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Rifkin: tra 30 anni, ogni famiglia produrrà la sua energia a idrogeno

Post n°212 pubblicato il 27 Luglio 2006 da GURU1960
 

di Redazione (redazione@vita.it)

20/07/2006

Il professore americano è intervenuto in video conferenza con il Meeting di San Rossore dove era atteso come ospite oggi.
“Pensate ai personal computer: se qualcuno 30 anni fa avesse detto che in ogni casa, in ogni ufficio ci sarebbe stato un computer e ci saremmo tutti messi in collegamento con Internet lo avremmo preso per folle. Ora bisogna immaginarsi lo stesso per le celle combustibili all'idrogeno. Tra 30 anni ogni famiglia e ogni azienda produrrà la sua energia, anzi, ne produrrà di più di quanto ne ha bisogno e potrà condividerla con i suoi vicini”. Lo ha dichiarato Jeremy Rifkin, il professore americano. sostenitore dell'economia all'idrogeno, collegato in video conferenza con il Meeting di San Rossore dove era atteso come ospite oggi. Nelle sue parole la visione di un futuro in cui l'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili servirà ad alimentare computer e cellulari, autobus e utensili domestici. “Una straordinaria rivoluzione che ci assicurerà uno sviluppo sostenibile, ma che cambierà il nostro mondo in profondità, trasformando anche i nostri istituti politici e sociali. L'energia prodotta dalla gente darà potere alla gente”.
Una rivoluzione auspicata, ma anche obbligata nelle parole di Rifkin, perché alternative non esistono. In primo luogo, perché il picco del petrolio è vicino. “In questi anni i migliori geologi del mondo hanno riconsiderato le riserve del pianeta, qualcuno parla del 2010, altri del 2020 e del 2040. Ma anche nella visione dei più ottimisti abbiamo una finestra di appena 20 anni. E quel giorno - ha continuato Rifkin - i due terzi del petrolio rimarrà nel Medio Oriente e tutti lo vorranno, l'America, la Cina, l'India, cosa succederà allora, mentre già oggi il petrolio è al centro del problema del debito per i paesi più poveri?”. La soluzione non può essere né il gas naturale, per il quale il picco non arriverà molti anni più tardi che per il petrolio, ne', sottolinea Rifkin, dal nucleare, che pone enormi problemi di costi, di smaltimento delle scorie, di sicurezza anche rispetto ad attacchi terroristici, di reperimento dell'uranio, sempre più scarso. Perché allora non concentrarsi sulle energie rinnovabili? ''La risposta e' semplice, idrogeno e rinnovabili non possono non procedere assieme, perché non sempre splende il sole, soffia il vento, o c'è acqua dietro le dighe”.

 
 
 
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