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Creato da antonioi0 il 05/02/2009
CULTURA E GIUSTIZIA
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Post n°3770 pubblicato il 06 Aprile 2023 da antonioi0
Cenni storici La salvaguardia dei centri storici è materia relativamente recente, conseguenza di un lungo dibattito all’interno della cultura del Restauro e della tutela dei monumenti, che prende le mosse dalla riflessione sull’oggetto stesso della tutela. La disamina di quelli che sono i documenti che racchiudono i principi sui quali si sono basate e si basano la teoria del restauro e la tutela del patrimonio culturale, nonché i dibattiti che da questi scaturiscono in merito al tema dei centri antichi, vanno di pari passo con il quadro storico e le condizioni culturali nelle quali la teoria si forma e si sviluppa. Senza addentrarci in un riepilogo della storia del restauro fin dalle sue origini, possiamo partire dalla Carta del 1931, detta anche Carta di Atene poiché elaborata al termine della Conferenza Internazionale tenutasi nella città greca. Questa sintetizzava, come del resto faranno tutte le Carte a seguire, l’orientamento e lo stato di avanzamento della ricerca nel campo della tutela e della conservazione182 del “patrimonio artistico e archeologico dell’umanità”, a dirla con il primo articolo del documento, in un momento in cui la disciplina del Restauro sembrava aver acquisito un suo definito ambito culturale. Non quindi valore di legge, ma solo un indirizzo al quale si auspicava si rifacessero, successivamente, i singoli Stati nella formulazione ognuno delle proprie norme in materia. La Carta di Atene trae origine da un processo più lungo, precedente la Conferenza, che vede già in Italia protagonista Camillo Boito e il documento costituito dal Voto conclusivo del “III Congresso degli Ingegneri ed Architetti Italiani” del 1883183, che propone metodi e criteri direttivi in base ai quali si sarebbe dovuto agire per restaurare i “monumenti architettonici del passato”184. In realtà, in questo documento, pur prescrivendo metodologie di intervento, non si indica una definizione dell’oggetto del restauro, della conservazione, più ampiamente della tutela, e tantomeno la tutela stessa sembra superare il confine della singola architettura. Nella Carta di Atene - così come nel documento del Voto - sebbene ugualmente non vi sia una definizione precisa dell’oggetto, si 182 A. Aveta, Tutela, Restauro, Gestione dei Beni Architettonici e Ambientali, CUEN, Napoli 2001, pag.30. 183 G.P. Treccani, Il Voto conclusivo del III Congresso degli Ingegneri e Architetti Italiani, in P. Torsello (a cura di), Che cos’è il restauro?, Marsilio, Venezia 2006, pp.113-117. 184 A. Aveta, op.cit., pag.29.
dichiara al punto VII che la «Conferenza raccomanda di rispettare nella costruzione degli edifici, il carattere e la fisionomia della città specialmente in prossimità dei monumenti antichi, per i quali l’ambiente deve essere oggetto di cure particolari», affermando che «uguale rispetto deve aversi per
talune prospettive particolarmente pittoresche». |

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