
Storia e deriva di un sistema di potere da Fantalandia al nuovo porto
La trasformazione radicale di Sestri Levante si manifesta in forme
sempre più clamorose che muovono da un lungo processo di disgregazione
e di ricomposizione sociale e politica iniziato sul finire degli anni
’70 ed esplosi nella loro materialità compiuta con la vicenda della
crisi e della fine della F.I.T.
Il controllo operaio sul territorio, attraverso una sua cultura
egemone, determinava avanzate politiche sociali persino a prescindere
dalla coloritura delle diverse amministrazioni comunali che si sono
succedute negli anni.
Sestri Levante fu così una delle prime città italiane a dotarsi di
un piano regolatore generale e di consigli di quartiere e praticamente
l’unica sul territorio a preservare le sue colline dalla speculazione
edilizia.
Controllo operaio significava anche cultura del lavoro oltre i
cancelli delle fabbriche. Numerose erano, infatti, le imprese
artigianali, le botteghe, le aziende agricole e di pesca: l’intera
città regolava i suoi ritmi sulle sirene di Cantiere e Tubifera. Tutto
questo si relazionava al turismo e al resto delle attività economiche
(affitti, speculazioni, rendite) in un quadro di sostanziale
paritarietà.
L’estinzione di quella cultura egemone, la fine di quel controllo
sociale (Fantalandia segnò simbolicamente l’inizio di quel processo)
hanno determinato, da una parte, la creazione di un nuovo ceto
dirigente, dall’altra il crollo di quell’originale equilibrio che si
basava sulla cultura del lavoro.
Speculatori, faccendieri, strozzini e lobbisti di ogni tipo,
prendendo di fatto il controllo di partiti operai, sindacati ed
istituzioni non solo hanno segnato le infelici scelte urbanistiche,
sociali ed economiche della città, ma hanno dato il via ad una reazione
a catena che non cenna ancora a fermarsi: il pauroso aumento degli
affitti con la conseguente espulsione dal cuore della città dei ceti
popolari, la precarizzazione del lavoro, la negazione assoluta di spazi
sociali.
Il processo di mercificazione, di monetizzazione del tempo e di
ogni spazio, l’individualismo sono determinati da uesto perverso
meccanismo sociale che ha indotto gran parte della popolazione operosa
a trasferire dal lavoro alla speculazione e alla rendita le proprie
speranze di sopravvivenza.
I livelli di questa trasformazione sono sempre più insopportabili
fino al punto di bloccare la stessa vita economica e democratica della
città insieme alle speranze di radicamento nelle nuove generazioni
condannate alla coabitazione coatta o all’espulsione: quale attività
artigianale, quale associazione, quale giovane coppia non politicamente
corretta e introdotta può permettersi infatti di pagare affitti come
quelli correnti?
Paradossalmente in parallelo a questo quadro di scomposizione
sociale assistiamo ad un curioso processo di compattamento politico tra
i partiti che, in assenza di una differente rappresentanza sociale,
preferiscono una prospettiva di generale ammucchiata con conseguente
spartizione di quote e di potere. Una deriva qualunquista e populista
che crea un profondo baratro tra i ceti popolari e proletari e la
politica il cui esempio più eclatante si è verificato in occasione del
recente referendum sul porto che ha visto la clamorosa sconfitta della
Giunta comunale e del gruppo di potere che la ispira e la sostiene.
Sarà così la definizione di una nuova prospettiva sociale e di un nuovo
gruppo dirigente che pongano il lavoro e la socialità al centro della
proposta politica ad indicare l’unica e seria via praticabile per una
futura alternativa a questo corrotto sistema di potere.
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez. Sestri Levante
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