Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

 

« Preferire il bene al male.L’amore si espande in tu... »

Il gioco delle interazioni.

Post n°462 pubblicato il 19 Novembre 2025 da RoHarLu

Siamo la stessa Sorgente di tutto ciò che è, e non possiamo non esserlo. Semmai il problema è quello di riuscire a percepirne connessione e consistenza.

Quindi siamo Dio, seppure si appalesi necessario reperire un percorso comune per individuare di Quello, ruolo e fattezze, nell’immensità della manifestazione e di ciò che ne è prima.

Da quest’ultimo punto l’uguaglianza è totale. Nessuno è più dio di un altro, e nessuno dovrebbe nemmeno immaginare di potere sovrastare qualcun altro in nome di un qualche diritto, qualsiasi natura sia, creato chissà da chi in una qualche parte dell’universo.

Forse nella manifestazione, lungo la via che riporta al luogo da dove si è venuti, ammesso che ne esista uno di potenzialmente immaginabile, potrebbero esistere enti che comprendono intere famiglie di anime, che si voltano indietro per mostrare a queste una qualche direzione, mentre anche loro seguono a loro volta qualcos’altro ai fini ultimi dell’immersione conclusiva.

Forse questi esseri vengono chiamati dei, e a ragione veduta, perché si sono fermati sull’orlo dell’abisso per farsi scorgere, garantendo così la possibilità di salvaguardare la rotta a tutti i marinai tra le burrasche del samsara.  

Il problema però, è certamente la follia.

C’è così tanta follia nel manifesto, a qualsiasi densità si trovi, fisico, astrale, che l’unica possibilità di sopravvivere, se è di questo che si tratta, è la fuga, dileguarsi quanto più lontano possibile da tutto e tutti.

Tuttavia, in tal modo però, l’intera esperienza è vanificata, seppur sia veramente contorto, o forse impraticabile, comprenderne in qualche modo il senso.

Ciascuno degli esseri, tra coloro che giocano un vero ruolo nell’intero show della manifestazione, porta in se qualcosa di esclusivo, originale, conseguenza di una serie di fattori quali disposizioni naturali, esperienze e scelte effettuate, personaggi interpretati, e molto ma molto altro.

Così è nell’interazione tra tutte queste illusioni di realtà che si producono quei fuochi d’artificio in grado di ravvivare quella festa che è a volte chiamata “vita”.

Non che sia un obbligo. È solo una scelta. Che può anche essere minimalistica.

Per questo spesso, o a volte, siamo chiamati ad uscire fuori di casa, dove magari vorremmo sempre stare, in pace, comfort, e con tutta la serenità possibile, e raggiungere altri in luoghi impervi, che magari sono anche ashram, o gruppi spirituali (ammesso che questo termine abbia un senso), o campi di gioco in generale.

Per interagire appunto. E acquisire alla fine quella moderazione e quell’equilibrio, nella via di mezzo, evitando eccessi in un senso o nell’altro o verso un lato o un altro.

Seppur senza perdere mai quell’alone di furbizia che, a volte, è l’unica cosa che permette di restare vivi, in mezzo a tanti azzardi ed emergenze.. Namasté.. Marius L.  

 
 
 
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