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ELEZIONI YOU TUBE

Post n°275 pubblicato il 17 Febbraio 2007 da GURU1960
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http://www.rainews24.it/ran24/speciali/elezioniyoutube/default.htm

E' solo l'inizio, avverte Hillary Clinton sul sito del suo comitato per la corsa alla Casa Bianca. Ma già da ora una cosa è chiara: la battaglia per le primarie è entrata nell' 'era You Tube'. Per annunciare la sua candidatura, proprio come Barack Obama, John Edwards e Bill Richardson, la senatrice Clinton sceglie la rete, che consente di superare il filtro dei media tradizionali, radio e tv in testa, evitare domande scomode dei giornalisti ed instaurare un dialogo diretto con i potenziali elettori.

Nome, cognome e indirizzo di posta elettronica: poi chiunque da ogni angolo del pianeta può chiedere a Hillary quello che vuole, e avvertire gli amici: stasera alle 7.00 c'è la Clinton in webcast, spegni la tv e collegati a internet, vediamo cosa mi risponde…

Il primo a scendere in campo, pochi giorni prima, era stato lui, l'outsider nuova icona della base liberal del partito democratico, Barak Obama. In un messaggio che evoca il richiamo kennediano all'impegno personale per il proprio paese, il senatore dell'Illinois preannuncia la sua candidatura e si rivolge direttamente ad ogni americano. Il messaggio entra in poche ore nei primi 10 video di contenuto politico scaricati in podcast da I tunes: davanti al telegiornale della BBC o alla prima pagina del New York Times.

Cambiamo l'America, unisciti a noi!, rilancia John Edwards, uno che la corsa alla Casa Bianca l'ha già vissuta quattro anni fa e che questa volta però, scommette forte sul web con forum, blog su tutti i temi di maggior interesse, video, foto, discorsi che vi potete scaricare per ascoltarli con Ipod in treno, sulla metropolitana, ovunque. L'annuncio della candidatura? Non negli studi di ABC news o CNN, ma su You tube, il portale di video sharing che in pochi mesi è diventata anche una sorta di enorme cassaforte della memoria collettiva

Il primo a intuire le potenzialità del web è stato nel 2004 l'ex governatore del Vermont Howard Dean, che grazie alla rete moltiplicò in poche settimane i fondi raccolti per la campagna elettorale. E senza soldi la strada delle primarie è subito in salita: la corsa alla Casa Bianca è destinata a stabilire nuovi record, se è vero che per lo staff del repubblicano Mitt Romney nel 2006 bisogna raccogliere 100 milioni di dollari.
Economico, accessibile e tendenzialmente anarchico, il web è il luogo dove ognuno può dire la sua, con conseguenze politiche a volte pesanti: l'anno scorso i Repubblicani hanno perso un seggio chiave al Senato, in Virginia, perché sulla rete circolava il video nel quale il senatore George Allen dava della 'scimmia' ad un attivista democratico di origine indiana.

"Let's give a welcome to Macaca here. Welcome to America and the real world of Virginia."

Una gaffe vista migliaia di volte su You Tube, alla vigilia di elezioni di medio termine dove la percentuale di giovani che hanno votato è stata la più alta degli ultimi 20 anni.

La rete è anche il luogo delle imboscate, degli attacchi violenti e personali al passato del candidato: il 10 gennaio 2007, a mezzogiorno Matt Rhoades e Kevin Madden scoprono di avere un problema. Ai due, responsabili del comitato esplorativo per la candidatura dell'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, repubblicano, arriva una mail che li avverte: c'è un video on line con estratti da un dibattito tv del 1994 dello stesso Romney con Edward Kennedy, democratico:

Eccolo, Romney, che dichiara il suo appoggio a tesi abortiste e alla battaglia per i diritti dei gay - posizioni poi abbandonate e oggi scomode.

Bisogna rispondere all'attacco, e farlo presto. Meno di otto ore dopo, sui blog repubblicani è on line un video di Romney che respinge le critiche. Tono informale, volto disteso, set domestico: gli elettori stiano tranquilli, sono solo macchinazioni degli avversari.

Pochi mesi prima il democratico Joe Lieberman aveva accusato lo staff del repubblicano Ned Lamont: avete ingaggiato degli hacker che hanno 'craccato' il mio sito proprio il giorno delle elezioni in Connecticut e lo hanno messo fuori uso. Il procuratore locale apre un'inchiesta: oltre ad un atto di pirateria, sono stati violati i diritti del candidato e degli elettori.

Sul web è nata la 'bufala' di … Barak Osama, non Obama, che avrebbe frequentato in Indonesia, adolescente, una madrassa guidata da estremisti islamici. Su CNN on line possiamo vedere questo liceo indonesiano, che non ha proprio l'aria di una scuola talebana…

Dalla corsa per la casa Bianca a quella per l'Eliseo, la satira non risparmia nessuno: i creativi passano dal web alla pubblicità, gli spot di successo rimbalzano sul web e riservano sorprese…

Il programma della candidata socialista, Segolene Royale, la sua attività e gli incontri con gli elettori: sul sito dell'aspirante presidente i Desirs d'Avenir sono lì, a portata di un click.
L'immagine di novità, freschezza, ottimismo si costruisce anche con decine di video on line, blog, forum aperti sui temi di attualità

L'avversario, Nicolas Sarkozy, è stato designato candidato dai 337mila iscritti all'UMP via internet: insieme tutto è possibile, assicura, mentre on line impazza un rap che ironizza sulle sue origini ungheresi e sulla sua linea dura con gli immigrati clandestini…

Vero precursore, il Front National di Jean-Marie Le Pen è diventato il primo partito europeo ad aprire una sede nel mondo virtuale di Second Life. Pubblicità? Esasperazione del marketing elettorale o moda passeggera? Anche. Ma in Gran Bretagna, dove il nuovo leader dei Conservatori non ha ancora 40 anni, per cambiare l'immagine del partito interviene regolarmente on line con video e risposte ai simpatizzanti.

Il futuro, forse, lo abbiamo intravisto alle presidenziali in Corea del Sud, un paese dove quasi la metà degli elettori ha meno di 40 anni: nel 2002 Roh Moo-hyun ha vinto puntando molto su incontri con gli elettori in webcasts, messaggi video e audio realizzati da disc jockey e rock star. In campagna elettorale il suo sito ha ottenuto milioni di contatti e decine di migliaia di email con suggerimenti, critiche, domande e idee. E soprattutto, tanti, tanti soldi.

Che non sono serviti quando, da presidente, Rho Moo è scivolato su una gaffe diplomatica chiamando 'Mare della Pace' il Mare del Giappone, dove da decenni alcune isolette sono contese da Tokyo e Seul. Accanto, allibito dalla traduzione, c'era il premier giapponese Koizumi. Ma poche ore dopo, sul web il video era fra i più scaricati dai server asiatici.

Trasparenza, controllo democratico, ma anche anarchia, informazione priva di riscontri e satira feroce: la politica usa il web, ma il web non perdona bugie ed errori. Il botta e risposta fra Bush e Blair al G8 in Russia, a microfono aperto, on line va sempre forte e spegnere il microfono della rete è quasi impossibile.

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