Creato da Reputazione il 25/01/2011
Risoluzione casi di lesione alla propria reputazione digitale

 

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La Reputazione Online, risponde Reputation Manager

Reputation Manager

Ci sono momenti del proprio passato che ciascuno di noi vorrebbe ardentemente dimenticare.

Se questi momenti sono stati immortalati da una istantanea finita poi nel web, vorremmo che la rete la inghiottisse senza lasciarne traccia.

Purtroppo il web non dimentica nulla, e determinate foto possono riemergere a nostro danno, sia in termini di vita privata che di percorso professionale, come nel caso di Stacy, ragazza statunitense che nel 2007 aveva 25 anni. Il suo è forse il caso più emblematico del fatto che nel web nulla viene cancellato.

A Stacy fu negata l’abilitazione all’insegnamento a causa di una foto che la ritraeva ubriaca il giorno prima della sua laurea, pubblicata poi su Myspace. Per la sua università tale istantanea non era soltanto una sorta di promozione al consumo di alcolici in un Paese dove le leggi a proposito risultano estremamente severe, ma essa costituiva un pessimo esempio per coetanei e per gli alunni che avrebbe potuto avere una volta divenuta insegnante.

La situazione si aggravò con la creazione di una Fan Page su Facebook intitolata “Piratessa ubriaca”, che naturalmente risultò estremamente danneggiante per la già precaria posizione professionale di Stacy.

La vicenda della ragazza statunitense si configura come l’emblema di una generazione il cui passato si è riversato quasi completamente sul web; parenti, amici, compagni di scuola e ex colleghi ne fanno parte.


Reputazione _nline
La reputazione online, in tal senso, risulta seriamente minata e non solo a livello di immagine, ma anche, e intrinsecamente, in termini di privacy. Un intervento rigido ma al contempo necessario pare essere la migliore soluzione al fine di ottenere una reputazione online immacolata.

In questo contesto si inscrive l’operato dei reputation manager, il cui compito è salvaguardare, tutelare e promuovere una immagine e reputazione online del tutto positive del soggetto in questione. Essi sono definiti anche ingegneri della reputazione.

Stando ad un sondaggio redatto da Microsoft,  il 75% dei reclutatori e dei responsabili delle risorse umane ha dichiarato che, in base alle richieste espresse dalle compagnie, essi si trovano spesso nella condizione di effettuare  ricerche on line sui candidati.

Il 70% di loro ha rivelato che almeno una volta hanno scartato un aspirante sulla base di una foto compromettente, di un commento o tweet fuori luogo, o per aver giudicato inappropriato il comportamento di un candidato all’interno delle piattaforme social, ovvero le strutture più esaminate in queste ricerche.

Anche le aziende possono trovarsi in una situazione del tutto analoga: basta un commento o una recensione negativa da parte di un cliente, di un partner o di un fornitore per ledere la reputazione online della compagnia stessa.

Esistono, senza dubbio, alcune metodologie utili ed efficaci per rintracciare tale flusso di dati negativi, come, ad esempio, l’impostazione di Google Alert imperniata sul nome, capaci di monitorare anche ciò che viene espresso su un soggetto su piattaforme blog come Technorati o su forum come Boardtracker.

Questi metodi possono essere adottati e attuati in totale autonomia.

E altrettanto indipendentemente si possono cercare e mettere in pratica delle soluzioni per correre ai ripari.

I consigli degli esperti sono direzionati alla creazione e alla gestione coerente e continuativa di blog e pagine social imperniate su contenuti positivi  dedicati ad un singolo o ad una compagnia; in tal momento l’innesto di tali dati porterà ad una “declassificazione” dei contenuti lesivi presenti sul ranking proposto da Google.

Andrea Barchiesi, managing Director di Reputation Manager, società che dal 2004 opera nel settore della Comunicazione e delle Aree Marketing, ha sottolineato che può rivelarsi utile anche cercare un dialogo con l’autore del contenuto negativo, anche se, contro le aspettative, questo in alcuni casi può rivelarsi dannoso, in quanto può innescare una reazione a catena da parte di altri utenti/consumatori.

Andrea Barchiesi ha poi spiegato che non è sempre è possibile reperire l’autore del commento o dell’opinione negativa: in questo caso si procede ad una reingegnerizzazione dei contenuti.

L’articolo si conclude con un invito ad essere più attenti a quanto viene pubblicato sul web persino da noi stessi.

 

Fonte:

Voglio una reputazione digitale immacolata

 
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