Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

 

A proposito della propria Famiglia d’Anima..

Post n°253 pubblicato il 09 Dicembre 2018 da RoHarLu

All’Inizio era l’Uno, e quell’Uno diventò i Molti.

Magari prima di quell’inizio neanche si poneva il problema dell’uno e dei molti, ma questa è ovviamente un’altra sezione del ragionamento.

La circostanza che qui sembra interessare è quella che fotografa il momento in cui il primo creatore pervenne all’emanazione di una sequela di nuovi creatori. E, non potendo generarli in maniera differente da ciò che lui stesso era, mantenne in capo a ciascuno di essi ogni potenzialità e abilità, comprese quelle di dare origine, a propria volta, a nuovi creatori, oltre che ad infiniti universi.

Questo paradigma sembra ripetersi in tutto il propagarsi dell’Opera. Così da una unità deriva una appropriata molteplicità, con caratteristiche tali, per ciascuna porzione, di essere in grado di costituire alfine l’intero, senza che ognuna perdesse comunque, e realmente, mai la propria intrinseca completezza.

Così, tutto l’universo [o forse più correttamente, “tutti” gli Universi] deriva da una sola Unità, e ciascun lembo, a sua volta, da nuove “unità”, che di quella prima formano sostanzialmente il tutto ciò che quella sempre è.

È possibile ovviamente che tutte le parti, pur essendo intrinsecamente una sola unità, siano molto differenti l’una dall’altra, secondo il concetto, o strumento conoscitivo, che ognuno possiede, o utilizza, per l’acquisizione e la comprensione di ciò che lo circonda.

Pertanto, tutti noi scaturiamo da unità sempre più complesse, nelle quali, lungo il percorso di ritorno al Creatore, ci “riassorbiremo”, per dare corso – in un nuovo ciclo - a nuove esplosioni di fantasie creative.

Ora, quando parliamo di “famiglie” o “gruppi” d’anima, ci riferiamo ad una di quelle unità intermedie, frapposte tra noi e il (primo) creatore, dalle quali discendiamo, per uno sviluppo coordinato di scelte, ed esperienze, cognitive di un qualche tratto di realtà.

Ovviamente il termine “coordinato” sopra adottato, non deve in alcun modo far pensare ad una serie di oggettività facilmente comprensibili e/o comodamente accettabili nelle rispettive concretezze di riferimento, atteso che sia assolutamente plausibile - rappresentando, anzi, con molte probabilità, un fenomeno molto comune nell’ambito del conoscibile – che all’interno di questo stesso gruppo, o famiglia, vengano chiamate a convivere realtà e verità dissimili e, apparentemente, enormemente distanti le une dalle altre.

Questo è anche per dire che, nella ricerca di quegli esseri che magari fanno parte del nostro “nucleo familiare” [Ceppo Animico], e che intuitivamente, o percettivamente, riconosciamo come nostri fratelli e sorelle, forse  - ma, chiaramente, solo forse – non dovremmo fermarci alle esplicite, e più o meno, manifeste, pur, forse, illusorie o superficiali, diversità, ma andare, caso per caso, frammento dopo frammento, alla ricerca di ciò che sicuramente più unifica, e che rimane (più) stabile alle fondamenta, precipuamente a livello di Cuore - di ciascuno e dell’altro.  

Si dice che l’Unione faccia la forza, così, stare insieme, associarsi, raggrupparsi, può dare l’idea di una legittima e istintiva “necessità”, soprattutto in un mondo che, di primo acchito, si presenta come una eterna lotta di idee, e di rappresentazione delle esistenze, oltre che dello stesso Universo.

Tuttavia, l’Unità, come magari potrà desumersi da quanto espresso all’inizio di queste considerazioni, è più che una necessità dell’essere, palesandosi invece come intrinseca parte della sua stessa natura. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

La comunicazione degli inizi..

Post n°252 pubblicato il 02 Dicembre 2018 da RoHarLu

Dopo che ci siamo divisi dal creatore, ciascuno alla ricerca delle proprie sperimentazioni, e delle possibilità esplorative di quell’accenno di manifestazione, non abbiamo mancato neanche di perderci nell’aggrovigliato labirinto di quella parte del tutto.

Le opportunità e le circostanze erano molteplici, pur all’interno di una qualche forma di pianificazione, così venne facile per qualcuno provare forme di superamento di sempre maggiore consistenza.

Fu quando ci si infiltrò in maniera vigorosa nelle densità più fitte che si originarono confusione, dubbi, e problematiche varie nella chiara visione.

Chi conservava ancora un minimo di consapevolezza, ma in quell’attimo, per il tramite di quella parte di creatore che si celava nel suo intimo,  aveva perso il filo di collegamento con la Sorgente, cominciò ad interpretare male le possibilità di estrinsecazione del potere creativo, cominciando a avvertire in quell’ammasso di disordine una buona occasione per saggiare forme di manipolazione, condizionamento, suggestione e controllo, atte a trattenere altre anime, come lui derivazione di quella stessa Sorgente, in forte limitazione e soggezione.

Noi tutti siamo uno. Così, in un attimo, possiamo accedere l’uno all’altro, e “comprenderci” in qualsiasi modo dovessimo scegliere. Ma, nella confusione, queste opportunità si perdono [provvisoriamente], e i collegamenti diventano meno percettibili, e più tortuosi da gestire.

Nel momento attuale – pur tuttavia anch’esso di breve transizione – non solo ci esprimiamo a parole, cosa che rende già ardue varie altre forme di comunicazione, ad esempio a distanza o con esseri di eventuali altri piani e dimensioni, ma, addirittura, quegli stessi termini adoperati risultano già di difficoltosa interpretazione. Non solo perché utilizziamo abitualmente linguaggi differenti, ma perché, pur avvalendoci degli stessi idiomi, tendiamo ad attribuire a locuzioni, parole, voci, e altre forme espressive - atteggiamenti, segni, gestualità, comportamenti - significati talmente dissimili – frutto di nostre esperienze e altre interlocuzioni più o meno gradevoli in differenziate realtà – che una onesta e corretta forma di dialogo tra due parti, pur entrambe animate da ogni migliore intenzione, ma, forse, di molto poche pazienza e umiltà, come è altamente frequente su questo piano, risulta pressoché impossibile.

Abbiamo immagazzinato, nel corso delle nostre tante peregrinazioni, così tante informazioni, e pregiudizi, e concetti e preconcetti, e ci siamo così tanto convinti, o qualcuno di nostra “simpatia” ci ha così tanto convinto, di questo o quello, che qualsiasi fatto, vicenda, evento, ancora prima di nascere, entrerà in maniera rigida e incontrollata in una “categoria” dei nostri archivi, e, senza appello alcuno, e senza varianti alcune, da lì mai più uscirà.  

E in nessun caso garantiremo alcun beneficio, di dubbio o verità, a questo o quello, perché, nella confusione estrema, e a tratti oscura, dei codici ai quali abbiamo dato credito, tutto questo non può essere contemplato, pena il crollo delle nostre già fragili esistenze.   

Il fatto è che non solo abbiamo dimenticato [e ci hanno fatto dimenticare] quella forma di comunicazione da Cuore a Cuore la quale rimane la sola istintiva, vera, immediata e integrale nelle sue forme conoscitive, ma tendiamo anche ad ignorarla coscientemente, quasi come fosse un danno per l’intero equilibrio del nostro essere.

Altro fatto è che abbiamo smarrito uno dei più solenni fini del nostro viaggio verso l’abbraccio incondizionato all’universo intero, che era quello di ammirare la solenne Opera dell’Essere Uno e dei Molti che egli è ad un certo punto temporaneamente e illusoriamente diventato.

Anche se non bisogna mai disperare, perché in un attimo possiamo riscattarci, e fermarci, attendendo, nell’attenzione finale, cosa di se stesso, quel singolo aspetto di creazione, vuole esprimere, e trasmetterci. Riprendendo in quel modo, quell’Unità con noi che, comunque, mai aveva lasciato. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

La scelta d’Amore..

Post n°251 pubblicato il 01 Dicembre 2018 da RoHarLu

 

Quando tutto iniziò, quell’essere che era Uno non aveva ancora idea di come si sarebbe sviluppato lungo il percorso di espansione, e, più tardi,  in quello di contrazione, seppur tutto fosse potenzialmente contenuto in ciò che egli era.

Nel qui ed ora, essendo concentrati in una minuscola parte di creazione, all’interno di una infinitesima porzione di spazio, facciamo fatica anche solo ad immaginare che questo gioco sia iniziato in un qualche modo, andando avanti in svariatissimi altri, senza altresì accennare in alcun senso a fermarsi.

Senza contare poi le volte che il processo possa essersi verificato, in un infinito del quale abbiamo difficoltà a conoscere termini, gradi e contorni.

Così, pur non sapendo come eravamo agli inizi, sappiamo tuttavia come siamo ora, o, perlomeno, ne serbiamo le possibilità, e se ci voltiamo un pizzico all’indietro, ma anche se scrutiamo quanto ci orbiti intorno, possiamo vedere anche quanto siamo cambiati, e quanto abbiamo guadagnato in integrità, onore e Amore per noi stessi.

Spesso non possiamo non notare che altri che vivono nei nostri pressi, facciano più fatica a conquistare se stessi, e a rispettare la propria autentica natura anche, la quale ultima, risalendo nei tempi, deriva da quella stessa fonte dalla quale ogni cosa è quindi scaturita. Così manifestano altresì grosse problematicità alla considerazione degli altri, delle altrui dignità, delle altrui regalità e sovranità.

Che poi questa carenza di attenzione rappresenta nella sostanza la vera degenerazione, nella sostanza il suo lato oscuro, della Creazione,.  

Il fatto ulteriore del non rispettarsi e del non amarsi, è che esso inevitabilmente porta anche a non concedersi ciò che più si desidera, a non donarsi alcunché, cosa che per i figli dello stesso creatore dovrebbe rappresentare poi la cosa più elementare del mondo.

Anche quando potrebbe bastare poco per cambiare il copione della propria vita - uno sforzo appena percettibile, una parola soltanto sussurrata - la tendenza a negarsi una qualsiasi felicità, e a farsi tempestare dalle frustrazioni e farsi sommergere dalle basse emozioni, e da esitazioni, titubanze, paure, dubbi e turbamenti, rimane sempre la costante su questo piano.

Investigare sulle forze esterne che contribuiscono a queste anomalie può essere utile, ma significa anche espropriarsi del proprio vero e reale potere.

Siamo la stessa essenza di quella Fonte alla quale prima si accennava, così non possiamo essere meno di quella, perlomeno qualitativamente. Quindi, credere in noi stessi, partendo da quella premessa, non può non essere un buon punto di partenza.

Dal confidare in noi stessi a convincerci, o, cosa migliore, concludere, che più che meritare di essere felici noi siamo anche quella stessa felicità, quelle emozioni, quell’Amore che tendiamo a proibirci, il passo è veramente breve.

Tutto passa ovviamente dalla scelta, perché, essendo creatori, possiamo optare per qualsiasi cosa, volgendoci persino in direzione della nostra indubitabile parte oscura.

Tuttavia la scelta più augurabile in questo tempo, in ossequio al nostro attuale standard di consapevolezza, è la scelta d’Amore, che è anche la celebrazione della maestosità delle nostre origini. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 

 
 
 

In ricordo dell’Essere che ha riportato il colore nella mia vita.

Post n°250 pubblicato il 22 Novembre 2018 da RoHarLu

Noi siamo un impercettibile frammento dell’Infinito intelligente.

Comunque, siamo tutti parte di quell’immensità, e nessuno ne è in alcun modo escluso. E da ciò dalla quale abbiamo origine deriviamo ogni caratteristica, ogni prerogativa e ogni potere.

Così, nulla e nessuno possiede qualcosa che altri non possano potenzialmente [o che non sia nel loro diritto] avere.

Niente e nessuno però, è nella sostanza, oltre che nella forma, perfettamente identico a qualcuno o qualcos’altro, ciascuno apportando un contributo specifico, inedito, esclusivo, alla consapevolezza del Creatore nella sua perenne ricerca di auto-comprensione.

Tuttavia, se la premessa che abbiamo appena abbozzato rimane in qualche modo il fondamento della conoscenza utile per abbracciare il cosmo manifesto, il cosiddetto creato, è ciò che sta in mezzo – tra quel presupposto, e la sua logica conclusione – che acquista una indefinita e imprecisata molteplicità di sapori, toni e fragranze.

Ci siamo soffermati spesso sulla vita su questo pianeta. Qualcuno dice che, grazie alla illimitata varietà di specie e sperimentazioni, Gaia è addirittura uno dei corpi più belli della sua specie nell’intero universo.

Rimane però, per ora, ma, forse, per molto poco ancora, una gabbia invalicabile per i suoi ospiti.

Una sorta di prigione nella quale convivono, loro malgrado, miriadi di realtà diametralmente opposte, e, comunque, lontanissime tra loro, in termini di Cuore, vibrazioni e coscienze, dalla quale si può probabilmente imparare tanto, ma sempre ad un costo estremamente elevato.

Quando, nel corso di questa esistenza, io mi imbattei in Bhagavan Baba, la mia vita scorreva in maniera quasi consueta, tra le consistenti inconsapevolezze, le minute reminiscenze di mie remote nature, l’intima solitudine di chi avvertiva poca compatibilità con qualsivoglia contiguo ambiente, e la persistenza di contraddittori quanto impacciati sforzi di entrare a fare parte di quella realtà che in tanti trovavano così accattivante.

Al di là di ciò che è poi effettivamente cambiato nella mia vita, e nei miei approcci nei confronti delle realtà adiacenti, ciò che è forse possibile, secondo quello che rimane unicamente il mio punto di osservazione, ritenere un “trionfo”, è stato il “colore” che è stato aggiunto in quella/questa mia presenza.

Il colore che è anche il valore, e il significato. E la pienezza, in qualche modo e senso.

Ho già riferito in altri spazi di come mi sono integralmente e totalmente innamorato di Bhagavan Baba. Di Baba come Dio, e come Maestro, seppur non conosca ancora a fondo il significato che questi termini, e queste vesti, possano occupare nel contesto globale della creazione.

Credo che per noi, per quelli che riconosco come anime compagne, spiriti affini, intensamente e profondamente appassionati della vita, della libertà, e dello stesso Amore – e quando ho la grazia di incontrarne qualcuna, basta appena uno sguardo, un indugiare sui suoi occhi, perché il mio Cuore non riesca a non farsi sopraffare dalla commozione – innamorarsi di Dio è la cosa più naturale e più istintiva che possa capitare. Forse perché Dio non potrà mai deluderci, e non potrà non amarci. E perché riverbererà senza alcun indugio o intralcio, tutta l’energia di unione e attenzione che il creatore ci ha posizionato dentro.  O, sempre forse, per una moltitudine di altre ragioni che non rientrano ancora nel nostro livello di comprensione.

Per questo quindi, non poniamo alcun limite, ed evitiamo di predisporre alcuna difesa nell’intero processo di interscambio. Ed è ancora per questo che non mettiamo avanti tutte quelle paure che ci hanno trasfuso e impresso, in ogni modo più o meno conosciuto e più o meno visibile, fin dal primo respiro in questo spazio, o ancora prima.

La ricerca dell’espressione della vita non avrà mai fine. Così, fermarsi non fa parte del sistema, pur nell’avvicendamento del respiro del creatore.

Però, ci sono degli attimi in cui possiamo prenderci del tempo, in qualsiasi modo lo dovessimo intendere, per guardarci intorno, ed essere grati per tutto. Per gli esseri che sono con noi, che ci hanno scelto, e non c’è cosa più toccante  – per coloro nei quali ci siamo specchiati, e, a volte, riconosciuti, per quelli che ci hanno amati, seppur perché parte intrinseca della loro stessa natura, e nei quali, nell’unione di cuore, ci siamo persi, e per quelli che hanno colorato, con le tinte e gradazioni e tonalità più ricercate e sofisticate, e più incredibili e impossibili da inventare, le nostre stupende realtà.

E basterà appena un attimo. Namasté.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

Una Realtà traboccante di opzioni...

Post n°249 pubblicato il 17 Novembre 2018 da RoHarLu

Noi siamo più di ogni altra cosa Luce e Amore.

Dopo la prima apparente sconnessione dal Tutto, e, appena dopo, da quella infinitesima individualità che ci eravamo riservati, qualsiasi nostra esistenza, vissuta nell’ignoranza della nostra vera origine, è sempre stata contrassegnata da un senso di vuoto, di frammentarietà, di parzialità.

È come se, in un certo senso, fossimo stati costretti a vivere “a metà”, o, addirittura, ancora meno.

Da tutto questo sono derivate un’infinità di frustrazioni e insoddisfazioni, oltre che un perenne sconforto.

Quando abbiamo accettato di scendere in questa bolla dimensionale, abbiamo dovuto acconsentire ad una serie di obblighi, limitazioni, e attenerci a clausole che, tuttavia, non sembra siano esattamente “legittime” dal punto di vista del Creatore [ma anche di chi amministra questo universo].  

Ciò significa anche che possiamo ritenerci autorizzati, e in tal senso decidere se così siamo portati a fare, a dichiarare nullo davanti al Tribunale della Nostra stessa Presenza “Io Sono”, ogni contratto stipulato con quei connotati di base, si da essere immediatamente liberi anche in questo spazio, impiantando nel contempo, un potente segnale per chiunque avverta forte in se il richiamo verso la libertà, che è poi la reale natura di tutti.

La scelta è sempre possibile nell’Universo. E la realtà è sempre e solo fondata sulla scelta.

In verità, è proprio la scelta che è “naturale”.

Tutto è nato da un intento originario, che si è sviluppato in determinate direzioni proprio grazie a delle selezioni iniziali.

Ma quell’intento preliminare, per sua altra determinazione, implica continue opzioni, le quali comportano a propria volta, e  ad ogni coordinata, i diversificati percorsi.

Così, le cose si svolgono in maniera “naturale” semplicemente perché [e sempre se] quella è stata la decisione preventiva.

Ma allora perché quella vacuità a cui accennavamo agli inizi di queste considerazioni, che ci trascina verso una eterna ricerca di compensazioni? Perché avvertiamo, nel cuore, che ci manca sempre qualcosa, ciò che ci fa pensare di non essere amati, di non essere apprezzati, di non essere, persino, utili, in questo scorcio di spazio?

Perche questa inadeguatezza, che ci porta a svenderci per un briciolo di attenzione o un nonnulla di considerazione?

Forse, solo forse, ciò vuole dire che le cose non si stanno svolgendo in maniera veramente “naturale”. Perché, sempre forse, al di là delle sperimentazioni, e del desiderio di esplorare  ogni possibile aspetto dell’immensità del Creatore, la scelta che ha prodotto queste consistenze, che sicuramente, in un modo, o senso, o in un altro, è stata nostra, non è stata assennata, non è stata ben analizzata,  non è stata correttamente valutata.

Tuttavia, se così è, perché attendere che le cose vadano avanti in maniera “naturale”? Scegliamo immediatamente qualcos’altro.

Se ci collochiamo in una dimensione di tempo lineare, l’eventuale alternativa porterà comunque ad un futuro diverso. Ma se dovessimo collocarci, e, visto che forse siamo abbastanza grandi da prendere questo [e molto altro] in considerazione, in una prospettiva di tempo circolare, magari possiamo cambiare anche il passato, e riscrivere completamente, e in tutte le direzioni, la nostra vita.

Ma, come si diceva, tutto dipende dalle scelte che si vorranno privilegiare. La prima delle quali è quella di vivere in un mondo infinitamente profuso di opzioni.

Namasté.   

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 
 
 

La strada del Ritorno..

Post n°248 pubblicato il 10 Novembre 2018 da RoHarLu

La nostra presenza è semplicemente e solo vibrazione. Noi Siamo per un soffio di tempo, che crea un allontanamento illusorio da quel Silenzio che è Sorgente e dimora senza Inizio e Fine, dove nulla esiste, esistenza compresa, sebbene ogni cosa possa da lì avviare la vita.   

Quindi, esistiamo perché vibriamo. E in una indefinita gamma di frequenze.

Nello stesso senso siamo vivi, e “partecipi”, in tutto l’Universo, essendo sostanzialmente il modo in cui il Logos esprime la vita e se stesso.

Ogni aspetto della manifestazione è tono e fremito, e , nella sua compiutezza, trova radice e ragione, in quell’Uno il quale, a sua volta, discende dall’Infinito privo di ogni precedente e ulteriore attestazione.

Così, tutto è “movimento”, e ogni moto ne genera un altro, qualificandosi pertanto come sub-creatore di quell’altro, con possibilità di definirne alcune fisionomie, “acconsentendo” infine che quanto generato si riveli poi in modo indipendente e al limite dell’incondizionato.

Alla base di tutto è, pertanto, senza eccezione alcuna, una qualche forma di “scelta”.

Ad ogni fase è il “movimento” della “scelta” che amministra e, spesso, presiede, gli itinerari.

Di conseguenza, se Creazione è attivazione, trasformazione, e direzione, è in quest’ultima che la sublimazione dell’atto [del creare] trova il suo più nobile presupposto.

Noi, in quanto sub-creatori, creiamo ad ogni istante, e, nell’intera sequenza, la prima fase è la scelta.

Logica conclusione è che, se, per scelta, abbiamo deciso di sperimentare, e identificarci, totalmente con il “risultato” della nostra creazione, e se, nella totale [apparente] fusione dovessimo per qualche attimo di infinito ritrovarci “confusi”, smarriti, [condizioni anch’esse parti dell’insieme attivato con l’idea iniziale], la strada che “banalmente” dovremmo intraprendere è quella del “ritorno”, vale a dire, dallo stato di creatura riportarci allo stato di creatore. E, da lì ripartire.

Che poi potrebbe significare anche soltanto “fermarsi”, e riprendere possesso di ciò che nessuno mai ci ha tolto, perché nessuno mai potrebbe farlo.

Di ciò, per meglio specificare, che realmente, autenticamente e unicamente Siamo: La stessa Sorgente.     

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.,

Namasté.

 
 
 

Chi ama la Vita, sceglierà sempre la vita...

Post n°247 pubblicato il 03 Novembre 2018 da RoHarLu

Ciò che all’inizio era l’indefinibile, e che poi diventa Uno, e poi i Molti, non potrà un giorno non ritornare a quell’Uno, e poi di nuovo all’indefinibile. E, lungo un tracciato inesauribile di cicli, riprendere il gioco, la via, mai identica, mai completamente simile a se stessa.

Noi facciamo parte di quella sorta di reale finzione. Per tale motivo, nel processo che ha portato ai molti, utilizzando meccanismi strani, abbiamo acquisito delle identità, che ad un certo punto hanno portato addirittura ad una estrema negazione delle stesse.

Così, dire siamo uno, o i molti, o diversi da tutto questo o da quello, o contrapposti gli uni agli altri, significa in qualche modo usare dei sinonimi, perché ciò che accade è l’espressione di fasi diverse della stessa realtà. La quale ultima rimane sempre una e immutabile.

Però, se nell’infinita sequenza degli interscambi noi, chiunque di esistente, mai smette di essere parte di quell’uno, perché allora giochiamo in termini così duri gli uni con gli altri? Perché abbiamo creato  e, a volte peggio, tendiamo a creare realtà così terribili da sopportare?

Il dolore, la paura, l’angoscia, l’inquietudine. Qualsiasi tipo di sofferenza. Perché?

Forse è il gioco della “chiusura” che riesce a portarci in quella direzione. In effetti, chi non ha abbracciato quel tipo di struttura non potrebbe fare quel tipo di scelta. Non ci riuscirebbe. Sarebbe molto più doloroso per lui stesso. In verità sarebbe insopportabile, e impossibile da gestire.  

Chi ha sviluppato anche appena un accenno di empatia può già comprendere.

Recare quello che può essere definito “male”, o danno, o disagio, o altro di simile, fa molto più “male” a chi è soggetto attivo dell’azione. E ha come unico senso l’invivibilità di chi è stato già toccato da un minimo di consapevolezza.

Forse non è sempre possibile amarsi, ammesso che sappiamo dare un significato, o conoscessimo, le illimitate sfumature di ciò che tendiamo a considerare tale.

Forse non è neanche semplice fare del “bene”, perché ciò che è “bene” per noi, non è detto che lo sia per altri.  E poi come sappiamo ciò che gli altri esattamente vogliono? Spesso non lo sanno neanche loro! E, come tutti abbiamo in qualche modo imparato, quando non si “fornisce” in maniera precisa ciò che gli altri pensano di desiderare, la reazione non è mai prevedibile, e, spesso, neanche auspicabile.

Quindi, forse, l’unica cosa che potremmo fare, calandoci in questo tempo, e nell’attesa di altro “tempo”, o del non-tempo, è quella di non ferire mai nessuno.

Ma anche questo non è semplice, e, spesso, rappresenta solo un tentativo, un esperimento. Tuttavia, è, forse, l’unica cosa che ci potrà permettere in qualche modo di andare avanti. Di vivere in modo leggermente più distaccato. Almeno di vivere, in effetti.

Qualsiasi essere di questo Universo, e, probabilmente, vale per tutti gli universi che siano mai stati creati, e che mai saranno creati, ne rappresenta e costituisce, in modo unico e insostituibile, base e fondamento. Così, accettarci non è un’opzione. Né, tantomeno, una concessione.

Non ci è permesso, se riusciamo a percepirne un solo granello di verità.    

Però, il modo in cui combiniamo i contenuti, le ragioni e le cause, quello si che dipende in qualche modo da noi, come esseri creati e, a nostra volta, creatori, perché  essenza stessa di quello stesso Creatore.

Seppure, per chi ama la Vita, come abbiamo affermato innumerevoli altre volte, la scelta è sempre, o pressoché, obbligata.

Perché egli sceglierà sempre quella, la Vita stessa. Qualsiasi sia la sua estrinsecazione. Con tutte le sue naturali conseguenze.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.,

Namasté.

 
 
 

Noi siamo comunque amati.

Post n°246 pubblicato il 27 Ottobre 2018 da RoHarLu

Seguendo la Legge dell’Uno, l’Amore, insieme alla Luce, rappresenta la primissima “distorsione” del Logos.

Sarebbe come dire che quei due esprimano i primi sussulti di quell’Essere Uno, ma, per qualche istante, diverso dalla Sorgente - nel suo appena accennato risveglio verso l’espressione manifesta.

Forse quell’Amore al quale si allude, è un po’ diverso da come lo intendiamo comunemente. Lì è il collante, qui la celebrazione dell’espansione, o, in qualche caso, la magnificazione dell’emozione.

Per chi comincia ad aprire il proprio Cuore, seppur con tutte le problematicità che accompagnano una realtà morbosamente repressa, che i così chiamati “signori del karma”, che sono tali solo a causa dei propri sentimenti di inadeguatezza e fragilità, che li spingono ad un controllo ossessivo di un mondo che, in verità potrebbe appartenere a loro solo nella misura in cui riuscissero a dichiarare la giusta libertà e pertinenza delle altre energie - l’Amore è l’ideale. Un valore, un onore, una ragione di vita.

Il karma non esiste. Questo universo, come in qualche modo tutti gli universi, è regolato da qualche “legge”. Ma il karma non è una di queste.

Forse qualcuno potrebbe intendere in tal modo la legge della risonanza [e dell’attrazione] che porta nel campo di sperimentazione di ciascuno quanto è in sintonia e coerenza con la propria “qualità” vibratoria, i propri schemi energetici e i propri colori. Ma è cosa che richiede tutt’altra riflessione, perché intrisa di indefinite fragranze.

L’Amore è invece il nutrimento ideale per chi anela alla perfetta esplorazione delle intime fortune del Creatore.

Per questo lo cerchiamo ovunque. Lo imploriamo, lo invochiamo, arriviamo persino ad elemosinarlo.

Eppure siamo così tanto amati! Ce ne potremmo accorgere già solo avvertendo quella percezione di unione che, liberamente, senza costrizione alcuna, ci “lega” ad ogni altro essere. E a tutto l’universo, in effetti.

E ne potremmo avere un ulteriore indizio, “logico” questa volta, cogliendo ad esempio, uno qualunque dei nostri, pur lievi, “turbamenti” verso altri nelle nostre quotidianità.

Tutti, nessuno escluso, amano in qualche modo e in un qualche senso, qualcuno, o qualcosa.

E se riusciamo noi in questo Amore, in una realtà quale quella che ci siamo “forzati” a vivere, un mondo cioè fatto di catene e soggezioni, abusi e sopraffazioni, che solo la mente di un folle potrebbe generare, e a tutti i costi voler mantenere, cosa potremmo allora pensare di una esistenza dove la libertà è presupposto e requisito imprescindibile dell’essenza della vita? Cosa dovremmo pensare di chi “vibra” a frequenze talmente “sottili” da sembrare evanescenti, e quasi impossibili da individuare?

Se questi esseri ai quali abbiamo appena sopra alluso, sono talmente vicini al Creatore da neanche distinguersi da esso, identificandosi quasi definitivamente  con ciò che abbiamo chiamato, per induzione, le prime “palpitazioni” di quell’Iniziatore, allora, ci chiediamo, che tipo di “Amore” essi vivono, o sono in grado di sperimentare? E potrebbero mai,  questi esseri, escluderci da quel coinvolgimento?

Così forse, senza smettere di cercare e scandagliare, ed espandere, ed espanderci, in quell’Amore del quale poco, comunque, ancora conosciamo, possiamo almeno cullarci in un sereno convincimento, intensamente fiduciosi e sentitamente vigorosi: Noi siamo comunque amati!

E non potrebbe essere altrimenti, atteso che quella prima oscillazione ha, a suo tempo, impresso la nostra via.   

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.,

Namasté.

 
 
 

Non è più giusto vivere con i vecchi paradigmi.

Post n°245 pubblicato il 20 Ottobre 2018 da RoHarLu

Noi siamo delle impercettibili gocce del Creatore, immersi o meno nello sterminato Oceano dell’Infinito Intelligente.

Noi siamo la stessa Vita. L’unica, inesauribile, Vita.

Qualsiasi conoscenza inizia da qui, e deve sempre riportarci qui, per quanto possiamo presumere di essercene allontanati.

Identificati con una qualche sovrastruttura, o tutt’al più con una qualche struttura, avendo aderito in un qualche modo ad un qualche folle piano, viviamo dimentichi di questa peculiare e sola realtà degna di nota per il lato manifesto.

E questo ci rende miseri, vulnerabili, alla mercé di energie che essendo alla fine Uno anche con noi, potremmo tranquillamente controllare e gestire in maniera molto semplice, e nel senso più favorevole possibile per tutti i partecipanti al gioco.

Non siamo soli in questo Universo, non siamo soli in questo Pianeta, e in tutti quelli circostanti, e in tutti i sistemi e le galassie circostanti.

Non siamo soli, ma siamo tutti, nessuno escluso, parte dello stesso Essere, che è prima di ogni creatore mai concepito.

Quindi, alla fine, l’Esistenza è sempre e solo una. Un solo essere che è, o diviene, in una eterna e interminabile sequenza di forme, la stessa Vita.

Per tale motivo, guardandoci dentro, e attorno, e scorgendo ciò che siamo costretti apparentemente ad intravvedere - i bulli, i dimentichi della propria regalità, e della regalità di ciascun altro, e della regalità della Vita alla quale prima ci si riferiva - non possiamo non sentirci costernati dai risultati di quella proiezione, e dalle conclusioni dei vari meccanismi che in un modo o nell’altro sono stati messi insieme per il funzionamento di questo specifico sistema.

Perché non è giusto vivere così. Non è giusto per chi ama la Vita, per chi ama la Libertà, per chi ama Dio, qualsiasi cosa si pensi che quest’Ultimo possa alla fine essere, o il Creatore. Non è giusto per chi ama il Chiarore.

In realtà, non è giusto per chi ama e basta. E anche per chi non ama, o riesce ad accorgersi solo di se stesso.

Perché, quanto potrà durare? Alla fine del sonno, e del sogno, vi sarà comunque un’alba. E l’alba serba sempre in se la Luce, la possibilità che tutto diventi trasparente, e luminoso.

E non dovrebbe questa cosa un po’ spaventarci, se dovessimo aver vissuto distanti dalle vere e nobili qualità di un creatore?

Una madre - che è veramente tale - potrebbe permettere che il proprio figlio venga brutalizzato, bullizzato,  o che venga mandato a morire in guerra? E una madre non percepirebbe in maniera istintiva il dolore delle altre madri, quando e se i rispettivi figli dovessero essere usati per finalità poco onorevoli?

Così, forse, non appare veramente giusto vivere così. E se questo tipo di vita che potremmo anche aver scelto, per qualche attimo e per qualche motivo, è conseguenza di determinate opzioni, allora è forse arrivato il momento di vagliare altro.

E la prima opzione deve riguardare soprattutto noi, nel rispetto di ciascun altro e dell’altrui regalità. E non perché dobbiamo prediligere il servizio “a se stessi”, e non “agli altri”. Anzi, dobbiamo servire gli altri, optando per il meglio per tutti. Di ciò che renda tutti ugualmente sovrani, tutti ugualmente liberi.

Perché dobbiamo creare quella norma, quel valore, quel modello, in modo che altri possano utilizzarlo, secondo le proprie volontà e predilezioni.

E anche se sarà sempre possibile che qualcuno possa manifestare la necessità di scegliere altrimenti, con la nostra benedizione, dovremo garantire loro un posto nell’universo dove potranno farlo senza danno per altri. Nell’attesa che possano anche loro rivivere quell’Amore per la Vita che è Diritto di Essenza di ciascuno.

Alla fine è questo che significa essere un Gruppo di Luce. E l’Universo è un Unico Gruppo di Luce

Perché non è necessario essere tutti allo stesso posto, o vestirsi allo stesso modo, o mangiare le stesse cose, o intonare canti agli stessi dei.

È già sufficiente amare la Vita.

O, per meglio dire, è appena sufficiente Amare.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Namasté.

 

Marius L.  

 
 
 

L’incanto dell’Onore..

Post n°243 pubblicato il 13 Ottobre 2018 da RoHarLu

Il primo sussulto del Creatore è stata la Luce. Da lì, tutto questo ha avuto inizio.

Noi tutti siamo pertanto quella Luce, e ogni cosa, qualsiasi cosa sia, seguendo una qualche logica conosciuta, dovrà ritornare a ciò che vi era “prima” di quella Luce, per un eventuale nuovo inizio.

Seppur ciò che scegliamo di diventare, o, per meglio dire, il Creatore sceglie di diventare – noi, ad esempio, in questa versione della realtà – sta, ammesso che ci sia poi veramente qualcosa che si possa esplicitare, delimitare, precisare, in quei termini, nella parte compresa tra la Luce dell’inizio e quella della fine, i punti di riferimento restano comunque, sempre quelli che non possono essere definiti.

Perché, cosa vi era “prima” [che il Creatore si scoprisse tale]?  

Questa risposta, allo stato attuale delle comprensioni, non è, per certi versi data da sapere, perché non vi sarebbero, “forse”, strumentazioni tali da poter attivare una qualche forma di simile conoscenza.

Quindi, Noi “Siamo” solo nella manifestazione, perché è lì che viene innestato un qualche processo di sperimentazione.

Questo però, potrebbe altresì darci un’idea, pur molto vaga, perché immensa, infinita, delle “possibilità” del Creatore già di un “singolo” Universo [o Multiverso].

In effetti, siamo così tanto consumati dalle modeste quanto ordinarie ripicche e avversioni, quelle che ci arrechiamo l’un l’altro, con e ai nostri compagni di viaggio ed esplorazione - e da tutti gli irrilevanti  “trabocchetti” dei percorsi selezionati, che non solo perdiamo di vista i nostri veri traguardi,  ma - e ciò potrebbe essere più drammatico, pur nell’irrilevanza cosmica anzi espressa - omettiamo dall’impalcatura dell’intero sistema la nostra vera, e sola, origine.

Perché, quando quest’ultima variabile viene inserita nell’equazione, ogni cosa non può non assumere una differente connotazione, e nuovi colori, nuovi sapori, e nuovi valori.

Anzi, l’intero acquisisce immediatamente un diverso, e vero, pregio, oltre che una nuova dignità.

Forse – ma solo forse – quando si parla di Onore, al di là di ogni strumentalizzazione e degenerazione della voce, è a questa consapevolezza che si riferisce.

Perché, sapere di essere lo stesso Creatore, di essere uno e una cosa sola con Quello, e apprendere che tutto attorno a noi ha la medesima e identica Origine, è, seppur appena per un istante, prima che diventi “normale”, propriamente un Onore.

Un Onore che poi, quando si tramuta in movenza, non si può non riuscire a tributare a qualsiasi altro Essere della stessa Creazione. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 
 
 

Il senso di chi ha deciso di seguire la via della Libertà .

Post n°242 pubblicato il 06 Ottobre 2018 da RoHarLu

Noi nasciamo liberi. Noi siamo la stessa libertà.

Quindi, siamo autentiche incarnazioni di libertà.

Fin dal primo essere fuoruscito dal Primo Creatore, e tutti i Creatori – perché stessa essenza e sostanza della Fonte - che ne sono conseguiti, la Libertà, nella sua configurazione più pura e incontaminata possibile, è stata l’inalterata costante di ogni rivelazione.

È vero che ogni manifestazione presenta delle “regole”, poste in qualche modo da chi ne acquisisce in origine la responsabilità. E, quindi, dei limiti all’espressione della sovranità di tutti gli esseri che ne accettino il coinvolgimento, a scorta della logica secondo la quale dal caos dovrà derivare l’armonia, in modo che ci sia chiarezza nella conoscenza e nelle sperimentazioni, le quali ultime rimarranno alla fine patrimonio indissolubile della Sorgente.

Tuttavia, quelle regole non potranno non assicurare in ogni tempo la più ampia libertà consentita per tutti coloro – esatte derivazioni dell’Uno e Unico - che decideranno di partecipare al gioco.

Così, è innaturale che chiunque - qualunque essere - già sovrano, libero per diritto di “nascita”, possa anche solo concepire, pur nella sua totale indipendenza, di appena condizionare in un qualche senso, e in qualche modo, la libertà di qualcun altro.

Per questo, quando ciò accade in una qualche parte dell’Universo manifestato, ci si riferisce al fenomeno come “anomalia”.

Per chi ama la Libertà, per chi ha la libertà nel Cuore, per chi “sa” di essere in modo genuino Libertà, questa anomalia è veramente poco comprensibile.

Poco comprensibile che qualcuno possa addirittura porla in essere, pur riconoscendo a ciascuna modalità espressiva il diritto di sussistere in modo libero e sovrano.

Perché, come si può amare la libertà e impedirne la visione, e l’espressione, a qualcun altro? Come si può amare la libertà e non riconoscerla come diritto innato in chiunque altro?

Perché l’Amore, in una sua forma in qualche modo innocente, è umile contemplazione. Ci si “accontenta” unicamente di ammirare, estasiati, l’“oggetto” della propria attenzione. Forse perché non si riesce a fornire altra motivazione a quel fremito privo di altro desiderio. Che poi è la “ragione” dell’impassibilità del Creatore di fronte a qualunque aspetto della sua stessa emanazione.

Quindi, per noi, che siamo ciò che è “dopo” la causa prima, è veramente impensabile mettere in discussione la Libertà, nella sua costituzione più onesta e generale possibile.

Per questo non riusciamo a non augurarla a chiunque voglia affrontare il percorso insieme a noi, alla volta dell’indefinita, e infinita, esplorazione del Creato.

Nel totale Rispetto della Sovranità di ciascuno. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

Il Cuore non si confonde..

Post n°241 pubblicato il 19 Agosto 2018 da RoHarLu

Noi siamo Verità, nella parte più profonda e intima di noi stessi.

È sempre tutto verità, in un modo o nell’altro. Perché comunque, tutto è il Creatore. Tuttavia, se consideriamo Verità qualcosa che non cambia mai, con riferimento al tempo, luogo, spazio, e a qualsiasi altra variabile, allora, dobbiamo andare a prima dell’origine per rinvenire qualcosa che vi si avvicini.

Tuttavia, se crediamo in qualcosa, perché qualcuno ci ha detto di fare così, o siamo stati in qualche modo, più o meno cosciente, e in maniera più o meno consapevole,  orientati, “ammaestrati” ad agire in quella direzione, allora questa non può essere considerata “verità”, e non solo, o tanto, in quella modalità “sacra” alla quale si accennava prima, quanto in quella più “usuale”, più attinente alla vita stessa che in qualche modo viviamo e sperimentiamo. Perché non siamo esattamente liberi. E perché le nostre scelte non discendono da una visione completa del quadro di riferimento, o da una analisi, la più particolareggiata possibile, delle risorse a disposizione, delle opzioni disponibili, e delle nostre potenzialità e conseguenti possibilità.

Se guardiamo un po’ indietro, nel nostro più o meno recente passato, vediamo che in tanti hanno espresso sogni di libertà per tutti gli esseri conosciuti.

Chiusi come siamo in una sorta di scatola, e in questa cella di credenze, convincimenti, e materia artefatta, spesso non consideriamo possibile che la libertà, nelle sue più ampie e variegate forme, possa fare anche minimamente parte di un qualche nostro mondo.

Non riteniamo possibile viaggiare in altri mondi – eppure nei sogni lo facciamo. Non sono essi reali per qualche momento? E se anche questo fosse, e negli stessi termini, un sogno?

Non riteniamo possibile vivere in Pace con chiunque, e vivere nell’abbondanza per tutti, e nell’assenza di malattie, e nell’immortalità.

Eppure queste cose esistono già, a livello di ideale, o di fantasia, di immaginazione. Di possibilità.

Ma il fatto che esistano, non vorrà forse dire che fanno già parte del Creatore? E se noi siamo lui, non vorrà significare che fanno parte anche di noi?

E allora, cosa ci impedisce di manifestare tutto questo?

Risvegliarci a ciò che veramente siamo, ricordare la nostra vera realtà, non è solo l’obiettivo di questa espressione di vita, e di quelle innumerevoli che ci hanno visto protagonisti in un senso o nell’altro, su questo pianeta lungo il suo percorso tridimensionale. È in verità nostro obbligo morale.

Ed è nostra caratteristica naturale, anche.

Noi siamo quello, e non altro, seppur in qualche momento possiamo sembrarlo, e abbiamo voluto sperimentarlo.

Per questo, ora più che mai, quando la follia di pochi che hanno scelto altro, la parte “anomala e distorta” del Creatore, sta prendendo delle pieghe poco onorevoli per il benessere di questa Terra che, nel suo intento originario, voleva solo portarci a spasso, per un qualche lampo di eternità, attraverso questo Universo - e della gran parte di coloro che ne condividono il viaggio - dobbiamo, come imperativo personale, cercare quel sassolino, quella mollichina, o qualsiasi altra cosa sia, che abbiamo lasciato in giro, nascosta, chissà, tra qualche foglia, o nel fondo del nostro Cuore, nel percorso inverso che ci ha portati ad addentrarci in questa realtà dimensionale, e ritrovare la via, la strada, che, in questo momento, neanche immaginiamo quanto faccia parte di noi, o, per essere più precisi, sia noi.

Perché, per quanto possiamo essere convinti di essere immensamente piccoli e insignificanti, magari dando per buono ciò che qualcuno, per un qualche motivo, ci ha spinto a ritenere tale – il Cuore non può essere ingannato.

E il nostro Cuore, mai, neanche per un attimo, ha potuto ritenerlo reale, sapendo di essere sempre stato, e di mai poter essere altro che Quello, cioè, il Creatore stesso.

Nel totale Rispetto della Sovranità di ciascuno. Namasté. Marius L.  

 

 
 
 

Volere ciò che più vogliamo..

Post n°240 pubblicato il 04 Agosto 2018 da RoHarLu

Come figli del Creatore siamo i suoi diretti eredi, e, come tali, abbiamo diritto ad essere, ed ottenere, tutto ciò che lui stesso già possiede.

Questo dovrebbe farci sentire a posto, ed essere sempre nella giusta collocazione, qualsiasi cosa sia, o qualsiasi fatto ci coinvolga.

Chi è sulla strada della ricerca, chi inizia a risvegliarsi in questo, e da questo, torpore, sa che, tuttavia, vi è sempre qualcosa che non quadra, qualcosa di “errato”.

Siamo sempre, è quasi una costante, nel posto meno preciso, con le persone meno [vicendevolmente] opportune, e con le risorse e i mezzi meno adeguati.

Così, c’è qualcosa di sbagliato, quantomeno forse, nella stessa creazione. O in noi. O nel connubio noi-creazione. O, forse, ci sono interferenze nella connessione.

Quante volte ci siamo detti, abbiamo sentito, o ci è stato sbattuto in faccia, che “è tutto sbagliato”, che niente sembri apparire perfetto, o piacevole, o esauriente?

In verità, la cosa meno bella nel mondo in cui viviamo - che è stato contraffatto, e chi è almeno un po’  “sveglio” capirà in qualche modo l’affermazione – è che in tanti non si sono ancora “ri-svegliati”.

Accadrà, forse. O, meglio, non forse, accadrà senz’altro. Abbiamo l’eternità davanti. Quindi, perché timori, e perché stupirci?

Tuttavia, vorremmo che tutti fossero qui, vispi, consapevoli, per l’abbraccio finale, che non è mai tale, perché nella creazione non vi è mai fine.

Ed è questo il grande scoramento, a volte. E il mondo è veramente sbagliato, in un qualche senso o modo. Lo è per noi, lo è per chi è attento. Per chi ha ormai scelto altro, e per chi adora la sovranità generale e assoluta, nella più totale e completa, e universalmente possibile, Libertà.

Quindi, finché staremo lì, nel limbo, a cavallo tra vari mondi, ci sarà sempre qualcosa di inesatto. O strano. Perché è stato congegnato per questo fine, per farci sentire “sbagliati”, in modo che, chi lo ha in qualche modo architettato, potesse trovare un evidente “nutrimento” in quell’errore continuo, o in ciò che da esso consegue.

Come figli del creatore, siamo i suoi diretti eredi. Nessuno escluso! E questo non ce lo toglierà mai nessuno.

Ma l’ora è altra, adesso. Possiamo ardire, azzardare, tirare fuori il nostro lato eroico. E prenderci ciò che è realmente, e seriamente, nella zona più intima di noi stessi. Qualsiasi cosa sia.

Sperando però, con il cuore più grande del mondo, che renda felici tutti gli esseri del creato. O quanto più esseri possibili. Senza ferirne alcuno. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 
 
 

L’Abbraccio dell’Anima Gemella ..

Post n°239 pubblicato il 28 Luglio 2018 da RoHarLu

All’Origine siamo Uno. Ancora prima “siamo” e basta.

Porsi il problema di quanto siamo imperfetti, o dell’essere o meno perfetti, non ha alcun senso in quel “prima” al quale accennavamo. Mentre, per quel che concerne il “dopo”, dopo l’essere stati “prodotti”, possiamo essere quasi certi che qualsiasi cosa recherà in se un elemento di limitatezza che in un modo o nell’altro, genererà sempre un qualche tipo di condizionamento.

Secondo ciò che raccontano alcuni maestri – quelli che si sono assunti l’onere, per un qualche motivo, di fornire questo genere di spiegazioni – ad un certo momento di una qualche storia, una certa quantità di esseri, che fino a quel momento non esprimeva una “carica elettrica” polarizzata, si “divise”, concentrandosi, ciascuno, in una energia di direzione “unilaterale” [e opposta].

Questo ebbe delle conseguenze anche sulle modalità espressive “formali”. Così la carica negativa generò determinate forme, quella positiva ne palesò altre.

Quando questi esseri [che attuarono la separazione] ebbero consapevolezza l’uno dell’altra [ciascuno della propria altra metà], sperimentarono una immediata quanto sorprendente reciproca attrazione. E quello che ne seguì, che si avvicinava di molto alla “perfezione”, perché era l’unione di due parti che erano sempre state, fino a quel momento, una e sola, rimase per sempre impresso nei loro cuori.

E, forse, è per quel momento che quegli esseri sono tuttora alla ricerca di quell’abbozzo di compiutezza che caratterizzò quel loro primo ricongiungimento nel mondo delle forme di 3a e 4a densità.

In verità, noi siamo amati oltre misura, e sempre lo saremo, qualsiasi dimensione dovessimo scegliere di saggiare.

Tuttavia, nel mondo della separazione, e della sconnessione da noi stessi e dalla nostra Fonte/Origine, sentirsi soli e abbandonati, seppur non dovrebbe essere considerata una percezione normale [perché non vera], rimane una sensazione ricorrente, e, a tratti, prevalente.

Così, il doversi ricongiungere con quella parte di noi stessi in grado di completarci – e non farci sentire più soli – assume il carattere di un imperativo, e principale scopo di vita.

Certo, niente ci impedisce di amare e di essere amati, e di sperimentare l’Amore - che rappresenta una delle prime vibrazioni, nel percorso di assunzione di consapevolezza del Creatore - nelle sue indefinite, composite e variegate sfaccettature.

Tuttavia, pur dilettandoci in questo, con tutta l’onesta e l’integrità delle quali dovremmo sforzarci di essere capaci - perché se non si è amati, non avrebbe valore, e se non si ama, non avrebbe nemmeno senso – rimarrebbe comunque e sempre in noi quell’istanza di completezza che nessun altro essere, al di là di quella parte di noi che, per quanto dovessimo provare, non riusciamo – in maniera consapevole o meno - ad ignorare, potrà mai colmare.

Però, se anche quella parte a cui ci stiamo riferendo, mai ha smesso, così come capitato a noi, di cercarci, questo vuole dire solo che “ritrovarsi” [e ricongiungersi] è solo un dettaglio transitorio, secondo l’idea di tempo che abbiamo scelto di scandagliare, mentre ogni istante potrà solo amplificarne l’emozione, nella certezza che niente e nessuno mai potrà impedirne la concretizzazione.

Tuttavia, al solo fine di pregustarne il sapore, potremo avvalerci di quel fantastico dono che è l’immaginazione del Cuore.

Perché lì, tutto ha già avuto luogo. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 
 
 

Essere tutti uguali parti dell’Uno

Post n°238 pubblicato il 21 Luglio 2018 da RoHarLu

Noi siamo Esseri Infiniti. Noi siamo lo stesso Principio Supremo. Ciò che era prima della Coscienza, e parte di qualsiasi cosa sia venuta fuori dopo.

Noi siamo Tutto ciò che è possibile essere o divenire. Così, qualsiasi cosa dovessimo sapere di ciò che siamo stati, di ciò che saremo, di ciò che abbiamo fatto, o di ciò che ci è stato fatto, con la nostra consapevole partecipazione o meno, non cambierebbe alcunché della nostra vera e sempiterna realtà.

Abbiamo scelto di dare la nostra attenzione, e una minuscola porzione del potere immenso che possediamo, seppur quel ritaglio del quale siamo minimamente coscienti – solo ad una infinitesima parte di ciò che avevamo manifestato, e questo ci ha confuso, disorientato, facendoci cadere nella disperazione, e nel giogo di forze che, seppur frammenti di quella stessa Sorgente dalla quale tutti, nessuno escluso, proveniamo, hanno selezionato opzioni profondamente diverse dalla ri-unione nella Fonte originaria, pur nell’espansione voluta dalla continua tensione verso la sperimentazione di Se stessi.

Fin dalla nascita e continua ri-nascita in questo spazio volutamente circoscritto, siamo stati “costretti” a credere di essere soli, separati, miseri, e impotenti nei riguardi di qualsiasi cosa facesse presuntivamente parte del nostro universo. Ma essendo un limitatissimo gioco, in un Infinito che non ha margini, in qualsiasi direzione lo si possa guardare, non poteva non essere destinato a consumarsi, e, in effetti, per questa frazione di spazio, esso sta finalmente volgendo al termine.

Tuttavia, quando finito, per ciascuno di noi, scorgeremo forse ciò che abbiamo fatto e ciò che siamo stati costretti, consapevoli o meno, partecipi o meno, consensualmente o un po’ meno, a fare. Scopriremo tutto ciò che ci è stato tenuto nascosto, ciò è sempre stato lì, ma che una qualche forma di velo ci ha impedito di vedere. Ciò che è sempre stato nostro, ma che ci è, per quel minuscolo lembo, stato negato.

Quel giorno potrebbe essere molto più vicino di quanto possiamo immaginare. Così, sarebbe meglio non farsi trovare impreparati. “Addestrarci” in qualche modo, per non reagire in maniera poco coerente con ciò che abbiamo scelto – per chi ha scelto l’Onore, l’Unione, la Pace, l’Armonia, e quell’Amore che da sempre eccede nelle nostre arringhe quotidiane – e poco degna  rispetto a ciò che essenzialmente siamo e rappresentiamo, che è la stessa Fonte, allo stesso modo di tutto ciò che ci circonda, della stessa anomalia, e della stessa predilezione al non Amore e al non rispetto.

Qualunque nostra scelta diventa la nostra concretezza e, potenzialmente, la nostra verità. Ma, se la scelta è la verità più “vera” per ogni segmento esperienziale, quella cioè, in grado di riportarci inesorabilmente alla Causa prima, allora, nella sicurezza che inevitabilmente e implacabilmente giungerà a bussare alle nostre porte, dobbiamo essere pronti a riceverla, ad aprire quell’uscio, e permetterle di entrare nelle nostre realtà.

Così, in questo scorcio di spazio/tempo, che ci avvicina ad una qualche forma di celebrazione cosmica, restituendoci al nostro straordinario destino, la nostra ventura potrebbe essere appena quella di dare una chance alla verità, con la mente la più aperta possibile, e senza l’apposizione di alcuno ostacolo, di alcuna condizione, di alcun filtro, a ciò che ci correrà incontro.

Perché, se è la verità che chiediamo, dobbiamo essere almeno inclini, e ad acconsentire, che essa possa presentarsi in maniera anche dissimile a ciò che abbiamo sempre immaginato, e fantasticato, quale tale nelle nostre menti.

E se un qualche orrore dovesse levarsi nei nostri cuori, per ciò che è stato fatto, perpetrato, a noi, ai nostri compagni di avventura, o al mondo che abbiamo dovuto conoscere e accettare come tale, dovrà durare l’accenno di un attimo. Il tempo, appena appena, per riprenderci ciò che nessuno mai, in alcun tempo, in alcun brandello di estensione, o di frequenza e dimensione, potrebbe mai toglierci, non possedendone, neanche lontanamente, il potere.

Perché  l’Essere è Uno, e nessuno può essere di quell’Uno, più parte di chiunque altro. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 
 
 

La ricerca della soluzione perfetta..

Post n°237 pubblicato il 05 Giugno 2018 da RoHarLu

Siamo esseri talmente eccezionali che il problema della straordinarietà non dovrebbe in alcun modo porsi nell'analisi di ciò in cui intrinsecamente consistiamo.Serve ripeterlo solo perché in questo riquadro spazio-temporale abbiamo deciso di impegnarci in un gioco la cui caratteristica principale sembra essere la separazione [illusoria] dalla Fonte/Sorgente di ciò che in ogni caso, e al di là di ogni altra investigazione, siamo.Che sia nostra negligenza, o colpa di uno o altri, e quali che siano le reali motivazioni per le quali abbiamo accettato questa sfida indubbiamente macchinosa e portatrice di così tante angosce e tribolazioni, sono affari che meritano ben altre riflessioni.Questa volta ci si vuole solo limitare a prendere atto di una condizione che ci appare in qualche modo evidente, e che, alla fine, sembra fornire alcune semplici indicazioni di fondo: Rappresentiamo, innanzitutto, una minuscola, infinitesima, parte di un Universo, del quale ci riconosciamo - seppur non si comprenda l'effettiva motivazione - come unico e solo centro, e del quale tuttavia non riusciamo a percepire - ma, forse, nemmeno veramente tentiamo - le sue altre varie, illimitate, componenti.Inoltre, non possediamo, perlomeno nella più grande parte dei casi, energie a sufficienza per avanzare una qualche speculazione su ciò che siamo qui a fare, e come dovremmo porci nei confronti di eventuali altre cittadinanze [al di là dell'inabilità di cui prima], se non dell'Universo intero, quantomeno della nostra Galassia, e se neanche di quest'ultima, al minimo del nostro Sistema Solare, o di quelli subito vicini.Viviamo così in una parziale inconsapevolezza, all'interno di uno scrigno che equivale alla fine al nostro unico cosmo, ed esclusivo spazio di comprensione.Eppure, come accade nella povertà, e nell'ignoranza più buia, non esitiamo ad affermare nella maniera la più assoluta che siamo in grado di esprimere, che esso [lo scrigno] rappresenti la sola realtà esistente, e possibile.Parte del risveglio di cui tanto in alcuni - molto ristretti effettivamente - ambienti si parla, è così prendere atto di questa "innocenza" di base, e degli infiniti limiti che questo metodo di apprendimento, che sia da noi voluto, o che ci sia stato profondamente e intimamente impresso da altri figuranti e/o soluzioni immaginative dell'Universo più o meno conosciuto, conserva già a livello di intelletto, al di là del cuore, e del livello di oggettività, che già solo guardandoci attorno possiamo congetturare.Il fatto è che dobbiamo schivare i pregiudizi per poter pervenire a equilibri più veritieri, dobbiamo scansare la conoscenza acquisita per spaziare liberamente nell'infinita capienza del Creatore, dobbiamo sottrarci a determinazioni prefabbricate per garantirci l'accesso a soluzioni illimitate, inedite e inimmaginabili, per qualsiasi dilemma e/o incertezza con le quali dovessimo ritrovarci costretti a confrontarci.Se la sola realtà sulla quale possiamo contare è Ciò che Siamo, l'"Io Sono", o il semplicemente "Sono" - tutto il resto diventa un puro argomento di esame, disgiunto, seppur forse illusoriamente, dall'Osservatore, vale a dire noi in tale qualità. Mentre la scelta che in un qualche senso ne potrà discendere, potrà riguardare solo il modo in cui si deciderà di affrontare questa esplorazione, se in maniera libera, o se sulla base di meccanismi la cui vera origine nei propri campi deliberativi effettivamente si sconosce [a questo livello di verità].Anche se la Libertà per l'Essere, non rappresenta sul serio una precisa opzione, presentandosi più rigorosamente come suo requisito innato. Namasté. Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre è [Vita].Marius L.   

 
 
 

La Via che riporta alla Vita..

Post n°236 pubblicato il 19 Maggio 2018 da RoHarLu

Ciò che è prima di ogni cosa si esprime tramite ciò che conosciamo come Vita.

Tutto è Vita negli Universi, e la via del ritorno è percorribile - in coerenza con ciò che si è, che è Verità - sempre e solo attraverso la Vita. Per finire infine, alla fonte di quella stessa vita che è sempre Uno con tutti noi e tutto ciò che È.

Vivere è essere, e essere è vivere. Vivere pienamente è vivere in perfetta connessione con il Principio.

Quindi, vivere pienamente è la perfetta consapevolezza di ciò che esattamente siamo, che è l’unica Verità che possiamo considerare tale, e che è ciò che rimane nel silenzio e al di là di esso.

Tuttavia, quando siamo nella manifestazione, è ciò che sta in mezzo che attira ogni nostra attenzione.

“In mezzo” non è soltanto una preposizione. Ha in realtà una sua vita e un suo intrinseco valore.

Perché, spingendoci agli estremi, possiamo verificare fin dove possiamo arrivare nella sperimentazione, in un senso o nell’altro. Ma è solo collocandoci in mezzo che potremo garantirci il pacifico gusto di ogni cosa.

Essere centrati ci assicura il perfetto controllo – non il poco auspicabile dominio gerarchico – di quanto abbiamo mandato in manifestazione in qualsiasi universo al quale abbiamo espresso l’intenzione di fare parte, e il compiuto immagazzinamento di ogni esperienza che abbiamo inteso produrre. Oltre che, ovviamente, la migliore direzione immaginabile per le nostre susseguenti creazioni.

Comunque, qualsiasi movimento dovessimo attivare, prima o poi lo stesso Universo farà in modo di riportarci verso la zona mediana.

Che è poi in qualche modo l’equilibrio armonico insito in tutte le cose. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 
 
 

La Luce del Gruppo..

Post n°235 pubblicato il 14 Maggio 2018 da mariuslion

 

Venendo giù a ceppi di anime dalla stessa unica sorgente, per certi versi è un po’ come se venissimo partoriti in gruppi.

Giungiamo nella manifestazione come un insieme, o un sistema, di coscienze, unito da un qualcosa che, nella mente del Creatore, dovrebbe accompagnarci per l’intero arco della diffusione di quel motivo che ha segnato la nostra stessa origine.

Il creatore stesso, nella prima differenziazione, già modifica se stesso in gruppo. Quindi, nel moltiplicarsi, forma innumerevoli e ulteriori ammassi, e frotte, e compagnie di anime, che, seppur diverse, e uniche in realtà, conservano in loro un piccolo tratto che li contraddistinguerà sempre dal resto.

Quando in qualsiasi luogo, o senso, si forma un gruppo, ad esempio quando alcuni, o tanti, esseri si riuniscono attorno ad un maestro, o ad un ideale, o ad uno scopo, forse quel che avviene è che questi esseri, pochi, tanti, illimitati, si ritrovano. Semplicemente.

Perché, sempre forse, un gruppo è ancora prima di quel maestro, o ideale, o scopo. E, se abbaglio vi dovesse essere, sarebbe il soltanto credere che esso esista unicamente per quel maestro, o ideale, o scopo.

Un gruppo è già una realtà al di là di quello. Ed esiste a prescindere.

Per questo vivrà indefinitamente, anche al di là di quel maestro, e ideale, e scopo, seppure questi ultimi, e questo aggiunge ulteriori ragioni di concretezza e considerazione alla valutazione del tutto – fanno anch’essi a pieno titolo, e in maniera compiuta, parte di quel gruppo al quale ci si riferisce.

Per questo viene da ridere quando viene detto, da una qualche o da più parti, “quel maestro – o qualsiasi cosa sia - non esiste più, è invecchiato, non ce la fa più ..”.

Perché il gruppo, tutto insieme, tutti uniti con il Cuore, al di là delle parvenze, e delle illusorie apparenze, non può mai finire. E in nessun caso spegnersi. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 

 
 
 

Apprezzare la Meraviglia.

Post n°234 pubblicato il 12 Maggio 2018 da RoHarLu

 

Noi Siamo, e sempre Siamo stati. Esistevamo in seno a quel Tutto che è prima di ogni cosa, prima di ogni Creatore, ed esistiamo in seno ad ogni creatore che mai venga in Essere.

Ad ogni creazione diamo il nostro contributo, sulla base dei codici che ogni Creatore imprime sulle proprie esplosioni, e interpretando ogni ruolo possibile ed immaginabile, dando ad ognuno di esso il nostro imprinting, rendendolo in tal modo, unico ed irripetibile.

Tutto fa parte della memoria complessiva del Tutto, che sempre si rinnova e sempre si esprime, in ogni senso e motivo.

Ogni cosa si muove nell’Infinito, e può prendere qualsiasi direzione e assumere qualsiasi forma.

Tutto può cambiare e rimanere al contempo apparentemente fermo. Ma ogni cosa agisce nella stessa Coscienza. Così, ciò che si sposta non è esattamente ciò che sembra. E lo stesso è per  ciò che è immobile.

Seguendo la Legge dell’Uno, la Luce è la prima “distorsione”, intesa come semplice movimento di ciò che è prima dell’Inizio, del Creatore.

Alla Luce segue l’Amore, che ha come proposito il mantenere tutto come Uno. Da questo seguono i Molti, che sono sempre quell’Uno, e che alla fine del Ciclo ritorneranno a quell’Uno.

Se tutto inizia da lì, e tutto ritornerà lì, perché, quindi, ci si può chiedere, alterarci? Basta solo essere felici, sperimentare ciò che ci porta Gioia, e stare bene, secopndo le predilezioni di ognuno.

Certo, la curiosità può portare in tante, innumerevoli, direzioni. Ma mai dovremmo dimenticare – e nemmeno permettere ad altri di incidere in noi in tal senso - quell’Inizio, e ciò che vi è appena prima.

Il transeunte è pertanto ciò che sta in mezzo, che è poi la traversata. Magari qualcuno ama le emozioni forti, e, quindi, in qualche modo, o senso, viene eccitato dalle tempeste. Ma nell’esperienza del saggio, la tempesta è solo ciò fa apprezzare la calma, il sereno. Che, in quello ancora più saggio, è ciò che rappresenta la vera Meraviglia.

Perché è quell’equilibrio che ci fornisce le basi per poter apprezzare il capolavoro di ogni co-creatore, di ogni sub-Logos, il quale, essendo unico e irripetibile, ha in se una bellezza che solo quando intimamente conosciuta può essere pienamente afferrata.

Per questo è così spesso profondamente ammirato il silenzio.  Perché rappresenta molte volte l’unica via per la comprensione di ogni cosa. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.  

 

 
 
 

La naturale co-creazione.

Post n°233 pubblicato il 27 Aprile 2018 da RoHarLu

Tutto è Uno, e qualsiasi cosa si avverta di "altro" e differente, costituisce solo un lampo della rivelazione del Creatore nell'illusoria distesa di se stesso.
Tuttavia, a parte l'inizio di qualsiasi inizio, quanto dopo può unicamente essere indicato come espressione di co-creazione.
Il Creatore crea se stesso. E poi altri sé ancora e ancora, e ad ogni porzione del tutto viene spontaneamente e sicuramente consentito di aggiungere frazioni di ulteriore manifestazione, in qualsiasi verso o senso.
Così, quando entriamo in un campo qualsiasi, al di là di ogni nostra prerogativa derivante già dalla nostra Essenza/Origine, non possiamo non rinvenirci sempre un qualcosa di nostro, che possa essere idea, o principio, o un pensiero di un qualche genere.
È probabilmente il motivo per il quale ci sentiamo spesso a "casa" in un qualche posto. Non è solo perché ci siamo magari stati, in una qualche espressione che, per le tante ragioni che abbiamo spesso esplicitato, non riusciamo esattamente, o, almeno, compiutamente, a riportare nella memoria fisica.
Ma è perché, soprattutto, vi abbiamo a suo tempo aggiunto qualcosa di nostro, anzi, qualcosa che è "precipuamente" nostro.
Il sistema di soggezione e schiavitù al quale è stata sottoposta l'umanità terrestre, particolarmente nelle ultime migliaia di anni, con tutti i meccanismi - proprietà privata, denaro, e conseguenti vincoli, influenze, dipendenze, manipolazioni e condizionamenti - che ne sono a vario titolo connessi, ha prodotto, complice anche una tecnologia non ancora completamente esposta che definire invasiva appare eccessivamente generoso - un quasi totale sopore, al limite del coma, in quasi tutta la popolazione, al punto da fare quasi totalmente dimenticare quella libertà che dell'essere è caratteristica del tutto naturale.
Così dappertutto, malgrado il cuore ci stimoli in tutt'altre direzioni, la mente, a tratti plagiata, ci conduce a sentimenti e percezioni di considerevole estraneità con luoghi - oltre che con esseri - che, per determinazioni intime altrove assunte, siamo "destinati" a contenere e comprendere.
Uno dei giochi più gradevoli di questa transeunte dimensione, è quello della connessione maestro-discepolo.
In questa dinamica, accade spesso che il maestro navigato, al momento dell'incontro con colui che in quella vita, o circostanza, si trova a recitare il ruolo dell'apprendista, esprime la propria gioia con un "finalmente", avverbio che ogni ricercatore di verità si è trovato almeno una volta a sognare espresso nella sua direzione, e in quei termini.
Forse, in quell'abbraccio, e in quella voce, si può rinvenire unicamente la celebrazione del ritorno a quella realtà che entrambi avevano, in una qualche parte dello spazio multidimensionale, co-creato, magari congiuntamente all'istanza da parte del maestro e nei confronti dell'allievo, di una coerente assunzione di responsabilità, se non definitiva, in qualche modo almeno determinata.       
Questa è l'era, o il momento, dei gruppi, e anche per questi ultimi valgono le riflessioni degli ultimi capoversi.
Chi ha, in un qualche lembo di mondo, e tempo e dimensione, scelto di fare parte di un team, di una compagnia, per portare avanti un qualche sogno, ha contribuito in qualche modo, ma sempre in maniera decisiva, alla manifestazione fisica di quel team o compagnia.
Per questo, quando abbandonato lo stato di narcosi, e il dormiveglia nella gran parte dei casi indotto, ci ricongiungiamo a quel gruppo che è certamente un pezzo di noi, non riusciamo a non provare in un qualche senso una percezione di "casa". Namasté.
 
Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].
Marius L.  

 
 
 

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