Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

 

Le guerre dei poveri.

Post n°480 pubblicato il 04 Maggio 2026 da RoHarLu

Siamo esseri infiniti, nel punto contiguo alla sorgente, seppur non tutti ci vogliono così. E manipolano, coloro che lo permettono, facendo si che credano il contrario, che sono peccatori, limitati, inutili perfino.

Ci sono innumerevoli sistemi di valori, secondo le ideologie dominanti, che ovviamente non dureranno per sempre – e, secondo questi, una cosa vale più di un’altra.

Di nulla però, potrà mai essere affermato, e questo lo sa anche chi ha interesse ad imporsi, che sia perfettamente inutile.

Anche il più piccolo degli esseri, anch’egli Sorgente, anch’egli consapevole, e, anch’egli, che “sa”, è fondamento basilare dell’universo manifestato e del suo equilibrio.

In verità, il discorso dei valori è una farsa, oltre che un’illusione.

Non che non sia importante avere una struttura che regga idealmente il sistema. È che può essere manovrato, controllato, condizionato, secondo gli interessi e la partecipazione di un gruppo o di un altro, e secondo la forza che uno o l’altro nucleo dispone.

E la forza in questo momento è nell’informazione.

Perché tutti abbiamo dimenticato chi siamo, ciò che abbiamo dentro, la nostra intima essenza.

Siamo ciechi, e cerchiamo guide dappertutto, cadendo molto spesso nei tranelli delle capre giuda, che ci conducono al macello, al quale tuttavia, finiranno un giorno o l’altro anche loro.

È una guerra dei poveri, perché qualcuno vuole così, e perché tendiamo a consentirlo più o meno consapevolmente.

Questa estensione, pur creata, costruita, edificata, come una sorta di paradiso, non è ormai che una prigione.

E dentro di essa, altre e numerosissime prigioni tendono a trattenerci, e molto spesso ci riescono, in ostaggio, senza lasciarci andare via liberi neanche per un istante.

E lo siamo a tal punto prigionieri, che siamo arrivati addirittura ad amare e giustificare i nostri sequestratori.

È una realtà drammatica, che non dobbiamo solo capire e comprendere, ma che dobbiamo superare invece. Cercando di rinvenire ad ogni costo, rintracciando nei meandri più nascosti e segreti, quali possano essere le giuste soluzioni, e applicarle.

C’è vita dappertutto nel cosmo, e c’è anche posto per tutti noi senza riserva alcuna, né altra complicazione.

E questo non potrà mai essere e mai lo sarà, oggetto di discussione o controversia.

Il dilemma è semmai completare in questa area, rinvenendolo e sentendolo - ciò che eventualmente siamo venuti a fare, ammesso che dentro di noi esista qualcosa del genere.

Questo al solo scopo di giungere alla pacifica convinzione che abbiamo fatto tutto il possibile, finendola per sempre, e permettendoci in tal modo di andare finalmente oltre.

Magari ritornando al posto dal quale siamo venuti, o ricominciando a visitare altri luoghi e spazi.

Persino se non dovessimo dimenticare più tutti questi traumi, indipendentemente da come la vediamo dall’altra parte. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Appena un momento, nella vastità del cosmo.

Post n°479 pubblicato il 28 Aprile 2026 da RoHarLu

Il pianeta Terra è molto gravoso.

Lo si dice dappertutto, e tante fonti lo ribadiscono.

Forse lo si ripete così tanto solo per renderci la medicina meno amara.

In effetti questa porzione di spazio è piena di drammi, che però, sembra che agli esseri umani piacciano tantissimo, senza che sia facile capirne il senso, visto che sono poi solo afflizione e angoscia.

La cosa curiosa è che il dramma è sponsorizzato anche da molte dottrine religiose.

Sarà un artificio, uno stratagemma, qualcosa per portarci sempre lì?

Forse qualcuno ha in passato detto che serve?

E ammesso che sia così, perché sceglierlo in maniera così spassionata e disinvolta?

In verità è tutto così faticoso e pesante, che non appare agevole credere che sia anche indispensabile.

Può essere che un qualche dio chiamato a governare questo mondo, sempre che non ne ricavi una qualche utilità, abbia così tanto a cuore la sofferenza fisica, mentale e spirituale delle sue creature?

Peraltro, se dio, per credenza condivisa - è tutto, non lo sono anche tutte le sue creature, come anche le varie espressioni di queste ultime?

Perciò, nuotiamo in un oceano di realtà manifestata che alla fine non è altro che Dio/Sorgente, indistinta nella sua origine, e completamente dissimile nella sua rivelazione.

Questo però può portare solo al fatto che possiamo scegliere tutto ciò che più ci aggrada, senza che ne derivi offesa per quella Fonte che è prima, durante e dopo ogni cosa, giusto?

Ad esempio tutti vogliono essere amati. E sembra che sia il vero tallone di Achille, o uno dei più carichi, delle razze emotive.

E la maggior parte degli individui si mostra rigida e birichina a volte solo perché non si sente amata, anche se essere amati è in verità solo una parte del problema, visto che è importante allo stesso identico modo amare.

Anzi, amare ed essere amati non è semplicemente un’azione, ma una struttura, un sistema di vita, e, forse, non è neanche una scelta, essendo fortemente connaturata con l’essenza di tutto ciò che siamo fin dal principio.

Ma amare ed essere amati, essere e rendere felici e gioiosi, essere in pace ed armoniosi, non sono alla fine tutte parti dello stesso problema, vale a dire, la vita?

Quindi, alla fine, come funziona incarnarsi, o qualsiasi cosa sia l’essere qui, o in altri posti della parte svelata del cosmo?

E come funziona la scelta?

E quante sono le possibilità?

Dipende tutto e solo da ciò che si desidera?

Essere su questo pianeta, che abbiamo apostrofato essere estremamente impegnativo, non è tutto. E non è l’inizio e la fine di ogni cosa. È solo qualcosa che abbiamo trovato in mezzo, il candito nel panettone, la goccia di cioccolato nella reinterpretazione della crema chantilly.

Ci piace, non ci piace, è solo un momento, nella vastità del cosmo.

E dipende solo da noi scegliere ciò che più incontra i nostri gusti e ci fa sentire meglio nelle varie occasioni che ci siamo date. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Attenzione ai falsi dei

Post n°478 pubblicato il 15 Aprile 2026 da RoHarLu

Viviamo in un ambiente fortemente controllato, condizionato e manipolato, e qualsiasi intervento di chi tira in un certo senso le redini del mondo, ad esempio per il tramite del denaro, delle decisioni, delle emozioni, delle credenze, dei convincimenti, è sempre teso a creare paura, angoscia, afflizione, la conseguenza delle quali è quella di aumentare ancora di più padronanza e  manipolazione.

Chi possiede le ricchezze del mondo, dopo che ha fatto di tutto per renderle tali, ha tutto l’interesse a garantirsi sempre più ricchezza, che è potere, facendo in modo che la maggior parte, la quasi totalità degli esseri della Terra in effetti, creda che sia meglio, per tanti motivi, religiosi tra i primi, essere e restare poveri.

È ovvio poi che il problema sia non tanto la ricchezza quanto la distribuzione.

Siamo ancora arretrati sulla terra, e forse non saremmo in grado di gestire una società senza denaro. Soprattutto per le basse emozioni, anch’esse frutto del modo di amministrare questo spazio, che fanno da sfondo ad ogni aspetto delle esistenze su questa porzione di spazio.

“Ognuno venera i propri dei”, si dice, che per la maggior parte degli individui sono gli eroi delle varie discipline di intrattenimento, senza lontanamente immaginare che sono stati da loro stessi creati e mantenuti in vita.

È necessaria dell’energia per manifestare ciò che in qualche modo desideriamo. Ma per alcuni sembra molto più facile, palesando delle realtà che molti vorrebbero.

Il fatto è che possiamo rivelare la nostra vita da soli, o aiutati dagli altri, se dovessimo godere delle loro attenzioni.

Perché l’attenzione, con tutto ciò che comporta, e nelle varie modalità in cui si esplicita, è energia.

Così, quando siamo “devoti” di qualcuno, o qualcosa, che sia Dio, o un personaggio dello sport, o dello spettacolo, o della politica, o della società “bene”, riversiamo su quella persona, in tanti modi, energia a profusione, che quell’essere utilizzerà per raggiungere i suoi obiettivi, che siano egoistici o meno, o fondati sul bene di tutti o no.

Potrebbe non esserci qualcosa di male in questo processo, anche se in verità lo è male per noi, che perdiamo tutto ciò che ci poteva permettere di vivere la vita che avremmo voluto.

Al di là delle teorie, non assurde, sul fatto che la Terra sia una zona di apprendimento per menti “forti”, o una scuola, o un percorso di estrema sopravvivenza, e al di là del fatto che in altre densità del cosmo, e ci si riferisce in questo contesto solo a quelle dove in qualche modo prendiamo le decisioni su come strutturare la nuova avventura nel vasto universo, e, magari, abbiamo scelto un percorso accidentato proprio per irrobustire le nostre “ossa” e farci crescere i muscoli - il fatto più precipuo è che noi dobbiamo ragionare esattamente come gente del posto in cui ci esprimiamo, prendendo atto di tutte le difficoltà che quest’area di estrinsecazione comporti, al fine di agire in tutti i modi consentiti per cambiare le cose in meglio per noi, secondo le nostre concezioni del momento.

Questo porta anche all’evitare di sprecare risorse in progetti sterili, senza alcun genere di profitto, come potrebbe essere quello di elargire le nostre energie in molte direzioni senza che ce ne venga alcun merito.

Se il principale precetto di questa vita è quello di evitare in qualsiasi modo di danneggiare altri, che peraltro sono anche loro “inguaiati” in queste peripezie come e peggio di noi, quello subito dopo è sicuramente di stare assennatamente attenti al nostro benessere (e, perché no pace), utilizzando tutte le conoscenze alle quali in ogni determinato istante riusciamo ad accedere.

E questo alla fine chissà, magari garantirà prosperità e armonia all’intero corpo dell’umanità.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

In Memoria dell’Avatar “normale”.

Post n°477 pubblicato il 11 Aprile 2026 da RoHarLu

Quindici anni fa Sai Baba lasciava il piano fisico.

Probabilmente mancherà poco, forse appena qualche anno, che Prema Sai, la terza incarnazione dell’Avatar, si manifesti ufficialmente e pubblicamente come la terza incarnazione dell’Avatar di questa era.

C’è qualche informazione in giro che riporta a sommi tratti quello che accadrà, anche se parlarne non avrebbe comunque una qualche rilevanza.

Avatar significa discesa, e si riferisce a quel fenomeno secondo il quale un “essere molto elevato”, per alcuni Dio stesso, “discende” appunto sul piano fisico, assumendo un corpo idoneo allo scopo da lui stesso prefisso.

Anche Sai Baba, riferendosi a se stesso, si definisce un Avatar.

Aggiunge però, che tutti noi siamo avatar.

Esiste qualcosa del genere anche nei video game, e, probabilmente, il termine non è utilizzato in modo completamente inopportuno o sconclusionato.

In verità, a parere di chi scrive questo ricordo, Sai Baba non si riduce in alcun modo ad un singolo essere.

Sai Baba è invece un gruppo. Un gruppo smisurato di persone ed individui, probabilmente appartenenti a molte delle razze che compongono in questo preciso frangente il multiverso.

O, in un’altra seducente idea, Sai Baba è una variegata compagnia di entità altresì attori, di cui lui sarebbe il capocomico - venuti ad inscenare un dramma, o commedia, o tragedia, a seconda di come la si voglia intendere, di tonalità cosmica, per una indefinita serie di ragioni e motivazioni che forse sarebbe molto difficile da esplicitare ed elencare, ammesso che li si conoscesse.

E quest’ultima definizione spiegherebbe anche il fatto che i compositi componenti di questa “compagnia” siano nella sostanza tutti i “compagni” discesi.

Tutti i compagni che sono però alla fine un unico essere, un unico raggio di luce, l’Avatar!

Quando Sai Baba lasciò il corpo, qualcuno ironizzò, lasciandosi andare a qualche battuta canzonatoria sul possibile errore di precognizione da parte dello stesso, atteso che avesse (sembra) chiaramente specificato che sarebbe morto a novantasei anni (novantacinque per gli occidentali, visto che gli indiani hanno già un diverso sistema di conteggio dell’età).

In ogni caso, a parte l’astronomica ignoranza, visto che questi presunti e saccenti comici hanno mostrato chiaramente di non sapere assolutamente nulla sia dell’Avatar, di ciò che aveva esattamente detto, sia di come invece quanto affermato rispondesse fedelmente alla fine a quanto effettivamente accaduto, oltre che degli elementi e fattori rilevanti per le altre culture interessate agli eventi.

In realtà, stando a fonti molto più che attendibili, non sembra che Bhagavan abbia mai affermato che la sua previsione fosse relazionata al calendario romano. Mentre invece, prendendo in considerazione ad esempio il metodo Nakshathara kala ganana, come in maniera naturale hanno fatto in India, può essere visto come il mese comprenda in realtà 27 giorni, vale a dire 27 nakshathras, mentre l'anno ne contenga 324.

Il presupposto porterebbe così alla naturale conclusione che Swami abbia vissuto sulla Terra appunto 30.834 giorni, vale a dire 95 anni e 54 giorni. Cosa che renderebbe coerente e veritiera la sua predizione.

Al di là di tutto questo, che dovrebbe già dirimere comunque una questione che non sarebbe mai dovuto essere posta, ci si chiede come mai questi deliziosi umoristi fossero così interessati al fenomeno Baba (?).

Se non credi in un essere, nella sua interpretazione più ampia, perché occupartene, ci si potrebbe chiedere.

Peraltro, detto in quella circostanza, in occasione cioè del Mahasamadhi di Baba - a tratti dolorosa per chi teneva a lui, e lo amava e seguiva, suonava come se la gente irrompesse a casa tua, dove stai piangendo qualcuno a te caro, e cominciasse a sparlarne, e a ridicolarizzarlo. Cosa della quale non si comprende nemmeno lontanamente il senso.

Non sarebbe meglio infatti rimanere a casa propria, a fare ciò che si vuole, ma senza creare problemi ad alcuno? (Seppur anche in questo caso si creerebbe comunque un qualche effetto energetico).

Ma, si ripete, sono cose che hanno valore solo al di fuori del campo del cuore, all’interno del quale invece null'altro sembra esistere, eccetto la benevolenza, l'onore, e il rispetto.

Il fatto è che Sai Baba ha e può avere un senso solo per chi già conosce se stesso, per chi sa da dove viene e perché, e ha già cominciato ad abbracciare l’intima essenza delle cose.

E, si badi bene, non si tratta di stati trascendentali, perché non è quella la direzione.

È nell’altro modo, nel verso cioè, della “normalità”.

Perché solo ciò che è normale può essere alla fine abbracciato e fatto nostro, mentre il resto non riesce ancora ad appartenerci, e, se continuerà ad essere interpretato in quel modo, mai avverrà. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Gioco di onde.

Post n°476 pubblicato il 08 Aprile 2026 da RoHarLu

Che “niente dura per sempre” è una grande verità.

Ma una verità ancora più grande, e più vera, è che noi siamo per sempre.

È solo un gioco di onde. E ciò che ha un inizio dovrà avere una fine, secondo la legge naturale.

Quindi, qualsiasi cosa iniziata in noi o per noi, quella stessa cosa avrà prima o poi una sua conclusione.

Non che la morte, qualsiasi morte, sia la fine di tutto o di alcunché.

Che sia nell’oblio, o nella conoscenza, in ogni caso, tutto continua.

Possiamo andare da qualche altra parte, se decidiamo di proseguire questa avventura.

Forse alcuni vanno in una sorta di paradiso, o in altri posti meno positivi, secondo le credenze, i concetti, e i pregiudizi delle loro menti. Ma si tratta sempre della stessa vita.

Quando si cambia veicolo, quello strumento che ti permette di sperimentare un qualche tipo di regno che ne richiede uno, l’obiettivo è continuare, fino a quando lo si vorrà, ad accrescere le conoscenze del Primo Creatore.

Certo, in un complesso fortemente condizionato e manipolato, come è la matrice della terra al momento, qualsiasi scelta si dovesse fare comporterebbe sempre una qualche complicazione.

Un sistema dualistico porta sempre ai due opposti, anche se si dovesse sempre scegliere la via di mezzo.

E ogni tentativo di cambiare le cose porterebbe comunque e sempre ad altre situazioni problematiche.

Se ne potrà risolvere qualcuna, ma solo per vederne subentrare altre.

Quindi, spesso è inutile ritentare, intraprendere certe strade, percorse e ripercorse, nella noia e nell’affanno, con la convinzione che cambiando un fattore anche il risultato finale potrà essere diverso e meglio.

È più utile invece, semplicemente accontentarsi di quanto fatto, dell’esperienza ricevuta, dell’avventura vissuta, e guardare altrove, andare avanti.

Spesso, quando i rapporti si concludono non sarà più necessario re-incontrare certe persone, certi esseri, che, magari, hanno giocato un ruolo nelle nostre delusioni, sofferenze e afflizioni, ammesso che possiamo considerare verità qualcosa del genere.

Mas quello che è più importante, è che non sarà più necessario riconfrontarsi con certe energie, che sono poi quelle veramente responsabili di ogni nostra sciagura.

Le cose accadono solo fino a quando non le avremo avute a noia. La noia che concerne qualcosa che è solo mera illusione, semplice schiuma sulle onde di un oceano.

Quando compreso, la personalità, il carattere, l’ego stesso, cambia e si rivolge altrove.

E il gioco può ricominciare, fino al reintegro finale in ciò che È prima del Tutto.

E che è diverso da ciò che ha inizio e fine.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Il requisito dell’attenzione.

Post n°475 pubblicato il 04 Aprile 2026 da RoHarLu

Siamo esseri onnipotenti. Niente e nessuno può distruggerci.

Nell’illusione però, possono capitare tante cose, alle quali in un modo o nell’altro, in un senso o nell’altro, abbiamo acconsentito.

Possono ad esempio ucciderci, danneggiarci, ferirci. Ma, alla fine non possono toglierci nulla.

Anzi, quello che ci hanno estorto, strappato, con l’inganno, con la prepotenza, e con tutto ciò che concerne l’assurdità e l’insensatezza, dovrà essere restituito e indennizzato, sempre che per la presunta vittima abbia comunque un significato e una finalità.

E, a volte, si può anche scegliere di rimanere lì, per essere il peggiore incubo per coloro che scelgono l’inimicizia piuttosto che la pace, la guerra invece che l’armonia.

Tuttavia, posto che conosciamo da dove veniamo, e dove ci troviamo, seppur per un infinitesimo della nostra indefinita eternità, qual è in conclusione la vita migliore? E per quanto deve durare?

Deve limitarsi a qualcosa e poi basta, cambiando cioè veicolo e prospettive, o proseguire con gli stessi presupposti ma per altre scoperte e avventure?

Non si sa esattamente quanto sia utile porsi tutte queste domande.

Probabilmente però non sarà mai dannoso.

Molti passano la vita a ferirsi a vicenda, e solo perché non sanno.

Non sanno chi sono, chi sono gli altri, dove stanno andando e perché e come, e non sanno assumersi un impegno, ed essere coerenti, corretti, affidabili, soprattutto nei confronti di se stessi.

Non che sia realmente male essere così. Alla fine, si tratta solo di scelte, e ognuno ha diritto a fare le proprie.

È solo che è giusto essere chiari nell’abbracciare il mondo, la conoscenza, la realtà, e l’illusione.

Così, se è ciò che si vuole, basta andare avanti, scegliendo qualcosa e qualcuno che vuole e fa lo stesso. Senza imposizioni, prescrizioni, presunzioni, e vanaglorie.

Occorre però stare attenti. Perché c’è sempre qualcuno che ama insinuare opzioni per gli altri.

Per chiusura, ignoranza, e insensatezza. E perché non ha capito e non capisce.

E bisogna sempre cercare di comprendere ciò che viene effettivamente da noi, e ciò che invece può derivare da altri che non sono esattamente bravi esseri, e che forse hanno interesse a che (ci) accada qualcosa invece che altro, per vantaggi che magari spacciano per nostri e che, invece, sono solo loro.

Questa illusione è così, piena di insidie, meschinità e ingenuità.

E sta sempre a noi decidere da che parte stare.

Perché è vero che la realtà (illusoria) è spesso atroce e mortificante, ma non è detto che non possa includere anche sogni dolci ed elettrizzanti. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Osmosi spirituale.

Post n°474 pubblicato il 31 Marzo 2026 da RoHarLu

Siamo figli della Sorgente, e il nostro scopo è quello di allargare quanto più possibile il ventaglio di conoscenze e delle estrinsecazioni delle forze che da quella derivano.

Non so se ha un senso non ricordare esattamente ciò che siamo e da dove veniamo. Ma un semplice tremolio è a volte già sufficiente per cambiare ogni prospettiva.

E il fatto di avere un pizzico le idee chiare, e dei convincimenti, e persino delle sensazioni, cambia già l’intero quadro energetico, creando le basi per sempre nuove scoperte su noi stessi e sull’intero mondo che ci circonda.

Quando si creano raggruppamenti di esseri che magari per una qualche fase di una loro avventura condividono tempo, energie e affetti, ciò che prova l’uno si ripercuote su tutti gli altri. E questo cambia le loro vite, per sempre, mentre le certezze di uno, soprattutto se sono forti, sentite, radicate, fuse con l’intero proprio essere, diventano anche degli altri.

Quindi chi in qualche modo ha più potere, nel gruppo, e anche nel mondo, condiziona, nel bene e nel male, tutti, rendendoli a lui più simili, soprattutto nelle convinzioni.

Per questo si tende spesso a stringersi attorno ad un maestro. Perché, causa un processo di osmosi spirituale, con il passare del tempo, ci si ritrova alla fine in un nuovo equilibrio che è più vicino alla mente del maestro. (Ovviamente nella misura in cui il maestro possa considerarsi veramente tale, e il discente si ritrovi nella fase dell’assorbimento).

Anzi, diversamente che nel processo fisico, l’osmosi spirituale non provoca di solito depauperamento nelle energie del maestro.

E, in questo modo, tutti ci guadagnano.

Tuttavia, viviamo in tempi sospetti, e luoghi ostili. E questa è la Terra di questo momento, grazie al regime di manipolazione, oscurità e controllo che la caratterizza.

Noi però, non siamo pienamente terrestri. Nessuno di noi lo è.

E nessuno è condannato ad esserlo per sempre.

Possiamo scegliere di risiedere in qualsiasi luogo dell’universo, con ciò che ci piace e più ci attrae, condividendone l’origine del tutto ciò che È.

E possiamo andarcene quando vogliamo, con la consapevolezza che, comunque, in un qualche modo abbiamo lasciato una traccia del nostro passaggio.

E magari ripassare, quando vorremo, per ritrovarci probabilmente in un luogo diverso, che noi stessi peraltro abbiamo contribuito a creare. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Amare l’Amore.

Post n°473 pubblicato il 27 Marzo 2026 da RoHarLu

Noi siamo Amore. E l’amore è una delle prime espressioni della Fonte.

È ciò che tiene unite le cose, senza ucciderle, soffocarle. È ciò che abbraccia gli esseri, senza impedire loro di essere.

Così, si è resa necessaria la sua preesistenza mentre tutto il resto potesse esplodere nelle proprie immaginazioni ed estrinsecazioni.

L’amore avvolge, coinvolge e stravolge.

A livello di emozione, è ciò che tutti desiderano.

A livello di essere è ciò che tutti sperimentano, perché già ci fa esistere, tenendoci fermi come entità.

Generalmente chi comincia ad assaporarlo, tende a dirigerlo verso Dio, qualsiasi cosa quest’ultimo sia per ogni persona della manifestazione.

Forse, l’intento ha a che fare con le caratteristiche o gli attributi che associamo o addossiamo a Dio, che ci portano a credere che Dio mai e poi mai  potrà non amarci, e mai e poi mai potrebbe tradirci, deluderci o abbandonarci.

Sono le nostre idee certamente, o, meglio, di quelli che li hanno inseriti in questa matrice.

È ovvio che qui non si tratta di giusto o sbagliato. Ma si tratta solo di qualcosa nato dopo il primo movimento della Sorgente.

Però, è indubbiamente magnifico vivere così.

Anche Shankaracharya, codificatore dell’Advaita, la dottrina dell’Uno senza secondo, ha dovuto ammettere, sul finire della sua breve ma intensissima vita, che quel tipo di emozione era così dolce e potente da far valere la pena di abdicare ai propri astratti di fondo.

In verità, l’emozione è proprio la ricchezza di questa parte di creazione, che non annovera solo la terra, comprendendo altresì tutti quegli esseri che hanno deciso di viverla e incorporarla irrimediabilmente, nel bene e nel male, nel proprio campo di sperimentazione e conoscenza.

Alla fine però, questo patrimonio si riduce nella sua naturale conseguenza, che è l’apertura. Nei confronti degli altri, del mondo, e dell’universo intero.

Perché la chiusura è solo una forma di morte. Poiché non fa vivere l’altro e gli altri, e non porta a capire, e ad abbracciare.

Chi è chiuso non intende. Non si smuove per nulla e con niente.

Non conosce rispetto, dignità, onore. Neanche per se stesso in verità. Che poi è la causa per la quale non riesce a scorgerlo negli altri.

È solo una porta sprangata, che non permette a nessuno di entrare e neanche a se di uscire.

Lo scopo della creazione, di questa perlomeno - non può però essere questo, visto che il suo codice iniziale implica l’espansione.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Scegliere il rispetto.

Post n°472 pubblicato il 22 Marzo 2026 da RoHarLu

Una peculiarità di questa area è il controllo.

Una qualche razza più di altre condiziona ogni aspetto della sua esistenza. Così, nulla è mai come lo si vorrebbe, seppure tutti noi, dovremmo possedere la capacità, il potere, e anche il diritto, di cambiarne ogni particolare.

Questa razza, o insieme di razze, a cui si accenna, non sembra avere molta empatia.

Quindi, il dolore, la sofferenza, la scarsità, regnano ovunque nel corpo celeste, malgrado pochi vorrebbero effettivamente sperimentarli.

Perlomeno da incarnati, visto che in altre zone dell’etere, molti di noi potrebbero assumere risoluzioni divergenti, sulla base di presupposti disparati o inconsueti.

Mentre altre zone del cosmo, a quel che si dice almeno, sono composte da esseri per lo più simili, a livello di valori e ideali, qui la costante è la totale diversità dei residenti.

Così troviamo l’essere estremamente evoluto, che vede tutto il mondo come parte di se stesso, o come veramente se stesso, e l’essere al limite dell’infernale che non vede altri che se, ed è solo al servizio del proprio ego, indipendentemente e a discapito di tutto e tutti.

Ovviamente, tra i due estremi, è altresì presente l’intera gamma intermedia.

Un senso dissimile che caratterizza gli abitanti è il rispetto.

Non so da chi o da dove alcuni di noi hanno ereditato il senso del rispetto, ciò che tuttavia si avverte in questo pezzo di universo, è una gravissima carenza di questo genere di atteggiamento, emozione, o sentimento.

Quella che appare invece come principale modalità di vita è il non rispettarsi, tra esseri umani, tra partners, tra amici, nelle famiglie, e, finanche, con gli animali che condividono il nostro cammino, mentre portano avanti i propri esperimenti di conoscenza della Sorgente.

Il rispetto è in questo pianeta una risorsa così limitata, che ci si può alfine domandare del perché esattamente esistiamo, visto che quando si prova il rispetto, intimamente e in maniera piena, la sua assenza, anche in piccole parti, fa perdere alla realtà ogni più prezioso significato.  

Il senso esatto è che il rispetto porta a vedere l’altro. A vederlo come umano, nel ruolo che riveste, a livello sociale e cosmico, nel personaggio che interpreta, nel compito che ha con noi e verso di noi.

È la gentilezza che ha in se insito il rispetto. E la gentilezza è veramente divina.

Chi rispetta è aperto, al punto che è amato in maniera naturale, anche se il demoniaco vorrà a tutti i costi distruggerlo, scorgendo in esso il proprio fallimento, e venendo sempre scartato a suo vantaggio.

Per questo il rispetto ha un valore così spropositato tra le energie che possono essere scelte, rappresentando un indiscutibile spartiacque tra una vita sterile e una densa di contenuto.Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Cui prodest?

Post n°471 pubblicato il 20 Marzo 2026 da RoHarLu

Siamo Dio! Tutti, nessuno escluso. E questa è la vibrazione che dobbiamo immettere nell’etere.

Ci sono così tanti di quei messaggi subliminali, e anche non, che dicono l’esatto contrario, che siamo peccatori, servi, che non meritiamo nulla, che dobbiamo solo soffrire, e non possedere nulla, che un po’ di contrasto non fa assolutamente male.

Del resto, tutto ciò a chi giova esattamente?

Forse a quelli che poi si prendono tutto, comprese le nostre vite e, magari, anche le nostre anime? (Cosa che sicuramente tentano di fare continuamente).

Siamo residenti, incarnati, di questo spazio. Così, dovremmo avere gli stessi diritti di qualsiasi altro abitante.

Eppure troviamo chi possiede praticamente tutto, e chi invece nulla o quasi. Con differenze madornali e paradossali.

Anzi, cercano di insegnarti fin dalla nascita che è peccato possedere qualcosa, che non devi neanche desiderarlo, e che il Signore, in qualsiasi modo esista, non ci accoglierà se proveremo a farlo.

E la conseguenza è solo sofferenza, povertà, mortificazione, sacrificio per la quasi totalità, ma una piccola percentuale se ne tira fuori, del pianeta.

Ma chi ha fissato gli obiettivi per questa porzione di spazio? Chi ha statuito, disposto, determinato, ciò che dobbiamo conquistare, e quanto dobbiamo lottare per farlo?

Abbiamo trovato tutto pronto, idee, convinzioni, concetti, pregiudizi. E quando qualcuno mette in discussione, anche a livello planetario, la cosiddetta consapevolezza sociale, non va mai incontro ad una bella esperienza, venendo messo a tacere, o, peggio, venendo ingoiato dal sistema.

Ma quali obiettivi, creazioni, manifestazioni e realizzazioni vorremmo per noi?

E in che tipo di Pianeta desideriamo vivere, e lasciare a quelli che vorranno sperimentare dopo di noi quest’area? (Che poi, anche per questi ultimi valgono ovviamente le stesse domande e auspici).

Ognuno potrà e dovrà rispondere per se, ma tutti insieme possiamo collaborare per qualcosa che magari approdi ad un ché di straordinario, stupendo, ed estremamente gradevole per tutti, pur nel rispetto della perfetta unicità e diversità di ciascuno.

“Ama e fa quel che vuoi” è un buon modo per iniziare, anche se più importante di amare, attesa la sua complessità e difficoltà di espressione,  è evitare di ferire, di danneggiare altri.

Possiamo desiderare tutto ciò che vogliamo, ma, partendo dal presupposto che siamo tutti derivati della Sorgente del Tutto, possiamo stabilire che non è mai necessario farlo a discapito di altri. Perché lo potremo sicuramente ottenere senza togliere niente a nessuno, e senza che qualcuno si faccia in qualche modo male.

C’è talmente abbondanza nell’Universo, e così tanto da vedere ed esplorare, che ossessionarsi per l’infinitesima inezia è quantomeno stupido, oltreché certamente autodistruttivo. E nessuno è così ignorante da iniziare a vivere solo per annientarsi subito dopo.

Peraltro, anche questo, a chi gioverebbe esattamente?. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

La calma come buona consigliera.

Post n°470 pubblicato il 16 Marzo 2026 da RoHarLu

Siamo degli Esseri incredibili.

In effetti, il massimo concepibile della creazione, visto che siamo la stessa origine della medesima.

Questo in verità, è importante ricordarlo sempre, perché questo sistema, che per qualche motivo abbiamo stabilito di verificare, ha come obiettivo primario quello di farcelo dimenticare, portandoci in tal modo perennemente fuori itinerario.

Il motivo per cui, tra le indefinite possibilità di test e collaudi abbiamo opzionato di immergerci in questo gioco, è difficilissimo, o quasi impossibile, da comprendere dalla nostra attuale posizione, atteso che si dubiti che una mente lucida già oppressa da questo piano avrebbe compiuto una scelta così insensata.

In ogni caso, che sia stata una decisione consapevole, o uno scherzo del destino, o un errore da novellini, siamo qui, e dobbiamo “viverci”, principalmente, scoprendo di cosa esattamente si tratti.

Perché spesso l’equivoco nel quale maggiormente cadiamo è che, piacendoci poco o nulla di questa sovrastruttura, la soluzione migliore è quella di dileguarsi - e l’impulso è sempre presente - andandocene prima di aver compreso ciò che siamo venuti a fare, a gustare, a godere, e ad apprendere, anche.

È uno schema che, ad esempio, si riscontra e ripete spesso nei gruppi che per ragioni naturali e sovra, si formano, e dove tutti ci troviamo a transitare per un qualche momento delle nostre vite.

Frequentemente, per una causa o un’altra, e per un errore dell’uno o dell’altro, cerchiamo di fuggire dai luoghi che ci ritroviamo ad abitare, quando le cose non sono più totalmente gradevoli e appaganti. E questo spesso accade prima che i frutti degli alberi che abbiamo contribuito a seminare appaiano o, comunque, maturino.

Quindi, la conseguenza è che fuggiamo sempre prima di averne saggiato l’esatto sapore, magari sulla base del presupposto di averne avuto abbastanza o di avere acquisito sufficiente esperienza.

Un episodio simile è desumibile dalla storia di Milarepa.

Il suo maestro gli diede ordine di erigere una sorta di sacrario, ma che, una volta completato, veniva sempre considerato per qualche ragione “errato”, e, quindi, da demolire e ricostruire di nuovo, questo mentre lui avrebbe invece voluto concentrarsi solo sul ricevere i segreti della realizzazione che il primo non voleva invece trasmettergli, in quanto ritenuto ancora indegno.

Purtroppo, dopo la ripetizione di questo gioco per un certo numero di volte, Milarepa si stancò, e, con l’aiuto della moglie del maestro, che gli fornì un pezzo d’oro da utilizzare come guru-daksina, e l’informazione del guru che avrebbe potuto guidarlo nel suo percorso desiderato, lasciò anzitempo quella scuola, con grande disappunto del maestro, che in realtà, con quegli strani movimenti, lo stava “ripulendo” dalle numerose croste che, a suo dire, impedivano in lui il libero scorrere, e la pulita acquisizione della conoscenza.

Ora, senza volere a tutti i costi additare equivoci e abbagli dell’uno o dell’altro, perché forse, da una parte non esistono veramente sbagli, dall’altra è indubbio che ogni decisione dipenda indiscutibilmente dalle conoscenze che si possiedono al momento, l’unica cosa che possiamo ribadire, senza che necessariamente debba valere per l’intero universo, è che dalla fretta di agire e definire, a meno che le condizioni non siano tali da richiedere un’immediata risolutezza - raramente discende qualcosa di sano, vigoroso e duraturo, in grado peraltro di resistere alle intemperie di questo contesto.

Pertanto, la calma, al di là di ogni altro espediente, è quasi sempre buona consigliera. Perché permette in qualche modo di andare d’accordo anche con questa non sempre piacevole concezione della realtà, visto che, come sopra accennato, per un qualche folle ragionamento abbiamo ormai deciso di cascarci dentro. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Il “la” dell’enigma.

Post n°469 pubblicato il 20 Dicembre 2025 da RoHarLu

Siamo il massimo della grandezza che è possibile immaginare, eppure viviamo immersi nel particolare di una qualche estensione, al fine di racchiudere e tenere fermo lo spirito che, alla fine, è la nostra vera, pur non ultima, essenza.

Ci confrontiamo in ogni tempo, secondo la direzione intrapresa, con ciò che riguarda qualche particolare attenzione, e, probabilmente, mai ne saremo soddisfatti, perché la diversità è ciò che caratterizza ogni aspetto del rivelato e oltre.

È probabile che ad altri livelli abbiamo sempre voglia di sperimentazioni.

Non sempre però, queste ultime risultano concludenti.

Non capiamo infatti perché dobbiamo avere a che fare, e confrontarci, con certe cose, opportuni caratteri, determinate personalità.

Qualcuno direbbe che ne abbiamo bisogno. Qualcun altro aggiungerebbe: per “imparare”.

Ma imparare cosa?

A sopportare? A non arrabbiarci? Ad abbandonarci?

Forse dovremmo conoscere il modo in cui funzionano le cose, per capire ciò che alla fine si mostrerà più appropriato.

Perché non sappiamo, non conosciamo, non ricordiamo, chi siamo e da dove veniamo. Che è poi forse, questo oblio - la caratteristica principale dell’immersione in questa pseudo realtà.

Possiamo chiedere lumi a qualche dio, se ci piace fidarci.

Ma quanto sarà disponibile a dirci, o sarà nella posizione di farlo?

Dobbiamo continuare a vivere, e su questo non ci sono dubbi.

Ma dobbiamo anche capire come.

Perché è inutile sguazzare in un pantano se abbiamo la portata di una balena.

Scoprire il modo in cui muoverci in mezzo a tante emergenze e azzardi, o presunte tali. Per non farci prendere dal dolore, o dal risentimento, o dall’acredine.

Ma come fare a scoprirlo, e a non farci ingannare, visto che questo è il modus operandi di matrix?

Sono queste forse le domande alle quali occorre ogni giorno dare una risposta. Partendo dal presupposto che probabilmente non è vero che l’universo risponde ai nostri bisogni, ma, semmai, a ciò che effettivamente siamo, essendo un nostro riflesso.

Quindi, alla fine, nella sostanza, ciò che siamo, la nostra frequenza, vibrazione, densità, o qualsiasi cosa sia, sembra proprio essere quel “la” che potrebbe portare alla soluzione dell’enigma.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Le vite che ci appartengono.

Post n°468 pubblicato il 03 Dicembre 2025 da RoHarLu

Siamo l’Infinito e siamo immensi.

Siamo sempre vivi, nella manifestazione, in un modo o nell’altro, in un senso o in un altro.

Qualcuno parla di incarnazioni e reincarnazioni. Ma è poco sensato dire che esista veramente una cosa del genere.

Perché è sempre la stessa vita che si svolge, in tantissimi versi, con innumerevoli stravolgimenti e indefiniti passaggi.

Una sola vita. O meglio, la vita, per come la intendiamo nella creazione.

Almeno in questa.

Certo non la verità, che è immutabile, sempre. E che è ciò che sta prima della vita nella sua essenza.

Si parla a volte di vite passate, ma sono solo personaggi nella trama cosmica.

Possiamo interpretarli oggi, e sarà sempre il presente per quello. Possiamo riprenderli domani o dopodomani, in avanti e in indietro.

E quel momento sarà sempre la “presente trama”.

Il tempo è così strano. Variabile. E conosciamo talmente poco in questo spazio di lui.

Perché così qualcuno ha programmato che fosse.

E invece, possiamo muoverci in sequenza, o ritornare a qualcosa di allora, o ai primordi.

E muoverci così nel futuro che sarebbe uno choc da vedere.

Così come qualsiasi altra cosa.

Chi conosce queste cose, e, chissà, forse è anche in grado di gestirle, sa che possiamo andare in tutte le direzioni e in nessuna.

Ma, ai fini di controllo, e di potere e supremazia dell’uno sull’altro, non fa altro che originare numerosissime cacce al tesoro, nelle quali cadiamo pesantemente e pericolosamente.

Così, è inutile parlare di nostra vita, o di vite passate, presenti e future. Perché è nell’altro modo.

Noi siamo vivi, e lo saremo sempre. In tutti gli spazi, aree, dimensioni, densità, luoghi, verso i quali veicoleremo le nostre attenzioni.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Il punto di stabilità

Post n°467 pubblicato il 28 Novembre 2025 da RoHarLu

Siamo esseri potenti, indipendentemente da ciò che ci hanno fatto credere e dalle falsità che circolano in questa piccola matrix, ed esistiamo in lungo e in largo nell’Universo, dalla più grossolana alla più sottile densità.

Soggiorniamo dappertutto, ma la nostra esistenza va dove si posa la nostra attenzione.

E mentre lo spirito è volatile, come diceva qualcuno, il corpo lo costringe in ogni caso a precipitare in uno spazio gravitazionale molto contenuto.

Vivere e affrontare la realtà per come ci si presenta è spesso duro, perché come si è sempre detto, nessuno è come noi.

E, particolarmente in questa area, le differenze tra gli esseri raggiungono picchi molto elevati.

Secondo le nostre credenze e opinioni, molti con i quali abbiamo a che fare, sono mascalzoni, alienati, sconsiderati, e stupidi, al punto che rimaniamo frequentemente perplessi per come alcuni, o tanti, si comportano o atteggiano.

Eppure esiste in qualche modo, seppur non forse come viene ripetutamente raccontato, il “karma”, una sorta di legge di causa ed effetto, secondo la quale, ad ogni azione corrisponde comunque una qualche conseguenza.

Certo, quelli che definiamo oscuri, tendono ad aggirarla continuamente questa legge, e a discapito dei cosiddetti buoni, che poi più che buoni sarebbe meglio definirli ingenui e molto lenti a capire.

Soprattutto perché non riescono a credere, o accade comunque poco – e matrix ha un ruolo in questo - che non tutti siamo uguali, e se non siamo capaci noi di fare delle cose, ad esempio spingere il danno (per altri) a conseguenze estreme, non è detto che altri non ci riescano (e lo fanno costantemente).

Così, l’allerta deve essere sempre massima, lo stare sul chi vive lo stesso, e sapere leggere gli altri ancora di più.

Personalmente, le mie perplessità sulle motivazioni che mi hanno spinto a condividere questa porzione di vita con cotanti simili, sono mastodontiche.

Lo saprà forse la parte di me che è rimasta altrove, in “alto”, o i vari miei se superiori.

E sono costretto a fidarmi.

Del resto non si può fare altro.

La voglia di fare ovviamente c’è.  Ma sembra tutto così inutile, visto che tutto viene in un qualche senso vanificato.

Forse è un problema di aspettative, o, probabilmente, di prospettive.

Il fatto però, è che dobbiamo comunque aggrapparci a qualcosa, perché questo tipo di matrix, secondo come hackerata dai senza luce, tende a toglierti qualsiasi appiglio.

E noi questo qualcosa, che è un punto fermo, che più saldo non ce n’è, ce l’abbiamo. Ed è la verità che nessuno potrà mai toglierci. Che siamo cioè la Sorgente, l’Origine, e la Fine, di tutto ciò che è.

O ancora di più, di ciò che è prima.

E questo può essere sufficiente, anzi di più, per permetterci di camminare tranquillamente e in perfetta stabilità in mezzo a tanta follia e demenza. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Comprendere la creazione.

Post n°466 pubblicato il 27 Novembre 2025 da RoHarLu

Siamo l’Essere infinito.

Quindi, siamo eterni.

Abbiamo visto molte cose della manifestazione. E continuiamo a vederle, arricchendo la nostra conoscenza, e quella del Primo creatore.

Quando questo finirà? Probabilmente mai.

Saranno indefiniti, o tendenzialmente infiniti, i modi in cui un creatore può sperimentare se stesso.

E ogni creatore crea e manifesta una infinita multi varietà di mondi. In una molteplicità di modi concepibili.

Ognuno di noi contribuisce a questo processo, scandagliando minuziosamente le indefinite particelle che compongono il suo spazio, verificandone le diversificate funzioni, e assaporandone i gusti, quando possibile.

Ma se questo è lo scopo, o uno dei tanti, non dovremmo temere di conoscere la manifestazione, e gli esseri che ne fanno parte.

Non dovremmo sospettare delle loro repliche ai nostri tocchi, delle reazioni chimiche scatenate, dei loro sapori.

Ogni essere ha una sua connotazione, un certo modo di esprimersi.

Ed esseri molto diversi spesso si incontrano, soprattutto su questo piano, dove le entità sono tutte terribilmente estreme anche, tra loro.

Forse siamo stati feriti a volte, o spesso, o delusi e disingannati. Ma è avvenuto solo perché avevamo aspettative specifiche e discordanti su qualcosa o qualcuno.

Magari non abbiamo trovato l’amore che cercavamo, o ci siamo senti umiliati da modi, atteggiamenti e maniere.

Ma ciascuno vive la sua vita secondo le leggi che ha immagazzinato e interiorizzato, e che reputa “normali”.

Mentre noi abbiamo cercato qualcosa secondo le nostre opinioni, apprendimenti e comprensioni, tipo secondo il nostro modo di amare, o di rispettare, o di onorare, o secondo la nostra etica e morale, ed è stato questo alla base delle non esatte corrispondenze.

Così, cercare amore, il nostro tipo di amore, dove non ce n’è, o rispetto e onore, dove non ce ne sono, o dove vengono vissuti in modi totalmente e globalmente dissomiglianti o divergenti, è solo un nostro abbaglio, o una nostra presunzione, dettato dal credere, e a torto, che la creazione sia tutta, e solo, a nostra immagine e somiglianza (che poi in un certo senso lo è pure).

Se invece rimaniamo totalmente aperti a qualsiasi cosa la manifestazione abbia da offrire, senza rigide aspettative, forse le delusioni saranno molte meno, le corrispondenze maggiori, e le depressioni tendenzialmente nulle. E, magari, la voglia di vivere più quieta ed equilibrata. Marius L.  

 
 
 

Bhagavan Baba. Compagno e Avatar.

Post n°465 pubblicato il 22 Novembre 2025 da RoHarLu

 

          

Com’è il ricordo di un Essere Infinito, eterno, che, al di là della forma, che rimarrà per millenni e millenni nell’immaginario collettivo, sarà vivo in migliaia di modi, nell’Astrale vicino e lontano, nel Causale, e nei pressi della Sorgente?

Lasciare la forma per un Essere di tale potere, mentre potrà essere un dolore per centinaia di milioni che ne lamenteranno sicuramente la mancanza, potrà anche essere un modo per lavorare meglio e in maniera più estesa, atteso che la manifestazione è soprattutto astrale, mentre tutte le grandi lotte, le guerre più spietate, i combattimenti per soggiogare anime e coscienze, è proprio in astrale che nella loro quasi totalità tenderanno a svolgersi.

Qualche settimana fa, ho sognato Baba. Mi mostrava il Suo Maha-Samadhi, affermando che molti l’avevano relegato “lì”,

Dopodiché mi diceva che ero un suo compagno, e così diceva anche della mia partner, Neel.

“Compagno” è legato al concetto di "dividere il pane" con qualcun altro. 

Forse, è tra le più alte forme di condivisione, e in tal senso, un appellativo di grande onore.

Essere compagni è essere uniti, per la vita e oltre. Avere in comune idee e ideali. Gli stessi spazi, anche.

Quindi, lavorare all’unisono.

Al di là di ogni tipo di illusione, anche relativamente alla stessa costruzione dei sogni, e delle vicissitudini di ciò che lì, in quell’area (l’astrale), si partecipa, il termine è stato per me di grande impatto.

C’è chi in Dio/Maestro/Fonte, cerca il padre, chi il leader, chi il guru, chi la madre, chi l’amico, e chi il compagno d’avventure, pur tra le onde dell’illusione.

Ovviamente in me personalmente, l’elemento sconta il coinvolgimento emozionale per l’altra illusione vissuta in questa esistenza, legata ai compagni di Francesco d’Assisi.

In ogni caso, è innegabile che la condivisione con questo tipo di esseri, il lavorare insieme, l’aiutarsi a vicenda, ha qualcosa di sbalorditivo. Perché, anche se noi andiamo dal Maestro/Dio/Fonte a chiedere, chiedere e chiedere, sempre e ancora, anche il Maestro, nel lavoro che si è prefisso di svolgere, ha un enorme bisogno di aiuto, energie, potere e disponibilità. Come farebbe le cose, se no?

E non si tratta solo di questo. Perché quel tipo di condivisione, nella grazia estrema, va di gran lunga oltre, diritta verso l’unione, fino al diventare una cosa sola, un unico pensiero, un’unica idea, un’unica volontà.

E non è necessario che si romanzino rapporti e vicissitudini. Perché si può essere compagni anche da lontani, vivendo vite apparentemente diverse, e personali.

In questo senso, ma anche in molti altri, essere compagni diviene una forma di rapporto estremamente intima, pur preservando ciascuno la propria specificità e singolarità.

Perché alla fine, Baba è dove lo collochiamo noi, e con il ruolo che gli assegniamo.

Viene in mente la storia di quel devoto di Siva che ripeteva continuamente “Io sono Siva” (Sivo ham), ma quando gli chiesero se si considerava anche Parvati (Shakti di Siva), rispose che assolutamente no, non poteva ritenersi neanche lontanamente degno di essere simile alla Madre.

Se Dio è per noi irraggiungibile, essendo noi stessi creatori, essendo noi stessi la Sorgente, e quindi quello stesso Dio, così sarà per le nostre vite. E non faremo altro che camminare e camminare, sforzarci e tentare, al fine di raggiungerlo, senza riuscire mai nel nostro intento.

Ma se per noi Lui è lì, alla nostra portata, e se per noi essere Dio è “normale”, perché noi viviamo solo la “normalità”, e, quindi, solo ciò che lo è - allora la divinità non è neanche una meta di questa vita, ma la sua stessa intrinseca natura.

Così, auguri a noi, per questo tipo di intento, e Onore e Saluti al Compagno Baba.. Namasté.. Marius L.  

 

 
 
 

Saper valutare chi si ha davanti..

Post n°464 pubblicato il 21 Novembre 2025 da RoHarLu

Si dice che non tutti sono pronti per la verità.

Il fatto è però, che esistono così tante verità, una almeno per ogni essere dell’universo. E questo cristallizzando il momento, visto che possiamo sempre cambiare idea, e molto spesso è auspicabile che così accada - in qualsiasi istante, e molteplici volte, nella nostra vita.

Comunque chi è chiamato a custodire segreti-verità, deve in ogni caso garantirne il valore, evitando che cadano nelle mani di chiunque, soprattutto di coloro che non sono in grado di apprezzarne il contenuto.

Sempre ammesso che di questo si tratti.

Tuttavia, come si diceva sopra, quante volte abbiamo cambiato idea? Quante volte abbiamo litigato, combattuto, “ucciso”, per un concetto, pensiero, ideale, scoprendo appena subito dopo che non si trattava di qualcosa di così “eterno”?

È come quando si segue un maestro, che sia di vita, conoscenza, spiritualità, o qualsiasi altra cosa, e ne interpretiamo il messaggio al nostro livello – che non è mai, in qualunque caso, l’ambito nel quale opera il maestro.

Così, crediamo, diciamo e difendiamo a spada tratta, che il messaggio (del maestro) sia questo o quello, senza valutare che possa essere solo il nostro fanatismo a portarci ad una conclusione o ad un’altra, senza che il cosiddetto maestro ci abbia messo molto del suo.

Il fatto è che mai, quando seguiamo qualcuno o qualcosa, ci poniamo in maniera “personale e “tranquilla”, vale a dire, senza quella faziosità, o estremismo, che può anche essere frutto dell’entusiasmo (soprattutto iniziale), a cui si accennava prima. Quando invece, andare a scandagliare ciò che semplicemente va bene per noi, che siamo in grado di gestire perfettamente, escludendo, magari solo per poco, ciò che non si incastra perfettamente con la vita che scegliamo di vivere e il ruolo che ci aggrada interpretare, può essere molto più che augurabile.

Sentendoci ovviamente sempre liberi di cambiare tutto, se è a questo che ci portano i vari passi che facciamo in avanti (o in altre direzioni).

Cosa che può anche essere buona, se è veramente una nostra scelta, e se trattasi di opzione oculata e completamente ragionata con la mente e la parte più intima di noi stessi. (Anche se ci sarà gente che preferirà morire piuttosto che cambiare opinione, anche se di poco).

Il fatto è anche che mai avremo la certezza del “grado” di colui che possa essere il nostro eventuale interlocutore, e questo indipendentemente da come quest’ultimo si possa presentare.

Potrà trattarsi infatti, di un individuo di quelli che nei videogiochi vengono chiamati “personaggi non giocanti” (NPC), oppure di un saggio di elevatissimo spessore, fino a tutta la gamma di strati intermedi.

Nel primo caso perdiamo il nostro tempo, mentre nel secondo anche la faccia.

Questo non significa che dobbiamo stare zitti, evitando di condividere qualsiasi cosa abbiamo vissuto. Tutt’altro!

Infatti, il proprio punto di vista, onesto e sincero, sarà sempre pregevole, e, sicuramente, ampiamente apprezzato da chi sa perfettamente che, essendo tutti diversi, e ciascuno espressione perfetta e diretta della Sorgente, e variando il punto di osservazione, la conclusione di uno sarà sempre differente da quella di chiunque altro.

Mettendo infine in conto comunque, che, quando ci esprimiamo, dobbiamo trovare l’ardire di assumercene la responsabilità, visto che il Dio/Fonte dentro di noi sarà sempre e ininterrottamente uno specchio, per tutti i nostri atteggiamenti, comportamenti, fisime, illusioni e pseudocertezze. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

L’amore si espande in tutte le direzioni e in nessuna.

Post n°463 pubblicato il 20 Novembre 2025 da RoHarLu

Si dice che l’Amore è solo scelta. Che vivere nel presente è scelta, e vivere gli esseri che sono con noi è scelta. Così, secondo questi assunti, l’unica scelta è quella che celebra l’amore, che ossequia la vita, e che onora l’essere che tutti noi siamo.

Il fatto, e l’imperativo, è comunque quello di ricordare sempre chi e ciò che realmente siamo, perché in questo particolare spazio, non solo tendiamo a dimenticarlo, ma sono in tanti soprattutto, coloro ai quali conviene che ciò accada.

Qualcuno ad esempio, afferma che vivere è in qualche modo lasciare il segno, che forse è quello di fare qualcosa che possa servire.

Si potrebbe pensare che si tratti di qualcosa di grande.

Ma esserlo invece “grandi” è la stessa cosa o porta a qualcosa di differente?

Molti ad esempio preferiscono non essere nemmeno notati, anche nelle interazioni con coloro che per qualche motivo scelgono di avere a che fare. Vogliono magari svolazzare da qualcosa a qualcos’altro, senza attirare troppe attenzioni, seppure la scia che lasceranno nel passaggio verrà forse avvertita per millenni, ammesso che riuscissimo in un qualche senso a quantificare il tempo.

Così, per questi ultimi, “lasciare il segno” non può avere la stessa accezione a cui accennavamo prima, esulando peraltro dalle loro stesse intenzioni.

Comunque, l’universo è immenso.

Si dice che guardando il cielo riusciamo a vedere una piccolissima parte – qualcuno parla del 3%? – dell’intero creato.

Tuttavia, se noi siamo anche il tutto, questo non può bastarci. Perché tutta la creazione, il cosmo, tutti gli universi possibili ed immaginabili, tutto deve appartenerci, qualsiasi cosa possano dire i folli.

E non dovrebbero esserci limiti. Perché la Sorgente, e noi, che con lei siamo uno e lo stesso, non può avere limiti, atteso che ciò vada assolutamente contro ogni logica.

Qualsiasi cosa sia, limite, desiderio, conoscenza, non può non collocarsi al di là della Sorgente pura, nel paese dell’ignoranza, e delle mille illusioni.

A dispetto di tutto però, viviamo chiusi in un barattolo con delle immagini proiettate ai bordi che scambiamo per vita, mentre qualche pazzo ha deciso che non possiamo andare oltre questa scatola che funge da recinzione, potendoci muovere solo come fanno gli animali da fattoria.

In effetti, agiamo così anche noi, quando non teniamo conto di ciò che potrebbero provare quegli esseri, che noi chiamiamo animali, quando rinchiusi.

I principio della creazione è però Libertà. Ed è ciò che contraddistingue qualsiasi cosa esca fuori dalla Fonte del Tutto, qualsiasi sia il modo in cui ciò accada.

Perché l’amore non può non lasciare completamente libero l’oggetto della sua attenzione (l’amato).

E, nel ricreare se stesso, è in grado di vivere qualsiasi cosa la sua mente senza limiti riesce ad immaginare, consapevolmente o meno.

E mentre il male – anch’esso uscito fuori comunque da quella stessa sorgente può perpetuare solo se stesso, tendendo altresì alla sua stessa distruzione, l’amore è soggetto all’espansione continua, in tutte le direzioni e in nessuna. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Il gioco delle interazioni.

Post n°462 pubblicato il 19 Novembre 2025 da RoHarLu

Siamo la stessa Sorgente di tutto ciò che è, e non possiamo non esserlo. Semmai il problema è quello di riuscire a percepirne connessione e consistenza.

Quindi siamo Dio, seppure si appalesi necessario reperire un percorso comune per individuare di Quello, ruolo e fattezze, nell’immensità della manifestazione e di ciò che ne è prima.

Da quest’ultimo punto l’uguaglianza è totale. Nessuno è più dio di un altro, e nessuno dovrebbe nemmeno immaginare di potere sovrastare qualcun altro in nome di un qualche diritto, qualsiasi natura sia, creato chissà da chi in una qualche parte dell’universo.

Forse nella manifestazione, lungo la via che riporta al luogo da dove si è venuti, ammesso che ne esista uno di potenzialmente immaginabile, potrebbero esistere enti che comprendono intere famiglie di anime, che si voltano indietro per mostrare a queste una qualche direzione, mentre anche loro seguono a loro volta qualcos’altro ai fini ultimi dell’immersione conclusiva.

Forse questi esseri vengono chiamati dei, e a ragione veduta, perché si sono fermati sull’orlo dell’abisso per farsi scorgere, garantendo così la possibilità di salvaguardare la rotta a tutti i marinai tra le burrasche del samsara.  

Il problema però, è certamente la follia.

C’è così tanta follia nel manifesto, a qualsiasi densità si trovi, fisico, astrale, che l’unica possibilità di sopravvivere, se è di questo che si tratta, è la fuga, dileguarsi quanto più lontano possibile da tutto e tutti.

Tuttavia, in tal modo però, l’intera esperienza è vanificata, seppur sia veramente contorto, o forse impraticabile, comprenderne in qualche modo il senso.

Ciascuno degli esseri, tra coloro che giocano un vero ruolo nell’intero show della manifestazione, porta in se qualcosa di esclusivo, originale, conseguenza di una serie di fattori quali disposizioni naturali, esperienze e scelte effettuate, personaggi interpretati, e molto ma molto altro.

Così è nell’interazione tra tutte queste illusioni di realtà che si producono quei fuochi d’artificio in grado di ravvivare quella festa che è a volte chiamata “vita”.

Non che sia un obbligo. È solo una scelta. Che può anche essere minimalistica.

Per questo spesso, o a volte, siamo chiamati ad uscire fuori di casa, dove magari vorremmo sempre stare, in pace, comfort, e con tutta la serenità possibile, e raggiungere altri in luoghi impervi, che magari sono anche ashram, o gruppi spirituali (ammesso che questo termine abbia un senso), o campi di gioco in generale.

Per interagire appunto. E acquisire alla fine quella moderazione e quell’equilibrio, nella via di mezzo, evitando eccessi in un senso o nell’altro o verso un lato o un altro.

Seppur senza perdere mai quell’alone di furbizia che, a volte, è l’unica cosa che permette di restare vivi, in mezzo a tanti azzardi ed emergenze.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 

Preferire il bene al male.

Post n°461 pubblicato il 02 Maggio 2025 da RoHarLu

Siamo un piccolo frammento della Fonte, eppure non vi è alcuna distinzione tra noi ed essa.

Certo indossiamo un corpo che ha, forse, qualcosa di illusorio, e interagiamo con universi, corpi ed esseri, che, forse, non sono da meno.

Forse la sola verità è in ciò che vi è “prima” di tutto, di ogni barlume di coscienza e di qualsiasi espressione della cosiddetta Sorgente.

E, in verità, tutto ciò che di cui possiamo parlare si trova dopo quel “prima”, visto che già appena dopo ci troveremmo davanti solamente ad un’altra qualificazione non definitiva della Sorgente.

Siamo sulla Terra, e prendiamo parte al corpo di quest’ultima.

Si potrebbe dire che il nostro dolore è in un qualche modo anche il suo.

Così, mentre tutti siamo esclusivamente concentrati sul nostro dolore, senza vedere nient’altro, per la Terra la situazione si presenta in maniera molto più complessa, laddove la nostra vita sarebbe solo un’inezia al riguardo.

Eppure, si dice che siamo i creatori di tutto, come se ogni cosa provenisse da una qualche proiezione della nostra mente/coscienza.

Potrebbe essere così. Tuttavia, immersi come siamo in un gioco virtuale molto esteso, anche altri giocatori, anche se forse non tutti, conservano quel tipo di potere, ammesso che in questo modo possa essere definito.

Abbiamo incontrato talmente tanti furfanti nelle nostre peregrinazioni – e, probabilmente siamo stati apostrofati allo stesso modo da chissà quanti altri – che credere in una manifestazioni “pulita” è solo utopia.

In effetti, ciascuno gioca un proprio ruolo, con più o meno consapevolezza, mentre gli obiettivi primari rimangono prioritariamente la salvaguardia di se e del proprio benessere, e, qualche volta, dei propri cari.  

C’è chi cerca sempre di ricordare chi o cosa è, e perché si trova lì o là, e chi, invece, preso dall’oblio più totale, si offre alla parte meno benevola del gioco.

Forse, bene e male sono parte imprescindibile di certi piani di esistenza. Questo però dovrebbe portare solo ad una maggiore riflessione sulle scelte da compiere, e sulle strade da intraprendere.

Perché, forse, il male assoluto è meno peggio di chi si fa prendere e possedere da esso per la propria stupidità o debolezza.

Perché infatti, essere fragili o stolti se nessuno alla fine può obbligarci ad esserlo, quando possiamo interpretare personaggi di gran lunga più nobili in questo illusorio palcoscenico che sembra ingannevolmente sovrastarci? Namasté.. Marius L.  

 
 
 
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