
Roma, 24 ago (Velino) - Il governo Prodi festeggia i suoi primi cento giorni. Con una maggioranza risicata al Senato, che ha costretto il premier a ricorrere a ripetute votazioni di fiducia, l′esecutivo di centrosinistra, tra contrasti interni e polemiche con l′opposizione, ha messo mano a nuove regole per i professionisti, al pacchetto fiscale, all′indulto, dedicando particolare attenzione alla politica estera: dal confronto sugli impegni italiani in Iraq e Afghanistan alla missione Onu in Libano. Opinion maker, costituzionalisti, politologi, economisti interpellati dal VELINO, danno un giudizio sull′operato del governo di centrosinistra. E se qualcuno torna a dire che questo non è un governo balneare, altri mettono in evidenza le pecche di un esecutivo che ha già fatto ricorso per ben sette volte alla fiducia e che ora, in autunno, è atteso al varco della finanziaria. Per il politologo Gianfranco PASQUINO il lavoro iniziale del governo Prodi merita “sette meno”, un voto che tiene conto di alcune ombre, ma che nel complesso esprime un giudizio positivo. “Per prima cosa – spiega – ha dimostrato di non essere un governo balneare perché è riuscito ad arrivare a settembre all’appuntamento con la finanziaria. La sua è stata una partenza lenta ma, strada facendo, ha registrato dei successi: il decreto sulle liberalizzazioni, la Conferenza internazionale di Roma sulla situazione in Medio Oriente e ora la guida delle forze Onu in Libano. E, poi – aggiunge - non dimentichiamo che è riuscito a sopravvivere nonostante abbia una maggioranza così risicata al Senato”. Secondo Pasquino, però, restano dei problemi irrisolti e il dibattito estivo sull’allargamento del centrosinistra rischia di far apparire la maggioranza poco sicura di sé. Per quanto riguarda la giustizia, il giudizio di Pasquino è negativo sull’indulto. “E’ stato un provvedimento frettoloso – osserva - fatto senza tenere conto delle radici e delle sue conseguenze. Direi che non è stato un successo, ma solo una cambiale da pagare a Mastella o a papa Wojtyla. Ci sono invece molti altri problemi e Mastella farebbe bene ad affrontarli”. Un altro tema di primaria importanza per Pasquino è quello delle infrastrutture. “Sento dire che non ci sono i soldi per le grandi opere – osserva il politologo - ma il governo farebbe bene a dire la verità sulla Tav, dire se è un’opera da fare oppure no”.
L′ex parlamentare della sinistra e costituzionalista Augusto BARBERA promuove soprattutto la politica estera di questo esecutivo, che finora si è "mosso bene, anche se bisognerà aspettare qualche giorno per vedere cosa accadrà in Libano”, mentre è "ottimo" il suo giudizio sul viceministro dell′Economia e delle finanze. “Visco – spiega Barbera - sta facendo cose che da anni si diceva andavano fatte, come la lotta all’evasione”. Passando invece al tema delle liberalizzazioni, secondo il costituzionalista, “il decreto Bersani è stato un buon punto di partenza, ma quanto prima si dovranno dare segnali anche in altre direzioni”. Barbera interviene anche sulla polemica a distanza fra il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e l’economista Francesco Giavazzi. “Giavazzi non ha torto quando dice che non sappiamo quali saranno i settori colpiti dalla prossima manovra finanziaria. Ma bisogna aspettare il prossimo 30 settembre, perché per il ministro fare adesso degli annunci non sarebbe conveniente. Servirebbe soltanto a creare delle resistenze. Se Padoa-Schioppa non avesse ora nulla nel cassetto, allora però avrebbe ragione Giavazzi”.
Il costituzionalista Stefano CECCANTI, invece, preferisce sospendere il giudizio. Quelle del governo Prodi, sostiene, “sono state settimane di rodaggio, non ancora settimane decisive, tranne forse l’adozione delle misure contenute nel decreto Bersani”. Quindi, al momento, non si può, tracciare un “vero” bilancio - avverte - “aspettiamo a fine anno, dopo la Finanziaria”. Proprio quello sarà l’appuntamento decisivo, dove “si concentreranno tutte le aspettative e le valutazioni vere e proprie”. Fino ad ora “c’è stato un discreto attivismo in politica estera”, ma il costituzionalista rimanda ancora alle prossime mosse: “Bisognerà vedere ora in Libano qual è il punto di caduta”.
Una posizione condivisa da Marcello MESSORI, docente di Economia dello sviluppo all’università “Tor Vergata” di Roma e responsabile della sezione Scienze sociali della Fondazione Di Vittorio. “Per dare un giudizio definitivo sui primi 100 giorni del governo Prodi è presto - puntualizza - Però si sono già viste iniziative di rilievo, prime fra tutte quelle sul piano fiscale e che riguardano le liberalizzazioni”. Nei prossimi mesi poi, suggerisce l’economista, “occorrono interventi per accelerare l’indubbio recupero del sistema delle imprese, che sono alla base del buon andamento della congiuntura italiana”. E da settembre occhi puntati sulla Finanziaria. “La manovra sarà fondamentale - sottolinea -, ma non credo che il taglio del cuneo fiscale può bastare. Certo, si tratta di un’iniziativa buona sul breve termine, ma solo se serve per rilanciare iniziative più strutturali e di più lungo periodo”. L’altro punto interrogativo, a cui la legge Finanziaria dovrà dare una risposta, “visto che finora non si sono avute indicazioni precise”, dice l’esponente della Fondazione Di Vittorio, è “la gestione della spesa pubblica, che necessita di riforme e non di semplici tagli”. Insomma, secondo Messori l’esecutivo capitanato dal premier Romano Prodi per aiutare l’economia italiana “dovrà portare avanti una politica industriale che sostenga le attività imprenditoriali, ma dovrà pure dar vita a riforme per lo stato sociale, e in questo senso la partita importante sarà quella della previdenza, in particolare della previdenza complementare. Senza dimenticare neppure i servizi, per i quali serve maggiore efficienza - chiosa l’economista -. Un segnale è già stato lanciato con i primi passi verso le liberalizzazioni, ma non è sufficiente solo liberalizzare i mercati”.
Per Francesco FORTE, economista e ministro delle Finanze e delle Politiche comunitarie negli anni ottanta “la ricreazione liberista è finita, ora si torna nella caserma dirigista. È suonata la campanella, come potrei pensare diversamente dopo le regole volute dal viceministro dell’Economia Visco, e le dichiarazioni di Prodi in campo fiscale e gli ultimi provvedimenti in relazione alla legge Biagi? E poi il ministro Di Pietro che ostacola le operazioni internazionali (il riferimento è lo stop alla fusione Autostrade-Abertis, ndr) e il divieto di libera importazione imposto alla British Petroleum”. Insomma, secondo l’economista dopo “i primi 70 giorni di modesta ricreazione liberista o liberale”, sono arrivati gli ultimi 30 giorni in cui “ci hanno anche fatto sapere che saremo tutti schedati e controllati” continua Forte riferendosi alla volontà espressa da Visco di istituire l’Anagrafe tributaria. “A parte questo giudizio sulla politica economica, in cui non mi attendevo il liberismo ma almeno una certa coerenza in materia - prosegue l’editorialista de Il Foglio e di Libero -, per il resto il governo guidato da Prodi non ha concluso nulla, ha solo distribuito pillole nei supermercati”. Critico è Forte anche sulla politica estera dell’esecutivo di centrosinistra che, dice, “è completamente confusa. Non si sa che politica abbiamo nei confronti dell’Unione europea, e degli Stati Uniti e dei Paesi arabi. Dopo aver spostato il pendolo dagli Usa, era ipotizzabile che ci si volgesse alla Francia o alla Germania. E invece non è accaduto neppure questo”. Insomma, all’economista lombardo i ministri del governo Prodi “sembrano molto indecisi su tutto” e hanno operato “al di sotto delle aspettative”. Proviamo a dare un voto? “Darei un quattro, anzi, per dirla da docente universitario - afferma Forte - non li farei laureare e visto che il minimo è 66, metterei un bel 60 su 110”.
Severo è anche il giudizio del costituzionalista Paolo ARMAROLI, secondo cui il governo Prodi non è destinato ad avere lunga vita. "Quello che tiene unita questa coalizione sono le poltrone - rileva - Vediamo cosa succederà in autunno con la finanziaria. Se il governo riuscirà a superare questo scoglio forse potrà continuare a navigare per qualche mese. Ma non di più, perché la situazione al Senato è veramente disperata”. Per quanto riguarda i provvedimenti del governo Prodi, Armaroli è perplesso soprattutto sulla giustizia e sull’immigrazione. “Nel campo della giustizia – sostiene - stanno smantellando quello che di buono aveva fatto Castelli mentre sull’immigrazione la coalizione di centrosinistra è veramente sfortunata: dopo la presentazione del provvedimento sulla cittadinanza si è scatenata l’ira di Dio. Insomma – chiosa il costituzionalista – mi pare che questo governo sia svantaggiato dal ′fattore I′, quello della iella”.
Massimo TEODORI docente di storia e istituzioni degli Stati Uniti alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, preferisce invece soffermarsi sulla politica estera. “In questo primo periodo, gli aspetti più negativi del governo Prodi riguardano la politica estera - sottolinea - Pur con oscillazioni l’impronta data dal ministro degli Esteri D’Alema rappresenta un ribaltamento o, comunque, un’ambiguità, rispetto alla politica estera occidentale dell’Italia nel corso degli anni, e in particolare rispetto alla precedente legislatura”. Citando la questione mediorientale, Teodori si riferisce, ad esempio, alla “mancanza di una condanna esplicita agli attacchi di Hezbollah e al viaggio di D’Alema a Beirut. Le concessioni fatte su questo terreno dall’intera maggioranza all’ala più radicale della coalizione di centrosinistra – sottolinea - sono state molto gravi”. Più in generale, il limite del centrosinistra per Teodori non sarebbe stato tanto quello di aver assunto questa o quella politica, “ma piuttosto l’aver oscillato fra diversi atteggiamenti, sia in politica estera sia in politica interna, e sempre a causa della pressione esercitata dall’ala più radicale, costituita da Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani, che ha neutralizzato i tentativi di riformismo occidentale pure presenti nell’Unione”. Teodori dice di aver guardato con attenzione anche ai tentativi di legiferare sui diritti individuali come nel caso dei Pacs, anche se “su questi temi il governo mostra ancora molta timidezza”. Poi, pur giudicando comprensibile il ricorso allo strumento della fiducia, Teodori torna a individuare il punto debole del centrosinistra nell’incapacità di decidere. “È questo - spiega - che rende d’argilla i piedi del governo Prodi, insieme alla grande diversità di opinioni che c’è all′interno della sua maggioranza su temi delicati come le politiche economiche e quelle sociali”.
Alessandro AMADORI, sociologo ed esperto di comunicazione politica e fondatore dell’Istituto “Coesis Research”, sceglie invece il paragone con la passata legislatura Per tracciare un bilancio dei primi 100 giorni dell′esecutivo dell’Unione. "Mentre il governo Berlusconi è stato un grande, eccezionale governo di specificità italiana - osserva - l’esecutivo Prodi ha dato al nostro paese un’impronta di normalità europea”. Al suo interno, secondo il sociologo, prevale “un atteggiamento generale molto più razionalistico rispetto al governo Berlusconi. C’è meno carisma, meno enfasi sui titanismi individuali, meno narcisismo, meno culto della personalità, ma c’è più spirito di ‘civil servant’, di normale servizio amministrativo”. L’Italia, è l′analisi di Amadori, “è tornato a essere allineato con i grandi paesi europei, un paese normale”. Questo, però, non significa che “l’eccezionalità berlusconiana fosse necessariamente negativa, ma era pur sempre un’eccezionalità”. Scendendo nel particolare, il direttore del "Coesis Research" si sofferma prima sulle “luci” dell’esecutivo: innanzitutto il pacchetto “Bersani” sulle liberalizzazioni. È stato, infatti, da “apprezzare il tentativo, poi però ridimensionato o quantomeno congelato, di andare a toccare alcuni meccanismi tipici della società italiana, una struttura corporativa che fa tornare in mente quello che diceva Mussolini: ‘Non è difficile governare gli italiani, è inutile’. Si governano da soli, perché sono talmente organizzati in corporazioni nazionali che un vero e proprio governo nazionale diventa superfluo”. Ecco, dice Amadori, “seppur timidissimo, ho apprezzato il coraggio di questo esecutivo”. Bene anche la volontà di “modernizzazione e di progettare un approccio più laico alla gestione della società”, oltre al fatto che “è stato molto intelligente, da parte di Prodi, puntare su un forte ruolo internazionale in Libano. La situazione di crisi internazionale – fa notare Amadori – ha consentito al governo di dialogare in modo più costruttivo con l’opposizione”. Ma nell’esecutivo dell’Unione ci sono anche punti “oscuri”. Amadori punta il dito sul fatto che la maggioranza continua a essere frastagliata, frammentata, contraddittoria”. Una coalizione “arlecchino” che su alcuni temi “ha mostrato fin troppe posizioni”. Per questo, conferma, “c’è un rischio centrifugo continuo”. Un altro atteggiamento da biasimare è la doppia faccia mostrata dal governo sul tema delle liberalizzazioni: prima il coraggio di agire, poi l’aver fatto “marcia indietro, nel momento in cui, essendo un governo dalla maggioranza instabile, avrebbe dovuto puntare sul ‘fare molto in poco tempo’. Perché solo facendo così Prodi può acquisire quel carisma, quel consenso che gli può permettere di resistere”. Insomma, “la vera ombra resta questa struttura intrinsecamente instabile della maggioranza che poggia su numeri esigui ed è continuamente a rischio di ridefinizione”. Comunque, tirando le somme, Amadori arriva a un giudizio complessivamente positivo sull’esecutivo: “Le luci e ombre si riassumono in una sufficienza”. Semplicemente perché “qualche cosa in termini di rafforzamento è riuscito a ottenerlo. Nella sua instabilità – conclude – si è stabilizzato”.
(ala/mpi/rog/udg)
24 ago 19:03