| « L'uomo dal cervello perforato | La nave impazzita » |
Maledizione diamante Hope
Post n°339 pubblicato il 06 Novembre 2012 da runelore
Secondo una leggenda la favolosa gemma nota come il Diamante Hope una volta ornava la fronte di un idolo indiano, da cui fu rubato da un prete indù. Il povero sacerdote, si racconta, in seguito a ciò fu fatto prigioniero e torturato. La straordinaria pietra preziosa, che ha fama di gettare una mortale maledizione su chi la possiede, comparve in Europa per la prima volta nel 1642, come proprietà del mercante e contrabbandiere francese Jean-Baptiste Tefernier. La sua vendita gli procurò un guadagno enorme, ma il suo scriteriato figlio scialacquò la maggior parte del denaro. Mentre viaggiava in India alla ricerca di un nuovo colpo di fortuna, Tefernier fu aggredito da un branco di cani rabbiosi e dilaniato. La gemma passò poi al re di Francia Luigi XIV, che ridusse le sue strabilianti dimensioni da 112,5 carati a 67,5. Ma questa riduzione non diminuì la maledizione. Dopo che Nicolas Fouquet, alto funzionario e finanziere, si fece prestare il diamante per un ballo ufficiale, fu arrestato per malversazione e condannato al carcere perpetuo. Luigi XVI e la regina Maria Antonietta, successori di Luigi XIV, trovarono la morte sotto la lama della ghigliottina. Nel 1830 la gemma, ormai un tesoro storico, fu comprata dal banchiere londinese Henry Thomas Hope per 150.000 dollari. Non fu un acquisto fortunato. Le fortune della famiglia declinarono rapidamente, e un nipote morì senza un soldo prima che un altro erede vendesse alla fine la pietra maledetta. Nei sedici anni che seguirono, il Diamante Hope passò da un proprietario all'altro, compresi il francese Jacques Colet, che si suicidò, il principe russo Ivan Kanitovitsky, che fu assassinato. Nel 1908, il sultano turco Abdul Hamid acquistò il diamante per 400.000 dollari e lo donò alla sua concubina favorita, Subaya. Ma in capo a un anno Hamid aveva ucciso Subaya a pugnalate e aveva perso il trono. Il successivo proprietario fu Simon Montharides, finché la sua carrozza si rovesciò, uccidendo lui, la moglie e la figlioletta. Il diamante e la relativa maledizione passarono poi a un magnate della finanza, l'americano Ned McLean, che lo ebbe al prezzo d'occasione di 154.000 dollari. Poco dopo suo figlio Vincent perì in un incidente d'auto, e una figlia morì per una overdose. La moglie diventò morfinomane, e McLean morì in manicomio. La signora McLean si spense nel 1947, lasciando la pericolosa eredità a sei nipoti, compresa Evelyn, che allora aveva cinque anni. Due anni dopo, la famiglia McLean vendette il diamante a Harry Winston, un commerciante di pietre preziose. Winston, a sua volta, lo trasferì legalmente alla Smithsonian Institution, dove tuttora rimane. Forse la maledizione non può esercitare i suoi nefasti effetti sulle istituzioni come invece ha fatto sulle persone. O forse il terribile maleficio scomparve per sempre con Evelyn McLean, che fu trovata morta senza motivo apparente nel suo appartamento di Dallas il 13 dicembre 1967, all'età di venticinque anni. |