Creato da antonioi0 il 05/02/2009
CULTURA E GIUSTIZIA
 

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Giugno 2023 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30    
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

FACEBOOK

 
 

I miei link preferiti

 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

Archivio messaggi

 
 << Giugno 2023 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30    
 
 

Ultimi commenti

 
 

Ultime visite al Blog

antonioi0perrydgl15Coulomb2003Desert.69mrjbigmatwilliamCars1surfinia60Aragorn231drops.memorycassetta2monnalisa300LSDtripLiledeLumiLrtyudf
 

Messaggi di Giugno 2023

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3862 pubblicato il 30 Giugno 2023 da antonioi0

È POSSIBILE AUMENTARE L’ENERGIA DELLE PARTICELLE

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3861 pubblicato il 29 Giugno 2023 da antonioi0

PERCORRENDO L’ANELLO PIÙ E PIÙ VOLTE

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3860 pubblicato il 28 Giugno 2023 da antonioi0

E CURVANO LA

 

TRAIETTORIA. 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3859 pubblicato il 27 Giugno 2023 da antonioi0

E CALAMITE CHE

 

RISPETTIVAMENTE ACCELERANO 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3858 pubblicato il 26 Giugno 2023 da antonioi0

 

 

 

GRANDI ANELLI COMPOSTI DA

 

UNA SUCCESSIONE DI LINAC 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3857 pubblicato il 25 Giugno 2023 da antonioi0

INVECE, GLI IONI VENGONO ACCELERATI MEDIANTE

 

SINCROTRONI

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3856 pubblicato il 24 Giugno 2023 da antonioi0

NEL CASO DELL’ADROTERAPIA

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3855 pubblicato il 23 Giugno 2023 da antonioi0

CHE SONO POI

 

INDIRIZZATI SUL PAZIENTE.

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3854 pubblicato il 22 Giugno 2023 da antonioi0

PER L’EFFETTO

FRENAMENTO EMETTONO FOTONI

 

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3853 pubblicato il 21 Giugno 2023 da antonioi0

NELL’URTO GLI ELETTRONI

SUBISCONO FORTI DEVIAZIONI

 

 

 
 
 

TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI.

Post n°3852 pubblicato il 20 Giugno 2023 da antonioi0

È evidente già da qui il contrasto che diventerà sempre più palese nel dopoguerra, durante la ricostruzione tra le istanze restaurative e quelle della moderna

architettura e dell’inserimento del nuovo nell’antico, come vedremo in seguito218.

Paradossalmente proprio dall’antistoricismo futurista, contro l’accademismo della cultura italiana,

contro l’imbalsamazione, la ricostruzione, la riproduzione pedissequa dei monumenti e dei modelli

antichi, il dibattito sul rapporto tra antico e nuovo e sulle città storiche in generale si approfondisce

e dall’inizio del XX secolo fino agli anni trenta, si verifica nell’ambito urbanistico e, dunque, nella

redazione dei Piani Regolatori un duplice orientamento, da una parte i piani demolitori, intendendo

con questo non solo quei piani italiani che portarono materialmente alla distruzione di molte parti di

città antiche ma quei piani che demolivano un modo di fare città, il modo in cui la città si era

organizzata ed era cresciuta nei secoli, in nome di una nuova teoria di città vivibili e informate alle

nuove tecnologie, ai nuovi materiali, alle nuove scoperte. Sono piani che tentano di dare soluzione

ai problemi del sovraffollamento, del disordine del centro città, della crescita disordinata, della

mancanza di igiene, attraverso sventramenti, collegamenti tra centro e provincia con la costruzione

di assi stradali ampi e rettilinei tesi a tagliare di netto il centro urbano, demolizione di interi

quartieri, liberazione dei monumenti ritenuti di valore storico artistico, piani di stampo

corbusieriano (Plan Voisin, 1925); dall’altra l’avanzata ipotesi di poter agire sulla città esistente

attraverso il rispetto per l’ambiente costruito ed interventi mirati, di influenza prettamente

giovannoniana219, legata ancora, però, alla città considerata oggetto d’arte da tutelare in relazione alla apprezzabile scenografia, all’insieme di colori, forme e volumi, vuoti e pieni, relazionati

assieme armonicamente nel tempo.

Contemporaneamente, già in periodo fascista ma prima che scoppiasse il secondo conflitto

mondiale, in Italia si registrano avanzamenti legislativi nel campo della tutela dei monumenti con le

due leggi del 1939220: la L. n. 1089 e la L. n. 1497. Le leggi Bottai, approvate in parallelo, a poche

settimane di distanza nel luglio di quell’anno, costituenti un corpo unico, perché concepite insieme

e perché culturalmente derivanti dal medesimo fondamento che tutela il bello in arte ed in natura221,

vengono emanate un anno dopo le Istruzioni per il restauro e derivano quindi dall’approfondimento

raggiunto sino ad allora dalla cultura del restauro. Esse aggiornavano, rispettivamente, la legge

n.364/1909, “per le antichità e le belle arti”, e la n.778 del 1922 per le bellezze naturali; queste

ultime prime vere leggi in materia di tutela e conservazione dell’Italia unita, pur avendo il nostro

Paese un’eredità legislativa in materia, già preunitaria222. Le due norme del ‘39, dedicate alle “cose

di interesse artistico o storico” (L.n.1089) e alle “bellezze naturali” (L.n.1497), sono improntate ad

una tutela di tipo vincolistico che limita il proprietario del bene ad intervenire su di esso se non

autorizzato, all’acquisizione da parte dello Stato delle “cose di interesse artistico-storico”, al divieto

di esportazione dei beni stessi, per quel che riguarda la L.n.1089, che non considera comunque

l’aggregato urbano e l’ambiente. La L.n.1497, dedicata alla “protezione delle bellezze naturali”,

pure ampliando la tutela alle ville, i parchi e i giardini non contemplati nella L.1089, ed ai

complessi di cose immobili”, considera il valore estetico degli oggetti da tutelare che sono quelli caratterizzati da “non comune bellezza”, quadri, prospettive, punti di belvedere; c’è, dunque, una

visione ancora romantica dell’elemento della tutela, che risente di una visione ottocentesca della

storia, aristocratica ed estetica, mentre in realtà anche nella stessa Italia, la storiografia moderna si

era già evoluta in un ambito assai più democratico, in cui il monumento o la storia degli

avvenimenti salienti era inscindibilmente legata al contesto urbano ossia alla storia degli

avvenimenti minori. Nelle leggi, oltre alla razionalizzazione del sistema delle Soprintendenze

(istituite con la legge del 27/06/1907 n.386), un elemento positivo è l’introduzione del Piano

Territoriale Paesistico, facoltativo, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, che, relazionato

ai piani regolatori, lega l’urbanistica alla tutela. Tre anni più tardi fu emanata la Legge Urbanistica

Statale italiana, la n.1150 del 17/08/1942. Una legge che segue ad un lunghissimo dibattito iniziato

alla fine degli anni venti.. La legge nasce sotto le richieste dei tecnici e la necessità di fermare

un’urbanizzazione sregolata e a macchia d’olio, ma nello specifico della tutela era tutto demandato

agli eventuali vincoli imposti dalle leggi vigenti, del 1939 e ai piani paesaggistici se predisposti, ma

il cui rispetto non veniva normato in modo specifico perdendo nuovamente l’occasione di fissare il

legaccio tra tutela ed urbanistica; per questo motivo i piani paesistici sembrano essere strumento di

gestione e tutela di spazi non ben identificati che si bloccano alle porte della città223, regolata

invece dai piani comunali, i quali, al contempo non affrontano, propriamente, il tema riguardante i

centri storici. A. Bellini, La ricostruzione: frammenti di un dibattito. Tra teorie del restauro, questione dei centri antichi,

economia in L. de Stefani (a cura di), Guerra, monumenti, ricostruzione, Marsilio, Venezia 2011, pg. 17.

219 In quest’ambito due piani rappresentativi possono considerarsi il Piano per Bergamo Alta di Angelini e il Piano di

Aosta dei BBPR (1936) di chiara ispirazione corbusieriana (Plan Voisin, 1925), quasi considerando la nuova città come

une machine à habiter”, traslando in urbanistica la famosa definizione della casa data dall’architetto svizzero-francese.

Un tracciato regolatore offre garanzie contro l’arbitrio”,(B. Zevi, Storia dell’architettura moderna, Vol.I, Torino,

Einaudi, 2004, pag.100) sosteneva Le Corbusier quasi in contraddizione con quanto, nel 1933, egli stesso avallerà nella

stesura della Carta dell’Urbanistica; ma quest’ultima, pur contemplando una attenzione per il patrimonio storico

mantiene la tutela sempre subordinata alla risoluzione dei problemi della città e alla tensione alla modernizzazione della

stessa: la conservazione è contemplata nei casi in cui non pregiudichi la risoluzione dei problemi urbani, consenta di

risolvere il problema dei quartieri malsani e soprattutto quando l’opera rappresenti l’espressione di una cultura anteriore

che risponda ad interessi generali, nel qual caso si prescrive la liberazione dalle “catapecchie” per far spazio a zone

verdi, principi insiti nella progettazione del Plan Voisin. Ma tornando all’esperienza italiana, il Piano per Aosta dei

BBPR fu un piano geometricocostruito attorno ai monumenti isolati; per diversi vecchi edifici fu prescritta la

demolizione per far spazio ad aree verdi e la cinta muraria venne completamente liberata ed affiancata da una

passeggiata, dividendo la città ed assegnandovi funzioni esclusive in un disegno assai schematico che rimanda ai

dettami della Carta del CIAM. Il duale del piano per Aosta può essere considerato il Piano per Bergamo Alta di

Angelini redatto nel 1929-30 e approvato nel 1935 (E.Vassallo, Centri antichi 1861-1974, note sull’evoluzione del

dibattito, in «Restauro» n.19/1975, pag.32). In questo la teoria del diradamento, espressa da Giovannoni ha la sua resa

pratica. Ciò che informa il Piano è una profonda conoscenza del centro storico di Bergamo. Partendo dalla richiesta di

risoluzione di problemi legati all’igiene e ad ambienti malsani, Angelini riconosce però la necessità di conservare ciò

che reputa un valore della città antica: la sua conformazione “pittoresca” data dalle stratificazioni nel tempo. Una sorta

di insieme spontaneo, di proporzioni e rapporti di forme e colori acquisiti nel tempo che fanno della città un particolare

aggregato, prezioso dal punto di vista “estetico”, da salvaguardare qualora questo non precluda il miglioramento delle

condizioni igieniche. Quindi poche demolizioni di quegli edifici abbandonati e degradati al punto da non essere

recuperabili, liberazione dell’interno degli isolati dalle superfetazioni ingombranti e malsane in modo da sostituirvi

giardini o spazi comuni, miglioramento del traffico veicolare e pedonale con la realizzazione di percorsi. Un progetto

urbano all’interno di un piano di risanamento sotteso dai principi del diradamento. In questo progetto, poi realizzato completamente dal 1936 agli anni 60, si percepiscono le influenze non solo di Gustavo Giovannoni ma degli scritti di

Sitte e delle esperienze di Buls, vivi nel concetto di città come espressione dei popoli che l’anno conformata e vissuta,

così come nel concetto, che è poi anche limitazione del piano, di recuperare le prospettive, le visuali, l’insieme delle

forme e dei colori della città esistente, lasciando quindi tutto su un piano ancora “estetico” e “pittoresco”. Nonostante

queste limitazioni, il piano per Bergamo Alta rappresenta sicuramente un passo avanti nell’approccio al tema dei centri

storici, avendo colto la complessità della città antica, forse non nel senso di insieme costituito dallo stratificarsi

materiale di mutamenti dovuti al susseguirsi di eventi storici ma almeno nel senso della “complicazione dell’oggetto”,

fatto dei numerosi e diversi rapporti tra gli elementi che la compongono (M. Giambruno, Verso la dimensione urbana

della conservazione, Alinea, Firenze 2002, pag. 96).

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3851 pubblicato il 20 Giugno 2023 da antonioi0

FINO A FARLI SCONTRARE SU

 

UNA TARGHETTA DI METALLO.

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3850 pubblicato il 19 Giugno 2023 da antonioi0

CHE ACCELERA ELETTRONI EMESSI PER

 

EFFETTO TERMOIONICO

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3849 pubblicato il 18 Giugno 2023 da antonioi0

UN ACCELERATORE LINEARE

(LINAC)

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3848 pubblicato il 17 Giugno 2023 da antonioi0

NEL CASO DEI FOTONI SI USA

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3847 pubblicato il 16 Giugno 2023 da antonioi0

PER LA RADIOTERAPIA È ESSENZIALMENTE

QUELLA DEGLI ACCELERATORI DI PARTICELLE.

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3846 pubblicato il 15 Giugno 2023 da antonioi0

LA TECNOLOGIA

 

NECESSARIA 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3845 pubblicato il 14 Giugno 2023 da antonioi0

CHE CONTROLLINO E INDIRIZZINO EFFICACEMENTE LE

 

LORO POTENZIALITÀ TERAPEUTICHE. 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3844 pubblicato il 13 Giugno 2023 da antonioi0

HANNO

BISOGNO DI CONOSCENZE E TECNOLOGIE DI SUPPORTO

 

 

 
 
 

LA FISICA CHE FA BENE

Post n°3843 pubblicato il 12 Giugno 2023 da antonioi0

LO STESSO BINOMIO È NECESSARIO

NEL CASO DELLE RADIAZIONI IONIZZANTI

 

 

 
 
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963