanti dichiarazioni di principio astensionistiche e praticaccia quotidiana del “tenemoceli boni”, che li portava a non stuzzicare il can che dorme sul terreno elettorale: un po’ come era, sul piano sindacale, ai primordi Cobas, quando tanti super-compagni ci bacchettavano per una certa presunta burocratizzazione e poi si iscrivevano (per la consulenza e i cazzacci loro) alla UIL o alla Cisal o alla Gilda o allo Snals.
In tal modo, però, non prendendo alcuna posizione ufficiale e lasciando che ognuno/a operasse a propria discrezione, come se le sue scelte non avessero nessuna ricaduta sulla nostra immagine, per parecchi anni, e fino alle ultime elezioni nazionali, siamo stati spesso accomunati ai partiti della ex-sinistra “radicale” e al PRC in particolare, accollandocene anche le responsabilità di fronte a quei lavoratori che in qualche modo ci consideravano una specie di sindacato collaterale a tale area politica: perché avevamo dei candidati conosciuti in quelle liste, perché una parte dei nostri “quadri” erano notoriamente anche esponenti del suddetto partito, perché ci facevamo le cose insieme, perché gran parte di noi li votavano ecc…
Ora, ci pare di poter dire che dopo un anno e mezzo di disastri oltre l’immaginabile da parte del centrosinistra e della sinistra “radicale” in particolare, la situazione è cambiata vistosamente. Il quadro istituzionale è avvelenato oltre ogni dire, la mitica unità delle sinistre che doveva servire a fare argine a Berlusconi è stata distrutta dalle “sinistre” stesse e Berlusconi riaccreditato alla grande proprio da esse (Veltroni e Bertinotti in primis), la nostra “clemenza” precedente verso PRC e soci è stata ripagata con una ostilità programmatica e con la chiusura di ogni spazio, la Cgil ha tentato di farci fuori del tutto e per essa il governo Prodi è stato, in tale direzione, una cornice più favorevole di un eventuale governo Berlusconi. Lo stesso PRC si è macchiato di tutte le colpe possibili: ultima delle quali, la rivalutazione, tramite la trattativa sul sistema elettorale, di quel Berlusconi la cui cacciata aveva motivato ogni altra schifezza. Ora, dunque, ci sono le condizioni per decidere obiettivamente anche in tema di elezioni. In altri termini, chi ci dovesse dire: “non schierandovi con la ‘sinistra” contribuite al ritorno di Berlusconi”, può essere facilmente ridicolizzato/sputtanato, visto che il progetto della ex-sinistra dominante (il PD) è proprio quello di andare al governo con il Cavaliere e l’altra “sinistra” ha trattato con lui fino a ieri per la legge elettorale, definendolo interlocutore credibile e affidabile.
Ora, sic stantibus rebus, in astratto la scelta più costruttiva, come ci siamo detti al seminario estivo e all’ultima Assemblea nazionale, potrebbe apparire - all’esterno, ai cittadini ma anche a larga parte dei nostri/e iscritti e militanti - quella di un’alleanza tra movimenti reali e aree conflittuali, fuori dal finto bipolarismo centrodestra/centrosinistra, che, insieme, tentino anche la carta del palcoscenico elettorale, soprattutto sui territori e a livello locale, senza fare del risultato un feticcio, dimostrando soprattutto la propria totale autonomia anche su tale piano da ogni schieramento parlamentare. E’ l’ipotesi che, in via di principio, abbiamo esaminato anche nell’ultimo EN, mi pare con un ampio consenso sulla sostenibilità teorica di una tale posizione.
Ma il fatto concreto è che questa può essere una ipotesi di prospettiva, che però, qui ed ora, non ha alcun riscontro reale. Se guardiamo alle forze più presenti nei Patti e nelle alleanze che stiamo creando, molti erano interni fino a ieri al PRC o ai verdi, altri lo sono ancora di fatto e si presenteranno nelle loro liste, altri ancora si trovano in strutture unitarie territoriali che hanno appena iniziato ad affrontare la questione, e in più due gruppi/minipartiti hanno già deciso, ignorando il parere collettivo (che ovviamente non erano obbligati a rispettare, visto che i patti sono tematici), di presentare due liste di partito nuove, quella di Sinistra Critica e quella del Pcl, per giunta in contrapposizione e polemica bollente: e infine, qui ed ora, alle spalle dei Patti non c’è un organico percorso unitario già sperimentato, e anche dove ci sono forze davvero consistenti di movimento, persino nelle punte più avanzate come a Vicenza e in Val di Susa, non c’è per il momento alcun orientamento unitario in tal senso. Dunque, questa ipotesi può essere valutata/prospettata per un ipotetico e auspicabile futuro, ma non è dell’oggi: ed è quindi bene che venga affrontata come tutte le cose futuribili.
Ma non può avere riscontro reale nemmeno - e ce lo eravamo già detti al seminario, all’AN scuola e all’ultimo Esecutivo - quella di una lista Cobas: anche se la proposta avanzata da alcuni è finalizzata ad avere spazi di visibilità e di parola per potere denunciare il furto di diritti sindacali ai Cobas e ai lavoratori. Dal punto di vista tecnico, occorrerebbero decine di migliaia di firme (vere) da raccogliere in pochissimo tempo nelle varie circoscrizioni elettorali. Ma, firme a parte, ci sembra inverosimile che un’organizzazione che fino a ieri neanche affrontava il problema (restando in un certo senso sindacato “puro”, persino più di quelli ufficiali che comunque delle indicazioni hanno sempre finito per darle), adesso, da un giorno all’altro, si metta a improvvisare una lista nazionale, sia pure solo finalizzata ad avere più voce nella nostra denuncia contro la casta sindacale concertativi.
Aggiungiamo pure, però, che dovremmo essere contrari ad una tale ipotesi persino se le elezioni si tenessero tra sei mesi o un anno. Per le stesse ragioni per cui siamo contrari oggi alla presentazione di Sinistra Critica e Pcl, perché si ripresenta la in-fausta teoria del partito che rappresenta i movimenti (e se la prima volta è stata una tragedia – si fa per dire - la seconda, anche per le dimensioni minuscole dei partiti-bonsai, si delinea la farsa) e pretende di parlare di fatto a nome loro; e sopratutto perché solo una vasta alleanza sociale e politica, davvero radicata e riconosciuta nei territori, plurale e molteplice, può provare a ribaltare un po’ le regole del gioco, non venendo poi schiacciata da eventuali risultati risicati.
Alla luce di queste considerazioni, ci pare che resti una sola cosa coerente, utile e fattibile: dichiarare la nostra estraneità a tutte le liste, specificare che non ne sosterremo alcuna e che non metteremo candidati in nessuna di esse e che se nostri/e militanti ci si dovessero collocare, in qualsiasi di essa, lo farebbero a titolo personale e senza nessun appoggio dell’organizzazione. Precisiamo che non è vero che è quanto abbiamo sempre fatto: anzi, quanto abbiamo scritto nella prima parte di questo testo, serviva appunto a segnalare che “a latere” del nostro silenzio centinaia di nostri iscritti/e o militanti, in modo più o meno evidente, hanno finito per farla la campagna elettorale, coinvolgendoci in essa, di fatto, in tante situazioni locali. Stavolta, oltretutto, la cosa si ingigantirebbe, perché oltre alla Sinistra Arcobaleno avremo Sinistra Critica e Pcl in caccia di nostri candidati/e, conosciuti come esponenti Cobas. Se dunque esplicitare la nostra estraneità potrà crearci problemi – come qualcuno/a teme, ed è possibile - con alcuni militanti e con iscritti/e, non esplicitarla ce ne creerebbe molti di più con i “semplici” lavoratori (che sono la stragrande maggioranza di chi ci circonda e che può avvicinarsi ai Cobas), i quali, identificandoci anche dopo la catastrofe del centrosinistra con i responsabili del disastro-Prodi oppure con una specie di velleitario gruppettarismo di ritorno, si allontanerebbe decisamente da noi.
Nell’EN scuola, per la verità, avevamo sintetizzato l’intera posizione suddetta con un titolo che era “Nessuno merita il nostro voto”. Riflettendoci bene, l’espressione non è convincente. Da una parte lascia credere che il voto sia una specie di dono che si elargisce solo a quelli veramente meritevoli (mentre, ad esempio, se votare Veltroni fosse davvero il male minore, uno lo potrebbe fare anche se “non se lo merita”), dall’altra è una espressione di disprezzo che finisce per accomunare in un unico giudizio PD e Sinistra Critica, Forza Italia e Pcl (e nonostante il velleitarismo partitista né Sinistra critica né il Pcl lo meritano, anche se fino a poco fa Sinistra Critica si è accollata tutte le responsabilità del PRC, voti per il governo Prodi e per la guerra compresi); infine, perché nostra intenzione non è battere il territorio con una campagna astensionistica (sarebbe specularmene velleitaria come una nostra presentazione) ma semplicemente palesare senza equivoci la nostra estraneità a questi schieramenti, qui ed ora, senza che questo implichi per sempre un nostro rifiuto verso ipotetiche altre modalità di partecipazione.
Crediamo dunque che dobbiamo articolare il perché non sosteniamo nessuna lista, con motivazioni differenziate per: a) il centrodestra; b) il PD; c) la Sinistra arcobaleno; d) le liste Sinistra Critica, Pcl e simili. Sui primi due non-sostegni non ci dilunghiamo, è facile e ci vuole poco. Sul terzo non ci fermeremmo solo all’elencazione di quello che hanno combinato nell’ultimo biennio ma insisteremmo persino di più nel fatto che la prospettiva della Sinistra Arcobaleno è quella dell’alleanza con il PD anche se il PD ora non vuole. Almeno tre (e mezzo) di quei quattro partiti aspetteranno al varco il PD e riproporranno quella come unica prospettiva dopo le elezioni: dunque sono disposti a tornare al governo con un PD che vuole come ministri pure Montezemolo o Ichino e il Vaticano alle spalle.
Infine, per la quarta opzione non criticheremmo solo la velleità del gruppetto che si gonfia a partito e simula una inesistente rappresentanza nazionale, ma soprattutto la deformazione partitista di chi pensa che alla fin fine i movimenti si devono agitare ma la vera politica la fa il partito nelle istituzioni: che è l’antitesi della possibile auto-rappresentazione dei movimenti e delle realtà sociali, sia nella forma che si potrebbe auspicare in Italia un domani qualora se ne aprissero le condizioni, sia nelle modalità in cui si sta realizzando in alcuni luoghi del mondo.
Dopo tale articolata spiegazione, crediamo che si debba concludere specificando con la massima chiarezza:

NON SOSTENIAMO NESSUNA LISTA, NON DIAMO INDICAZIONE DI VOTO PER NESSUNO, NON METTIAMO CANDIDATI IN ALCUNA LISTA, NOSTRI MILITANTI CHE DOVESSERO EVENTUALMENTE CANDIDARSI LO FANNO A PURO TITOLO INDIVIDUALE E NON AVRANNO IL NOSTRO SOSTEGNO.

Con una aggiunta che andrà fatta al nostro interno per eventuali candidati. E’ bene dire senza giri di parole che non solo chi di noi ha incarichi, statutari o informali e dichiarati all’esterno, deve ufficialmente abbandonarli al momento di iniziare la sua eventuale campagna elettorale, ma deve specificare ufficialmente che la sua “avventura” è per così dire in “solitaria”, del tutto indipendente dai Cobas. Resta la faccenda della “larga maggioranza” necessaria per decidere in Assemblea nazionale. Non c’è pieno accordo in Esecutivo su questo: e dal punto di vista statutario hanno certo ragione coloro che dicono che non abbiamo nessun obbligo di maggioranze “qualificate” sul tema. Però, poniamo un problema di opportunità politica. E cioè: conosciamo la storia di questa organizzazione, sappiamo la differenza che c’è tra come i Cobas sono concepiti da quelli/e che chiameremmo i “soci fondatori” e da chi porta la carretta da anni, e come siamo visti da molti/e degli iscritti; ed è ben noto, infine, che l’argomento fino a ieri era tabù e quando abbiamo cominciato a porlo, molti/e (anche tra gli assidui frequentatori delle nostre assemblee) ci guardavano domandandosi dove volessimo andare a parare. Ora stiamo facendo passi avanti nella comprensione reciproca e nella chiarezza di intenti, e altri ne faremo in assemblea e successivamente: ma la cosa non è ancora patrimonio collettivo. Per cui raggiungere un’ampia maggioranza dovrebbe consentirci una migliore gestione delle decisioni. Noi auspicheremmo almeno la maggioranza dei due terzi. Però, se non troviamo accordo su questo come scuola, possiamo rimandare la decisione stessa all’assemblea confederale.

I membri dell’EN scuola: Francesco Amodio, Elettra Anghelinas, Daniela Antoni, Rina Anzaldi, Nanni Alliata, Paola Battisti, Piero Bernocchi, Giovanni Bruno, Mauro Cannatà, Luigi Coccia, Giancarlo Della Corte, Marco D’Ubaldo, Gian Piero Fais, Renato Franzitta, Pino Giampietro, Nicola Giua, Carlo Moccia, Massimo Montella, Antimo Santoro, Marco Scanavini, Anna Grazia Stammati, Gianni Vicaro, Teresa Vicidomini, Beppi Zambon

Pino Iaria e Alessandro Palmi non condividono questo testo, così come Alidina Marchettini che però è in disaccordo sull’articolazione di esso ma d’accordo sulle conclusioni riguardanti la posizione da prendere come Cobas scuola e come Confederazione.

 
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