Creato da saulferrara il 08/04/2012

Saul Ferrara

Diario di uno scrittore

 

 

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La mia tesi

Post n°5 pubblicato il 27 Aprile 2012 da saulferrara
 

 

 

La terapia dell’ascolto

 

 

A Marilena che mi ha insegnato ad Ascoltare con il Cuore 

 

 

“Se si cura una patologia o si vince o si perde. Se si cura una persona vi garantisco che si vince, qualunque esito abbia la terapia”.

(Unter Patch Adams)

 

  Introduzione

 

L’introduzione di una tesi o di un saggio si scrive sempre alla fine, quando gli obiettivi delle ricerca sono stati raggiunti e la bibliografia ordinatamente riportata. Io, però,  ho deciso di non rispettare questa aurea regola perchè ritengo che spesso i motivi che ci spingono ad iniziare una ricerca  possiedono un valore maggiore dei risultati che si possono ottenere dalla ricerca stessa. A differenza della maggior parte dei miei colleghi ho iniziato il corso di laurea in Scienze Infermieristiche ad un’età piuttosto matura, per l’esattezza trentasette anni, e forse sarà stato per il mio bagaglio di esperienza  se ho vissuto questi tre anni di formazione teorica e pratica come una straordinaria scuola di umanità e di umiltà. L’idea di trattare per la tesi il tema della terapia dell’ascolto è nata durante i miei primi giorni di tirocinio, quando un po’ impacciato dentro la divisa candida e timoroso di compiere chissà quale danno irreparabile, cercavo di imparare il più possibile attraverso una attenta osservazione. Mi stavo accingendo a seguire il “giro visite” dei medici quando un infermiere trafelato mi chiese di rilevare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca del paziente “letto numero 11” . In seguito i miei docenti di “infermieristica clinica”, i caposala e gli infermieri dei numerosi reparti in cui ho fatto servizio mi hanno ripetuto centinaia di volte quanto sia importante assicurarsi dell’identità del paziente chiedendo sempre il suo nome e non fidandosi solo del numero del posto letto. Quell’infermiere, però, con quella perdonabile “imprecisione” aveva fatto vibrare una corda nascosta dentro di me. Appena entrai nella stanza, sebbene sbiadito, individuai subito il numero che cercavo sulla testiera di un letto.  L’uomo che occupava quel posto mi rivolse un sguardo timoroso e disse: “Non mi dica che deve farmi un altro prelievo?”. Lo rassicurai dicendogli che dovevo solo rilevare i parametri della pressione, il suo volto si distese immediatamente e dopo una piccola pausa d’imbarazzo mi confidò la sua paura, che  ammise un po’ troppo esagerata, per  gli aghi.  Io del signor “letto numero 11” non sapevo nulla,  non sapevo quali fossero le sue passioni, le sue idee, in cosa credesse; l’unica cosa che sapevo, a parte l’anamnesi, contenente dei termini per me allora incomprensibili, e che avevo letto nella sua cartella clinica, era la terapia a  base di cortisonici a cui era sottoposto, terapia che comportava una frequente rilevazione dei parametri pressori. Aveva quarantanove anni, quindi poteva essere benissimo un mio fratello maggiore, un giovane zio o immaginando un piccolo balzo temporale in avanti me stesso. Col passare dei giorni il signor “letto numero 11” diventò Emilio, e mentre gli somministravo la terapia ci scambiavamo brevi opinioni sulla letteratura, il cinema e la musica. Da questa amichevole confidenza si creò una sorta di reciproca fiducia che spinse Emilio a lasciarmi provare a “prendere una sua vena” . Io ed Emilio non eravamo più un allievo infermiere e un paziente ma due uomini che combattevano contro i peggiori nemici dell’umanità: la malattia e la solitudine. In conclusione di questa introduzione “sui generis” mi corre comunque l’obbligo di esporre in modo conciso la metodica di lavoro da me adottata nella stesura della tesi. La terapia dell’ascolto è una nuova frontiera etica che nasce per ridurre la ormai sempre più disumanizzata struttura burocratico-sanitaria portando così al centro del “sistema della cura” l’uomo e l’umanità. Non si può, ovviamente, trattare la terapia dell’ascolta senza prima chiarire dei concetti chiave come: identità, malattia, cultura e comunicazione. Ho ritenuto pertanto corretto dedicare i primi capitoli della tesi a questi concetti, concludendo con l’aspetto terapeutico che ha l’ascolto empatico per i pazienti oncologici. Negli ultimi decenni è cambiato nettamente il bisogno di salute: prima i pazienti, nella stragrande maggioranza dei casi, erano affetti da patologie acute d’organo, oggi, invece, sono affetti da patologie croniche sistemiche, e questa nuova tipologia di pazienti ha modificato le dinamiche assistenziali, dinamiche che richiedono maggiore competenza tecnica ma anche comunicativa,  e il sapersi porsi all’ascolto è essenziale per conoscere l’entità del bisogno del paziente  ed anche una forma di aiuto che attenua i disagi e la sofferenza della malattia.  

 

 

 

 

 
 
 
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