Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

 

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Il Gioiello dell’Intimità...

Post n°263 pubblicato il 16 Febbraio 2019 da RoHarLu

Essendo la stessa sostanza del Creatore di tutte le cose, e Uno con lui, noi siamo a lui perfettamente concatenati, e, qualunque esperienza dovessimo mai vivere, qualsiasi illusione dovessimo mai abbracciare, questa connessione mai potrebbe venire meno.

Per logica conseguenza, essendo altresì lo stesso materiale di ogni cosa mai “creata”, condividendone origine e processo,  noi siamo esattamente legati a tutte le creature di tutti gli universi che mai siano venuti in essere in qualsiasi tempo, luogo, spazio, dimensione.

Vivendo il gioco della separazione, e dell’oblio di molti tempi, ci siamo sentiti sconnessi da ciò che era ed è, e sempre sarà, il nostro punto d'inizio, come da ogni altra cosa esistente.

Questa esperienza della dualità sta per avere, per questa parte di spazio, il suo compimento, e questo permetterà di riprenderci le connessioni apparentemente perdute, e tutte le nostre appartenenze.

Noi apparteniamo al Creatore, e il Creatore ci appartiene, e questa, oltre ad essere una grande verità, può essere il più grandioso dei sollievi nel nostro peregrinare lungo tracciati perigliosi e assai poco illuminati.

Quel senso di appartenenza che percepiamo, in modo più o meno forte, secondo il gradino conquistato nella scalinata che ci slancia verso il cielo, nei confronti del Creatore, è il medesimo che dovremmo, come per qualcuno accade, avvertire verso ogni essere della manifestazione.

Tuttavia, il ricordo non è ancora pienamente efficiente, così esso viene relegato a pochi aspetti della creazione, i soggetti a noi più vicini, spesso addirittura perche così è espresso e comandato dalla consapevolezza sociale, o le cose che ci appartengono.

Pian piano però, esso assume un significato più vivo nelle nostre realtà, estendendosi alle unità a noi più affini, ai componenti delle nostre famiglie d’anima, che istintivamente, o, per meglio precisare, intuitivamente, riconosciamo, alle nostre anime gemelle.

Certo, l’appartenenza di cui si parla, e che percepiamo come tale, ad esempio, come estremo, nelle relazioni romantiche verso le nostre anime gemelle, poco ha a che vedere con il “possesso” in senso stretto, atteso che, in modo molto naturale, tenderà sempre a garantire a qualsiasi vincolo e/o interazione dovessimo intraprendere o intrattenere, quella sfera di libertà, e conseguente sovranità, che rimane prerogativa di ogni ente per diritto di origine.

In effetti, in questi, come negli altri casi ai quali stiamo accostando il termine, ciò che veramente si “appartiene”, pur persistendo, come si diceva, la totalità del rispettivo potere, è il Cuore. Perché solo quest’ultimo è in grado di donarsi universalmente senza privarsi, e privare alcuno, del benché minimo lembo di autodeterminazione.  

È da quel senso di appartenenza al quale si accenna, che scaturisce poi quell’impressione di intimità che spesso, o quasi sempre, viene colto negli incontri tra elementi affini.

Per questo qualcuno arriva ad asserire che è specificità dell’essere “spirituali” il preferire l’intimità con altre forme di vita, ad altri profili di contatto, per così dire, più superficiali.

In verità, è l’aderenza al Cuore di un altro essere che automaticamente, nell’idea di esperimento unitivo che ne deriva, trascina amorevolmente verso l’intimità.

Cosa, in effetti, non esente da problemi, visto che l’esperienza, collocandosi già più al livello della psiche, o, addirittura della coscienza superiore, potrebbe non essere, di primo acchito, condivisa dai corpi “inferiori” [fisico, mentale, e (perfino) emozionale].

Pertanto, potremmo sentirci “intimi” con qualcuno, anche appena conosciuto, o addirittura con una nostra anima gemella, ma poco in “confidenza” con il suo corpo, la sua mente, le sue emozioni, seppure, in molti casi, soprattutto se entrambe le creature condividono un parificabile livello di crescita, il processo di avvicinamento potrebbe verificarsi in modo più rapido.     

Appunto per questo, dichiarare che l’essere per così dire spirituale preferisca l’intimità, non è in un certo senso perfetto, in quanto, semplicemente, in questi viventi il meccanismo funziona un po’ alla rovescia, secondo ciò che la consapevolezza sociale ha fatto ritenere giusto alle menti incarnate in questa estensione. Nel senso che il ricercatore di autenticità prima avverte l’intimità, quindi permette il resto, più spedito per alcuni, meno agile in altri, secondo le esperienze e i residui convincimenti di ciascuno.

In conclusione, l’augurio è che, nell’attesa di quell’Unità unica e sola che è sempre la compiuta verità, si possa essere quanto più “intimi” possibile con il [Primo] Creatore, e con la più grande frazione di creature che il nostro Cuore riesca a contenere.     

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 
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