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« I MERCATI CROLLANO ........POVERTA' E DISTRIBUZION... »

............ Ma è vero che il fumo fa male ??? .....leggiamo un po è vero ???

Post n°10 pubblicato il 08 Novembre 2011 da salva.ranieri1956

Le sigarette sono radioattive
e l’industria lo sapeva
Il polonio 210 è un componente del fumo di tabacco, nemico noto ma taciuto

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Forum Stop al fumo

Sigarette radioattive: contengono polonio 210MILANO - Pochi sanno che

tra le circa 4.000 sostanze aspirate con le sigarette, almeno una
cinquantina delle quali certamente tossiche o cancerogene, ce ne sono
anche di radioattive. Ma il fatto sconvolgente, denunciato dai
ricercatori dell’Università di Los Angeles su Nicotine and Tobacco
Research è la reticenza a rendere noto questo particolare di cui le
aziende sarebbero a conoscenza da molti anni.
UNA RICERCA – INCHIESTA - Qualcosa, cioè che nelle sigarette c’è anche
polonio radioattivo, era già di dominio pubblico, ma si trattava solo
della punta dell’iceberg. «Fin dagli anni ’50 l’industria del tabacco
aveva raccolto e secretato nei suoi archivi le prove di ciò che la
presenza di questa sostanza significasse per la salute. Era giunta a
quantificare il rischio a lungo termine: ogni 1.000 fumatori abituali
sono almeno 120 i morti in più ogni anno per tumore del polmone che si
possono attribuire direttamente all’emissione radioattiva» sostiene
Hrayr Karagueuzian, primo firmatario dello studio. «Ma solo nel 1998 è
risultato chiaro che le informazioni fornite dall’industria del tabacco
sono state per decenni fuorvianti e incomplete e solo le nostre
successive verifiche hanno confermato la dimensione del rischio» precisa
l’esperto.

IL POLONIO - Si chiama polonio 210 l’elemento radioattivo naturalmente

presente sulle foglie del tabacco. È una vecchia conoscenza per i
fisici: basti pensare che deve il suo nome a Marie Skłodowska Curie, due
volte premio Nobel per la fisica e per la chimica grazie alle sue
ricerche sulla radioattività, nata a Varsavia e naturalizzata francese
in seguito al matrimonio con il collega Pierre Curie. I due scienziati
isolarono il polonio nel 1902 e ne descrissero le caratteristiche: fa
parte della catena del decadimento dell’uranio, è volatile (proprio come
il fumo), ha una notevole attività ed emette particelle alfa. «Studiando
medicina si impara che le particelle alfa hanno una bassa capacità di
penetrazione nei tessuti e raggio di azione corto, cioè i loro effetti
si esauriscono a brevissima distanza dal punto in cui si depositano.
Tali caratteristiche rendono queste particelle adatte per alcuni tipi di
radioterapia locale (danneggiano per esempio cellule tumorali
circostanti), ma è tutt’altro che tranquillizzante immaginare un
parallelo tra questa applicazione terapeutica e il loro arrivo, se
veicolate dal fumo di sigaretta, sul tessuto polmonare sano» è il
commento di Alessandro Oliva, specialista in Malattie dell’Apparato
Respiratorio dell’Ospedale Mauriziano di Torino «Oltre tutto la loro
emissione si attenua piuttosto lentamente: ci vogliono circa quattro
mesi perché l’attività si dimezzi, un tempo considerato breve dai fisici
che ragionano in termini di anni e a volta di secoli o millenni, ma
decisamente lungo in un’ottica medica».

LA SOLUZIONE CI SAREBBE, MA … - Gli autori dello studio rincarano il

loro atto di accusa riferendo che fin dal 1980 è stata messa a punto una
tecnica di trattamento del tabacco in grado di rimuovere il polonio e di
rendere le sigarette inoffensive, almeno sul fronte dell’emissione
radioattiva. Tuttavia, denuncia Karagueuzian: «Questo “lavaggio del
polonio” non è mai stato applicato su scala industriale perché
parallelamente modificherebbe chimicamente la nicotina e ne ridurrebbe
l’assorbimento a livello cerebrale, e con esso quel momento di
gratificazione per il fumatore definito nicotine kick, in qualche modo
legato anche allo sviluppo della dipendenza». Manco a dirlo, pare che
l’industria del tabacco abbia invece, proprio a cavallo tra gli anni
settanta e ottanta, investito in ricerche che consentissero di
individuare la forma chimica della nicotina più adatta a garantire un
rapido assorbimento. E la messa a punto di una lavorazione del tabacco
mirata a questo scopo ha, si dice, fatto la fortuna dei grandi marchi,
ma nello stesso tempo ha forse posto le basi per rendere più facile la
dipendenza e più difficili i tentativi di smettere.

 
 
 
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