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E lei dice, stronza, puttana (...).

Post n°201 pubblicato il 21 Giugno 2006 da GURU1960

Trascrizione integrale della conversazione telefonica avvenuta tra BONAZZA Ugo e NARDUCCI Gian Nicolino. E’ il primo a ricevere la chiamata. (20.07.2005)

BONAZZA Ugo: U.

NARDUCCI Gian Nicolino: N.

SAVOIA Vittorio Emanuele: VE.

INIZIO TRASCRIZIONE

U .: Hellò!

N .: sei mentre che trombi ? Sei mentre che trombi ?

U .: no, no, no, no, magari. No, sono qua con un mio amico. Ascolta, voi siete...

N .: ma dove sei ?

U .: no, sono qui a casa, a casa

N .: ah, noi siamo al porto, siamo al porto di, di, di Cavallo

U .: di Cavallo. Cosa fate di bello ?

N .: niente. Stiamo guardando la, la, la barca che ci sta

U .: no, ma io so, ah dimmi, dimmi

N .: (...)

U .: ascolta, penso a quella, quella troia lì che le ho mandato 500 euro e non arriva. Brutta puttana maledetta !

N .: ah ! (ride) adesso

U:: no, no. La, la

N .: aspetta che...no, devo fare, devo fare ridere il principe

N .: rivolto a terza persona (Vittorio Emanuele) allora, ha detto che ha mandato 500 euro a questa troia e non è arrivata (ride)

U .: … porco (...) 

N .: aspetta, aspetta

U .: ma, guarda, guarda...ti dico, guarda, vado, vado giù e la inculo, porco … !

VE.: ma è sempre la solita biondina ? (ride)

U .: no no, principe guardi, mi, mi, mi stanno pigliando per il culo a me, cazzo ! Ho mandato 500 euro, (...) davanti a Dio, 500 euro. Mi creda, guardi

VE. si. Eh eh, è questa è, è la biondina ?

U .: no... si, la biondina. Mi ha fatto, scusa, ha detto sai, sono appena rientrata oggi da Jesolo. Dammi il tempo. Ho detto, guarda, scusa (...) non stare a pigliarmi per il culo appunto perchè, se te fai la furba, lunedì sono, sono appunto a  Lugano, lunedi, a farti un culo così, ho detto

VE.: di, ti spacco la faccia, eh !

U .: si, no. Io le spacco la faccia. No, ma..

VE.: si

U .: principe, io le ho mandato, glielo giuro davanti a Dio (...)

VE.: si, 500 euro, si. Eh bè, li avrà spesi per bene

U .: ma vaffanculo, va !

VE.: e doveva arrivare quando, oggi ?

U .: oggi, si. Oggi. Gli telefono stamattina, non mi ha mai risposta al telefono, mai !

VE.: chi, io ?

U .: no, no, lei,  lei. No, io l'ho chiamata sette volte

VE.: si

U .: otto volte. E adesso mi chiama e fa: ah, scusa, fa ero in treno. Stò arrivando adesso a casa a Lugano appunto, ma come sono gli accordi, ho detto, tu i soldi li hai ricevuti ?. Si, si, è vero. Li ho ricevuti, e allora (...). Pronto ?

VE.: si, si, ascolto

U .: eh. E niente...e mi ha detto, adesso vado a casa e dopo ti chiamo. Adesso sto aspettando (...)

VE.: senta...però...senta Ugo, però le devo dire una cosa, l'altra non era mica sarda, era marocchina

U .: non lo so io. Non ho mica...

VE.: no ! L'accento, io so bene l'accento francese. E quella parlava

U .: no, però, ma lei...

VE.: eh ?

U .: scusi, sa perchè ? Perchè ieri lei ha parlato in sardo con Franco, quello che lavora al porto. E quello non so

VE.: ah ! Allora è vero

U .: no, parlava in sardo, principe. Le giuro davanti a Dio, chie, chieda a Franco

VE.: vabbè. Allora va bene, si...

U .: perchè (...)

VE.: ma è una scema però anche, eh !

U .: eh, lo so. Ma si, dai. A me mi ha fatto una sega. Che cazzo (....)

VE.: anche a me. Niente di più, eh 

U .: ah ! Ma una roba, una roba da schifosa, guardi. Non ti dico che cosa (...)...

VE.: ma da dove è venuta quella lì ?

U .: da Milano, da Milano. Sa che cosa mi è costato sto scherzo qua ? Non le dico neanche perchè mio viene male. Eh

VE.: no, nea...neanche io, però glielo rimborso

U .: vabbè ! Principe, non deve rimborsare niente. No, no si fa per dire, così, si fa per dire. Capito ? Cioè, per fare niente, per fare niente, non vale la pena buttare via i soldi così...

VE.: eh no, esatto. Esatto !

U .: eh no, eh, no. Che piuttosto, piuttosto ce ne procuriamo una e buona, come che Dio com...no, ma questa qua, la la croata è buonissima. Gli ho mandato 500...pensi, avanzo da lei 500 euro. Più gli ho mandato ancora 500 euro. Mi ha inculato 1.000 euro già. Porca puttana.

VE.: (sbuffa) che merda !

U .: pronto ?

VE.: si. Che merda

U .: ma … porco, guardi ! Ma guardi, sono incazzato nero perchè, guarda, veramente, se fossi a Lugano me la inculerei, guardi. Nel senso ma vero proprio della parola

VE.: ma no, è che la prende per il culo. Intanto le ha fregato 500

U .: allora, gli ho dato

VE.: senta, era quella che doveva venire anche

U .: prima, Quella doveva arrivare prima

VE.: in Svizzera

U .: doveva arrivare prima. In Svizzera (...)

VE.: doveva venire...eh, doveva venire a Ginevra?

U .: ecco. Quella volta lì a Ginevra, gli avevo dato a Venezia 500 euro. Giusto ?

VE.: 500 euro, difatti

U .: adesso gli ho mandato, l'altro ieri, altri 500 euro. Giuro davanti a Dio

VE.: si. E non è mai venuta, in nessuna occasione

U .: no, ma la trovo ancora. Se per questa qua viene a Lugano, viene a Venezia, ma la (...) becco. C'ho il telefono, c'ho anche l'indirizzo suo. C'abbiamo l'indirizzo e tutto. Abita a Lugano, c'ho l'indirizzo e tutto quanto

VE. che faccia attenzione, eh !

U .: perchè ?

VE.: no, non lei, quella lì

U .: ma no, ma

VE.: perchè lei la riempie di schiaffi

U .: no, io si, guardi. Vado su con Rocco e la sistemo io per le feste

VE.: si, si

U .: no, perchè io l'ho conosciuta con Rocco quella lì. E difatti...era veramente brava, principe...brava

VE.: bene...(...) si. (...) brava

U .: no, più che brava lì, era bravissima, simpatica, bellissima (...), no. Però, però mi sta (...). Eh, quello è il problema

VE.: si

U .: no, io le dico la verità, guardi. Le faccio vedere tutte le telefonate che ho fatto

VE.: no no, ma...ma ci credo. No, ma piuttosto, mi dica che cosa le ha detto, adesso

U .: ha detto che mi chiama adesso che era in treno. Stava arrivando a Milano da Lugano e che dopo, come sarebbe arrivata, che avrebbe sistemato sua madre e il bambino, mi avrebbe chiamato. Ho detto, guarda che io sono qua fino a lunedi (...). Non farmi incazzare perché, ho detto se mi arrivo lunedì, perchè, ho detto mercoledì prossimo, sono a Torino a ……, qui sono e se...faccio presto ad arrivare a Lugano da Milano, ho detto io. In mezz'ora sono a Lugano, ho detto

VE.: eh, ma almeno che gli ridia i suoi 1.000 euro

U .: no no,  dai, ha già capito lei. Ho detto, guarda che io avuto uno scherzo, ho detto. Io ho avuto..siccome che io ho fatto fronte ai miei impegni, ho detto, tu devi rispettare gli impegni che hai preso, ho detto. Non per me, ho detto, perchè mi faresti fare figure di merda e tutto quanto. E, ha detto sai, a detto,il bambino. Ho detto, scusa, bambino o non bambino. Ha detto, dovevo rientrare ancora domenica e sono rientrata oggi, ho detto, ma che cazzo, con i soldi miei, ho detto io. Hai capito principe ?

VE.: si, benissimo....

U .: no, perchè ieri...

VE.: perchè, dove era ?

U .: era, era a Jesolo. A Venezia, ieri, è andato un mio amico, mio amico be...Antonio e le ha portato 500 euro. Ieri a mezzogiorno, porco …. No, lei non sa perchè io non le dico certe cose a lei. Il mio amico Antonio è andato a Jesolo, che è vicino a Venezia

VE.: ho capito, ho capito, si

U .: e le ha portato 500 euro...questa troia. … porco!Vabbè.Ma no, verame...sono tutte...(...)...

VE.: mi tenga al corrente (sorride). Non siamo tanto fortunati

U .: no,no. Ma no, ma io, io sono un uomo...sono una persona buona, fiduciosa della gente. Capito ne ?

VE.: ma anch' io ! Si

U .: io, senta...perchè io penso che siano tutti come me, insomma di parola. E invece qua ne approfittano e...via, la gente non ha, non ha (...)

VE.: si, ne approfittano. E' come approfittano di me

U .: è come dire lei...perchè siamo, siamo buoni. Però i buoni, bisogna stare attenti. Quando ai buoni gli girano i coglioni, diventiamo cattivi. E' quello il fatto. Perchè io sono più cattivo di quello che pensa la ragazza

VE.: si

U .: no, comunque io vengo giù con la rotazione delle sei

VE.: ah, allora ci vediamo

U .: alle sei e mezzo. Lei dov'è ? A casa ? In giro ?

VE.: la chiamo. Venga a prendere un bicchiere di bianco

U .: si

VE.: a casa mia

U .: eh, non siete fuori, no, no ?

VE.: no, no. Sono al porto adesso a vedere la mia barca che c'ha i gabinetti tappati. Una valvola del cazzo, non so che cosa

U .: e chi è andato in cesso, scusi ?

VE.: ma...ma io no (ride)

U .: chi è ? Il comandante che va...(ride)

U .: vabbè, dai, scherzo. Va bene, ci vediamo dopo

VE.: dai, venga

U .: ah, senta

VE.: si ?

U .: la bicicletta...è passata la bicicletta ? Devo prendere la pomata per la principessa o no ?

VE.: eh ?

U .: devo prendere la pomata per l'ematoma o non serve ?

VE.: ma io credo di si, perchè è sempre nero, più di prima

U .: ah. E allora glielo porto io, dopo, dai principe

VE.: bravo, bene, benissimo. Grazie

U .: va bene

VE.: venga da noi e lei è sempre benvenuto

U .: le porto...porto giù due bottiglie anche di roba buona e beviamo

VE.: ma si, non c'è mica bisogno (...)

U .: ma lo so che lei (...)...

VE.: ma venga ! Ci fa sempre piacere, venga

U .: no, ma lei ha già capito. Lei...insomma

VE.: e poi veda che cosa avrà detto a quella troia (ride)

U .: no, gliela...gliela passo al telefono. E lei dice, stronza, puttana (...). Vabbuò ?

VE.: no, a me non me la passa mica al telefono

U .: no, no, no, scherzo. Faccio per dire, cosi. A Nicolino, a Nicolino gliela passo

VE.: a Nicolino, si

U .: eh eh...che è. No, che se la inculi lui (...). Visto che lui...lui, dopo, è più vicino di me. Che la trovasse e se la becca lui

VE.: si

U .: va bene, principe, ci vediamo dopo allora. Grazie

VE.: ok (...)

U .: va bene. Ciao, ciao

VE.: arrivederci

FINE TRASCRIZIONE

Il commento del gip sull’indole di Vittorio Emanuele di Savoia

                    Allo stesso modo, in un’altra occasione, in coincidenza con la pubblicazione su di un sito internet di notizie irriverenti nei confronti di membri della sua famiglia e del suo entourage, è sempre SAVOIA Vittorio Emanuele a ventilare, in almeno tre diverse occasioni, metodi violenti e cruenti di “soluzione del problema”, dicendo, testualmente, al suo interlocutore: “Io con un…con.. due revolverate…l’ho fatto già fuori…non c’è più, facendo, altresì, esplicito riferimento alla sua consuetudine di portare sempre con se armi (“questa volta sono veramente armato! Ma… ho trovato il sistema….io lo porto vuoto… e ho la munizione in ufficio!”) …..No! Gli pianto due revolverate, però devo sparare basso, eh…perché è piccolo! Il nefasto nanerottolo”. Parimenti violenti ed espliciti sono i propositi di tortura coltivati dal SAVOIA nei riguardi degli incauti autori del medesimo sito internet: guardi che io sono Sax - Coburgo, son tedesco, eh! Ho delle reminiscenze di...di...doppia e questa qui, di doppia S lì (SS), eh! Io li faccio parlare in trenta secondi!!! si ma , me le lasci fare a me (risata) Porto la mia lampada per saldare! lo mettiamo a brandelli, guardi, gli dò tanti...si, a pezzi lo rimango!!” ; propositi a fronte dei quali, l’interlocutore, nella specie DE LUCA Achille, componente di primo piano del sodalizio criminale di cui trattasi, senza scomporsi minimamente, ribatte allusivo : “eh.. infatti, quello che stiamo facendo è quello che regolarmente si deve fare prima di passare ad altre forme, quelle(...).” 

Ancora, significativa dell’indole violenta e sanguinaria del SAVOIA è il contenuto delle conversazioni telefoniche, intercorse tra il SAVOIA ed un altro dei sodali di spicco del principe, BONAZZA Ugo, nelle quali, ancora una volta, il principe, senza scrupolo alcuno, prospetta il ricorso al potere intimidatorio delle minacce e della violenza, per intimorire e prevaricare persone che rappresentano per lui un problema, palesando l’intento di servirsi del sodale MIGLIARDI Rocco, soggetto con sicuri e radicati legami con ambienti della criminalità organizzata siciliana. In tale prospettiva, il SAVOIA concorda col BONAZZA l’intervento del MIGLIARDI, affinché costui dia la giusta punizione ai suoi “nemici”; il BONAZZA, da parte sua, annuisce ed assicura che provvederà a contattare quanto prima il MIGLIARDI per la bisogna: “cerchiamo, io adesso ho già visto e cercherò io adesso di di di farlo vedere a Rocco dopo di di andare a Napoli e vedere (...) la faccenda, perchè, perchè prenderanno, prenderanno la vecchia, la prendono la vecchia e faranno parlare chi è che ha, ha prestato il nome, capisce? (…)  e per forza, andiamo li alla base, (...)  ci penso io a fargli fare il tutto quanto.” In che cosa consista quel “tutto quanto che il BONAZZA si impegna a far eseguire al MIGLIARDI, è chiarito nel successivo scambio di battute tra il SAVOIA ed il BONAZZA, allorquando questi riferisce al principe:Rocco ha detto che non c'è problema (…) Ha detto, ha detto: "Chi offende il mio principe" - ha detto - "deve passare sotto le mie...le mie grinfie".

E’ indubbio che tali circostanze assumano sicuro rilievo, ai fini della ricorrenza delle esigenze cautelari di cui all’art. 274 c.p.p. lett. C).

Del pari, il ricorso ad una “scarica di mitra è la soluzione che Vittorio Emanuele di SAVOIA prospetta per “sistemare” le autorità straniere (“quei merda dei Francesi”, le definisce il principe), che gli hanno imposto la demolizione di alcuni manufatti, realizzati nei pressi della sua residenza sull’isola di Cavallo.

(Dall'ordinanza di applicazione di misure cautelari del Tribunale di Potenza - Ufficio del giudice per le indagini preliminari)

 
 
 
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